La mostra sulla Transavanguardia a Milano e quella strana pubblicità sul Corriere della Sera. Chi ci aiuta a comprendere il piccolo enigma della Befana?

Ma che cosa è quella strana pubblicità che reclamizza la grande mostra sulla Transavanguardia di Milano? Sollecitati da alcuni lettori e incuriositi dal fatto che Achille Bonito Oliva (che sulla inserzione appare in gran primo piano) nella grande intervista che ha rilasciato ad Artribune e che uscirà sul prossimo numero del magazine ci ha raccontato […]

La pubblicità apparsa sul Corriere della Sera qualche giorno fa

Ma che cosa è quella strana pubblicità che reclamizza la grande mostra sulla Transavanguardia di Milano? Sollecitati da alcuni lettori e incuriositi dal fatto che Achille Bonito Oliva (che sulla inserzione appare in gran primo piano) nella grande intervista che ha rilasciato ad Artribune e che uscirà sul prossimo numero del magazine ci ha raccontato che per comprimere i costi delle mostre si era scelto di non pubblicizzarle sui media, siamo andati ad indagare un po’.
La curiosa presenza del logo ufficiale della Regione Lombardia su una locandina del tutti dissimile a quella ufficiale della mostra ci ha destato qualche legittimo sospetto. La pubblicità sembrerebbe a tutti gli effetti acquistata dalla Gigart il cui logo appare sulla destra, con la medesima dignità di quello dell’ente presieduto da Formigoni e il cui sito appare in basso, manco fosse lui il sito della mostra a Palazzo Reale. Il tutto sul quotidiano più diffuso del paese. Strano, in effetti un poco strano. Tantopiù che, analizzando il materiale ufficiale della mostra, il logo della Gigart non risulta tra gli sponsor ufficiali dell’evento meneghino.

Chi è la Gigart? La Gigart è una società di Salerno, con sedi anche a Milano e a Roma, che si occupa come tante società oggi in Italia di art finance. Non solo consigli ai collezionisti, advisory e consulenze. Ma anche vendita diretta delle opere (sovente presentate da Vittorio Sgarbi come si può vedere nel profilo YouTube dell’azienda stessa) e di organizzazione di mostre con un particolare sistema, quello del Diritto di Prestito. Tale diritto offre al cliente che abbia acquistato un’opera di valore superiore ai 5mila euro la possibilità di guadagnare, per 5 anni, il 3% del valore dell’opera stessa in cambio di tenerla a disposizione per le mostre eventualmente organizzate da Gigart. Insomma, secondo quanto abbiamo compreso, Gigart offre ai propri clienti delle opere, allo stesso tempo si garantisce su queste opere la possibilità di utilizzo per mostre e rassegne e in cambio garantisce al cliente un rendimento del 3% sul valore di acquisto delle opere per 5 anni (dunque il 15% complessivo). Allo scadere del quinto anno il “collezionista” (ci perdonerete le virgolette) potrà rivendere l’opera. Il tutto è spiegato sul sito della Gigart con qualche inciampo grammaticale come potete vedere sopra o cliccando sul sito in basso.

Danilo Gigante a Mi Gioco La Tv from riverjohnny on Vimeo.

Ma c’è di più. Come potete vedere da questo video, che vi consigliamo di visionare per intero, la Gigart fa anche funzione di agenzia di comunicazione. Una vera e propria factory creativa che “crea” imprescindibili correnti artistiche, scrive manifesti e poi piazza ai collezionisti artisti di sicura rivalutazione nei prossimi 10 anni. Nel filmato il titolare della Gigart vi spiegherà senz’altro meglio di noi.
Ora, essendo insomma apparsa una pubblicità su un importante quotidiano nazionale, la domanda resta in sospeso: cosa c’entra, a parte i comuni natali salernitani, la Gigart con Achille Bonito Oliva, con i Cinque Moschettieri della Transavanguardia, con la Regione Lombardia e con la grande mostra di Palazzo Reale?

www.gigart.it

  • hm

    pubblicità di strada?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      E’ ovvio: la pubblicità è sempre stata la vera anima della transavanguardia…

  • Gino

    Quando la finiremo di fare i furbetti…

  • Non è che Gigart cerchi di spacciare come sua la mostra?
    Gli Arman componibili sono una chicca. L’unica cosa genuina mi pare la ragazza che sorregge i quadri!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Caro Daniele, hai ragione: la bella ragazza che sorregge i quadri è l’unica modalità di percorso spontaneo, terapeutico, in una mostra rigorosamente costruita, realizzata e disciplinata da regole e modelli pubblicitari.

