Morto David Harding. Lo scultore scozzese dell’arte partecipata che in Italia lascia una sua unica opera a Villa Borghese

Scompare all’età di 88 anni l’artista scozzese pioniere dell’arte pubblica partecipata, che ha praticato e insegnato a partire dagli Anni Sessanta. Emblematica la trasformazione della città di Glenrothes, a Roma nel 2025 inaugurava uno dei suoi “desire path”, ispirato ai versi di Dante

A Roma, un anno fa, David Harding presentava la sua prima opera pubblica in Italia, nell’ambito del progetto Lavinia realizzato da Ghella alla Loggia dei Vini di Villa Borghese. In collaborazione con Ross Birrell, l’artista scozzese ideò per l’occasione un “sentiero” spontaneo lungo 100 metri, ispirato ai cosiddetti desire path inglesi, che spontaneamente i passi disegnano nei parchi, per abbreviare i percorsi battuti.

desire path di David Harding. Dante a Villa Borghese

Il Dante Desire Line Poetry Path (2025) è oggi aperto alla fruizione di romani e turisti che visitano Villa Borghese, come opera permanente sempre visibile e percorribile, ispirata dai versi della Vita Nuova di Dante riportati con lettere di bronzo incuneate in lastre di cemento bianco: “Nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m’avesse offeso; e chi allora m’avesse domandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente Amore”.

Ross Birrell & David
Harding, Dante Desire Line Poetry Path, 2025. Photo Daniele Molajoli. Courtesy Ghella
Ross Birrell & David Harding, Dante Desire Line Poetry Path, 2025. Photo Daniele Molajoli. Courtesy Ghella

David Harding e l’arte pubblica partecipata

Nato a Leith nel 1937, Harding è scomparso a Glasgow lo scorso 21 febbraio all’età di 88 anni, dopo una lunga carriera: è stato in Scozia (e non solo) un artista molto apprezzato e riconosciuto, pioniere dell’arte pubblica partecipata, che aveva teorizzato negli Anni Sessanta, alimentando quei processi comunitari che diventano essi stessi una forma d’arte. Con la sua pratica, l’artista – che è stato anche docente appassionato alla Glasgow School of Art – incoraggiava ad andare oltre lo studio, e a coinvolgere istituzioni, comunità e paesaggi come elementi attivi e collaborativi anziché come semplici scenari, perché “il contesto è già metà dell’opera”.

La trasformazione della cittadina scozzese di Glenrothes

Dal 1963 al 1967, si era trasferito in Nigeria per insegnare in un istituto di formazione per insegnanti. Rientrato in Scozia, tra il 1968 e il ’78 collaborò con il dipartimento urbanistico per creare opere site-specific nella città di Glenrothes, utilizzando il cemento di scarto e i mattoni dei cantieri in corso. Tra queste, Henge – una spirale di lastre di cemento – Industry, un murale che recupera i motivi delle capanne africane – Heritage, installazione che mette in fila una serie di colonne in cemento a rilievo. Ma l’artista pensò anche di installare dieci lastre con poesie incise presso fermate degli autobus, cabine telefoniche e in un centro commerciale della cittadina.

La collaborazione di Harding con Ross Birrell

Negli ultimi anni, Harding aveva avviato una prolifica collaborazione con l’artista multidisciplinare Ross Birrell (1969). Producendo con lui il film Port Bou: 18 Fragments for Walter Benjamin, presentato alla Kunsthalle Basel nel 2006, e poi progettando il primo sentiero di una serie di Desire Lines (e il progetto romano rientra nella serie) per Documenta 14, nel 2017. Per Kassel, i due artisti pensarono a un percorso di lastre di cemento che riportavano alcuni versi di una poesia d’amore di Samuel Beckett.

Harding è stato nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) ai New Year Honours del 2002, e nel 2018 è stato insignito del titolo onorario di D.Litt dall’Università di Glasgow. Tra i suoi studenti, figurano diversi vincitori del Turner Prize, come Douglas Gordon, Christine Borland, Jim Lambie, Nathan Coley, Lucy Skaer, Martin Boyce e David Shrigley.

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