I 10 anni della Casa d’aste Arcadia. Intervista per capire strategie e innovazioni

La casa d’aste romana matura e preme sull’acceleratore, con l’ingresso e la volontà di costruire una leadership giovanile e una prossima asta a marzo. L’intervista

Antiquariato, arte orientale, dipinti, orologi e gioielli, persino presepi napoletani. Sono circa 15 i dipartimenti della casa d’aste romana Arcadia, con sede in Corso Vittorio Emanuele II. Nata nel 2015 su impulso di Massimo Tagliatesta, figlio d’arte, cresciuto a pane e antiquariato, oggi dopo circa dieci anni di vita, tira un bilancio dell’attività e entra nella “fase matura”, ringiovanendo la leadership e con nuove strategie. Abbiamo parlato di questo e dello stato attuale del mercato con Maria Sole Tagliatesta, seconda generazione di Aracadia eManaging Partnerin questa intervista.

Arcadia Casa d'Aste, Roma
Arcadia Casa d’Aste, Roma

Intervista a Maria Sole Tagliatesta

Superati i primi dieci anni di attività avete deciso di imprimere un’accelerata. Quali sono stati i ragionamenti e le strategie?
I primi dieci anni sono stati un tempo di costruzione: struttura, metodo, credibilità. Oggi Arcadia è una realtà solida, con dipartimenti organizzati e una reputazione che si è progressivamente consolidata anche oltre il contesto territoriale. Dopo questa fase di consolidamento, l’esigenza non era crescere di più, ma crescere meglio. L’accelerazione non è quantitativa, ma qualitativa: selezione più rigorosa delle vendite, rafforzamento dell’organizzazione interna, maggiore investimento nel digitale e nel posizionamento del brand. Non si tratta di espansione, ma di maturazione. E di valorizzazione piena di ciò che è stato costruito.

Esistono spazi di mercato in cui crescere in un contesto così competitivo? Quali?
Il mercato è competitivo, ma non necessariamente saturo. Più che cercare spazi “nuovi” in senso sperimentale, crediamo che esista ancora un grande margine di crescita all’interno dei segmenti consolidati, a condizione che vengano affrontati con maggiore qualità e professionalizzazione. In Italia, per esempio, alcune innovazioni di rottura — come determinati modelli digitali o strumenti finanziari legati all’arte — non hanno ancora una maturità strutturale. Inseguire nuove tendenze non sempre significa costruire valore.

Ovvero?
Lo spazio reale di crescita, per noi, è nel miglioramento continuo dei settori storici: dipinti, arti decorative, gioielli, design, numismatica. Ambiti solidi, con un collezionismo attivo e patrimoni importanti che stanno cambiando generazione. La differenza oggi non si gioca tanto sull’invenzione di nuovi mercati, quanto sulla capacità di lavorare meglio su quelli esistenti: selezione più accurata dei lotti, maggiore approfondimento scientifico, presentazione più curata, processi più efficienti e una comunicazione più strutturata. In un contesto competitivo, cresce chi consolida il proprio posizionamento e rafforza la propria autorevolezza. Per noi, lo spazio di mercato è nella qualità, non nella sperimentazione fine a sé stessa.

Avete gestito anche l’ingresso in azienda tuo, dunque della seconda generazione. Con che spirito?
L’ingresso della seconda generazione è stato pensato come un rafforzamento e un investimento sul futuro. Arcadia è cresciuta su competenza tecnica, rigore scientifico e disciplina operativa. Questo impianto non è stato messo in discussione, ma aggiornato. L’obiettivo è costruire una leadership giovane, altamente qualificata, capace di coniugare preparazione tecnica, visione internazionale e padronanza degli strumenti digitali.

In che modo?
Le nuove generazioni portano innovazione, tecnologia e ambizione; l’esperienza garantisce profondità, metodo e controllo del rischio. Non è una scelta tra continuità e cambiamento, ma un’integrazione tra competenze.La direzione è chiara: mantenere altissimo il livello professionale e scientifico, rendendo l’organizzazione più contemporanea e competitiva.

Ora qualche spunto schematico sui passi che farete nel 2026.
Il 2026 sarà un anno di sviluppo selettivo. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente la qualità dell’offerta, con una selezione ancora più accurata dei lotti e un’attenzione crescente all’approfondimento scientifico. Si sta lavorando all’apertura di nuovi dipartimenti e all’ampliamento delle aree di competenza, insieme a un percorso di maggiore espansione internazionale. La digitalizzazione continuerà a essere centrale, così come l’ottimizzazione dei processi interni e il consolidamento del posizionamento del brand. La crescita non sarà orientata al volume, ma al valore.

Antonio Cioci, Natura morta. Arcadia Casa d'Aste, Roma
Antonio Cioci, Natura morta. Arcadia Casa d’Aste, Roma

Infine, qualche anticipazione e chiave di lettura sulla prossima asta di marzo 2026
L’asta del 4 marzo 2026, “Arredi e Dipinti | L’Eleganza senza Tempo di un’Importante Dimora Romana”, è una vendita che si distingue per qualità e coerenza. Non si tratta semplicemente della presenza di alcuni lotti di rilievo, ma di una raccolta organica e coerente, costruita nel tempo attraverso scelte consapevoli e culturalmente solide. Il livello qualitativo è elevato e costante lungo tutto il catalogo: sul versante pittorico si passa dalla Derivazione della Vergine delle Rocce di ambito leonardesco al Cupido addormentato dalla bottega di Guido Reni, fino alla Natura morta firmata da Antonio Cioci, esempi di spessore storico e raffinatezza esecutiva.

E oltre alla pittura?
Ci sono gli arredi che parallelamente esprimono grande eleganza e un gusto di respiro internazionale: dallo scrittoio riconducibile a Pietro Piffetti alle credenze attribuite ad Adam Weisweiler, fino a oggetti decorativi di forte presenza scenica che contribuiscono a definire l’identità complessiva della raccolta. È un’asta costruita sulla densità qualitativa e sull’unità culturale. Non un catalogo assemblato, ma un insieme coerente che restituisce un’idea precisa dell’abitare. E proprio per questo rappresenta la direzione che Arcadia intende perseguire: qualità, selezione e progetti identitari, capaci di coniugare profondità scientifica e attrattività di mercato.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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