      • kim

        ma stai zitto ignorante!

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Kim, in Toscana si dice che la ragione va sempre data ai bischeri !

  • ah bho!

    bhe forse questo link può aiutare a capire di chi stiamo parlando

    http://sosonline.aduc.it/lettera/gigart_225932.php

    P.S.
    complimenti per l’usodelle virgolette nell’articolo,
    mai così appropriato ;)

  • Redazione

    Ragazzi, non scherzate: oggi come oggi ci vuol coraggio a lanciare una nuova corrente…

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Gentile Redazione, oggi l’unica vera corrente da lanciare in questo sistema asfittico dell’arte è quella di spazzare via tutte queste pseudo correnti d’aria fritta e rifritta…

      • kim

        uffa che noia….

    • …sul mercato sottostante?

  • Attenzione. La cosa è terrificante ed esprime bene lo stato dell’arte in italia e non solo, esattamente come faceva il padiglione di sgarbi alla Biennale.

    Ma cosa credete che con l’eleganza, l’abilità del “non detto”, la colteria, la raffinatezza degli spazi bianchi, Francesca Minini, Massimo Minini, Massimo De Carlo, Noero,T293, Galleria ZERO e tutte le altre gallerie italiane più cool e serie facciano molto diverso da Gigart????

    La reazione più giusta ed efficace da parte mia, vostra e di Artribune sarebbe quella di innescare un confronto su cosa sia oggi la Qualità e il Valore nell’arte contemporanea. Questo confronto, e solo questo, ci salverebbe da certe derive da TeleMarket.

    Pochi lamenti e fatti.

    luca rossi
    http://www.whlr.blogspot.com

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      luca rossi, sei sempre vivo ? Tu che sei ben inserito in questo adorato e odiato sistema dell’arte, perchè non rispondi alle mie dannate domande ?

    • Guido

      Lo ripeto: IT’S TIME TO SAY GOODBYE!
      da tutto questo schifo!

  • Cheppalle

    Ancora… Ma che ti hanno fatto i galleristi italiani? Ti snobbanno? Non ti vogliono con sè a Frieze, Art Basel…? Hai bisogno del numero di qualche galleria straniera? Quali ti piacciono, dicci, così magari ti diamo una mano ad espatriare. O non ce ne sono nemmeno all’estero di gallerie che fanno al caso tuo…? Dicci, dicci dove sta la qualità, così proviamo a proporre il tuo nome.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Cheppalle, con questi chiari di luna, credo sia molto difficile trovare fortuna all’estero.

  • frustration

    Ma basta, basta, Rossi!! Non ci crede neanche più lei a quello che dice, dai.

  • Ma perchè finite sempre a parlare di me? Ho posto un altro problema.

    Se anche nel “migliore” sistema italiano non c’è critica che vada oltre “il mi piace” (vedi moussoscope, flash art, ecc ecc) poi non ci si può lamentare di questi fenomeni. Anzi io vedo queste come operazioni “artistiche” inconsapevoli, perchè sono stimolo per tutti a porsi domande rispetto il valore e la qualità. Rispetto allo stato dell’arte, e all’arte contemporanea; questioni che sono termometro e strumento per tutto il resto.

    lr
    http://www.whlr.blogspot.com

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Caro Luca, vogliamo che tu diventi una nuova stella cadente nel firmamento dell’arte internazionale. Una stella che luccica di luce pallida, che svanisce nei lunghi e ombrosi corridoi della Fatebenefratelliarte dove, in occasione della Befana, è stata allestita una mostra di catafalchi viventi, presso la quale da questo nuovo anno, l’associazione organizzerà un confronto a corpo a corpo, diretto su ciò che è oggi la casta dell’arte italiota con laboratori di scrittura criptica, aperta anche ai disabili mentali.

