Nessuno è profeta in patria. Delude il progetto di Herzog & De Meuron per l’ampliamento del complesso che ospiterà Art Basel. Nella loro Basilea…

Un moderno, flessibile e versatile esempio di spazio espositivo, che dialoga discretamente con la piazza antistante anche attraverso il grande fronte vetrato e la creazione di una “City Lounge” pedonale divenuta punto focale della vita pubblica della città. E che dà grande importanza alla sfera energetica, grazie all’utilizzo combinato di più sistemi di efficienza – […]

Herzog & De Meuron, ampliamento Messe Basel

Un moderno, flessibile e versatile esempio di spazio espositivo, che dialoga discretamente con la piazza antistante anche attraverso il grande fronte vetrato e la creazione di una “City Lounge” pedonale divenuta punto focale della vita pubblica della città. E che dà grande importanza alla sfera energetica, grazie all’utilizzo combinato di più sistemi di efficienza – pannelli solari, tetto verde, ventilazione naturale – che garantiscono alti standards performativi.
Gli svizzeri Herzog & De Meuron firmano ed inaugurano – nel tempo record di 22 mesi – l’ampliamento e il nuovo complesso di exhibition spaces a Basilea, nella MessePlatz del KleinBasel district, che ogni anno, a giugno, ospita la kermesse Art Basel. Un immenso hangar al piano terra (circa 10mila mq con auditorium da 2500 posti) che si collega ai vecchi spazi espositivi e due piani superiori sfalsati, costituiti da una volumetria cava, spoglia, modulare, adatta ad accogliere fiere, conventions, seminari e grandi eventi culturali. Un mero contenitore insomma, e neanche dei più eleganti, anzi, quasi asettico: osservandolo infatti, salta agli occhi come si tratti della loro opera probabilmente più banale. Se non fosse per un accenno di gioco in facciata – dove bande di alluminio intrecciate si rincorrono, come fosse vimini – e per il fasciante courtyard centrale, costituito da un elemento toroide (termine geometrico di “ciambella”) l’edificio sarebbe davvero anonimo. Nulla sembra richiamare la potenza immaginifica di cui gli architetti hanno dato prova in passato con altre realizzazioni: assolve in pieno le sue funzioni certo, ma delude per quanto riguarda l’aspetto estetico-formale.
Un ristorante, un bistro, uno shop, un foyer, tre hall, un auditorium, e, ai piani superiori, qualche vista panoramica sulla città. Nulla, davvero nulla, di eccezionale, purtroppo.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.
  • walter bishop

    L’avranno fatto progettare agli ultimi stagisti arrivati :)

  • Lamannaia

    Ma che c’entra “nemo propheta in patria”?
    Il detto andrebbe bene se non fossero stati scelti per costruire, in virtù di qualcun altro non del posto.