“Il lusso oggi è poter scegliere da che parte stare”. Parla lo stilista Niccolò Chiuppesi

Dalla Toscana arcaica alla moda: il fondatore di BENNU racconta un progetto di rinascita costruito su tessuti d’archivio, memoria e responsabilità

C’è un’immagine che attraversa tutto il progetto di Niccolò Chiuppesi: scavare sotto la superficie. È un gesto infantile e archeologico insieme, nato in una terra tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia, dove il passato affiora continuamente dal sottosuolo. Da questa attitudine prende forma BENNU, brand che fa della rinascita il proprio asse concettuale, lavorando esclusivamente con tessuti, accessori e capi che hanno già avuto una vita precedente. Non è una semplice operazione di recupero, ma un processo di ri-creazione che intreccia memoria personale, paesaggio e responsabilità contemporanea. Lontano dai calendari imposti dal sistema e dalla frenesia produttiva, BENNU sceglie la lentezza, la contemplazione e un’idea di lusso svincolata dall’eccesso. 

Intervista a Niccolò Chiuppesi 

BENNU nasce sotto il segno dell’uccello sacro al dio Ra, simbolo di rinascita. Come si è depositata in te questa immagine e in che modo è diventata architettura concettuale del brand? 
Fin da piccolo nutro una profonda e viscerale passione per tutto ciò che appartiene al passato, all’archeologia e alla ricerca di elementi nascosti sottoterra. Crescere in una zona ricca di aree archeologiche mi ha portato a scoprire questa figura, il bennu, appartenente alla mitologia dell’antico Egitto. Ciò che diventa poi per i greci e per noi, la fenice, ed è diventato da subito architettura concettuale del brand. L’utilizzo di tessuti, accessori o capi che hanno già avuto una vita è diventato il processo base di creazione o di ri-creazione che sta alle fondamenta del progetto. 

“Il lusso oggi è poter scegliere da che parte stare”. Parla lo stilista Niccolò Chiuppesi
Bennu, di Niccolò Chiuppesi

Le radici del brand affondano tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia. Che tipo di sguardo nasce da questi territori e come si trasforma in linguaggio moda? 
Lo sguardo di Bennu nasce dalla fusione tra il mondo visto con gli occhi di chi era bambino e quello dell’adulto che prima ha abbandonato e poi desiderato quel mondo che considera casa. La trasformazione nel linguaggio moda avviene quando si crea una contaminazione tra questi due livelli: i ricordi vengono stravolti dallo sguardo sull’oggi. Tutto appare ridimensionato, ma la magia accade quando i ricordi si sovrappongono al millimetro sull’oggi. È lì che nasce un vestito, che si decide un tessuto o un dettaglio. 

Nel progetto ricorre l’immagine della contemplazione. Che ruolo ha nel tuo processo creativo? 
È molto importante. Abbiamo deciso di non seguire alcun calendario, pur con le complicazioni tecniche che questa scelta comporta, per lasciarci trasportare dallo scorrere del tempo. Nella frenesia di oggi trovare spazio per la contemplazione e il silenzio è una scelta radicale. È una contemplazione che avviene in ogni fase e che genera spesso cambi di rotta, ma ci permette di mantenere un equilibrio fondamentale per la salvaguardia del brand e delle persone che lo vivono. 

Le collezioni prendono forma da tessuti d’archivio dagli Anni Settanta a oggi. Cosa cerchi in un materiale del passato? 
Tutti gli elementi possibili: qualità tecnica, colore, storia silenziosa. Cerchiamo che sia in primis il tessuto a essere veicolo del messaggio che portiamo e del desiderio di cambiamento che vogliamo trasferire. Lavorando principalmente con stock invenduti di brand che hanno fatto la storia della moda, ci troviamo davanti a qualità eccellenti, spesso realizzate in piccole aziende poco distanti dai magazzini dove lo stock viene raccolto. 

Come cambia il processo creativo quando è il materiale a guidare la forma? 
Ci sono momenti in cui sono i tessuti stessi a chiamarci, a farci cambiare idea. Hanno la forza di modificare un pezzo di collezione o un look perché trasmettono qualcosa che altri tessuti non riescono a fare. Le collezioni nascono in due modi: o in maniera “classica”, dal disegno alla realizzazione, oppure lasciando che sia il tessuto a guidare la costruzione del capo. Questo garantisce un’unicità del percorso creativo e produttivo che differisce per ogni singolo capo. 

“Il lusso oggi è poter scegliere da che parte stare”. Parla lo stilista Niccolò Chiuppesi
Bennu, di Niccolò Chiuppesi

Le cuciture visibili sono diventate un segno distintivo. Che cosa rappresentano per voi? 
Rappresentano il segno che resta sulla terra dopo che il seme è stato piantato: una nuova vita che sta per nascere, nascosta e protetta. Allo stesso tempo sono simbolo di fragilità, di qualcosa che va curato. Sono quasi sempre cuciture sporche, sfilacciate, non lineari, dove la mano dell’uomo agisce, modifica, preserva. 

Parlate di responsabilità sociale e ambientale come misura del lusso contemporaneo. Come si costruisce oggi un’idea di lusso che non coincida con l’eccesso? 
Ci svincoliamo dall’idea di lusso come eccesso o solo possesso economico. Il lusso per noi è poter scegliere da che parte stare, avere la possibilità di decidere se essere complici o no di un mondo che non funziona più. È una scelta politica, perché ne risente tutta l’umanità. Cambiare le nostre abitudini quotidiane è la base di un processo di cambiamento più ampio. 

Che tipo di memoria desideri attivare in chi indossa BENNU? 
Una memoria collettiva e di appartenenza, di comunità, di festa, di malinconia. Il sole a mezzogiorno a giugno, la pioggia in autunno, tutte quelle cose a cui oggi non facciamo neanche più caso.

Erika del Prete 

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Erika del Prete

Erika del Prete

Appassionata d'arte in ogni sua forma e amante dell'estetica. Laureata in Design della Moda, con tesi in Styling, collabora con diverse riviste su temi quali Fashion, Lifestyle, Cinema e Musica. Affascinata dal vintage e dalle storie di ogni singolo, si…

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