Coup de théâtre, in Sicilia. Maxi indagine con 72 avvisi di garanzia. Nel mirino delle Fiamme Gialle finisce il mondo delle compagnie teatrali: frodata la Regione, per oltre 2 milioni di euro

Non bastava, alla disgraziata Isola, la tempesta abbattutasi poche settimane fa sul nobile parlamento siciliano, con una lista di ben 97 indagati, 83 dei quali deputati ed ex deputati: le fiamme gialle notificarono una pioggia di avvisi di garanzia, tutte per reati di peculato e tutte in relazione alla scorsa legislatura. Dei 13milioni di euro […]

Il Teatro Massimo di Palermo

Non bastava, alla disgraziata Isola, la tempesta abbattutasi poche settimane fa sul nobile parlamento siciliano, con una lista di ben 97 indagati, 83 dei quali deputati ed ex deputati: le fiamme gialle notificarono una pioggia di avvisi di garanzia, tutte per reati di peculato e tutte in relazione alla scorsa legislatura. Dei 13milioni di euro destinati ogni anno ai gruppi parlamentari, la metà sarebbero stati spesi illegittimamente: hotel a 4 stelle, gioielli, viaggi, abiti firmati, auto di lusso, cene da nababbi.
Ma, per l’appunto, non era sufficiente questa bomba. A stretto giro, ecco la Sicilia travolta da un nuovo ciclone, che stavolta risparmia l’odiata casta e mette nel mirino di inquirenti e opinione pubblica il mondo della cultura. Quello del teatro per l’esattezza.
Arrivate ben 72 denunce per truffa aggravata e falso nei confronti della Regione, dopo un’indagine condotta della Guardia di Finanza. L’oggetto dello scandalo? Un presunto sistema di frode, perpetrato – con differenze di numeri e modalità – da parte dei principali imprenditori e operatori siciliani del settore, per un giro d’affari di 2,3 milioni di euro, in riferimento alla stagione teatrale del 2008. In mezzo c’è di tutto e di più: spettacoli fantasma, finanziati ma mai realizzati, irregolarità amministrative, documenti falsificati, contributi previdenziali mai versati, rendicontazioni false, mancati pagamenti SIAE.
Nomi tra i più disparati. C’è Alfio Scuderi, direttore del Montevergini, importante casa-teatro dedicata al contemporaneo; Franco Zappalà, titolare dell’omonimo teatro di famiglia, erede di una tradizione che risale all’800; Gianni Nanfa, noto cabarettista, dagli anni ’80 a capo di una sua compagnia, con sede fissa; Massimo Campagna, dell’Associazione Culturale I Candelai, da sempre  club di riferimento  a Palermo per la scena indie, rock ed elettronica; Camrine Maringola, compagno di Emma Dante, legale rappresentante di “Sud Costa Occidentale”, la compagnia fondata dalla celebre regista palermitana, insignita pochi giorni fa con il premio Ingmar Bergman per il suo Via Castellana Bandiera. E poi decine di associazioni culturali, compagnie di danza, teatri popolari o di ricerca: da Ditirammu ad Agricantus, dal Balletto di Sicilia a Le Nuove Maschere, dal Piccolo di Catania ai Teatrialchemici.

Il Teatro Politeama di Palermo
Il Teatro Politeama di Palermo

Ad oggi – ribadiamo – solamente indagati, per imputazioni in qualche caso minime, in altri più consistenti. Tutte da verificare, nella speranza che la maggior parte delle accuse possano cadere. Uno scenario che comunque sconforta, pur nell’esiguità delle cifre contestate ad alcuni: poca roba  rispetto alle ruberie e gli intrallazzi praticati negli anni da una certa politica, anche in accordi con certi poteri striscianti.
E però, vedere l’ambiente della cultura finire nel tritacarne mediatico è una cosa che fa male. Perché la cultura, in Sicilia – soprattutto quella di qualità – vive stagioni durissime. Fatte di sacrifici, di finanziamenti iniqui e in certi casi estinti, di lotte alle raccomandazioni, di spazi negati e di luoghi lasciati al degrado, di burocrazie nemiche, di mortificazioni continue e di economie inesistenti. Realtà durissima, che in ogni caso – va detto – non può giustificare manovre opache o inganni di sorta, anche solo per racimolare o risparmiare poche migliaia di euro. E come sempre, identificare chi ha – eventualmente – sbagliato diventa necessario. Anche e soprattutto nel rispetto di coloro che continuano a tenere aperta la baracca, senza sgarrare.  Nonostante i disagi, nonostante la mediocrità diffuse ai vertici, nonostante la follia di chi punta sulla cultura, in un posto come la Sicilia.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Alfonso Leto
  • Mariano

    Questa indagine scopre l’acqua calda, e cioè che a fronte di tagli continui gli operatori culturali devono inventarsi duemila tarantelle per tirare avanti. Non è tutto regolare, è ovvio. Ma non è regolare nemmeno abolire la cultura di un paese a forza di tagli e mandare tutti sul lastrico.

  • angelov

    Solo 72 avvisi di garanzia? beh, ma allora è “mal comune mezzo gaudio”…non bisogna prendersela troppo.

  • luna d’argento

    Un ennesimo dispiacere che si aggiunge ai numerosi precedenti, nel dover constatare amaramente che la nostra cara e bella isola è divenuta terra di intrallazzi, corruzioni, imbrogli, ladrocini , truffe, ecc…O lo è sempre stata? Forse sì…Mi chiedo chi e come potrà intervenire, nella politica, per spazzare via questa melma che invischia e infanga tutti settori della società, e purtroppo anche il mondo dell’arte e della cultura…Tutto ciò è molto triste…Peccato!

  • Fedemanc

    Allora è vero che con la cultura si mangia!