Francia, Svezia e un po’ di Oriente. Al Toronto International Film Festival vincono Francois Ozon e Mikael Marcimain. E per la First Feature un boriosissimo figlio d’arte…

  Toronto International Film Festival, ultimo atto: ovvero quello dei verdetti. La cerimonia è stata veloce ed informale: e noi di Artribune eravamo tra i 180 addetti ai lavori ad essere stati invitati alla cerimonia di premiazione. Ad officiare c’erano il direttore artistico Cameron Bailey ed il Ceo Piers Handling. Dopo i premi minori consegnati […]

La cerimonia di premiazione al Toronto International Film Festival

 

Toronto International Film Festival, ultimo atto: ovvero quello dei verdetti. La cerimonia è stata veloce ed informale: e noi di Artribune eravamo tra i 180 addetti ai lavori ad essere stati invitati alla cerimonia di premiazione. Ad officiare c’erano il direttore artistico Cameron Bailey ed il Ceo Piers Handling. Dopo i premi minori consegnati in nome dei vari sponsor, le cose si sono fatte serie con la critica internazionale (Fipresci) il cui verdetto è stato a favore del film di Francois Ozon Dans la maison e di Call Girls di Mikael Marcimain. A questo premio sono seguiti quelli del pubblico per miglior documentario, miglior follia di mezzanotte, miglior film che sono andati rispettivamente ad Artifact di Bartholomew Cubbins, Seven Psychopaths di Marti McDonagh’s e Silver Linings Playbook di David O. Russel (quello di The Fighter, tanto per intenderci).
Riconoscimento introdotto quest’anno è il NETPAC per il miglior film asiatico. È stato ricevuto da Sono Sion col suo The Land of Hope. Giovanna Fulvi, la programmatrice italiana addetta alla selezione delle pellicole asiatiche, ha dichiarato di essere molto soddisfatta del premio. “Il film ha incontrato difficoltà produttive a causa del tema, vissuto in Giappone come tabù. Mi sembra che questa vittoria sia anche un riconoscimento al coraggio del regista”. Da notare infine che lo Skyy Wodka Award for First Feature è andato parimerito al boriosissimo Cronenberg junior per Antiviral (qui ci sarebbe da dissertare) e a Jason Buxon per Blackbird. Considerazioni più ampie in arrivo con un articolo “in evidenza” presto in homepage…

– Federica Polidoro

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • Enrichetta

    Ma non c’é tipo una rassegna “da Toronto a Roma?”. Fanno da Venezia a Roma, da Cannes a Roma, Toronto perché non c’é?

  • Enrichetta

    E comunque, secondo me Antiviral, non deve essere male. Qualcuno sa se sarà distribuito in Italia?