Padiglione Italia 2013, ovvero la rivincita degli artisti mid-carreer. Pietromarchi presenta a Roma il suo progetto curatoriale. Tante linee guida ma ancora niente nomi. Artribune l’ha intervistato

È stata una conferenza stampa avara di dettagli, quella svoltasi stamattina a Roma presso il Complesso del San Michele per la presentazione del progetto espositivo del prossimo Padiglione Italia. Il Ministero dei Beni Culturali, rappresentato da Maddalena Ragni (avremo mai il piacere di avvistare Ornaghi durante una presentazione stampa in cui si parla d’arte contemporanea?) ha infatti presentato […]

Bartolomeo Pietromarchi

È stata una conferenza stampa avara di dettagli, quella svoltasi stamattina a Roma presso il Complesso del San Michele per la presentazione del progetto espositivo del prossimo Padiglione Italia. Il Ministero dei Beni Culturali, rappresentato da Maddalena Ragni (avremo mai il piacere di avvistare Ornaghi durante una presentazione stampa in cui si parla d’arte contemporanea?) ha infatti presentato pubblicamente il curatore designato, il romano Bartolomeo Pietromarchi, già direttore del Macro, ma di notizie sul progetto espositivo ne sono trapelate poche.
La proposta curatoriale di Pietromarchi è stata scelta tra le sette giunte al Ministero dopo un processo di selezione a inviti (hanno partecipato, oltre al vincitore, anche Gianfranco Maraniello, Beatrice Merz, Chiara Parisi, Letizia Ragaglia, Vincenzo Trione e Andrea Viliani, mentre Francesco Manacorda ha declinato l’invito).

Il cuore del progetto consiste nella costruzione di un viaggio all’interno dell’arte italiana che si comporrà di opere di maestri riconosciuti e artisti mid-carreer, con l’obiettivo di “leggere criticamente alcune linee di ricerca dell’arte italiana dal 1960 in avanti non più come contrapposizione tra movimenti e generazioni ma come un atlante composto diacronicamente da temi riconducibili alla nostra storia e cultura nazionale, quali, ad esempio: il rapporto con il paesaggio, la città e l’architettura, i riferimenti alla storia e al mito, la spiritualità, l’immaginario e la cultura popolare, i temi del doppio e della maschera, del rapporto tra realtà e finzione”.
Seppur incalzato dalle domande dei giornalisti, Pietromarchi non si è sbilanciato oltre, e non ha fornito né nomi di artisti né un’idea precisa del loro numero. Quello su cui è stato piuttosto chiaro, invece, è la volontà di prendere le distanze dal suo predecessore – il bulimico Vittorio Sgarbi – proponendo un progetto di mostra sobrio e contenuto nelle dimensioni, che non ha intenti provocatori o sensazionalistici, ma vuole rimettere al centro dell’attenzione le personalità artistiche italiane, soprattutto quelle che, nonostante il lungo lavoro, non hanno ancora ottenuto un dovuto riconoscimento, soprattutto in ambito internazionale. Niente giovani artisti, dunque (“la Biennale può rovinare la carriera di un giovanissimo”, osserva Pietromarchi), ma solo maestri e artisti già approdati a una fase matura della propria ricerca.
Da un punto di vista economico, la Ragni ha dichiarato di disporre di circa 600mila euro, dei quali 200mila destinati ai costi organizzativi della Biennale e 400mila al progetto curatoriale. Non si escludono però aumenti in caso (molto probabile) di attivazione di sponsorizzazioni esterne.
Se volete sentire la presentazione del progetto dalla viva voce del neo-curatore, non vi resta che guardare i due video realizzati da Artribune per voi: l’intervento alla conferenza stampa e un’intervista esclusiva a Pietromarchi. Buona visione.

– Valentina Tanni

  • Se volete i nomi ve li dico io: Benassi, Norma Jeane, Marisaldi, Arienti, Airò, Zuffi, Perrone, Maloberti. Forse dimentico qualcuno.

  • domani avrò quelli “storici”.

  • Lorenzo Marras

    Luche’ ajo’ dicci chi vincera’ le elezioni nel 2013 che ho fatto scommesse con il vicino.

  • Walter

    Si! White dimentichi Vitone, Pietroiusti, Stalker

  • Giuliana Donzello

    Reputo un dovere farlo: segnalare l’opera e una vita de dicata interamente all’arte dell’artista Paride Bianco, grande colorista ed erede di una tavolozza tutta veneta e veneziana, trascurate volutamente dai precedenti curatori del Padiglione Italia e della Biennale, presso la quale ho lavorato per anni. Se finora l’arte di Paride è stata ignorata, dando valenza al detto “Nemo profeta in Patria”, credo sia venuto il momento di tributargli il posto che gli compete nella storia dell’arte del secondo Novecento e della sua Venezia,
    Se Max Ernst suppone per buono “… qualsiasi mezzo …(specie) il frottage…” in Paride il frottage diventa un procedimento calcolato e pensato dal quale ricava forme concluse (ritratti o paesaggi) o forme aperte più vicine ad un astrattismo di tipo espressionista e cromatico. La tecnica del frottage è portata alla compiutezza stilistica: l’ostatismo. Il calco restituisce in tutto l’immagine voluta e pensata e diventa una struttura sublimata, perché separa l’abilità del fare dal vigore dell’ispirazione.
    Così, parafrasando Kant, occorre guardare l’opera astratta di Paride non dal libero “gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal libero conflitto tra sensibilità e ragione”, in forza di una emozione costitutiva della natura umana.Da allora è sempre stato il segno iconico a decidere i momenti significativi della sua ricerca e a farlo propendere per una composizione a dominanza coloristica o segnica, talora equipresenti in tele o carte su tavola di alto spessore artistico e lirico.
    Non lasciamo che sia un altro caso italiano, tra i tanti, per il quale ad accorgersi della sua carica interiore e artistica sia nuovamente un’istituzione o una voce che non ci appartengono.

  • Sono uno scultore che non ha mai offerto il fianco a speculazioni di mercato, ed un pochino mi pento, anche se, tornassi indietro, lo rifarei.
    Il mio lavoro, viste le dimensioni, è stato solitamente esposto in luoghi pubblici ceduti dai comuni delle varie città a cui mi rivolgevo, ed è stato oggetto di ottima critica da parte di Antonio Paolucci, Gillo Dorfles, e tanti altri.
    Ho fatto mostre a Milano e in vari castelli della mia regione, l’Emilia-Romagna, ma
    nonostante questo sono ancora un benemerito sconosciuto che cerca di proporre il suo lavoro fuori dai canali speculativi, purtroppo questo non mi da ragione.
    Cosa posso fare per rendere visibile il mio lavoro e sottoporre a lei le mie opere considerando che afferma di predililigere ” maestri e artisti già approdati a una fase matura della propria ricerca, ma rimasti per lungo tempo nell’ombra.
    Le faccio tantissimi auguri di buon lavoro, chiedendole ovviamente una risposta, non scontata o preconfezionata. Grazie.

  • quelo

    la risposta è dentro di te