Stefano Cerio fotografa il degrado di Borgo Piccolomini nel cuore di Roma. Relitti ed incuria. Nell’attesa della rinasita di un parco naturalculturale

Un progetto ambizioso, vastissimo, unico nel suo genere. Sfiancato dalle solite lentezze italiane. Ci vorrà ancora del tempo per assistere all’opening di Borgo Piccolomini, a Roma: un’oasi naturale in pieno centro urbano, in cui si sposano arte contemporanea, enogastronomia, orti didattici, paesaggi, tecnologia, reading e spettacoli, mostre e workshop, percorsi nel bosco per l’educazione ambientale, […]

Stefano Cerio, Borgo Piccolomini, 2015

Un progetto ambizioso, vastissimo, unico nel suo genere. Sfiancato dalle solite lentezze italiane. Ci vorrà ancora del tempo per assistere all’opening di Borgo Piccolomini, a Roma: un’oasi naturale in pieno centro urbano, in cui si sposano arte contemporanea, enogastronomia, orti didattici, paesaggi, tecnologia, reading e spettacoli, mostre e workshop, percorsi nel bosco per l’educazione ambientale, laboratori sulla trasformazione alimentare, campi estivi per studenti, attività sportive. Un piccolo, grande Eden sbocciato in città, ideato dal regista, sceneggiatore e appassionato d’arte Alberto Manni. Decine i posti di lavoro previsti, con un impatto turistico, sociale e culturale veramente alto. Il processo di pulitura e riconversione dell’area è lungo – si tratta di otto ettari, a gestione privata – e gli intoppi, gli sfilacciamenti, i rallentamenti, non mancano mai. Come da copione.
Intanto, le cose succedono. Cose come un progetto fotografico d’autore, ad esempio. Stefano Cerio ha infatti voluto tributare il luogo, attraversando l’immenso cantiere e immortalandone alcuni frammenti selvatici, tra sterpaglie, relitti meccanici, segnali d’abbandono: nell’attesa che il parco ritrovi l’antico splendore, grazie a forme nuove e d’avanguardia, l’artista ha raccolto le immagini di vecchie carcasse d’auto, rifiuti, incuria, tracce di soprusi dell’uomo sulla natura. Il volto del degrado, nel cuore di un paradiso dimenticato. E la fotografia, così, diventa monito, testimonianza. Cogliendo il (non) senso di un drammatico vuoto culturale e politico, a cui la rigenerazione avviata proverà a dare une risposta concreta. E possibilmente duratura.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.