Le mostre più particolari e ricercate da vedere a Bruxelles nella primavera 2026
Art Brussels 2026 sta per iniziare e la città oltre la fiera brulica di eventi espositivi. Già perché al di là delle grandi mostre più conosciute, la capitale belga grazie all’attività di fondazioni, istituzioni e spazi indipendenti, propone un panorama espositivo ampio e sfaccettato
Alla vigilia dell’inaugurazione della 42esima edizione di Art Brussels che, come vi abbiamo raccontato, si svolge dal 23 al 26 aprile 2026, negli spazi Art Déco di Brussels Expo, la città si conferma come un polo vivace e attento all’arte contemporanea. Così, data la qualità delle proposte e la particolarità delle location, ci sembrava opportuno proporvi, oltre quello dedicato alle mostre più grandi e conosciute, un focus sugli eventi espositivi di ricerca, meno frequentati dal grande pubblico ma che (anche per questo) decisamente meritano decisamente una visita. Dunque, siamo andati a scovare per voi le esposizioni di nicchia in fondazioni e spazi indipendenti al di fuori dei circuiti più turistici della città.
Ludovica Palmieri
Boghossian Foundation: Jean-Michel Othoniel
La Boghossian Foundation presenta Diary of Happiness, la prima grande mostra a Brussels di Jean-Michel Othoniel (Francia, 1964), con oltre cento opere ispirate a trent’anni di viaggi nel mondo. In linea con la missione della Fondazione, la mostra è un percorso tra culture diverse: ogni opera, legata a un paese, tra cui Armenia, Italia, Giappone e Stati Uniti, riflette incontri, scambi e influenze essenziali nella formazione della visione dell’artista. Accanto a sculture monumentali e installazioni, il cuore della mostra, negli spazi di Villa Empain, è costituito da circa cento acquerelli, raramente esposti, da leggere come un diario di viaggio intimo e poetico. L’intero percorso trasforma la casa in uno luogo di memoria e riflessione: un viaggio interiore fatto di trasformazione, sogno e ritorno.
Brussels // Fino al 4 ottobre 2026
Diary of Happiness. Jean-Michel Othoniel
Boghossian Foundation

La Verrière: Caroline Achaintre
La mostra Extrazimmer presenta il lavoro di Caroline Achaintre (Tolosa, 1969), nota per i suoi arazzi “pelosi” popolati da maschere tribali e creature ibride e colorate, che evocano continue trasformazioni. Ispirata al saggio A Room of One’s Own di Virginia Woolf, la mostra riflette sul tema dello spazio creativo e dell’identità artistica. In linea con la pratica artistica della Fondazione La Verrière, l’esposizione è concepita come una personale ampliata dal dialogo della protagonista, Achaintre, con i disegni e ritagli dell’artista ceca Anna Zemánková e gli elementi di design di Régis Jocteur Monrozier.
Brussels // Fino al 4 luglio 2026
Extrazimmer. Caroline Achaintre con Régis Jocteur Monrozier, Simone Morgenthaler, Anna Zemánková
La Verrière

La Verrière, Brussels
Le mostre alla Fondation CAB
Art & Language, 1965 – 2025
La mostra offre una panoramica di sessant’anni di sperimentazione e ricerca del collettivo Art & Language, fondato da artisti britannici e americani negli Anni ’60. Attraverso opere, testi, partiture, dipinti e oggetti, l’esposizione ripercorre i momenti chiave di questo movimento, fondamentale per lo sviluppo dell’Arte Concettuale. Qui il linguaggio e l’idea contano più della realizzazione materiale: la critica diventa parte dell’opera e vengono messi in discussione sia il concetto di arte sia il ruolo dell’artista.
Brussels // Fino al 9 maggio 2026
Art & Language, 1965 – 2025
Fondation CAB

