Il debutto di Demna per Gucci in nome di Botticelli lascia senza parole perché riflette la società
Nel bene o nel male, Demna fotografa il presente con il suo debutto ufficiale da Gucci mentre si lascia ispirare da Botticelli. La collezione già polarizza l’opinione pubblica: basta per definirlo un successo?
Diciamocelo, Gucci è il protagonista della Milano Fashion Week autunno inverno 2026 – 2027. E il motivo è semplice, perché di fatto questa sfilata segna il debutto ufficiale del direttore creativo Demna. Lui d’altronde non perde tempo mettendo subito le cose in chiaro: “La mia visione si fonda su un principio di pragmatismo: creare oggetti desiderabili e autentici, capaci di accompagnare persone diverse, arricchirne la quotidianità e farle sentire bene. Prodotti che esistono e si affermano per ciò che sono, senza bisogno di giustificazioni pseudo-intellettuali”. Non ha tradito le sue stesse parole.
Il debutto da Demna di Gucci alla Milano Fashion Week 2026
A dimostrare il coraggio di ripartire da zero, e aiutare Gucci a recuperare terreno, è la prima uscita. Si tratta di un minidress seamless in candido tessuto da calzetteria, indossato con un’attitudine da femme fatale. Il modo in cui ci si pone nei confronti della vita, e della moda, fa la reale differenza quando si deve analizzare una collezione ideata da Demna. Per chi non dovesse conoscerlo, stiamo parlando della mente dietro il re-branding di Balenciaga e il relativo successo della maison tra le nuove generazioni. Stiamo parlando di un grande pensatore, capace di fotografare il presente: nel suo défilé sfilano tutte le tipologie umane possibili, incluso il cosiddetto “maranza” a cui la destra italiana si rivolge spesso. Demna, senza saperlo, lo manda in passerella con coraggio e orgoglio, dotato di marsupio logato, jeans attillati e T-shirt semplici.
Gucci autunno inverno 2026 – 2027
Semplice è anche la nuova collezione di Gucci, principalmente a tinte neutre. Il bianco e il nero dominano, mentre, dice sempre Demna, “nuove forme di abbigliamento, da sempre una mia ossessione, includono tracksuit e abiti che evolvono in moderne trackdress; leggings fusi con il pantalone; giacche e top integrati in un unico capo ultra aderente; e calzature che fondono scarpe in pelle e sneaker in una silhouette unica, con l’aerodinamicità di un’auto sportiva”. Furbo, poi, puntare su accessori cult di Gucci, introducendone però di nuovi sia per strizzare l’occhio ai clienti storici sia per rinnovare il brand. Infatti, la leggendaria Gucci Bamboo 1947 torna sotto i riflettori con proporzioni più affusolate e un inedito manico in “bamboo”, composto da segmenti di pelle flessibile assemblati tra loro, che ne rinnovano l’estetica senza tradirne l’identità. Anche le storiche minaudière d’archivio si trasformano: le linee si allungano per rispondere alle esigenze contemporanee, accogliendo smartphone e piccoli indispensabili. Debutta inoltre Manhattan, la prima sneaker firmata dal direttore creativo per Gucci: un modello che fonde una silhouette basket essenziale con la funzionalità slip-on tipica del mocassino. Accanto a questa novità, le proposte Giovanni e Cupertino puntano su morbidezza e costruzione destrutturata, ridefinendo i canoni della classica scarpa in pelle e superandone la tradizionale rigidità.
Gucci come la Primavera di Botticelli
Così Gucci sboccia come la Primavera di Botticelli, l’opera che ha ispirato il motivo Flora della maison e che Demna ammette essere andato a vedere agli Uffizi di Firenze, la città che ha dato i natali a Gucci. Lì il fashion designer si è immersa nella vasta storia dell’azienda, ottenendo la sua percezione di cosa sia la “Gucciness”. E pare che la risposta stia nel proprio stile di vita: oggi chiunque sia camaleontico, al punto tale da passare da un rave all’ufficio, è associato a Gucci. Nessuno è tagliato fuori se disposto ad attingere dal minimalismo Anni Novanta e l’irriverenza Anni Duemila per guardare il presente da un punto di vista alternativo. Non a caso, il risultato è polarizzante e, si sa, oggi qualcosa funziona veramente se divide, crea dibattito, alimenta gli animi già di per sé accesi del grande pubblico. Piace parlare e Demna accontenta i più moralisti, allestendo però una location che ricorda nella capitale della moda italiana il famoso Museo fiorentino per garantire una certa eleganza.
Giulio Solfrizzi
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati