Per carità, Caterina non sarà senz’altro una mignotta. Ma che motivo aveva di provocare Giancarlo Politi additandolo a negriero solo perché, come milioni di aziende, offre stage per la sua Flash Art?

“Imprenditore dà della mignotta a una disoccupata in cerca di lavoro”. Letta così, brutalmente, c’è da indignarsi e non poco. E molti dei lettori l’avranno letta, visto che in breve la “notizia” ha invaso la rete e i social network. E le avranno prestato attenzione, visto che l’imprenditore di cui si parla è l’editore di […]

Giancarlo Politi

Imprenditore dà della mignotta a una disoccupata in cerca di lavoro”. Letta così, brutalmente, c’è da indignarsi e non poco. E molti dei lettori l’avranno letta, visto che in breve la “notizia” ha invaso la rete e i social network. E le avranno prestato attenzione, visto che l’imprenditore di cui si parla è l’editore di Flash Art Giancarlo Politi, e il lavoro in oggetto è in realtà uno stage offerto nella redazione della rivista.
Tutto parte da un annuncio, con il quale Flash Art cercava uno stagista, mettendo in chiaro che “per almeno 8-10 mesi, il rimborso spese per uno stagista che deve imparare tutto, è minimo, quasi inesistente”. Poi la nota circolata su Facebook riporta brani di una conversazione fra una potenziale candidata e Politi, nella quale nella sostanza – con toni via via più accesi – la ragazza chiede lumi sul perché qualcuno dovrebbe lavorare gratis per lui, e l’editore risponde sostenendo le sue ragioni, e chiudendo con l’infelice allusione alle “mignotte”.
In calce riportiamo il testo integrale della conversazione, in modo che ognuno possa farsi la sua idea. Da parte nostra, al netto della caduta di stile finale, nei termini generali non possiamo che concordare con Politi. A parte i toni aggressivi e provocatori di Caterina – questo il nome -, lui non ha fatto che esporre sacrosante verità: frequentare uno stage non equivale a lavorare gratis, semmai ad investire su se stessi, e spesso – quando capitano stagisti inadeguati – è l’azienda ad essere semmai creditrice di energie e tempo speso inutilmente. Ovvero è un rischio di impresa, che lo stagista è chiamato a condividere, c’è qualcosa di strano forse?

La conversazione apparsa su Facebook

Caterina:
Mi spiega perchè i miei genitori o chi per essi dovrebbero pagare perchè IO lavori PER lei? Solo persone ricche possono dunque lavorare da? Mi dica una cosa: se potessimo non lavorare per vivere, secondo lei, lavoreremmo? Evidentemente lei non si e’ mai trovato nella spiacevole situazione di dover lavorare per vivere, fortunello lei. Le auguro una vita senza rimborso spese (Chieda altrove quanti ne percepiscono uno AHINOI)

Giancarlo Politi:
Caterina, se tu fossi in grado di lavorare per noi ti offrirei subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese. Prima impara a scrivere, a leggere dai siti e giornali del mondo, a fare una notizia in dieci righe, a fare l’editing di un testo, a impaginare con inDesign e poi potrai avanzare pretese. Lo sai cosa dice Tronchetti Provera? Lavorare oggi a buoni livelli e’ un lusso. Se uno non lo capisce vada a lavorare al Mac Donald. E’ forse il tuo caso? Auguri.
PS. Chiedi allo Stato di aiutarti. La mia azienda non e’ di beneficenza. E tu cerchi la beneficenza.

Caterina:
In tal caso sono lieta di farle sapere che non solo so scrivere ed impaginare con indesign ma mi sono laureata in design col massimo dei voti e di software tecnici ne conosco almeno 10 tra grafica, photo editing, disegno e 3D. Parlo correntemente 4 lingue e la mia conoscenza dell’arte contemporanea e’ ottima. Vivo e lavoro all’estero da anni e mi creda, dal suo annuncio la cosa che vorrei meno al mondo e’ lavorare per lei. meglio il mac donald’s, quanto ha ragione! La beneficenza se la faccia fare lei, povero indigente che non puo’ nemmeno pagare un povero stagista il minimo.
Anzi, meglio: perche’ non chiede all’ufficio delle imposte? saranno lieti di aiutare chi fa profitto sul lavoro non pagato. Avanti cosi’, lei e’ UN EROE.