Abstract Constructions, Nassos Daphnis e Rita McBride
La mostra, curata da Gregory Lang crea un dialogo tra Nassos Daphnis (Grecia, 1914) e Rita McBride (USA, 1960), due artisti americani di generazioni diverse, mettendo in confronto i dipinti astratti di Daphnis – caratterizzati da campiture di colore e linee nette tipiche della Hard-Edge Painting – con le sculture e installazioni di McBride, che trasformano la linea in strutture tridimensionali e architettoniche. Il percorso evidenzia come la linea, bidimensionale nei dipinti e spaziale nelle sculture, influenzi la percezione e il movimento dello spettatore, creando un’esperienza immersiva. Entrambi gli artisti condividono un linguaggio minimal e un’attenzione rigorosa alla forma e alla superficie. La mostra unisce così due pratiche apparentemente distanti, rivelando un dialogo tra arte, architettura e design, sospeso tra funzionalità e dimensione poetica.
Brussels // Fino al 31 ottobre 2026
Abstract Constructions Nassos Daphnis – Rita McBride
Fondation CAB

Jean Prouvé, Inventor of Houses
La Fondation CAB, in collaborazione con Laffanour | Galerie Downtown, dedica una mostra a Jean Prouvé (Parigi, 1901 – Nancy, 1984), mettendo in evidenza la sua idea radicale di industrializzare il processo costruttivo. L’esposizione, concepita come un percorso architettonico, riunisce fotografie d’archivio (Anni ’30–’70), elementi prefabbricati (pannelli, brise-soleil, porte) e arredi iconici come il letto Cité, il tavolo Compas e la sedia Standard. Le opere mostrano il legame essenziale tra architettura e design: la tecnica diventa forma e la forma acquisisce durata. A più di settant’anni di distanza, il lavoro di Prouvé continua a ridefinire il concetto di modernità.
Brussels // Fino al 31 ottobre 2026
Jean Prouvé – Inventor of Houses
Fondation CAB

MAD Brussels: Home Sweet Home
Fino al 25 aprile al MAD Brussels è possibile visitare la mostra Home Sweet Home che reinterpreta il concetto di casetta per uccelli attraverso il design. A cura della stylist svizzera Connie Hüsser, l’esposizione riunisce oltre 75 birdhouse create da designer belgi e internazionali, trasformando un oggetto semplice in un’espressione creativa di identità, materiali e forme. Con un approccio giocoso, la mostra riflette sull’idea di “casa”, mostrando come vivere, cura ed estetica possano valere sia per gli esseri umani che per la natura. Le opere, anche di designer affermati, utilizzano materiali diversi – ceramica, metallo, legno, tessuti – e spaziano da oggetti delicati e preziosi a forme più robuste, funzionali o scultoree, mettendo in risalto l’eterogeneità con cui i diversi artisti hanno declinato il tema.
Brussels, Fino al 25 aprile 2026
Home Sweet Home
MAD Brussels

Le mostre all’Hangar, centro d’arte specializzato in fotografia
The House, Lee Shulman
La mostra The House, ideata da Lee Shulman (Londra, 1973) per The Anonymous Project – progetto nato per caso dopo il ritrovamento inaspettato di una scatola di vecchie diapositive dimenticate; da cui poi ha iniziato a collezionare archivi fotografici anonimi e amatoriali – si configura come un’esperienza immersiva che ricrea l’atmosfera domestica degli Anni ’50. Più che limitarsi a esporre fotografie, l’allestimento costruisce una vera casa – con cucina, soggiorno e camera – in cui le immagini sono integrate nello spazio insieme a mobili, oggetti e luci d’epoca. L’obiettivo è far sentire il visitatore “a casa”, in un ambiente carico di memoria. Le fotografie amatoriali, semplici e intime, diventano così tracce vive di momenti quotidiani, trasformandosi in un’esperienza sensoriale che permette di entrare nel passato e nelle vite di chi le ha scattate. Il percorso è un omaggio alla memoria, alla vita ordinaria e alla bellezza degli attimi fugaci che compongono l’esistenza.
Brussels // Fino al 17 maggio 2026
The House – The Anonymous Project by Lee Shulman
Hangar

