Quel dettaglio barocco che svela il senso de “La Grazia” di Sorrentino
Un affondo tra cinema e arte nel nuovo film di Paolo Sorrentino. Come una pala d'altare barocca diventa la chiave per decifrare il messaggio politico e spirituale dell'opera
Paolo Sorrentino (Napoli, 1970)ci ha da sempre abituati ad andare oltre a ciò che ci mostra nei suoi film. Da La grande bellezza (2013) a Parthenope (2024), passando da Il Divo (2008) e Loro (2018), le immagini dei suoi film sono sempre allegoriche. Nella sua ultima pellicola La Grazia (2025), che ha portato Toni Servillo a vincere la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia, c’è un dettagliopiù o meno a metà della storia, che cambia totalmente il significato del film.

La trama de “La Grazia” di Paolo Sorrentino
Protagonista de La Grazia è Mariano De Santis (Toni Servillo), un Presidente della Repubblica Italiana alla fine del suo mandato, che si muove tra le ultime cose che gli sono rimaste da fare come figura istituzionale e i suoi crucci personali. Mariano deve decidere su due richieste di grazia, decidere se firmare o meno una legge sulla regolamentazione dell’eutanasia, fare i conti con la morte prematura della moglie amatissima, cercare di migliorare i rapporti coi figli. Nonostante questi dubbi, il soprannome di Mariano come presidente è stato Cemento Armato, a sottolineare la sua sicurezza e la sua immobilità politica: durante il suo mandato è riuscito a risolvere sei crisi di governo.
Il ruolo del Papa ne “La Grazia” di Sorrentino
Uno dei colloqui tra Mariano De Santis e il Papa (Rufin Doh Zeyenouin) si svolge in una stanza vaticana molto particolare. La scena, tuttavia, non è girata in Vaticano, ma nella Sacrestia di San Filippo Neri a Torino, e sullo sfondo troneggia una pala d’altare, una Crocifissione con la Vergine, San Giovanni Evangelista e la Maddalena. L’opera è databile al XVII Secolo ed è attribuibile a una scuola barocca romana. La scelta del luogo e del quadro, come quasi tutto nell’arte di Sorrentino, non è affatto casuale. Il film, come già accennato, gira intorno alla decisione di Mariano di concedere la grazia a due persone, portandolo a ragionare sui vari significati della parola e dando, alla fine della pellicola, una sua propria definizione: “La grazia è la bellezza del dubbio”. Nel momento in cui si trova col Papa in Vaticano, De Santis inizia a parlare dei suoi errori personali: il rapporto troppo scarno coi figli, un segretoche l’amica di una vita sta custodendo, la sofferta malattia incurabile del cavallo Elvis. La risposta del Papa è granitica, statuaria “Sai cos’hai tu amico mio? La Grazia”; Mariano gli chiede, a metà tra un bambino curioso e uno studente di Socrate, “E che cos’è?”. Questa frase detta davanti a una Crocifissione porta con sé un implicito paragone con Cristo, che morendo porta la Grazia agli uomini (e alle donne). Il Papa assolve quindi Mariano dalla sua pesantezza terrena per indicarlo come “portatore di Grazia”.

La grazia nel Barocco e nel film di Sorrentino
Questo dialogo, sorrentiniano al massimo, avviene come già detto davanti a una pala d’altare di periodo barocco: in questo ambito, “grazia” ha un significato molto diverso da quello giuridico adottato da Mariano o da quello religioso adottato dal Papa. La Grazia è la naturalezza del movimento e della composizione, ovvero ciò che fa sembrare semplice e spontaneo il quadro e le sue figure, che invece sono frutto di un grande sforzo tecnico del pittore. La Grazia di Mariano De Santis, quella “bellezza del dubbio” che raggiungerà alla fine del suo mandato da presidente, è la consapevolezza di non dover fingere di avere delle certezze pronte da distribuire, ma di dover essere alimentati da un sano dubbio: nient’altro che quella naturalezza del movimento che nasconde uno sforzo tecnico inarrivabile e incomprensibile al resto del paese. Ovvero ciò che Cemento Armato ha cercato di fare per tutto il mandato, tra una canzone di Guè e l’altra.
Vasco Calabrese
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