Giancarlo Politi:
Caterina, come vedi ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l’arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli. Buon segno.

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  • Elena

    sisi, bella roba chiamare un 8-10 mesi di lavoro gratis “stage”.
    e sull’onda del politically correct dire che tanto ci sono decine e decine di aziende che fanno così.
    come al solito “piove sempre sul bagnato”: ancora una volta puoi permetterti di fare tutta l’esperienza che vuoi e di investire su te stesso solo se hai i soldi o i tuoi che ti mantengono fino a 30 anni.

  • Ginevra Are

    se posso esprimere la mia opinione, non mi trovo in realtà nè d’accordo con Caterina nè col signor Politti. non sono d’accordo con Caterina perchè come detto si esprime con un tono accusatorio e provocatorio facendo delle assunzioni (“solo le persone ricche possono lavorare da Flash Art”) che immagino non fossero affatto citate dall’annuncio di Flash Art… cominciando lei stessa con le offese.
    ma non sono d’accordo nemmeno con Politti, non solo per la sua infelice battuta sulle mignotte, ma in quanto mi sembra dia per scontato che una persona laureata ma senza ancora un lavoro non sia in grado di fare tutte le cose da lui elencate.

    ed è vero che come dice Artribune spesso fare uno stage equivale ad investire su se stessi, e offre la possibilità di imparare cose che nemmeno pagando per un master di alta specializzazione si potrebbero apprendere.
    ma non prendiamoci in giro e non facciamo dei massimi sistemi, è anche vero che, fatte alcune eccezioni, (e parlo per esperienza personale) fare uno stage presso un grande nome equivale non ad imparare propriamente il mestiere (altrimenti sarebbe un apprendistato, o un “andare a bottega”), ma a fare da galoppino e da factotum per i piani più alti. e quando questo processo va di pari passo con la nulla retribuzione e il nullo rimborso spese, è normale che dopo un certo tempo ci si stanchi.

    la verità è che è il sistema odierno degli stage che è sbagliato: i neo-laureati hanno spesso voglia di impegnarsi e di imparare, e sicuramente faranno degli sbagli all’inizio, ma ogni imprenditore che si rispetti deve sapere cosa vuol dire fare degli sbagli, ed imparare a rialzarsi. e le aziende hanno bisogno di giovane forza lavoro che faccia da tappabuchi, ok ci sta. noi impariamo e ci facciamo il mazzo tanto, voi ci insegnate e avete il lavoro fatto.
    quello che credo sia sbagliato è presumere che ogni stagista sia uguale a tutti gli altri, che il nostro tempo non valga denaro solo perchè non abbiamo ancora un lavoro e si presume che “dobbiamo imparare”, e che la negazione anche solo di un rimborso spese sia scontata “perchè così fan tutti”.

    l’impresa rischia e investe su di noi, ma noi vi doniamo il nostro tempo e le nostre energie con una costante voglia di imparare e di metterci alla prova. e non voglio generalizzare, ma qualche volta invece sì, fare uno stage equivale a lavorare gratis. e quando ci si trova con 3, 4 esperienze di questo tipo, è giusto cominciare a pretendere di avere un certo livello di retribuzione per il lavoro svolto.
    l’impegno ci vuole da entrambe le parti, e soprattutto occorre non prendersi in giro a vicenda!!!

  • Ginevra Are

    e un’ultima, piccola provocazione per Artribune: provate a proporlo, voi, uno stage in cui realmente si impari e non si lavori gratis e basta!!! e vedrete che non solo è molto difficile gestirlo in questa maniera, ma che se davvero di imparare si tratta, nessuno stagista si lamenterà più di tanto di un mancato rimborso spese.

  • federica

    sono d’accrdo con Ginevra, ma capisco anche la posizione di entrambi.
    Caterina si esprime in modo assolutamente inadeguato al contesto, ma dà sfogo ad una rabbia legittima – comune a tanti – che si è accumulata nel tempo.
    Una rabbia evidentemente incontrollabile.

    Politi è giustamente irritato da questo tono e dalle parole rivolte a lui (parole che, però, non riguardano lui…è stato accusato ciecamente a nome di tutti quegli imprenditori che approfittano degli stagisti.). Lui ha fatto una proposta chiara. L’accetta chi vuole.

