Ecco cosa vedere a Trenčín, la cittadina slovacca che è Capitale Europea della Cultura 2026
Con una coinvolgente cerimonia si è aperto il programma culturale di Trenčín2026 che sancisce il ritorno dell’ex distretto tessile slovacco sulla scena culturale europea. Un progetto che abbraccia tutta la regione con mostre, spettacoli, moda, e persino un festival dedicato alla musica gitana
Awakening Curiosity (Risvegliare la curiosità), questo il tema alla base del ricco programma culturale di Trenčín2026, che punta a dare riconoscibilità alla città e alla regione sulla mappa culturale europea. Marginalizzata, come tutta la Slovacchia, durante la Guerra Fredda, oggi Trenčín (luogo natio di Alexander Dubček) è una città dinamica, giovane, accogliente, che vuole abbattere barriere etniche e politiche, nel nome della convivenza e della libertà, nonostante le sfide che la Slovacchia e l’Europa tutta stanno affrontando. La nomina a capitale culturale europea cade in un momento politico teso, con il Paese che sembra virare verso un retrivo conservatorismo e un ministro della cultura non all’altezza del compito, che ha persino disertata la cerimonia inaugurale, per evitare contestazioni e gaffe imbarazzanti. La città comunque guarda ben oltre, e la cerimonia di sabato 14 febbraio è stata allietata da vari momenti, fra cui una sfilata di gruppi musicali cittadini nei costumi tradizionali e un concerto di musica ebraica in sinagoga, tenuto dalla Samaria Klezmer Band.

L’eredità culturale alla Slovacchia di Trenčín capitale della cultura 2026
Inoltre, il 2026 lascerà un’eredità interessante in fatto di apertura mentalità e infrastrutture culturali; ad esempio, in settembre, la biblioteca civica Michal Resetka riaprirà al pubblico completamente rinnovata e restaurata, a cominciare dalle sale studio. Ancora in settembre, sarà aperto il Fiesta Bridge, ex ponte ferroviario sul fiume Váh convertito in passerella ciclabile e pedonale su due livelli, che per una settimana ospiterà eventi culturali e poi rimarrà a disposizione della cittadinanza come punto d’incontro fra le due sponde del fiume, grazie anche agli spazi verdi che nasceranno sui 250 metri del suo percorso. Fra i tanti altri eventi organizzati nel corso dell’anno, il 20 marzo sarà svelata l’opera site specific che l’artista Lucia Tkácová ha realizzata per l’ospedale cittadino, nell’ambito del programma Waiting Places volto a introdurre l’arte in luoghi pubblici non convenzionali, quali appunto gli ospedali, ma anche gli uffici postali e i commissariati di polizia. E ancora, da citare l’8 aprile, il festival della musica Rom al Piano Club, mentre dall’8 all’11 luglio sarà la volta del Pohoda Festival, che quest’anno avrà fra gli ospiti anche i Cure. Il programma completo è consultabile sul sito trencin2026.eu.
Le mostre al castello di Trenčín Capitale della Cultura 2026
La storica fortezza che domina la cittadina dall’alto di una rupe è anch’essa parte del vasto programma del 2026, e ospita il progetto Castle Contemporary, articolato su tre mostre d’arte contemporanea di respiro internazionale, aperte all’inizio di febbraio.
Il giapponese Yasuaki Onishi con Crystallized Silence trasforma la Sala dei Cavalieri del Palazzo di Barbora in un poetico paesaggio verticale, dove spazio, luce e vuoto diventano i principali “materiali”. Delicate strutture trasparenti emergono da colla, gravità e luce come momenti cristallizzati che esplorano il flusso del tempo – non come una quantità misurabile, ma come un’esperienza sensoriale nello spazio. L’installazione affronta il flusso del tempo come una trasformazione costante: qualcosa nasce, dura un istante e poi scompare; un’opera che invita il pubblico a rallentare e a notare sottili cambiamenti: non il tempo misurato da un orologio, ma il tempo che può essere percepito nello spazio.
Barbora’s Thread, della portoghese Carla Rebelo, si lega invece al passato tessile industriale di Trenčín; l’installazione consta di frammenti del pavimento in legno originale della fabbrica tessile Merina negli interni storici, assemblati con fili e fibre che rispondono alla luce e al ritmo dell’architettura della sala, ed evocano metaforicamente la lenta tessitura del tempo, che ricorda l’aspo della vita della mitologia tibetana. L’opera emerge come un “tempo fuori dal tempo”, in cui il presente si intreccia silenziosamente con il passato attraverso materiali, ombre e dettagli.
Infine, Well of Love (pozzo dell’amore) è una collettiva site-specific a carattere installativo di quattro artisti turchi che rievoca la leggenda secondo cui il pozzo fu scavato dal principe ottomano Omaro, prigioniero nel castello, per riscattare se stesso e Fatima, la donna amata anch’ella prigioniera, anche se è risaputo che, in realtà lo stesso fu realizzato dalla guarnigione della fortezza, fra il 1530 e il 1570. Le installazioni in mostra, video e sonore, scavano nella suggestione degli echi, degli strati di memoria, del lavoro e del mito che si sono accumulati negli spazi del castello nel corso dei secoli.