  • Io starei alla notizia.

    Queste operazioni, nel campo dell’investimento nelle opere d’arte, hanno un grande vantaggio. A differenza del risparmiatore Parmalat, le vittime di queste operazioni non protestano (come direbbe Hirschmann, non fanno VOICE). Per due motivi:

    -hanno paura di perdere in status sociale essendo persone abbienti.

    -hanno paura di non rivednere più l’opera-bidone acquistata.

    Ma questo offre un grande vantaggio anche a quel mercato dell’arte più raffinato, che in italia vive su una sorta di bolla speculativa a partire dalla fine degli anni ’90. Mi riferisco, per esempio, agli artisti mid-career italiani che fuorono inseriti nella mostra-libro Espresso Arte Oggi in Italia (Berti, Tuttofuoco, Perrone, Galegati, ecc ecc) nel 2000. Che valore hanno oggi quelle opere? E perchè? Per certi aspetti si potrebbe parlare di Caso P-ART-MALAT? Cioè opere il cui valore venne gonfiato arbitrariamente da pochi operatori? Cosa si ritrovano oggi in mano quei collezionisti? E la generazione successiva? Massimo Minini infilava opere del giovane Paolo Chiasera in trattative per Vanessa Beecroft? Quanto è stato pagato Chiasera? Perchè? E oggi quanto vale?

    Quindi non mi scandalizzerei per queste derive da tele market, quanto per una certa concezione dell’arte anacronistica e fuori dal tempo. Linda Randazzo mi chiede:

    ma perchè ti interessa questa minchia di arte?

    Perchè credo che sia termometro del presente e strumento per agire su quello che c’è intorno a questa minchai di arte.

    lr

    http://www.whlr.blogspot.com

  • A me pare che nella faccenda si realizzi nella sostanza una convergenza di interessi tra soggetti con ruoli diversi.
    C è il proprietario che affitta
    C è l intermediario che organizza la presentazione con Lo scopo di creare le condizioni di future vendite e cosi’ conseguire future provvigioni con cui coprire i costi dell affitto e ottenere profitti.
    C è infine il “Marinetti” con i suoi garzoni che ottengono permanenza di attenzioni verso la propria “ikea” per effetto delle operazioni di scambio.
    Manca in progetto di cartolarizzazione e siamo apposto perché così si possono ottenere anche anticipazioni dalle banche.
    Che dire, ecco a Voi il subprime avanguardistico

  • Coda

    Sono d’accordo con lr x iniziare a creare un dibattito sulla qualità dei lavori artistici, su cosa sia e a cosa serva l’arte oggi. E sono d’accordo con lui sul fatto che bisogna fare qualcosa di concreto. Per cui come potremmo creare un luogo dove discutere di queste cose? La soluzione più comoda sarebbe che artribune mettesse a disposizione uno spazio dedicato sul suo sito (x es con un titolo tipo “che cosa è e a cosa serve l’arte oggi?”) Se ciò non fosse possibile x qualsivoglia motivo, pensiamo ad un’alternativa (blog dedicato) che potrei anche aprire io se siete d’accordo.
    Però basta ripetere sempre le stesse cose senza mai far niente.

    • Lucoda Rossi Morsiani

      sono d’accordo con me stesso, c’è anche chi non è d’accordo. Fatemi gli applausi grazie

  • Coda il dibattito é sempre al centro di tutti i commenti, forse Lei magari travisa il pensiero di Luca Rossi a mio avviso interessato più ad un cambiamento qualitativo dell’argomentare. Ovverossia l individuazione e messa in discussione dei punti ciechi in cui oggi il linguaggio é costretto a recludersi.
    La stessa categoria di “ikea evoluta” non é una trovatina inventata a caso e da applicare per mera soddisfazione umoristica a questa oppure a quest’altra situazione ma è bensì la presa d’atto che nella contemporaneità in cui siamo testimoni il linguaggio non é usato per creare una fase diversa ma solo per omologarsi a canoni già dati e sopratutto amministrati.
    Queste sono le poste da discutere.