    In una normale situazione un neo-laureato potrebbe anche permettersi di fare uno stage gratuitamente. E’ un investimento su se stessi, giusto.
    Ma oggi, forse, la situazione è precipitata.

    Perché spesso non si tratta più di fare uno stage gratuito, ma uno dietro l’altro.
    Perché le famiglie non hanno più la possibilità di pagare e sostenere i figli a lungo o a breve termine.

    C’è un dislivello enorme fra la situazione concreta delle persone e le esigenze legittime delle aziende (escluse quelle che ci marciano). O forse questo disliivello non c’è e le aziende pure annaspano. Quindi, può anche essere, che qualcuno approfitti degli stagisti, sapendo che mai verranno assunti (non mi riferisco a Politi!).

    Argomento interessante, grazie

  • antonio

    bello vedere come nel 2011 i critici d’arte o editori o qualsiasi cosa sia un Politi non citano più hegel o kant, ma Tronchetti Provera! é proprio lo stato dell’arte! ahahahah nn ce la posso fare…
    state dicendo che hanno torto entrambi allo stesso modo…stiamo scherzando? é evidente che lei ha argomentato e lui le ha dato della mignotta…tanto é facile dietro una tastiera e poi che significa? lei ha ragione, uno stage almeno un rimborso consistente deve garantirlo e se non succede…é sbagliato!

  • Adriano

    Beh, io lavoro nella formazione da molti anni e per me e i miei colleghi è ormai scontato da molti anni che il 90% degli stage è solo lavoro gratuito e di basso livello. Perché si impari qualcosa ci vuole un piano formativo individuale, un tutor con precise responsabilità didattiche e verifiche esterne degli apprendimenti, possibilmente con certificazione formali delle competenze acquisite.
    Spesso poi succede che gli allievi abbiamo all’inizio più competenze di quelle che realmente servono in quel lavoro specifico o che capitino in aziende che lavorano male e anche quindi i periodo dello stage si riveli una pura perdita di tempo o anche un danno. Non per nulla tutta la normativa sugli stage è in corso di revisione. Qualche impresa che li prende sul serio esiste ed è sempre esistita, ma in generale non è così: hanno assunto un atteggiamento “all’italiana”: facco lavorare lo stagista a basso livello poi ne prendo un altro e così via all’infinito.

    La questione no va affrontata con atteggiamenti “ideologici” e dogmatici, ma in modo professionale, cioè stabilendo le condizioni minime per la sopravvivenza economica degli allievi e responsabilità didattiche precise e verificabili per le aziende. Si può fare benissimo, volendo.

    • Francesca

      Concordo: ho fatto un commento simile a nome Francesca.
      La ringrazio per il suo commento. Io ho fatto stage e mi sono trovata bene e non sfruttata quando il piano formativo era stato ben definito, quando avevo verificato la correttezza e l’onestà della persona che mi avrebbe seguito e ho anche avuto occasione di avere scambi e aggiornamenti di competenze con il mio capo, che ha accettato mio materiale e suggerimenti! Ma devo dire Che fin dall’inizio ho sempre voluto chiarire la disponibilità e la serietà della società.

  • matteo

    forse sarebbe più interessante analizzare la situazione in questione. Flash Art è famoso per non pagare nessuno! non solo gli stagisti. e se non vogliao essere ipocriti quello lo sanno tutti. qui su artribune ci sono molti nomi che hanno dovuto “scrivere” a gratis per la suddetta rivista solo perchè considerata di prestigio. secondo voi questa è la giusta considerazione del lavoro? direi di no, anche perchè tanti nomi non ci scrivono più. e sto parlando di nomi già affermati che in qualsiasi altro contesto hanno un riconosicmento economico per il lavoro che fanno, su Flash Art lo devono fare gratis. sarebbe interessante approfondire e sarebbe ancora più interessante se qualcuno avesse voglia di mettersi in prima linea e raccontare la propria esperienza.
    Flash Art pretende che il mondo intero lavori gratis per loro!!

    • Francesca

      :)

    • Francesca

      ;)

  • In un mondo in cui per qualsiasi lavoro con contratto minimo chiedono almeno 2 anni di esperienza e raggiungerla è impossibile perché si è schiavi di un sistema di stage non retribuiti (e quindi assolutamente alla portata solo dei ricchi, come dice Caterina) che durano in media 6 mesi, Caterina ha più che ragione a essere arrabbiata. Dovremmo esserlo tutti. Anche chi un lavoro ce l’ha.

