Ancora crolli a Pompei, danni al Tempio di Venere e alla tomba di Lucius Publicius Syneros. A pochi giorni dalla nomina, Franceschini è già alla prova con l’emergenza archeologia: martedì riunione d’urgenza

Non puoi essere ministro per i Beni Culturali, in Italia, se non hai da affrontare la tua emergenza Pompei. Era accaduto notoriamente a Bondi, è accaduto recentemente a Bray: e ora accade a Franceschini, neanche il tempo di guardarsi intorno e già proiettato in clima SOS archeologico. Complici le forti piogge che caratterizzano questi giorni, […]

La tomba di Lucius Publicius Syneros, danneggiata dai crolli

Non puoi essere ministro per i Beni Culturali, in Italia, se non hai da affrontare la tua emergenza Pompei. Era accaduto notoriamente a Bondi, è accaduto recentemente a Bray: e ora accade a Franceschini, neanche il tempo di guardarsi intorno e già proiettato in clima SOS archeologico. Complici le forti piogge che caratterizzano questi giorni, fra la serata di ieri e questa notte si sono verificati crolli di alcune pietre dalla spalletta del quarto arcone sottostante il Tempio di Venere, e di una porzione di muro della tomba di Lucius Publicius Syneros, nella zona di Porta Nocera.
Il degrado dell’area archeologica, che era costato a Bondi una mozione di sfiducia individuale e a Bray forti polemiche per la sperequazione di atteggiamento dei politici rispetto al predecessore, mette dunque subito alla prova le capacità di reazione del nuovo inquilino del Collegio Romano. Franceschini ha intanto convocato una riunione d’urgenza con il direttore del Grande Progetto Pompei, Giovanni Nistri, con il direttore generale delle antichità, Luigi Malnati, e con il soprintendente incaricato Massimo Osanna, prevista per martedì 4 marzo alle 10.30 presso il Mibact.
Proprio il 26 febbraio – quasi per paradosso – si era concluso il primo dei cinque cantieri del Grande progetto Pompei, quello relativo alla Casa del Criptoportico, con il consolidamento e il restauro strutturale portato a termine nei tempi stabiliti, 370 giorni di lavoro.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.