Hangar, Brussels
Family Stories
Riunisce i racconti fotografici di sette artisti provenienti da diverse parti del mondo, tutti incentrati sul tema della famiglia come fonte universale e personale di ispirazione, la mostra Family Stories all’Hangar di Brussels. Tra gli autori, Daesung Lee (Corea del Sud,1975) racconta la vita di sacrificio della madre nella Corea degli Anni ’70. Alma Haser (Germania, 1989) reinterpreta in modo poetico il proprio patrimonio linguistico. Danilo Zocatelli Cesco (Brasile, 1989) esplora il rapporto con il padre e la costruzione della propria identità queer. Attraverso storie intime, talvolta gioiose e talaltra dolorose, la mostra rende omaggio ai legami familiari e alla loro complessità emotiva.
Brussels // Fino al 17 maggio 2026
Family Stories
Hangar

Mains d’oeuvre. Véronique Ellena
Véronique Ellena (Svizzera, 1966) nella serie fotografica Mains d’œuvre esplora il mondo dei lavoratori e degli artigiani in formazione. L’artista ha realizzato il progetto durante un periodo trascorso all’interno di un centro di formazione professionale AFPA a Bourg-en-Bresse (Francia), in cui ha osservato il modo in cui persone e oggetti interagiscono in uno spazio protetto, ancora distante dalla realtà più dura del lavoro. Le immagini mostrano apprendisti e formatori che condividono gesti, tecniche e cura del fare bene, in un contesto dove il lavoro manuale diventa trasmissione di memoria e costruzione del futuro. Tra oggetti prodotti, trasformati o scartati, emerge una dimensione poetica inattesa della realtà quotidiana. La serie restituisce dignità e visibilità al lavoro manuale, mostrando gli artigiani come elementi essenziali del funzionamento del mondo.
Brussels // Fino al 17 maggio 2026
Mains d’oeuvre. Véronique Ellena
Hangar

Hangar, Brussels
Le mostre da Vedere al centro d’arte Wiels
Marie Zolamian: Confabulations
La mostra presenta il lavoro di Marie Zolamian (Beirut, 1975), la cui pratica pittorica costruisce universi visivi legati ai temi dello spostamento, dell’ospitalità e della memoria. L’artista inserisce in ambienti immaginari e narrativi in continua trasformazione le testimonianze e i ricordi di incontri, storie e apparizioni raccolti lungo il suo percorso. La sua opera esplora una memoria ibrida e collettiva, sempre in mutazione con dipinti in cui paesaggi, architetture, figure richiamano iconografie sia orientali che occidentali: dalle miniature medievali alle pitture preistoriche, dagli affreschi monumentali fino agli ex-voto della vita quotidiana.
Brussels // Fino al 17 maggio, 2026
Confabulations. Marie Zolamian
Wiels

Wiels, Brussels
Lutz Bacher: Burning the Days
Lutz Bacher (San Francisco,1943 – 2019), figura centrale della scena artistica californiana degli Anni ’70 è protagonista della mostra Burning the Days, prima personale a lei dedicata in Belgio dopo la sua scomparsa. L’artista ha sviluppato una pratica eclettica che attraversa fotografia, scultura, video e installazione, giocando con la sovversione dei generi e con il caso. Utilizza oggetti trovati e materiali di scarto per rielaborare simboli della cultura americana, reinterpretando il concetto di ready-made in modo ironico e provocatorio. Le sue opere affrontano temi come il mito di Elvis Presley e l’immaginario legato alle armi negli Stati Uniti, trasformandoli in dispositivi critici e ambigui.
Brussels // Fino al 9 agosto, 2026
Burning the Days. Lutz Bacher
Wiels

