Assaggi dalla Berlinale. Prosegue il grande festival del cinema di Berlino. Il report della terza giornata, tra sesso, motivi rurali e trip esoterici

Artribune a Potsdamer Platz, per il rito della Berlinale. Arrivati con la neve, siamo stati accolti dalla sobria effervescenza cittadina. Terza giornata della kermesse. con pochi nomi di rilievo, che ha visto le première del russo A Long and Happy Life, di Boris Khlebnikov, del tedesco Gold, diretto da Thomas Arslan e di The Necessary […]

A Long and Happy Life, di Boris Khlebnikov

Artribune a Potsdamer Platz, per il rito della Berlinale. Arrivati con la neve, siamo stati accolti dalla sobria effervescenza cittadina. Terza giornata della kermesse. con pochi nomi di rilievo, che ha visto le première del russo A Long and Happy Life, di Boris Khlebnikov, del tedesco Gold, diretto da Thomas Arslan e di The Necessary Death of Charlie Countryman, esordio dell’americano Fredrick Bond. Quest’ultimo si è rivelato il jolly di una palinsesto piuttosto piatto: film che i rumors danno tra i più quotati.
A Long and Happy Lyfe, inizialmente pensato come il remake di Mezzogiorno di Fuoco di Fred Zinnerman, è diventato invece una storia di rivendicazione della propria terra e delle proprie tradizioni. Là dove una camera a mano, sempre con piani molto ravvicinati, rende fastidioso seguire il film, gli attori offrono una performance molto convincente. La pellicola tuttavia appartiene alla categoria “possibilità morte sul nascere”, totalmente privo di pathos e di ritmo, limitandosi ad essere un magma indistinto di dialoghi. Gold è invece – semplicemente e brutalmente – uno strazio. Un film di una lentezza incommensurabile. Ambientato nella seconda metà del XIX secolo, per raccontare la vicenda di un gruppo di cercatori d’oro, sembra solo la scusa per celebrare le presunte virtù recitative di Nina Hoss. Diverte il modo in cui i personaggi della carovana vengano gradualmente eliminati, ma alla fine il messaggio risulta se non del tutto mancato, almeno approssimativo. Montaggio vago e ripetizioni ridondanti sulle varie pause pranzo della comitiva.

The Necessary Death of Charlie Countryman
The Necessary Death of Charlie Countryman

E veniamo all’opera di Bond. Che non si fa fatica a definire un quasi capolavoro, uno di quei film che giustifica ampiamente una trasferta estera, nonostante le parecchie ingenuità. Protagonista è Shia LaBeouf, con Evan Rachel Wood e Mads Mikkelsen, in uno dei suoi riuscitissimi ruoli ambigui. Un lavoro ad alto tasso di contaminazione, dalla pubblicità al videoclip, con qualche omaggio ad un certo cinema di genere e con in più un tocco magico-esoterico, eccezionalmente espresso dal voice over di John Hurt. Il meccanismo della narrazione viene innescato dalla morte della madre del protagonista, che gli appare in un momento di trance per consigliargli un viaggio a Bucarest. Viaggio che si tramuterà poi in un’epopea romantica, dal sapiente ritmo sonoro. Tenera e gustosa, la trama conquista ogni spettatore. Essenzialmente kitsch.
E veniamo al fuori competizione. Il focus è andato su quella che è stata definita “l’onda erotica” dell’anno, grazie alla presenza di Lovelace, direttamente arrivato dal Sundence: un film che racconta la storia di Linda, prima protagonista del cinema porno mainstream col ben noto Gola Profonda. Al centro la figura dell’insospettabile Amanda Seyfride, accompagnata da un cast di una certa allure. che include James Franco e  Wes Bentley.
Ma anche l’esordio alla regia di Joseph Gordon Levitt ha dato di che discutere. Il suo Don Jon’s Addiction è una commedia indipendente dallo humour sopra le righe, che gioca sui luoghi comuni e sull’idealizzazione dell’amore, usando come pretesto narrativo la dipendenza dal web porno di un moderno Don Giovanni. Sempre in tema di erotismo sta per approdare a Berlino anche The Look of  Love di Michael Winterbottom, tragicommedia sulla vita del magnate inglese delle luci rosse Paul Raymond. Dipingendo l’eccentrica natura del personaggio, il regista trova una valida scusa per descrivere la storia degli ultimi 50 anni del Novecento.

– Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • marieva

    leggendo l’articolo si respira questa sobria effervescenza per il rito della Berlinale!