    Ma veramente vogliamo credere che una persona con i requisiti richiesti da Politi (massimi livelli di conoscenza dell’arte, di inglese e di programmi di impaginazione) ha bisogno di 8 mesi per imparare? Ridicolo lui e voi che, non pagando i collaboratori, cercate di metterlo in buona luce. E tanto triste questa società che ormai da per scontato un qualcosa che lede gravenìmente i diritti e la dignità delle persone.

    Io non sono contro gli stage, ma sono uno strumento molto difficile da gestire e da rendere fruttuoso, e dipende sempre dal chi poi è responsabile della stagista. Di solito se c’è un investimento monetario di solito c’è la speranza che allora ti insegnino qualcosa. Tra l’altro nella risposta Politi alza la posta e di colpo il rimborso spese compare…ma…

    Ultima considerazione: certo anche le aziende prendono un rischio assumendo stagisti alle prime armi, ma non servono 8 mesi per capire se uno vale, lo metti in prova due settimane e se vale lo paghi, altrimenti lo mandi a casa.

  • lan

    Siamo tornati alle vecchie contrapposizioni tra “padrona” e “non-salariati”!?? Artribune difende politi perché anche li si fa cosi’, come negli altri 99xcento degli ambienti del mondo dell’arte. Tutti formano i giovani neolaureati (riviste, gallerie, fondazioni, master, ecc) ma, alla fine CHI è che sgancera’ uno stipendio? Politi, e artribune, non capiscono che il sistema non regge. E che ‘i piani bassi’ si sono stufati! (Oltre che indignati). E che quelli come politi si comportano come quelli della ‘casta’. Arroccati in posizioni di potere, con un immaginario legato solo alla prostituzione.

    Ammetto pero’ che molte realta’ del mondo dell’arte non sono cosi’ floride come si puo’ pensare… Possibile pero’ che non ci sia scampo a questa situazione? E se ti azzardi a contestare ti becchi solo della mign..?

  • maya pacifico

    Matteo, hai proprio ragione, parlo con cognizione di causa avendo lavorato circa 10 anni per Flash Art e altri 10 per il direttore di Exibart che ora è direttore di Artribune. Né Flash Art né Exibart né Artribune pagano o hanno mai pagato nessuno che lavori per loro e non hanno nessuna intenzione di farlo. Io ho fatto una scelta ci sono altre riviste che invece lo fanno e questo permette a noi critici e giornalisti di avere le ricevute di pagamento e di poterci iscrivere all’Albo dei giornalisti. La situazione è questa e la dice lunga sull’eticità di questi direttori ed editori.. e mi fermo qui!

  • Ciro

    Farsi spiegare la bontà dell’esperienza di uno stage non retribuito da una testata editoriale come Artribune che come la sua precedente versione – Exibart – non paga i suoi collaboratori esterni assomiglia ad una barzelletta. Da noi, in azienda, prima si verifica la qualità dei nostri collaboratori, poi se questi rispondono ai nostri standard, li coinvolgiamo nell’impresa. Altrimenti, se non sono adeguati, gli diciamo semplicemente “no grazie!”. E’ banale, lo so, ma è la notisssima ed antica pratica dei “colloqui di lavoro”.
    Nun ve reggae chiù

  • Ciro

    scusa maya pacifico: quali sono le riviste d’arte che pagano i loro collaboratori? Se mi mandi un elenco comincio a comprare solo quelle, questi siti e flash art li usano per fare la differenziata…

  • Gustavo

    Ecco, dopo questa infelice uscita potete rinnovare ilo vostro titolo: ARTRIBUNE, dal 2011 eccetera, eccetera, eccetera. Senza più arte, per carità!

  • Massimiliano Tonelli

    Artribune è una piccola start-up culturale nata 6 mesi fa, nonostante ciò ha già creato una decina di posti di lavoro con stipendi e contratti che ovviamente possiamo dimostrare in qualsiasi momento. Lo stesso credo riguarda Exibart e FlashArt. Ecco perché l’affermazione della povera Maya Pacifico secondo cui “né Flash Art né Exibart né Artribune pagano o hanno mai pagato nessuno che lavori per loro e non hanno nessuna intenzione di farlo” non merita risposta, ma solo querela.

    • Tommaso

      Non sarà che siamo un po’ permalosetti ?