Wiels, Brussels
Galerie La Patinoire Royale Bach: Renaud Auguste-Dormeuil
É a cura di Julien Frydman la personale di Renaud Auguste-Dormeuil (Parigi, 1980) che presenta nuove opere della serie Hope it was worth it (dal 2020) in cui lavora su arazzi di Aubusson risalenti al XVI e XVIII Secolo coprendo parti del tessuto con inchiostro nero e sovrapponendo mappe stellari corrispondenti a eventi storici avvenuti nello stesso periodo – come il passaggio della cometa di Halley nel 1759, l’eruzione del Monte Fuji nel 1707 o l’incendio del Globe Theatre nel 1613. Con scene solo apparentemente decorative e serene, il progetto riflette sul rapporto tra umanità e cosmo e, giocando su scala, tempo ed effimero, intreccia momenti cruciali per l’umanità. Accanto alle opere maggiori, la mostra include una serie recente di piccoli arazzi dorati, che simili a icone, condensano tutto il valore della ricerca dell’artista. Parallelamente, nel ciclo A Golden Work (dal 2025), Auguste-Dormeuil lavora su copie storiche del giornale Le Petit Parisien, intervenendo con pittura dorata per cancellare parti dell’immagine, l’artista adopera un processo opposto rispetto a quello degli arazzi, basato su sottrazione e perdita di contesto per mettere in discussione il confine tra realtà e immaginazione. In mostra anche documenti di archivio e materiali di ricerca che rivelano il processo e i riferimenti alla base del lavoro.
Brussels // Fino al 25 luglio
Hope it was worth it. Renaud Auguste-Dormeuil
Galerie La Patinoire Royale Bach

Foundation Astichting: Tarrah Krajnak
Tarrah Krajnak (Lima, 1979) è la protagonista di RePose ExPose CounterPose mostra che ne presenta alcune delle sue principali serie fotografiche. Cresciuta negli Stati Uniti dopo l’adozione, Krajnak mette al centro della sua ricerca il tema delle origini, della doppia identità culturale e della storia recente del Perù, intrecciandoli con una rilettura critica della storia della fotografia. Il suo lavoro esplora la costruzione di sé come persona e artista, utilizzando strategie diverse: appropriazione di immagini canoniche, uso di poesia, performance, tecniche antiche e contemporanee, e riattivazione della memoria personale e collettiva. Nella serie El Jardín de senderos que se bifurcan (2018–2021) affronta il tema dell’adozione e della ricerca impossibile della madre biologica. Attraverso il dialogo con maestri della fotografia e l’uso del proprio corpo nello spazio urbano (soprattutto a Lima), Krajnak collega dimensione personale e politica, passato e presente; offrendo una visione del mondo individuale e, allo stesso tempo, collettiva.
Brussels // Fino al 17 maggio 2026
RePose ExPose CounterPose. Tarrah Krajnak
Foundation Astichting

Botanique: Valentin Capony
Decadance presenta il lavoro di Valentin Capony (Lione, 1990), che trasforma lo spazio espositivo in un casinò visionario e macabro, a metà tra luna park, archeologia urbana e rituale mistico. Il progetto, ispirato ai cartomanti di Brussels del XVIII Secolo, rielabora incisioni, testi e opere per creare una sorta di “archeologia visiva” del gioco e del caso. Da questo materiale, in linea con la tradizione, l’artista ha concepito un nuovo mazzo di tarocchi destinato a un gioco contemporaneo. I visitatori sono infatti invitati a tentare la sorte, ottenendo una carta da un distributore automatico in stile fiera, lasciando che il caso determini il risultato. L’esposizione è completata da pannelli monumentali ispirati alla danza macabra e da un grande affresco finale su Brussels, che reinterpreta l’iconografia dell’Apocalisse.
Brussels // Fino al 10 maggio 2026
Valentin Capony, Decadance
Botanique

Botanique, Brussels
La Loge: Euridice Zaituna Kala
La mostra presenta il lavoro dell’artista emergente della scena contemporanea internazionale Euridice Zaituna Kala (Mozambico, 1987). Dopo importanti residenze artistiche, come quelle a Villa Albertine a New York e Villa Medici a Roma, e la partecipazione alla 60ª Biennale di Venezia, l’artista ha sviluppato un linguaggio che unisce testimonianza, archivio e memoria di narrazioni marginali. L’installazione allo spazio indipendente La Loge si presenta come un paesaggio immersivo in cui lastre di vetro e luci al neon rosa creano un ambiente sensoriale che esplora il rapporto tra acqua, natura e storie umane. Il progetto riflette una sorta di “archeologia affettiva”, in cui frammenti di memoria riemergono come tracce fluide e instabili.
Brussels // Fino al 28 giugno 2026
Euridice Zaituna Kala
La Loge

La Loge Brussels
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