Storie di pubblico e privato ad Asiatica Film Mediale. Yang Yonghi racconta la Corea del Nord. Dall’intimità di una famiglia di immigrati ai nonsense del regime

Our Homeland è uno dei cinque film in concorso all’Asiatica Film Mediale di Roma; a firmarlo è la regista giapponese Yang Yonghi, immigrata coreana di seconda generazione. Una storia che intreccia vicende pubbliche e private. Ritroviamo Rie alias Sakura Ando (interprete anche nel recente Penance di Kyoshi Kurosawa) che attende il ritorno del fratello Sungho. […]

Our Homeland

Our Homeland è uno dei cinque film in concorso all’Asiatica Film Mediale di Roma; a firmarlo è la regista giapponese Yang Yonghi, immigrata coreana di seconda generazione. Una storia che intreccia vicende pubbliche e private. Ritroviamo Rie alias Sakura Ando (interprete anche nel recente Penance di Kyoshi Kurosawa) che attende il ritorno del fratello Sungho. Lui, più grande di lei di una decina d’anni, era stato trasferito per volontà del padre in Corea del Nord sotto il “programma di rimpatrio”. Da allora non era potuto più tornare.
Ottenuto un permesso straordinario di tre mesi per ricevere delle cure mediche, viene finalmente accolto dalla famiglia e dagli ex compagni di scuola: di fronte alla loro emozione, Sungho reagisce con una quieta e distante rassegnazione per un mondo che gli appare trasformato. Da Pyongyang arriva improvvisamente l’ordine di rientro immediato per tutti i cittadini. Sungsho riparte verso un destino implacabile, quanto insensato. Con un tumore maligno al cervello che lo destina ad un futuro di follia e nella pena estrema dei suoi cari, cerca di astrarsi nel vuoto del pensiero mentre lo scortano all’aereoporto.


Il tema della pellicola è di indubbio interesse storico e sociale. Lo è di meno dal punto di vista compositivo e narrativo. Manca completamente di ritmo sia nei dialoghi che nel montaggio, alcune sequenze sono inutili nell’economia del discorso e in  certi punti è impossibile mantenere l’attenzione.
Mai viene fatta luce sul modo in cui si svolge effettivamente la vita nel Nord della Corea, ad eccezione di qualche vago accenno finale: una lacuna che fa ombra anche sul resto dell’impianto narrativo. Non particolarmente degna di nota la fotografia. Sakura Ando, confermata nei ruoli di donna-bambina forte e ribelle, è brava ma un po’ ripetitiva.
Per i film in concorso anche al pubblico è data la possibilità di dare un voto da uno a quattro. Fra pochi giorni si conoscerà il premio popolare, ma Our Homeland parrebbe proprio essere uno dei favoriti.

 – Federica Polidoro

www.asiaticafilmmediale.it

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.