  • Coda

    “La reazione più giusta ed efficace da parte mia, vostra e di Artribune sarebbe quella di innescare un confronto su cosa sia oggi la Qualità e il Valore nell’arte contemporanea”. Così diceva lr qualche post fa, non mi sembra quindi di aver travisato. La mia intenzione era solo di dare il mio sostegno alla sua idea proponendo in aggiunta di fare qualcosa di concreto. Per finalmente affrontare direttamente la Questione (sì con la q maiuscola) e non lasciarla sempre annunciata e mai approfondita come spesso capita in queste news.
    Se quindi ho capito bene lei non sarebbe interessato a questo confronto e le basta quanto si dice (non si dice) nei post quotidiani? Se è così, è perchè lei sa cosa abbia valore artistico oggi? E se è così perchè non ci dice come lo valuta?
    Non continuiamo a parlare di sistema chiuso dell’arte che si autoalimenta, di inventare frasi ad effetto, ma tentiamo di capire quale sia il senso di fare arte oggi. Se lo troviamo (insieme) la critica all’attuale sistema sarebbe + fondata e quindi + forte a sconfiggerlo.

    • Non sono interessato a questo tipo di formalizzazione perché non esiste nessun punto Su cui occorra fare un qualsiasi punto sulla situazione. Non vorrei essere cinico ma sarebbe come consacrare in sostanza, una oggettiva impotenza.
      Tornando alla sua domanda, personalmente ritengo che non esista nessun valore artistico.Voglio dire , dare un valore all’arte significherebbe porla in una condizione subordinata di ricevente; e siccome trovo che solo attraverso l esplicarsi della azione di ogni singolarità a fare si che si faccia la parola ARTE ecco allora che é proprio quest ultima a generare valori. Trovo cruciale questo cambiamento di prospettiva affinché le sia anche chiaro cosa pensi del problema SISTEMA.
      Nel senso che per

  • Per il sottoscritto non ha mai rappresentato in problema nessun sistema.

  • Coda

    Mi scusi ma non riesco a comprendere fino in fondo in cosa consista concretamente il cambiamento di prospettiva che cita.. condivido anch’io che il sistema non è un problema (non sono per nulla interessato ad esporre in gallerie x es.) e che il valore artistico sii genera ex post (da un’azione nata non con un fine artistico definito ex ante), ma rimane che comunque è necessario definire cosa sia artistico e cosa non ed è su questo che vorrei nascesse un confronto. Non potrebbe spiegarmi meglio la sua idea su questo punto… In altre parole prima o poi dovrà dire se una cosa è artistica oppure no? Ma allora ha bisogno di un criterio, qual è?

    • Ma é semplice. Ribaltare la prospettiva significa non partire più da quelle che sono aspettative o se vuole chiamarle esigenze sistemiche altre ed invece tenere solo conto delle proprie . Occorre essere geneticamente testardi e obbedire solo a se.
      In parole più semplici, autentica consapevolezza di ciò che si pensa o si fa.

      Alle volte mi domando …un istinto o una fede?

      Ecco in autentico Artista é prima di ogni cosa una persona che ha uno sconfinato rispetto della propria vita e così di riflesso a tutte le vite.

  • Guglielmo

    E’ strepitoso questo video vi debbo ringraziare per avercelo inviato, è una chiccaaa

  • fra

    una geniale strxxxxta…
    in collaborazione con il noiosissimo abo.
    perchè vi stupite, mi sembra che tutto segua i piani

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      la transavanguardia ha la capacità di transitare da un piano all’altro, in alto e in basso, a destra e a sinistra…in un miasmatico marasma di linguaggi e luoghi comuni che non trova uguale nella storia della pittura.

  • Coda

    A lm: condivido il suo pensiero con una piccola sfumatura: per avere “un’autentica consapevolezza” delle proprie idee è necessario il confronto con gli altri. Altrimenti il rischio è di diventare fanatici. Ritorno quindi a ribadire la necessità di un dibattito per testare le proprie convinzioni.
    Potremmo anche iniziarlo subito, se le va ovviamente: perchè non mi fa un esempio di qualcosa che lei fa o pensa di cui abbia “autentica consapevolezza”.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Caro Coda, forse non mi conosci abbastanza bene – io ci sto ad aprire un dibattito serio, sereno per testare le mie e altrui convinzioni sull’arte contemporanea. Non che Se vuoi possiamo iniziarlo da subito. Allora perché non affrontiamo subito, sul piano storico, la poetica di questa cosiddetta “transavanguardia” ? Poi possiamo analizzare altre espressioni linguistiche a tua scelta sempre nella dovuta e autentica consapevolezza.
      saluti.

