Restaurata a New York una delle prime opere di net art. Lo storico progetto di Douglas Davis, di proprietà del Whitney Museum, è di nuovo online

The World’s First Collaborative Sentence è un progetto realizzato da Douglas Davis nel 1994 ed è considerato, a ragione, uno degli esempi più precoci di Internet Art. Il lavoro, acquisito dal Whitney Museum di New York l’anno seguente – anche questa è una data record considerata la scarsità di opere di net art nelle collezioni […]

Douglas Davis, The World’s First Collaborative Sentence, 1994–, conserved 2012. Historic version

The World’s First Collaborative Sentence è un progetto realizzato da Douglas Davis nel 1994 ed è considerato, a ragione, uno degli esempi più precoci di Internet Art. Il lavoro, acquisito dal Whitney Museum di New York l’anno seguente – anche questa è una data record considerata la scarsità di opere di net art nelle collezioni museali – era da anni in stato di deperimento, a causa dell’obsolescenza del codice e soprattutto della presenza di tantissimi link “rotti”, conseguenza della vita organica e non regolata delle pagine web. A metà tra il “cadavere squisito” di surrealista memoria e il più contemporaneo blog collettivo, l’opera di Davis è un tentativo di sfruttare le possibilità collaborative dei network di computer per scrivere una frase potenzialmente infinita, a cui tutti possono contribuire, in qualsiasi misura, modalità e lingua. A oggi, infatti, il progetto contiene oltre duecentomila contributi in una dozzina di idiomi differenti.

Douglas Davis, The World’s First Collaborative Sentence, 1994– (installation view, Bronx Museum of Art, Bronx, New York, January, 1996)
Douglas Davis, The World’s First Collaborative Sentence, 1994– (installation view, Bronx Museum of Art, Bronx, New York, January, 1996)

Grazie a un lungo lavoro di restauro durato oltre un anno e condotto da un team guidato dalla curatrice del Whitney Christiane Paul e dalla direttrice del dipartimento di conservazione e ricerca Carol Mancusi-Ungaro, The World’s First Collaborative Sentence è ora di nuovo online, pronto a ricevere contributi. Del progetto sono state realizzate due versioni, una “storica”, che riproduce fedelmente il lavoro originale, e una “live” in versione rinnovata e funzionate.

– Valentina Tanni

whitney.org/Exhibitions/Artport/DouglasDavis

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.