    • Maya parlava dei poveri corrispondenti. Quelli che fanno i contenuti della rivista, colti, preparati, in una parola bravi e di esperienza (le riviste non ti fanno scrivere se non hai questi requisiti…) senza i quali LA RIVISTA NON ESISTEREBBE.

    • silvio

      Massi, ti ricordo che ho smesso di scrivere per Exibart proprio perchè non ero ricompensato. Nemmeno con i simbolici 10 euro (o 10.000 lire, all’epoca), e perché la mia firma, se me lo permetti, un riconoscimento, seppur minimo, lo meriterebbe.

  • giorgio nenci

    Nel Medioevo e nel Rinascimento i giovani con qualità artistiche venivano inseriti nelle ” botteghe” dei Artisti, guadagnando qualche scudo e mangiando al desco del Maestro per tutta la loro permanenza; Politi conosce ( credo) queste cose. Imparavano un mestiere, quello dei pittore, o dello scultore. Ma dal “critico”-editore di ” flasch art ” il precario ” da lui ” assunto” cosa poi potrebbe imparare, a inserire a pagamento i nomi degli artisti o presunti tali in “art diary” ? A un bel mestiere!!! Giancarlo, ma sei così bisognoso di sfruttare la precarietà dei giovani di oggi? Ma va….

    • hm

      sì ma forse una volta si iniziava a 15 anni, ed erano ‘stage’ mirati dove si imparava il mestiere sul serio senza perdite di tempo (quindi senza buttar nel cesso le ore a far scansioni e fotocopie), per fare una roba del genere come minimo non si deve fare l’università e forse nemmeno la scuola superiore . peccato che a quel punto nessuno nemmeno ti consideri . tutto il sistema scolastico è impostato sulla perdita di tempo sul livellamento e la mediocrità, non credo che nel medioevo o rinascimento esistessero termini di controllo sociale come ‘eccesso di zelo’ .

  • susanna

    1) Politi è il classico italiano di una certa età gongolante di patriarcale maschilismo che, messo in difficoltà dalle parole di una donna evidentemente più intelligente di lui, non sa far altro che rispondere con un insulto sessista da bassa caserma.

    2) Artribune si vanta di essere una rivista giovane ma è già nata vecchia e non fa che ripetere gli schemi di un sistema che è marcio e ci ha stufati.

    Loro dovrebbero iniziare a pagare i contributi che pubblicano (e senza i quali le riveste non esisterebbero). E noi dovremmo smettere di scrivere e di leggere chi non paga i collaboratori.

    • Paola

      Concordo, in Italia si inizia scrivendo gratis per le riviste d’arte e si continua senza remunerazioni e dopo molti anni arrivano delle paghette da fame. E’ un sistema sbagliato, sfruttatorio e marcio. Politi la battuata maschilista, sessista e squallida sulle mignotte se la poteva risparmiare, se la ragazza Caterina è arrabiata ha ragione e non dovrebbe essere l’unica…

      • riccardo

        sono d’accordo con voi anzi di più
        Susanna ha ragione! Politi è stato cafone…si dovrebbero vergognare di non pagare i collaboratori, seppure “stagisti” , quando per stagisti si intende persone laureate alle quali viene offerto un posto senza compenso e garanzie per 10 mesi!!! ma scherziamo? meglio Mc Donald è più serio.

  • Davide W. Pairone

    sinceramente questo articolo appare più come un “risarcimento d’immagine” (dopo la querelle ash art) nei confronti di un indifendibile Politi che, messo alle corde dall’argomentazione della signorina, non può essere coerente con la prima risposta. Altrimenti avrebbe dovuto offrirle “subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese” in virtù del suo curriculum. Il punto è la legislazione in materia che permette questo scempio sociale, ho visto annunci di lavoro in cui pub e negozi di intimo “offrono” tirocini non retribuiti, ci rendiamo conto?

  • vincenzo

    Guai a toccare le caste e i suoi appartenenti padroni e padroncini, vero?
    Brava Caterina!

  • maya pacifico

    Bene dalle vostre risposte stizzite mi rendo conto di aver messo il dito nella piaga! Verificate la qualità dei collaboratori e dite no grazie? E allora 54 articoli pubblicati che cosa sono? Io direi che siano un si grazie! Continua così….Ma queste sono risposte? Forse a volte è meglio tacere!