    • Vivaddio Coda non ho idee né tantomeno imperativi da impormi. Di quali idee parla ? Guardi se tutto è a posto stasera sono a Luogosanto a prendere dell acqua che è una meraviglia e con l occasione faccio un salto al santuario di San Grano Eremita dove tra granito e sugherete si respira aria buona ed un panorama da paradiso che va da Arzachena a Tavolata fino alla catena del Limbara. Servo la vita di cui sono custode, le sembra poco? Non comprendo la sua pervicacia ad affrontare il tutto in termini puramente intelletuali.

      • LorenzoMarras

        correggo : Trano non Grano (questi cellulari)

  • Coda

    A lm: parlavo di idee in senso ampio in linea con quello che lei diceva circa “l’autentica consapevolezza di ciò che si pensa e si fa”. Mi sento molto vicino al suo modo di vivere e mi farebbe tanto piacere approfondire questo approccio nel senso di cercare nuove forme di piacere sensoriale e mentale (qualcosa che vada oltre la bellezza dei paesaggi che lei cita) xchè qui sta secondo me il senso dell’arte (di ieri e di oggi)
    A sm: ho concluso appositamente la risposta a lm proprio con le parole con cui ABO chiudeva il manifesto della transvanguardia nel 1979 per rispondere a lei. In sintesi aspetti positivi della transav.: libertà espressiva, voglia di uscire dal rigore linguistico del decennio precedente per tornare al mondo, recupero della soggettività dell’artista e ricerca della felicità/piacere mentale e sensoriale. Tutto ció lo sento molto attuale, tuttavia il voler cercare di raggiungere tutti questi obiettivi con la sola pittura secondo
    me è il vero limite di questo movimento. Quindi buone le premesse, troppo deboli i risultati.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Gentile Coda, grazie della sua risposta. Finora lei, citando le parole di abo, ha parlato di transavanguardia come recupero della “libertà espressiva, voglia di uscire dal rigore linguistico del decennio precedente per tornare al mondo, recupero della soggettività dell’artista e ricerca della felicità/piacere mentale e sensoriale”

      Cosa dire, belle parole, tutte cose giuste. Ma questi valori proclamati nel manifesto della transavanguardia…, in realtà, sono sempre esistiti nella storia dell’uomo e dell’arte. Valori e aspetti che ritroviamo più o meno in molti linguaggi espressivi, differenti dalla transavanguardia.., perfino, nell’arte concettuale, (quando si parla di soggettività dell’artista, di linguaggio e di pensiero) sono presenti, e le dirò, sono per l’appunto meno scontati e prevedibili della pittura, scultura, (intesa in senso tradizionale), quale l’odierna transavanguardia.

      Di qui l’idea linguistica dell’arte concettuale che non la si può sottrarre alla ricerca della felicità interiore, il piacere mentale che si esplica nel progetto creativo, nel quale se ne è invasi e che non lo si può, assolutamente trattenere; che se ne è così affascinati di creare direttamente concetti con un intendo estetico, sempre nella massima libertà espressiva.

      Per questi valori, l’aspetto esecutivo, manuale o pittorico è un gioco troppo banale, prevedibile, scontato, perché valga la pena giocarlo. La bella pittura, tradizionalmente intesa – da portare a casa come feticcio da appendere nel soggiorno buono, in qualche modo, salta con l’investigazione concettuale.

      Con ciò non intendo dire che bisogna dimenticare la manualità dell’arte, ma che ci si deve anche svuotare di linguaggi tradizionali, come la transavanguardia che per rilanciare la pittura, ha attinto senza pudori al grande pozzo di una modernità non basata solo sul mito del “nuovo” e sulle trasgressioni delle avanguardie storiche secondo una lettura convenzionale.

