A Torino inizia la Biennale Tecnologia. Cinque giorni tra teatro, performance, intelligenze artificiali e futuri distorti
La quinta edizione della Biennale Tecnologia ha una sezione performativa di tutto rispetto che intreccia tecnologia, società e arte. Ecco le cose più interessanti
All’interno di un palinsesto che supera i 120 appuntamenti tra lezioni, dialoghi e mostre diffusi in oltre 20 sedi cittadine, la sezione spettacoli della Biennale Tecnologia di Torino si ritaglia uno spazio strategico: non semplice cornice, ma dispositivo narrativo capace di tradurre i temi della contemporaneità tecnologica in forme performative accessibili e condivise. Distribuiti tra teatri e spazi culturali della città, gli eventi performativi attraversano linguaggi diversi, dal teatro civile alla performance audiovisiva, costruendo un palinsesto compatto ma significativo.

Teatro e narrazione alla Biennale: dall’ambiente all’intelligenza artificiale
Ad aprire il programma è Dov’è il Po? di Marco Paolini, in scena il 15 aprile alle OGR Torino. Lo spettacolo porta sul palco il fiume come infrastruttura naturale e politica, intrecciando ambiente, storia e trasformazioni territoriali: un avvio che chiarisce subito il ruolo della scena come strumento critico.
Su un versante diverso si colloca Socrate 16.22 con Stefano Accorsi e Ludovica Martino, ospitato il 18 aprile al Teatro Carignano, che inserisce il tema dell’intelligenza artificiale in una riflessione teatrale tra etica, conoscenza e futuro, attraverso il rapporto tra un padre e una figlia.
Sempre in bilico tra scena e divulgazione si muove anche Prometeo Talks, format performativo presentato nell’Aula Magna del Politecnico di Torino il 17 aprile, pensato soprattutto per il pubblico più giovane e scolastico: è un format costruito sul modello della tragedia eschilea, in cui interventi su temi contemporanei si alternano a momenti corali fatti di musica, voce e azione scenica. Come nel teatro greco, le parti più “discorsive” degli esperti dialogano con il coro, creando un continuo scambio tra riflessione e performance.
Immaginari e cortocircuiti temporali: la commedia “Retrofuturo”
Tra gli spettacoli più interessanti spicca Retrofuturo, in scena il 16 aprile al Politecnico di Torino, una commedia che mette in corto circuito epoche e immaginari. Due donne, due tempi lontanissimi, una casalinga del 1955 e un’ingegnera del 2155, si ritrovano nello stesso presente dopo un blackout e l’apertura di un varco temporale, incastrate nel 2026 insieme a un’intelligenza artificiale fin troppo accondiscendente. Tra un appuntamento dal parrucchiere, algoritmi tossici e notiziari surreali, le due protagoniste scoprono una domanda condivisa: e se la realtà a cui siamo abituate non fosse la migliore possibile? A metà tra ironia e distopia leggera, lo spettacolo attraversa due secoli di cambiamenti per interrogare ciò che muta, ciò che resiste e ciò che si può ancora rivendicare. Con un tono ironico e accessibile, Retrofuturo rappresenta uno degli esempi più riusciti della capacità di usare il teatro per affrontare temi complessi senza rinunciare alla leggerezza.
Musica, visual e neuroscienze: la performance come esperienza immersiva alla Biennale Tecnologia 2026
Uno dei nuclei più interessanti della programmazione è quello che lavora sulla dimensione sonora e audiovisiva. Soluzioni Sonore, ospitato negli spazi della Biennale la sera di sabato 18 aprile, propone una serata di musica live e sperimentazione visiva costruita come esperienza immersiva, con il live di Diego Random al centro della scena, con uno show capace di fondere musica e stage visual in un unico flusso coinvolgente.
A questa si affianca Tecnomusik – Neurodinamichedell’esperienza musicale, che esplora il rapporto tra suono, emozioni e cervello, avvicinando la performance al formato lecture ma mantenendo una forte componente esperienziale.
Un formato ibrido tra spettacolo e divulgazione a Torino
Ciò che emerge dalla selezione degli spettacoli è una progressiva caduta dei confini tra i generi. Molti appuntamenti si muovono in una zona ibrida tra teatro, talk e performance, riflettendo una delle direzioni più evidenti della Biennale: una cultura tecnologica che finisce per ridefinire anche le forme della creazione artistica. In questo senso, la sezione spettacoli non è un semplice corollario, ma una componente centrale del progetto: uno spazio in cui la tecnologia si mette in scena, diventa esperienza e si trasforma in narrazione.
Noemi Ruggeri
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