Roma Contemporary. Tutto quello che avreste voluto sapere sulla prossima edizione e che non avete osato chiedere. Parla Roberto Casiraghi

“La prima novità? È – e presto lo sarà ancora di più – sotto gli occhi di tutti: la nuova immagine coordinata della fiera, un progetto sul quale abbiamo investito fortemente, in un momento notoriamente difficile. Ma vogliamo dare l’immagine, anche plastica, di un evento che è in marcia, che cerca nuove strade, che accetta […]

La prima novità? È – e presto lo sarà ancora di più – sotto gli occhi di tutti: la nuova immagine coordinata della fiera, un progetto sul quale abbiamo investito fortemente, in un momento notoriamente difficile. Ma vogliamo dare l’immagine, anche plastica, di un evento che è in marcia, che cerca nuove strade, che accetta le sfide attuali”. Ostenta l’abituale sicurezza, Roberto Casiraghi, mentre commenta con Artribune le novità in preparazione per la prossima fiera capitolina: che – primissima news – assumerà la nuova e più sintetica denominazione di Roma Contemporary. Ma la sua attenzione cade sull’innovazione ancor più visibile: la nuova grafica – ne vedete un assaggio qui sopra, che ne pensate? – che debutterà con la quinta edizione, a cura del giovane duo svizzero Larissa Kasper & Rosario Florio. Una voga – quella di rivolgersi a giovani e rampanti studi di grafica/architettura/design per rivedere la comunicazione – inaugurata dall’ultima Artissima griffata Manacorda, affidata alla graphic designer Sara De Bondt, e poi clonata anche della prossima Miart versione Boehm, con la comunicazione studiata da Federico Pepe.
In termini generali – prosegue Casiraghi – la novità sarà però nel sostanziale compimento di una maturazione che si è andata via via evidenziando: un progressivo abbandono, nelle attenzioni della fiera, per il Novecento storico, a favore di una vocazione decisamente più aperta alle nuove generazioni. Questo, ci tengo però a precisarlo, sempre mantenendo saldo il dna di fiera in senso classico, distante da un progetto innovativo come poteva essere The Others a Torino”. Quanto all’organizzazione di Roma Contemporary, l’equipe si arricchirà infatti della consulenza di Alessio Ascari, fondatore e direttore della piattaforma Kaleidoscope; reduce dalla misteriosa “trombatura” nella call per la direzione di Artissima, quando il suo dossier non risultò pervenuto alla commissione, Ascari sarà coinvolto nell’ideazione e direzione di “nuovi progetti espositivi e di un vasto programma di iniziative”.

  • Un sincero augurio e buon lavoro.

  • E la Sardegna? Tutti dimenticano che la Sardegna è una regione italiana al centro del Mediterraneo. Forse questa terra di pastori, di banditi e di poveri pescatori non produce artisti in grado di essere presenti nelle grandi mostre, nei grandi progetti? Ma Casiraghi, il comitato internazionale e i grandi critici che detengono il potere assoluto, magari diviso con le gallerie potenti e ricche, non sono mai venuti nella nostra isola se non per sbafare porchetto e culirgionis, ma certamente non per conoscere l’arte sarda attuale. Alla Biennale veneta decentrata voluta da Sgarbi e che si è tenuta a Sassari, non era presente nemmeno uno dei “grandi” critici nazionali e internazionali. Come vengono fatti inviti e selezioni ? … eppure i culirgionis c’erano e il porchetto e il Cannonao……..!!!!.