  • Coda

    Tutto condivisibile anche perchè stiamo parlando di movimenti storici, ormai sedimentati. Il punto è cosa può e deve dare l’arte oggi, anche alla luce di queste esperienze storiche. Io non sono molto interessato al discorso tipico di lr sulla chiusura dell’attuale sistema artistico nazionale, mi sento molto + vicino all’approccio di Marras alla vita anche se aggiungerei che l’arte x me è il tentativo di fornire un continuo arricchimento alla ns esperienza sia mentale che sensoriale, come ho già detto sopra. Ecco xchè mi piaceva la chiusura del manifesto di abo che aggiungeva al piacere mentale del concettuale anche quello sensoriale. Un buon punto di partenza da sviluppare (con lavori concreti ovviamente x evitare che belle parole diventino vuote) ma che è anche continuità col passato come ha ricordato lei.
    Lei che si definisce artista cosa pensa debba fare un artista oggi? E lei cosa fa e perchè? Su questo secondo me dovremmo continuare il ns dibattito anche discutendo dei ns lavori. Grazie anche a lei x lo scambio di idee.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Grazie gentilissimo Coda, la sua risposta è degna di chiarezza, un sentiero di parole condivisibili che mi incuriosisce la mia mente e mi accompagna come uomo e artista a cogliere quel senso dell’arte che mai si potrà catalogare in un solo unico pensiero o semplicemente racchiuderlo in schemi verbali.

      A mio parere, oggi l’artista deve innanzitutto comprendere la realtà in cui vive e deve sforzarsi con un linguaggio innovativo, comprensibile ed efficace di soddisfare esigenze varie e mutevoli; affinché ciò possa veramente far presa sulle coscienze individuali e collettive.

      Mi rendo coscientemente conto di quanto sia difficile realizzare tutto questo – quanto siamo ad operare, in una società alienante come la nostra, che si dimostra priva di valori e ideali; in cui l’arte e l’artista vivono un’esistenza precaria.

      Secondo me, la prima cosa da fare è denunciare a chiare lettere le storture sociali dell’odierno sistema dell’arte; cancellare qualsiasi cosa imposta dall’alto da questa mostruosa industria dell’arte e della cultura che riduce ogni pensiero a merce di scambio.

      Solo allora l’artista sarà in grado di ascoltare la sua autentica voce della coscienza.

  • Coda

    Ok ma non potrebbe farmi qualche esempio dei suoi lavori artistici o dirmi se ha un sito dove poterli vedere. Penso che questo sia l’unico modo x avanzare nel nostro confronto.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      gentile coda, mi dispiace ma non ho un sito dei miei lavori artistici.
      In realtà i miei lavori non sono da considerare “artistici” ma semplici documenti, tracce, segni, ricordi di vita vissuta in rapporto ad un determinato luogo e di una comunità prescelti.

      Come per esempio: (Tante ragioni di stare alla larga dal sistema malato dell’arte) è un lavoro che ho realizzato assieme ad alcuni contadini in un paese sperduto della Puglia.

      Voglio dire che c’è in questa mia ricerca un impegno sociale che mira a preservare valori e cultura della classe contadina. Un modo di costruire rapporti creativi, di solidarietà e di equilibrio ecologico, nonostante le devastazioni ambientali provocate proprio da un modo di pensare la natura e le sue risorse, come merce di scambio.

      Voglio dire che oggi l’arte e la cultura vive e vegeta sotto le luci mondane della città, anche perché la nostra visione dell’arte è deformata e soffocata da una galassia di immagini artificiali statiche e in movimento, che drogano la nostra scatola cranica.

      Per questo i miei progetti “artistici”, bisogna guardarli e giudicarli soltanto dal punto di vista reale o veridico, come azioni mirate che avvengono in un determinato contesto umano, sociale, che si distruggono nello stesso momento in cui le eseguo: cerco sempre di non lasciare tracce visibili, se non ai soggetti a cui sono destinate.

      Non mi interessa il pubblico che frequenta i cosiddetti luoghi deputati all’arte, ma la vita delle singole perone a cui rivolgo il mio punto di vista o messaggio creativo. Per me, ciò costituisce un’emozione in più di un’opera da collocare in un luogo istituzionale.

