Auguri Triennale! Al via le iniziative che festeggiano i primi ottant’anni di attività della storica istituzione milanese: si parte “Senza Pericolo!”, con la mostra firmata da Alessandro Mendini e dedicata al rapporto tra architettura e sicurezza

Per tutti è quella “di Milano”, anche se in realtà è nata a Monza. E come ogni diva che si rispetti, in fondo, mente pure sull’età: all’anagrafe porta come anno di nascita il 1923, mentre in questi giorni si appresta a celebrare i suoi primi ottant’anni. Si alza il sipario sulla serie di eventi che […]

Senza Pericolo! in Triennale - foto Michela Deponti

Per tutti è quella “di Milano”, anche se in realtà è nata a Monza. E come ogni diva che si rispetti, in fondo, mente pure sull’età: all’anagrafe porta come anno di nascita il 1923, mentre in questi giorni si appresta a celebrare i suoi primi ottant’anni. Si alza il sipario sulla serie di eventi che festeggiano la Triennale di Milano nell’anniversario del suo trasferimento nel Palazzo delle Arti disegnato da Giovanni Muzio: otto decenni di attività ininterrotte nel campo dell’arte e del design, presenza imprescindibile per il tessuto culturale non solo milanese.
Antipasto della corposa serie di eventi, mostre e iniziative che hanno luogo lungo tutto il mese di maggio è l’inaugurazione di Senza Pericolo!, indagine che guarda al rapporto tra sicurezza e architettura: un ambito di analisi doveroso, se è vero che secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna delle 153 morti bianche registrate in questi primi mesi del 2013 un terzo esatto si è verificato nel settore dell’edilizia. A firmare l’allestimento Francesco e Alessandro Mendini, che scelgono come icona la silhouette degli operai di Lunchtime atop a skryscraper, forse il più celebre scatto mai realizzato a New York: è entrata nell’immaginario collettivo globale l’immagine della squadra di lavoratori appollaiata su una delle travi del costruendo Rockefeller Center, intenta a consumare il proprio pasto a decine di metri di altezza, senza – ovviamente – alcun genere di imbracatura o protezione. Caschi, elmetti e scarpe antinfortunistica, anche nell’improbabile versione decolleté per signora; una galleria di tute da lavoro, da quella in amianto dei Vigili del Fuoco fino alle giubbe catarifrangenti, passando per occhiali da saldatura che sembrano usciti da una collezione di alta moda. E poi documenti, tanti, tra tavole progettuali e materiale fotografico: si raccontano i processi di ricostruzione avviati a seguito dei più recenti disastri naturali e non, vedi il terremoto che ha devastato Kobe a metà Anni Novanta o anche solo la progressiva rinascita del sito di Ground Zero. Alla geografia della sicurezza, con una raccolta di edifici e luoghi dove è evidente la tensione che porta alla costruzione di un senso spesso illusorio di protezione, guarda la raccolta fotografica di Marco Introini; ma anche lo scatto della serie in progress What We Want di Francesco Jodice. Ostenda, 2005: sullo sfondo di un agglomerato urbano spontaneo fatto di roulotte e costruzioni effimere incombe, grigia, la pista di un aeroporto. È davvero quello che vogliamo?

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.