Nessuno è profeta in patria. Delude il progetto di Herzog & De Meuron per l’ampliamento del complesso che ospiterà Art Basel. Nella loro Basilea…

Un moderno, flessibile e versatile esempio di spazio espositivo, che dialoga discretamente con la piazza antistante anche attraverso il grande fronte vetrato e la creazione di una “City Lounge” pedonale divenuta punto focale della vita pubblica della città. E che dà grande importanza alla sfera energetica, grazie all’utilizzo combinato di più sistemi di efficienza – […]

Herzog & De Meuron, ampliamento Messe Basel

Un moderno, flessibile e versatile esempio di spazio espositivo, che dialoga discretamente con la piazza antistante anche attraverso il grande fronte vetrato e la creazione di una “City Lounge” pedonale divenuta punto focale della vita pubblica della città. E che dà grande importanza alla sfera energetica, grazie all’utilizzo combinato di più sistemi di efficienza – pannelli solari, tetto verde, ventilazione naturale – che garantiscono alti standards performativi.
Gli svizzeri Herzog & De Meuron firmano ed inaugurano – nel tempo record di 22 mesi – l’ampliamento e il nuovo complesso di exhibition spaces a Basilea, nella MessePlatz del KleinBasel district, che ogni anno, a giugno, ospita la kermesse Art Basel. Un immenso hangar al piano terra (circa 10mila mq con auditorium da 2500 posti) che si collega ai vecchi spazi espositivi e due piani superiori sfalsati, costituiti da una volumetria cava, spoglia, modulare, adatta ad accogliere fiere, conventions, seminari e grandi eventi culturali. Un mero contenitore insomma, e neanche dei più eleganti, anzi, quasi asettico: osservandolo infatti, salta agli occhi come si tratti della loro opera probabilmente più banale. Se non fosse per un accenno di gioco in facciata – dove bande di alluminio intrecciate si rincorrono, come fosse vimini – e per il fasciante courtyard centrale, costituito da un elemento toroide (termine geometrico di “ciambella”) l’edificio sarebbe davvero anonimo. Nulla sembra richiamare la potenza immaginifica di cui gli architetti hanno dato prova in passato con altre realizzazioni: assolve in pieno le sue funzioni certo, ma delude per quanto riguarda l’aspetto estetico-formale.
Un ristorante, un bistro, uno shop, un foyer, tre hall, un auditorium, e, ai piani superiori, qualche vista panoramica sulla città. Nulla, davvero nulla, di eccezionale, purtroppo.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.
  • walter bishop

    L’avranno fatto progettare agli ultimi stagisti arrivati :)

  • Lamannaia

    Ma che c’entra “nemo propheta in patria”?
    Il detto andrebbe bene se non fossero stati scelti per costruire, in virtù di qualcun altro non del posto.