      Le figure, i disegni le croste che a volte trasporto dall’immaginazione sulla carta, sulla tela o altro materiale – in realtà non sono figure effettive, ma sono ricordi, gesti, magia che in qualche modo digerisco di una parte nascosta della mia sensibilità creativa ormai perduta.

      Al di la dei luoghi comuni, le convenzioni e certi linguaggi contemporanei omologati, la mia prassi creativa, mira a cogliere frammenti di autenticità proprio nelle persone anonime che sono a digiuno di cose d’arte.

      La mia sfida è allora quella di dare creatività, identità a ciò che escluso da questo delirante sistema dell’arte e dello spettacolo.
      Cioè quello che nessuno vuole di sporco che si attanaglia nei bassifondi della creatività umana e che in qualche modo si vuole nascondere dietro una falsa democrazia partecipativa o che si vuole confinare in un’ arte di rifiuti…

      Se vuole possiamo incontrarci da qualche parte per discutere serenamente su questi ed altri temi; intanto la saluto caramente.

  • CoDa

    Innazitutto scusi il ritardo nella risposta ma riesco a collegarmi solo saltuariarmente per problemi di lavoro e famiglia.
    Mi piace l’idea di lavori che si distruggono lasciando traccia se non nei soggetti a cui si riferiscono. E con riferimento a ciò, per capire meglio il suo lavoro, non potrebbe darmi dettagli circa il lavoro che ha citato con i contadini pugliesi. In cosa consisteva nel concreto? Che riscontro ha avuto da parte loro?
    se vuole sono disponibile anche all’incontro fisico, anche se lo vedo piuttosto difficile. Io abito a roma e sono spesso via x lavoro. per esempio nelle prox due settimane sarò a milano.
    cari saluti anche a lei

  • erica

    ammazza quanta gente nullafacente….

  • Atelier CrciticCritici

    “”Ora, essendo insomma apparsa una pubblicità su un importante quotidiano nazionale, la domanda resta in sospeso: cosa c’entra, a parte i comuni natali salernitani, la Gigart con Achille Bonito Oliva, con i Cinque Moschettieri della Transavanguardia, con la Regione Lombardia e con la grande mostra di Palazzo Reale?””

    Cari amici condivido… e propongo ad ARTRIBUNE MAGAZINE con noi tutti CriticaCritici & C. che scriviamo di RIVOLGERE LA DOMANDA CON UN BEL ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA E ALLA GUARDIA DI FINANZA DI SALERNO E MILANO, non vi pare che bisogna iniziare a fare così per avere risposte pubbliche sicure?
    Buona Arte a tutti e occhi aperti SEMPRE.

    • Atelier CriticACritici

      “”Ora, essendo insomma apparsa una pubblicità su un importante quotidiano nazionale, la domanda resta in sospeso: cosa c’entra, a parte i comuni natali salernitani, la Gigart con Achille Bonito Oliva, con i Cinque Moschettieri della Transavanguardia, con la Regione Lombardia e con la grande mostra di Palazzo Reale?””

      Cari amici condivido… e propongo ad ARTRIBUNE MAGAZINE con noi tutti CriticaCritici & C. che scriviamo di RIVOLGERE LA DOMANDA CON UN BEL ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA E ALLA GUARDIA DI FINANZA DI SALERNO E MILANO, non vi pare che bisogna iniziare a fare così per avere risposte pubbliche sicure?
      Buona Arte a tutti e occhi aperti SEMPRE.

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Per fare un esposto alla procura ci vogliono prove concrete sul fatto…, non è sufficiente provare solo disgusto e disapprovazione.

    • Paziente Irlandese

      Ho visto la Mostra a Palazzo Reale e ho il catalogo della stessa (editore Skira e reperibile nelle librerie) sia in mostra che a catalogo viene citata Gigart come sponsor della mostra.
      Per curiosità sono entrato nel sito della mostra, ho cliccate sulla pagina sponsor e ho trovato tutti gli sponsor della mostra compreso Gigart.
      Non riesco bene a capire………comunque mi adeguo!!!!!!

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