A Torino ricordi d’infanzia, romanzi e sguardi sul mondo contemporaneo tutti mescolati in una mostra
Tra quadri e sculture, Victoria Stoian porta il proprio universo simbolico negli spazi di Galleria Simóndi prendendo ispirazione dall’opera letteraria di Marin Preda e mescolandola con il proprio vissuto personale e riflessioni sulla società di oggi
L’artista moldava Victoria Stoian (Chișinău, 1987) sceglie di confrontarsi con l’universo narrativo di Marin Preda (Siliçstea-Gumeçsti, 1922 – Bucarest, 1980) trasformandolo in materia intima e visiva nella sua personale presso la Galleria Simóndi di Torino dal titolo Cel mai iubit dintre pămȃnteni (Il più amato tra gli uomini della terra), che prende il nome proprio da uno dei romanzi più significativi dello scrittore. L’opera, pubblicata nel 1980, come le altre precedenti di Preda (tra le quali “Morometii” pubblicato in due volumi tra gli Anni Cinquanta e Sessanta e da cui sono tratti gli adattamenti cinematografici del regista Stere Gulea) restituisce una narrazione del contesto storico, politico e sociale della Romania profondamente collegata alla dimensione della vita rurale.
L’arte di Victoria Stoian in dialogo con la letteratura
Victoria Stoian trasferisce l’eredità letteraria di Marin Preda verso un ulteriore piano simbolico. In effetti, non è solamente la cronaca storica ad interessare l’artista, bensì la tensione vitale che traspare dai personaggi tratteggiati nel romanzo, profondamente legati al luogo di appartenenza e alle tradizioni, unici reali strumenti di resistenza sociale all’oppressione del regime sovietico del periodo storico in cui è inserito il romanzo e in cui si posizionano in parte anche i ricordi di Stoian. Una piccola ciotola in ceramica ricolma di sale posizionata nella scultura in bronzo Nemurirea frăției (2025) indica concettualmente il senso di comunità ricercato e, similmente, riconducono alla stessa idea le due installazioni disposte su due mensole che ricordano piccoli altari, ossia Uniune (2025) e Linişte (2024-2026), composte da diversi materiali, tra cui paglia e argilla.

Le opere di Victoria Stoian in mostra a Torino
La connessione che si crea tra l’ambiente e il soggetto, perciò, diviene spazio di appartenenza e, simultaneamente, di conflitto. Stoian dipinge questi nuclei tematici come parte delle molteplici esperienze emotive dai connotati universalmente condivisi, rimarcando la capacità del mondo naturale di innescare grandi quesiti nella mente umana. In effetti, con il progetto Codri Earthquake (2015), sviluppato a seguito del forte sisma che nell’agosto del 2011 ha colpito una zona della Moldavia, l’artista aveva già intuito ed espresso con veemenza il rapporto viscerale e vorticoso tra l’uomo, la terra che egli abita e i suoi eventi estremi come, appunto, le stesse calamità naturali. Non a caso, anche nel progetto visitabile presso la Galleria Simóndi, le ampie tele sono attraversate da immagini vibranti, da colori accesi e da pattern ciclici ripetuti come tracce mnemoniche e indizi ricorrenti disposti infine nello spazio a mo’ di innumerevoli frammenti suggestivi. Nel caso di Cel mai iubit dintre pămȃnteni il colore è utilizzato come traccia viva, un’esplosione improvvisa che precede la forma e in cui è racchiuso tutto l’indistinto, un alveo di infinite possibilità, stratificato e sovrapposto ad altre immagini (in una tela s’intravedono alcune lettere di una frase del romanzo il cui significato, tradotto, risuona così: “se l’amore non c’è, niente c’è”).
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Luce, ombra e colore nelle opere di Victoria Stoian
Ciò che visivamente viene restituito è una sottolineatura, un promemoria condiviso, come l’immagine di una presenza viva spiccatamente chiara rispetto alla tavolozza di colori. L’elemento bianco è riconoscibile in Alianţă, (2025), Binevenit (2025/2026), Incoruptibilitate (2025) e, ancor più, in Dacă dragoste nu e, nimic nu e! (2025). In quest’ultimo caso la sagoma è quella di un uomo, una figura che rimanda al personaggio delineato da Preda in una scena del romanzo, descritto disteso a terra e intento ad osservare il cielo; simile ad un’ombra, la silhouette pare protrarsi verso l’alto, come risucchiata da una logica superiore, sottratta ai criteri terreni: un dialogo tacito che Victoria Stoian sublima nell’elevazione dell’essere in una direzione trasversale. Le figure, pur nella loro apparente dispersione sulla tela, restituiscono un’impronta emotiva intensa, capace di riattivare presenze, oggetti e frammenti di un passato che continua a confrontarsi con il presente. Il colore si fa allora materia viva, forza che riporta alla luce ciò che sembrava sopito, mentre il segno diventa un ponte sottile tra memoria e attualità.
Il valore dell’arte secondo Victoria Stoian
In Cel mai iubit dintre pămȃnteni Stoian ribadisce con lucidità che l’arte non è mai un territorio neutro: essa dialoga costantemente con il mondo e con i sistemi che lo regolano, politica compresa. Ogni gesto creativo, ogni scelta formale, anche la più intima, si inscrive in una dimensione inevitabilmente articolata, ricordandoci che nulla è davvero scisso e indipendente dal contesto in cui prende forma.
Beatrice Andreani
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