Morto a 67 anni a Roma Luca De Filippo. Con il figlio del grande Eduardo scompare un altro pezzo del teatro italiano del Novecento

“Un esempio cristallino di cultura e tradizione, con lui si chiude un periodo, un’era culturale. Ma il suo impegno e il suo grande cuore resteranno sempre con noi“. La parole di Luca Barbareschi esprimono a fondo il sentimento generato dalla notizia della scomparsa di Luca De Filippo, deceduto nella sua casa di Roma all’età di […]

Luca De Filippo

Un esempio cristallino di cultura e tradizione, con lui si chiude un periodo, un’era culturale. Ma il suo impegno e il suo grande cuore resteranno sempre con noi“. La parole di Luca Barbareschi esprimono a fondo il sentimento generato dalla notizia della scomparsa di Luca De Filippo, deceduto nella sua casa di Roma all’età di 67 anni. Dolore per la perdita di un grande artista, indubbiamente: ma per l’ulteriore disgregarsi di una dinastia, quella del grande Eduardo, suo padre, che si è letteralmente incarnata con il teatro italiano nel 900. “La scomparsa di De Filippo”, ha dichiarato infatti il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, “ci priva di un grande interprete della scena italiana, autentico erede della tradizione napoletana capace di portare la sua verve non solo nel repertorio classico ma anche in quello contemporaneo conducendo una vita nel teatro, con il teatro, per il teatro. È stato un artista in grado di cimentarsi in diverse espressioni artistiche, esplorando con efficacia anche i linguaggi cinematografici e televisivi”.
Una carriera iniziata prestissimo: a soli sette anni, con il padre che lo fa recitare nel ruolo di Peppeniello nella commedia Miseria e nobiltà del nonno Eduardo Scarpetta. Ma il vero debutto in teatro avviene a vent’anni con Il figlio di Pulcinella, dove usa uno pseudonimo, Luca Della Porta, per tentare di liberarsi di un cognome tanto gravoso. Ma è l’avvio di una storia ricca di successi, in palcoscenico e anche al cinema e alla tv: avremo modo di parlarne più diffusamente in altre sedi. Non è mancato chi ha voluto ricordare il suo impegno anche per la cultura e i giovani del territorio campano, “che nella sua direzione della neonata scuola del Teatro Nazionale Mercadante – San Ferdinando vedevano un posto concreto dove formarsi al palcoscenico”, rammenta Lucia Valenzi, presidente della Fondazione Valenzi.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.