La retrospettiva su Stano Filko alla Miloš Alexander Bazovský Gallery di Trenčín
Annoverato fra gli artisti visivi più significativi dell’arte slovacca del Novcento, Stano Filko (Veľká Hradná, 1937-2015), è omaggiato alla Miloš Alexander Bazovský Gallery con una retrospettiva che instaura un dialogo simbolico con Bazovský, il pittore di cui la galleria porta il nome. Il progetto offre al pubblico un’esperienza concentrata sul colore, la pittura e l’immagine intesa come oggetto e spazio, dalle risposte al modernismo “classico”, passando per gli esperimenti neoavanguardisti, fino alle forme contemporanee di pensiero artistico. Allo stesso tempo, offre una visione stimolante della vita di un artista come un processo di costante sviluppo, di ricerca e “divenire”. Filko si dedicò con perseveranza alla pittura e al monumentalismo e la retrospettiva Stano Filko: Colour and System, Front and Back presenta una retrospettiva completa della sua opera, anche con pezzi esposti per la prima volta al pubblico.

Cosa vedere a Trenčín nell’anno in cui è Capitale della Cultura
Una visita a Trenčín, quindi, non può prescindere dal Castello, menzionato già in un documento del 179 d.C., che riporta la vittoria della II Legione Romana nella battaglia di Laugaricium (il nome latino della cittadina, e un’iscrizione nella roccia alla base del castello ricorda appunto quell’evento). L’edificio più antico del complesso è una rotonda in pietra, probabilmente costruita durante il periodo della Grande Moravia. Nei secoli, il castello è passato attraverso numerosi proprietari, fra cui Matúš Čak – il leggendario sovrano del fiume Váh e dei Monti Tatra che ha lasciato la cosiddetta Torre di Matúš, la parte più pittoresca del castello – e re Ludovico il Grande che, nel XIV Secolo, costruì un nuovo palazzo all’interno delle mura. La fortezza fu un dispositivo militare fondamentale per respingere gli attacchi dei Turchi Ottomani. Nel XVI Secolo il castello subì diversi interventi, anche di architetti italiani, che ne cambiarono la fisionomia in stile rinascimentale, poi nel Settecento divenne prigione e sede di guarnigione; abbandonato alla fine del Secolo, venne recuperato soltanto nel Secondo Dopoguerra e dichiarato monumento nazionale. Il castello ospita oggi la collezione del Museo di Trenčín, che illustra la storia della regione attraverso una vasta collezione di armi medievali come spade gotiche, sciabole, pistole e fucili di fattura orientale, oltre a documenti, fotografie, mobili, dipinti, reperti archeologici.
La spiritualità di Trenčín: un crocevia tra diverse culture e religioni
Crocevia fra Europa Occidentale e Orientale, la Slovacchia è terra di cristianesimo e giudaismo, e anche a Trenčín si nota la convivenza fra cattolici, ortodossi, luterani, ebrei. Fra gli i luoghi di culto più suggestivi, la sinagoga e la cattedrale cattolica. Per le tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale, la comunità ebraica è scesa ad appena 60 membri circa, rispetto ai 2.000 del 1938. Tuttavia, è ancora in piedi la sinagoga a tre cupole costruita nel 1913 in stile Art Nouveau, su progetto di Richard Scheibner che vi inserì elementi neobizantini. Nonostante l’esiguità dei fedeli, la sinagoga, riconsacrata nel 2025 (sospese l’attività nel 1948, sotto il comunismo), ospita ancora oggi le cerimonie religiose, oltre a un attivissimo centro culturale.
Da vedere anche la splendida chiesa tardo-barocca di San Francesco Saverio, dedicata al culto cattolico. Costruita dai Gesuiti a partire dal 1653 in stile barocco, ispirata a San Michele a Monaco e San Francesco Saverio a Vienna, la chiesa fu consacrata nel 1657, nel 1713 si arricchì degli affreschi sulle pareti e le volte, dell’architetto e pittore Krištof Tausch.
Niccolò Lucarelli
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