Je suis Charlie. Tante immagini in presa diretta dalla manifestazione di Parigi in onore della rivista satirica vittima del terrorismo

Parigi mobilitata per la marcia per la pace, una manifestazione storica per la Francia che ha mobilitato quasi 2 milioni di persone nella capitale, e circa 4 milioni nell’intero stato: presenti una cinquantina di Capi di Stato che hanno marciato l’uno a fianco all’altro contro il terrorismo. I francesi riuniti hanno creato cortei con percorsi […]

Parigi mobilitata per la marcia per la pace, una manifestazione storica per la Francia che ha mobilitato quasi 2 milioni di persone nella capitale, e circa 4 milioni nell’intero stato: presenti una cinquantina di Capi di Stato che hanno marciato l’uno a fianco all’altro contro il terrorismo. I francesi riuniti hanno creato cortei con percorsi differenti, ma avevano un inizio comune, Place de la République, e un unico finale, Nation: un percorso metaforico che nelle sue tappe non ha trascurato la Bastille. In nome della libertà di espressione, le matite erano rivolte al cielo: e il giornale satirico Charlie Hebdo uscirà mercoledì prossimo con un numero speciale di otto pagine, contro le sedici abituali, ma con una tiratura di un milione di copie, contro le consuete 60mila. Charlie Hebdo ha ricevuto aiuti da Canal+ e Le Monde, e i guadagni raccolti saranno totalmente devoluti alle famiglie delle vittime, visto che i distributori hanno rinunciato alle loro commissioni. “Parce que le crayon sera toujours au dessus de la barbarie… Parce que la liberté est un droit universel… Parce que vous nous soutenez… Nous, Charlie sortirons votre journal mercredi prochain!“. Noi c’eravamo, mischiati ai due milioni di Parigi: eccovi una fotogallery in presa diretta…

Silvia Neri

www.charliehebdo.fr

 

 

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Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.
  • LUCA ROSSI

    In questi giorni leggo molte letture sciatte del problema terrorismo e della presunta contrapposizione occidente-islam. Sembra che tutti ci vogliano portare allo stadio, per tifare occidente nella partita contro l’Islam. Anche nella manifestazione a Parigi, c’erano bandiere e atteggiamenti che si vedono durante i mondiali di calcio. Ma anche alcuni mussulmani praticanti che giravano con cartelli dove condannavano il terrorismo.

    A mio parere ci sono due piani di lettura, e nessuno riguarda una contrapposizione culturale, una guerra tra due fazioni o peggio uno scontro di civiltà. Semplicemente ci sono gruppi finanziari ed economici, trasversali a paesi e nazioni, che ci guadagnano nel destabilizzare la situazione internazionale, facendoci dimenticare che siamo tutti essere umani sulla stessa barca chiamata mondo. Infatti il primo piano di lettura riguarda il fatto il primo mandante del terrorismo è di tipo economico-finanziario. Tale mandante poi strumentalizza e fa leva sul fondamentalismo religioso e sull’ideologia. Quali sono le nuove misure che in queste ore vengono prese contro il terrosimo? Chi ci guadagna in Borsa?
    Viviamo in un mondo guidato in modo preponderante dal dio denaro e ci vogliono far credere che il terrorismo, come per magia, abbia motivazioni spirituali e ideali, quando viviamo in un mondo profondamente materialista e dedito alla ricerca spasmodica del denaro. Se veramente ci fosse in atto una guerra santa avremo attentati terroristici ogni due giorni in città come New York e Londra in cui è materialmente impossibile controllare tutto e tutti. Ma così non avviene. Abbiamo invece attentati periodici e ben distribuiti sul planisfero occidentale, questo proprio per destabilizzare senza creare situazioni troppo pesanti per cui la macchina economica occidentale sia costretta a fermarsi. Infatti i gruppi economico-finanziari che guadagnano da questa instabilità non avrebbero interesse su una vera crisi occidentale, che diminuirebbe i flussi finanziari anche per loro.

    Il secondo piano di lettura riguarda la libertà di espressione. Come tutti sanno libertà non significa assenza di regole. E nel caso della satira all’Islam emerge un problema linguistico: se domani andiamo in una scuola elementare e iniziamo a fare satira su un ragazzino mongoloide, costui ci rimarrà molto male, soprattutto perchè non ha gli strumenti per decifrare la satira. Quindi la libertà di satira deve essere consapevole degli strumenti del proprio interlocutore, diversamente diventa una pratica incosciente. Ma ripeto, il problema della satira è stato solo un espediente per destabilizzare la dinamiche economiche finanziarie, e fare in modo che alcuni possano guadagnare molto a discapito di altri. Mi riferisco a tutte quelle spese per la sicurezza e gli armamenti che le opinioni pubbliche occidentali sosterranno di buon grado dopo la bomba emotiva di Parigi. Alle stesso tempo centinaia di morti quotidiani, sulle medesime questioni, non fanno molta notizia e i media occidentali non ne parlano.

    • Pino Boresta

      “Come tutti sanno libertà non significa assenza di regole. E nel caso della satira all’Islam emerge un problema linguistico: se domani andiamo in una scuola elementare e iniziamo a fare satira su un ragazzino mongoloide, costui ci rimarrà molto male, soprattutto perché non ha gli strumenti per decifrare la satira.”: Lo sai che ti dico L:R: hai ragione è difficilmente ipotizzabile che i mussulmani si facciano il loro “Charlie Hebdo”, come io provocatoriamente suggerivo, ed allora facciamolo noi per loro. Ci sarà pure tra i milioni di mussulmani o magari tra i migliaia di convertiti occidentali qualcuno in grado di fare satira e vignette contro noi occidentali invece di spararci addosso? Anzi io credo che la redazione di “Charlie Hebdo” in una sua prossima pubblicazione dovrebbe mettere 4 pagine a disposizione dei difensori dell’islam e pubblicare senza la benché minima censura quello che proporrebbero. Sarebbe la dimostrazione non di democrazia perché noi occidentali non lo siamo ma sarebbe forse la dimostrazione di buona volontà? O di qualcosa che ora mi sfugge.

  • non ci posso credere