Scoperto un nuovo dipinto di Rembrandt. Il Rijksmuseum conferma l’attribuzione di un’opera giovanile riapparsa dopo 65 anni

“La Visione di Zaccaria nel Tempio” fu realizzata dal pittore olandese nel 1633, subito dopo il trasferimento ad Amsterdam. Dagli Anni Sessanta di proprietà privata, negli ultimi due anni è stata oggetto di indagini del Rijksmuseum che ne attestano la paternità

Nel 1633, un giovane Rembrandt (1606 – 1669) dipingeva una Visione di Zaccaria nel Tempio che già rivelava il suo enorme talento. Ma l’attribuzione dell’opera, che dal 4 marzo 2026 sarà esposta in mostra al Rijksmuseum, è stata confermata solo di recente proprio dal team di ricerca interno al museo di Amsterdam, che negli ultimi due anni ha lavorato per rivelare la mano del maestro olandese.

Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio (dettaglio). Photo Rijksmuseum/Kelly Schenk
Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio, 1633. Photo Rene Gerritsen

“La Visione di Zaccaria nel Tempio”. Un’opera giovanile di Rembrandt

All’epoca della realizzazione del quadro, il pittore originario di Leida non aveva neppure 30 anni, e ora la paternità dell’opera è avvalorata dai pigmenti utilizzati, dalla pennellata e dai ripensamenti nascosti sotto la stesura finale, rivelati grazie a tecniche avanzate già utilizzate dal museo per il restauro del dipinto raffigurante La Ronda di Notte, capolavoro di grandi dimensioni (359×438 cm) dalla storia conservativa turbolenta: trafugato, vandalizzato – per ben due volte – e restaurato nell’ambito dell’Operation Night Watch promossa dal Rijksmuseum nel 2019, il quadro è stato fonte, negli ultimi anni, di diverse scoperte sulla tecnica pittorica e i modelli utilizzati da Rembrandt.

Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio (dettaglio). Photo Rijksmuseum/Kelly Schenk
Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio. Photo Rijksmuseum/Kelly Schenk

La storia recente del dipinto “ritrovato”

La “scoperta” del nuovo dipinto, proveniente da collezione privata e dimenticato per decenni (da oltre 60 anni non se ne conosceva più l’ubicazione), smentisce una valutazione che nel 1960 aveva escluso l’attribuzione al maestro. Per i ricercatori del Rijksmuseum, sollecitati dall’attuale proprietario a ripetere le indagini con le nuove tecnologie a disposizione, invece, non ci sono dubbi: “L’analisi dei materiali, le somiglianze stilistiche e tematiche, le modifiche apportate da Rembrandt e la qualità complessiva del dipinto confermano la conclusione che questo dipinto è un’opera autentica di Rembrandt van Rijn”, spiega una nota ufficiale. Ci sono voluti due anni di lavoro per completare l’esame, che ha evidenziato l’utilizzo di pigmenti compatibili con altre opere coeve del pittore, e anche una peculiare stesura del colore affine alla tecnica – di grandissima qualità – del giovane Rembrandt.

Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio (dettaglio). Photo Rijksmuseum/Kelly Schenk
Rembrandt van Rijn, Visione di Zaccaria al Tempio. Photo Rijksmuseum/Kelly Schenk

“La Visione di Zaccaria al Tempio” in mostra al Rijksmuseum

Il dipinto raffigura la figura biblica del sacerdote Zaccaria colto di sorpresa nel Tempio dall’apparizione dell’Arcangelo Gabriele (per preannunciargli l’arrivo miracoloso di un figlio, Giovanni Battista, nonostante l’età avanzata, sua e di sua moglie) che però non viene mostrato. La luce che illumina la scena dall’angolo in alto a destra ne suggerisce la presenza, e rischia un ambiente altrimenti in penombra, appuntandosi sui paramenti dorati del sacerdote. “Un bellissimo esempio di come Rembrandt sapeva raccontare storie”, sottolinea Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum. Il pittore dipinse il quadro poco dopo aver lasciato Leida per Amsterdam, e lo firmò: le indagini condotte confermano anche l’autografia. E, se non bastasse, anche l’analisi dendrocronologica del supporto ligneo è coerente con la data di esecuzione riportata sul dipinto.

Concesso dal collezionista in prestito a lungo termine, il dipinto arricchisce l’esposizione di opere del pittore possedute dal Rijksmuseum, che detiene la più vasta collezione di Rembrandt al mondo. E ora il pubblico potrà apprezzare la coerenza tematica tra La Visione di Zaccaria nel Tempio e un’altra opera coeva dell’artista esposta al museo: Geremia lamenta la distruzione di Gerusalemme (1630).

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