Il congresso di Paweł Althamer. Solo per pittori e disegnatori. Dopo la Biennale di Berlino, anche l’Istituto Svizzero di Roma: massimi sistemi, politica e questioni sociali, da affrontare con la matita in mano

Istituto Svizzero di Roma, Solidarity Action numero cinque. Ancora un evento collegato alla settima Berlin Biennale, un’altra di quelle “azioni di solidarietà” che alcune istituzioni culturali europee stanno mettendo in cantiere, su invito di Artur Żmijewski, curatore della kermesse tedesca. Una grande rete internazionale, spazio politico collettivo ove indagare – secondo il percorso tracciato dalla […]

Pawel Althamer, Draftsmen's Congress - 7th Berlin Biennale, Chiesa St. Elizabeth, Berlino - foto Marta Gornicka

Istituto Svizzero di Roma, Solidarity Action numero cinque. Ancora un evento collegato alla settima Berlin Biennale, un’altra di quelle “azioni di solidarietà” che alcune istituzioni culturali europee stanno mettendo in cantiere, su invito di Artur Żmijewski, curatore della kermesse tedesca. Una grande rete internazionale, spazio politico collettivo ove indagare – secondo il percorso tracciato dalla Biennale – ruolo ed effetti dell’arte contemporanea all’interno del sistema sociale.
Protagonista di questo nuovo intervento romano è l’artista polacco Paweł Althamer, che tra il 4 e il 20 luglio prossimi, negli spazi dell’Istituto, prosegue quel Congresso dei Disegnatori iniziato alla chiesa St. Elisabeth a Berlin Mitte. Lo scopo? Innescare un dialogo tra artisti e pubblico, che metta in secondo piano l’uso delle parole e punti tutto, invece, sul potere comunicativo delle immagini.
Si partecipa dunque utilizzando la pittura, il disegno, il collage. Sempre rimanendo dentro al tema principale: sul tavolo questioni di grande attualità, legate alla politica, ai simboli del potere, alla religione, alla crisi economica. Che siano indignati o educati, politicamente scorretti o diplomatici, frustrati o totalmente liberi, i protagonisti dovranno seguire una sola regola: abbandonarsi a un incontro-scontro di immagini, assolutamente autentico, onesto. Dichiarasi, senza timori e pudori. I disegnatori – artisti, illustratori, architetti, designer, street artists, professionisti e non – saranno immersi in un’atmosfera rilassante e meditativa, dentro uno spazio che offre pareti e pavimento per dar voce al più creativo degli sfoghi. Idee, opinioni, dissenso e desiderio, condotti in punta di matita o di pennello. Per un babelico simposio visivo, in forma di opera collettiva.

– Helga Marsala

www.istitutosvizzero.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Intuizione intelligente, ma anche quì ci si perde nel caos più totale se l’artista non definisce un metodo. Ognuno disegna quello che desidera, si creerà un grande disegno cozzaglia e tanti saluti. Questo dovrebbe essere l’apporto che l’arte fa alla risoluzione dei probemi economici, politici e sociali? Perchè questo è l’intento della Biennale di Berlino. Alla Maloberti, facciamo “cose a caso”.

  • http://www.atpdiary.com/2012/06/disegnatori-di-tutto-il-mondo-unitevi.html?showComment=1338995418215#c3982531108792042417

    Parlare e scrivere fa paura, bisognerebbe allenarsi a scrivere e parlare. Molto più rassicurante il disegno dove ognuno fa quello che vuole, spesso a caso spesso senza coscienza; c’è bisogno di suggerire modelli non aprire cancelli. Se ci pensi questo progetto ricalca quello che avviene su facebook, dove ognuno può postare quello che vuole su un grande muro-bacheca. Cosa ne rimane? Un grande vuoto. Qual’è l’apporto di questo progetto? Nulla, perchè riflette semplicemente quello che sappiamo già, quello che viviamo.

    E’ molto grave che questo progetto sia stato inserito nella Biennale di Berlino che si propone di portare un cambiamento, e di favorire un nuovo ordine politico e sociale. Proprio ieri due “occupanti” della biennale di berlino hanno litigato e hanno chiamato la polizia. Questa è l’opera migliore della biennale, perchè dimostra la sua contraddizione: rifarsi all’ordine che si vorrebbe cambiare, senza poi avere progetti alternativi e concreti. La biennale di berlino come macao sono sintomi della malattia che vorrebbero risolvere.

  • Lorenzo Marras

    Luca, te lo dico con tutta la simpatia che ti porto : “”bisogna imparare a pensare”” e poi tutto il resto viene da se.