Un pezzo di Biennale, a Vienna. Rossella Biscotti varca i “sacri” spazi della Secessione per la sua prima personale austriaca: ecco qualche immagine

Pensate di aver visto – con grandi sforzi – tutto quel che c’è da vedere alla Biennale di Venezia? Beh, per completare la visita ora vi serve un viaggetto a Vienna. Già, perché uno spif off del progetto che Rossella Biscotti presenta all’Arsenale nel Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni ora va in scena alla Wiener […]

Pensate di aver visto – con grandi sforzi – tutto quel che c’è da vedere alla Biennale di Venezia? Beh, per completare la visita ora vi serve un viaggetto a Vienna. Già, perché uno spif off del progetto che Rossella Biscotti presenta all’Arsenale nel Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni ora va in scena alla Wiener Secession, con la mostra The Side Room, la prima personale dell’artista in Austria.
Ricordate il concept dell’opera veneziana? Un’installazione costruita con mattoni ricavati dal compostaggio dei rifiuti del carcere femminile dell’isola della Giudecca, esito di un workshop – un Laboratorio Onirico – tenuto dall’artista con un gruppo di detenute. L’opera presentata a Vienna si basa sullo stesso progetto, con registrazioni delle parole delle detenute che parlano di sé stesse e dei propri sogni, mentre alle pareti ci sono le loro fotografie – quasi sempre senza volto – realizzate da Roberta Baseggio. Nella gallery, alcune immagini…

www.secession.at

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • mirko baraldi

    sale vuote…

  • E’ veramente incredibile, quanto giuste pubbliche relazioni possano rendere accettabile qualsiasi standard. Possano rendere accettabile tutto e il suo contrario. Questo è il peggior sintomo dei nostri tempi, ben oltre i piccoli confini dell’arte…questa incapacità di progetta e selezionare, oltre le PR, è un sintomo di decadenza che investe OGNi settore.

    A parte il fatto che la formalizzazione richiama un lavoro di Santiago Sierra, che a sua volta fa riferimento al minimalismo….ma va bene. E poi solito poverismo da arte povera.

    Il lavoro con le detenute è di una retorica lancinante, per non parlare della registrazione dei loro sogni…perchè non parlare dei bambini imprigionati, malnutriti e costretti ai lavori forzati in buona parte del mondo?….o della scomparsa delle tartarughe, dei leoni marini o dei panda?????

    Questo è giornalismo misto a elementi di fiction, si tratta di un servizio di Report che tende però a semplificare e banalizzare i fatti, con scelte formali che non sono altro che una preparata forma di artigianato. Si tratta di una burocrazia, o di un lavoro da impiegati dell’arte.

    Forse c’è un motivo per cui quelle detenute sono imprigionate, o forse no. Ma questa retorica fine a se stessa non porta da nessuna parte. Ci si concentra sul “cosa” (perchè no i bambini che muoiono di fame?) senza pensare che servono modi per risolvere il presente, non altri contenuti standard.

    Rossella Biscotti come molti altri giovani artisti (penso ad Arena che pensa alle foibe) permane imprigionata dentro una gabbia fatta di citazioni e rimandi, sia formali che concettuali, al passato. O come in questo caso, a fatti di cronaca….

  • Dopo Manifesta, Documenta e Biennale, Rossella Biscotti arriva alla Secession di Vienna. Tutto il suo lavoro “maturo” nasce da una buona intuizione: anni fà come opera ripresentò al pubblico delle grandi teste che risalivano al periodo Fascista. Il lavoro era piaciuto…e via: lettere degli anarchici, centrale nucleari dismesse, processo anni 70, detenute in carcere. Sembra che l’artista prenda degli spunti di Report, di un certo giornalismo di inchiesta, e li sviluppi…troppo spesso facendo riferimento ad Arte Povera e Minimalismo. Quindi si tratta di prendere un fatto interessante o una citazione del passato e formalizzarla secondo una MODA. Un lavoro da impiegati e burocrati, perchè la resa formale non è altro che una preparata forma di “artigianato dell’arte contemporanea”. La parola artigianato non è dispregiativa, ma significa scegliere modi e materiali che hanno già scelto altri nel 900, significa sviluppare bene una MODA. Quindi una perdita sistematica di opportunità rispetto le possibilità del contemporanea. Come la Biscotti abbiamo moltissimi “Giovani Indiana Jones”: Arena e i fattacci storici, Martini e gli anni 60, Favelli con gli oggetti trovati in soffitta, Dan Vo con la chiesa cattolica dell’800 in vietnam e gli oggetti di sua nonna, Gaillard con i monumenti del passato, Di Massimo con colonialismo e acquerelli da Transavanguardia….e così via. Si tratta sempre del medesimo artista e della medesima opera.

  • La verità è che i curatori, i veri artisti-registi di oggi, hanno bisogno di buoni standard, di buone sfumature per il LORO quadro. Per tanto nel momento in cui l’artista, comunemente inteso, sviluppa bene le PUBBLICHE RELAZIONi e propone buoni STANDARD, va benissimo per questi curatori. I curatori cercano quindi artisti mediocri.

    Basta pensare che si parla della Biennale di Venezia di Gioni, ma non si parla MAI di un’opera della biennale. Nessuno è in grado di argomentare, anche in modo parziale come faccio io, le ragioni e il valore di un’opera. Allo stesso tempo esiste un mercato in cui le opere hanno un prezzo, e quindi si presume che abbiano anche un VALORE.

    Come ho scritto al Direttore di questa rivista, questa assenza di capacità critica è la stessa che affossa una città come Roma, è la stessa che ci porta ad avere il parlamento che abbiamo, o la stessa che porta ad un brutto fatto sulla scena internazionale. Quindi non ci si può lamentare dei Cartelloni Selvaggi a Roma e poi passare bellamente le immagini “della prima mostra austriaca si Rossella Biscotti”…..soprattutto dopo il lavoro presentato a Venezia, che era di una retorica e di una vuotezza imbarazzante.

  • CP

    secondo il mio modesto parere… questa è una sorta di arte di regime, di basso regime… purtroppo nell’arte contemporanea vedo molta gente che ama stare sul pianerottolo del potere e questo è fonte di “un risultato creativo” desolante, come tu ben descrivi.

  • Spesso è una desolazione mascherata da buono standard…come criticare un lavoro su alcune donne detenute???? Attenzione, non fa un lavoro su uomini detenuti, semmai stupratori di bambini…come criticare i sogni e i visi di queste donne???? Disegnate alla Alighiero Boetti???
    Questo è il dramma, è il vuoto travestito il vero dramma. Sono artisti che hanno capito cosa vuole il potere e la dittatura del curatore, e glielo danno…meglio fare l’artista così che un lavoro da impiegato o da commessa. Almeno giri il mondo e fai tanti workshop.

    Ma non si tratta di annullare questo lavoro della Biscotti, quanto di stimolare in modo costruttivo il lavoro della Biscotti. E dare spazio a progetti divergenti, ascoltare progetti divergenti da questo (vedi sordità di Gioni). Perchè se questo fosse stato fatto negli ultimi 20 anni, oggi avremo una grande Rossella Biscotti nel Padiglione Italia…e invece non abbiamo nessuno.

  • silvia lacci

    stupid work for stupid curator

  • Una interessante mostra che non si vede tutti i giorni a Vienna.