Raccontare Roma tra vuoti urbanistici e riappropriazione civica. La mostra al MACRO 

La mostra di Stalker al MACRO racconta una città parallela fatta di spazi dimenticati e riattivati, mettendo in luce le contraddizioni della crisi abitativa contemporanea

Tutto inizia dalla casa. O meglio, dalla sua assenza. A Roma questa mancanza ha un peso concreto. Abitare le rovine del presente nasce da una delle questioni sociopolitiche più urgenti del nostro tempo: l’abitare. La mostra, in corso al MACRO e curata da Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker), prende avvio dal progetto Agency for Better Living, presentato al Padiglione Austria della Biennale di Architettura di Venezia 2025. Il lavoro si inserisce coerentemente nella pratica di Stalker, soggetto collettivo attivo dal 1995 su territori e comunità marginali. Roma ne è il campo di osservazione privilegiato: una città che da sempre convive con le proprie rovine – materiali e simboliche – e con le tensioni che esse generano. In un contesto segnato da processi di gentrificazione sempre più invasivi e dalla crescente precarizzazione dell’accesso alla casa, la mostra invita a riflettere sulle disuguaglianze che attraversano la società contemporanea e su cosa renda uno spazio abitativo dignitoso e sostenibile. Allo stesso tempo apre alla possibilità di immaginare modelli alternativi dell’abitare fondati su pratiche di autorganizzazione e convivenza. 

Stalker
Abitare le rovine del presente. Installation view of the exhibition at MACRO, Roma, 2025. Photo OKNOstudio. Courtesy MACRO, Roma

Nuove geografie urbane in mostra al MACRO di Roma 

L’allestimento si articola in due ambienti distinti ma complementari. La prima sala si presenta come un vero e proprio archivio in costruzione, uno spazio in cui materiali eterogenei – fotografie, video, documenti e pannelli – concorrono a costruire una mappatura dei luoghi dell’abbandono e della riappropriazione urbana. Una serie di schede in legno traccia il percorso, ciascuna dedicata a edifici inutilizzati o spazi marginali, restituendone la storia e le trasformazioni nel tempo. Ararat, Lago Bullicante ex Snia, Metropoliz, Porto Fluviale, Spin Time, Quarticciolo, sono solo alcune delle realtà analizzate: tutti spazi emblematici di conflitti urbani con alle spalle una lunga storia di occupazioni e nuove forme di abitare. Un focus specifico è dedicato agli ex Mercati Generali, recentemente tornati al centro del dibattito pubblico. Qui la mostra si confronta direttamente con l’attualità, mettendo in evidenza come le “rovine del presente” non riguardino soltanto ciò che resta del passato, ma anche luoghi in cui si gioca il futuro della città, tra speculazioni edilizie e mobilitazioni dal basso.  

La mostra di Stalker al MACRO 

In questa prospettiva il lavoro di Stalker prescinde dalla sola ricerca e si configura come intervento attivo nel presente. L’archivio costruisce così una narrazione alternativa della città. A renderla esplicita è la grande mappa di Roma che chiude la sala, una cartografia densa che mostra l’insieme degli spazi censiti e ne ridefinisce la geografia: non più quella ufficiale e istituzionale, ma una costellazione di luoghi marginali e spesso invisibili. All’ingresso della sala, il video Unpredictable Homes (2025) di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi raccoglie storie di riappropriazione e trasformazione di spazi abbandonati, introducendo il visitatore alle condizioni instabili dell’abitare contemporaneo.  

La crisi abitativa di Roma tra storia e conflitti 

La seconda sala affronta la crisi abitativa in una prospettiva storica, ricostruendo l’evoluzione urbanistica e speculativa di Roma dall’Unità d’Italia a oggi. Ne emerge una storia segnata da piani regolatori che spesso hanno legittimato processi già in atto invece di correggerli. L’emergenza abitativa appare così come il risultato di precise scelte politiche stratificate nel tempo, più che come una crisi contingente, rivelandosi una condizione strutturale. A darne forma visiva è DNA di una lotta (2025) di Jessi Birtwistle: tre frammenti di una colonna coclide ripercorrono oltre un secolo di rivendicazioni per la casa a Roma, dal 1870 ad oggi. La mostra mette in luce le contraddizioni strutturali di una città in cui il bisogno di case convive con la presenza di edifici inutilizzati e vuoti urbani, evidenziando l’urgenza di ripensare le politiche dell’abitare oltre i singoli casi. Abitare le rovine del presente restituisce Roma come un organismo vivo, attraversato da tensioni e pratiche che ridefiniscono continuamente lo spazio urbano. Non propone soluzioni definitive, ma apre uno spazio di interrogazione critica sul presente, secondo l’approccio di Stalker, fondato sull’ascolto e sul coinvolgimento dal basso, sempre mettendo in discussione i modelli dominanti.  
 
Mariavittoria D’Ambrosio 

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