Nel (micro)solco del mito: si celebra il Record Store Day, giornata internazionale dell’orgoglio vinile, con 400 edizioni a tiratura limitata destinate al mercato dei collezionisti. Che fa boom, crescendo solo nell’ultimo anno, in Italia, del 46%

La musica in formato digitale è una gran cosa: ce ne sta tanta in poco spazio, non ha difetti di riproduzione; si ottiene, si smercia e si scambia con una facilità quasi imbarazzante. Ma ci sono cose che in mp3 non funzionano. Il suono si appiattisce e perde rotondità, su questo non ci piove; per […]

Record Store Day

La musica in formato digitale è una gran cosa: ce ne sta tanta in poco spazio, non ha difetti di riproduzione; si ottiene, si smercia e si scambia con una facilità quasi imbarazzante. Ma ci sono cose che in mp3 non funzionano. Il suono si appiattisce e perde rotondità, su questo non ci piove; per tacere del valore intrinseco del packaging e del libretto: roba che attizza il feticista e il maniaco del collezionismo, certo; ma che restituisce in realtà la sua dinamica di complessa autenticità al prodotto unico dell’ingegno di un artista. Che ha voluto legare alla sua musica quella specifica immagine, non un’altra: vogliamo mettere in discussione le copertine degli album dei Pink Floyd o dei King Crimson, forse? E il pube peloso inguainato nelle striminzite mutandine a stelle e strisce su Amorica dei Black Crowes non ha, traslato nell’immaginario rock-blues, la portata di un’Origine du monde di Courbet? Su tutto questo riflette il Record Store Day, che celebra su scala internazionale, sabato 20 aprile, la giornata dell’orgoglio in vinile. Niente cd, niente musicassette: il repertorio del vintage ammicca in via preferenziale all’universo del disco, con 400 edizioni limitate a uso e consumo dei collezionisti più sfegatati e danarosi, disposti a mettere le mani su un panorama mai così intrigante di riedizioni, ristampe e progetti partoriti ad hoc da star di livello assoluto. Garantisce, in veste di sponsor del progetto, l’ex White Stripes Jack White: nella miriade di negozi che in tutto il mondo aderiscono all’iniziativa – sono oltre duecento solo in Italia – ci si può imbattere nell’edizione del nuovo singolo di David Bowie e nella ristampa del leggendario ep degli Stones 5X5; ma anche nel triplo vinile che celebra la trilogia Anni Ottanta dei Litfiba e nel confronto serrato tra l’originale firmato Iggy Pop e la cover griffata Black Keys di No Fun.
Di che divertirsi, invece, ce n’è davvero molto per un ambito che pur restando ai margini del mercato musicale – dati de Il Sole 24Ore rivelano come muova appena 2 milioni degli oltre 150 su cui si assesta il business del settore in Italia – continua a guadagnare consensi. Con un incremento nel volume delle vendite che ha registrato, nell’ultimo anno, il 46%; con gli esercenti che aderiscono al programma che la passata edizione hanno aumentato di un quarto l’incasso rispetto all’anno precedente. I livelli degli Stati Uniti, dove si spendono in media 60 milioni all’anno in dischi in vinile, sono lontani. Ma la rincorsa è solo all’inizio.

– Francesco Sala


 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.