Navigli recuperati e facciata del Duomo. Ecco perché Milano è la prima meta da visitare nel 2015 secondo il New York Times

“Una città rivitalizzata accoglie il mondo”. Con questo titolo il New York Times, il quotidiano più popolare del globo, trendsetter per eccellenza, presenta la città che, come ogni anno, consiglia ai propri lettori di visitare assolutamente. E quest’anno la scelta non cade su una meta esotica, magari emergente o dall’economia galoppante: ma su Milano, principalmente […]

Il Duomo di Milano
Il Duomo di Milano

Una città rivitalizzata accoglie il mondo”. Con questo titolo il New York Times, il quotidiano più popolare del globo, trendsetter per eccellenza, presenta la città che, come ogni anno, consiglia ai propri lettori di visitare assolutamente. E quest’anno la scelta non cade su una meta esotica, magari emergente o dall’economia galoppante: ma su Milano, principalmente – ma non esclusivamente – come palcoscenico dell’Expo2015. Grande soddisfazione? Indubbiamente sì, anche perché il NYT è realmente in grado di spostare masse di opinioni, e quindi potenzialmente masse di visitatori: ma anche una grande responsabilità. Saprà la città, e tutta la elefantiaca organizzazione che ruota attorno all’Expo, mantenere gli impegni e presentarsi degnamente a tanta visibilità mondiale? I tempi sono ormai drammaticamente brevi, e i lavori in corso non paiono francamente viaggiare speditamente verso il migliore coronamento, specie se si ripensa a Shanghai, precedente location dell’Expo, che era pronta in tutto e per tutto qualcosa come un anno prima del via. Ma speriamo che alla fine tutto si ricomponga…
Come dicevamo il Times – che inserisce anche Roma, fra le prime 52 mete consigliate, ma solo al 48mo posto, motivando con i grandi restauri in corso, dalla piramide Cestia alla Fontana di Trevi – non individua soltanto l’Expo come motivo per consigliare Milano. Ci sono tutta una serie di ragioni “accessorie”, per così dire, per le quali “potrebbe essere la sua più vivace, in un’Italia ricca di città romantiche come Firenze, Venezia e Roma”. Per esempio il Future Food District, spazio che esplorerà i progressi tecnologici che influenzano la catena alimentare globale, e il Lago Arena, uno dei centri dell’Expo, con uno stagno con una fontana alimentati dalle acque dei canali cittadini. E tanti progetti di riqualificazione urbana, come la pulizia della facciata del maestoso Duomo e i restauri dei Navigli. Non mancano – alla luce delle tematiche gastronomiche, centrali per l’Expo – segnalazioni di nuovi locali, come U Barba, ristorante votato alle specialità genovesi, come la farinata e il pesto, o Lievito Madre al Duomo, avamposto della famosa pizzeria di Gino Sorbillo che ha aperto a Milano lo scorso autunno.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.