  • Francesca

    Cari lettori,
    a parte le considerazioni sui toni di entrambi, io trovo che anche il modo in cui il Sig. Politi fa ‘recruitment’ sia abbastanza curioso e incorretto. faccia sul suo sito un bel link con queste necessità e non disturbi quelli delle newsletter. Inoltre a molti che inviano i curriculum e lui non li accetta, neanche risponde (altre usanza tipically italian!).
    Poi ci sono moltissime scuole a cuo il Sig. Politi potrebbe attingere per i suoi stagiste e che oltretutto lo vincolerebbero ad un iter che regolarizza ed equipara la situazione di entrambi: datore di lavoro e stagista, una condizione che fa sottostare a regole entrambi i partecipanti allo scambio di esperienze!
    Buona fortuna a Politi!…. e ai suoi stagisti! ;)

  • hm

    lo stage ha successo o meno di solito in base a quanto si rompe il cazzo per imparare (questo però solo se hai meno di 25 anni perchè dopo ti accusano di ECCESSO DI ZELO o robe del genere, l’eccesso di zelo è stato ideato proprio perchè ognuno stia al suo posto a fare il proprio compitino a testa bassa senza approfondire le proprie mansioni e interessarsi dell’insieme) .

  • asterix

    è assolutamente e imperdonabilmente terribile l’atteggiamento di Politi. Ha in sé buona parte dell’essere all’italiana, dello snobismo, o finto snobismo del settore dell’arte contemporanea. Non credo che il direttore di una rivista straniera si sarebbe mai permesso toni e parole simili nei confronti di chi legittimamente si stava candidando per una posizione lavorativa.
    C’è da riconoscere però una cosa al Direttore di FlashArt…almeno lui ha risposto. Tendenzialmente in Italia quando scrivi per proponi in termini lavorativi (che tu abbia più o meno esperienza, che tu parli 20 o 30 lingue, che sappia usare programmi di grafica o seguire da solo allestimenti da urlo) sai perfettamente che ti stai facendo violenza e che stai andando verso un terrificante silenzio eterno. Nessuno si degnerà mai di leggere il cv e ancor meno di degnarti di una risposta. Personalizzata o standard che sia… con insulti o senza…

  • hm

    – Altrimenti avrebbe dovuto offrirle “subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese” in virtù del suo curriculum. –

    uno stage 2 o 3000 euro al mese ma che film vi siete visti, dopo che non ti prendono o rifiuti puoi raccontare quello che vuoi, anche che sei un cosmonauta tornato sulla terra dopo 10 anni . la verità è che (in italietta) si continuano a prendere gli amici degli amici e gli amici degli amici degli amici, mentre la situazione dello stage a oltranza è dovuta in massima parte alla legge biagi —> http://www.youtube.com/watch?v=MmWmYdDWpO4 (prima gli hanno imposto di fare la legge e poi gli hanno tolto la scorta e lo hanno lasciato uccidere sotto casa come un cane, peccato che la legge fosse già stata fatta) .

  • cellenio zacclori

    per Caterina
    faccia causa per la parola mignotta
    quereli
    e ottenga un risarcimento
    I soldi sono l’ unica cosa a cui tengono questi personaggi

  • Luciano lombardi

    Perché Caterina vorrebbe lavorare per Flash art? perché è una testata accreditata nel settore e di conseguenza vantare sul proprio curriculum questa presunta o reale collaborazione… Cari miei vogliamo entrare in un giro esclusivo e autoreferenziale quale il mondo dell’arte e poi ci lamentiamo se manca di equità ? Mi sembra che manchi un po’ di coerenza.
    Se Caterina avesse mandato a Politi il suo curriculum, cosa avrebbe ottenuto in risposta un bel “le faremo sapere”:

  • Ermione

    Eddai, Politi è totalmente indifendibile…
    Non potete pubblicare un articolo del genere solo perché avete la coda di paglia! Sicuramente Artribune paga alcune persone che lavorano per la rivista, ma i ragazzi che scrivono (spesso egregiamente) le recensioni e che si fanno un gran mazzo per lavorare per voi e nel frattempo lavorare in posti dove percepiscono uno stipendio (non essendo tutti mantenuti dalle famiglie e in qualche modo devono campare) non son certo pagati!

  • io

    A solo titolo d’informazione Politi – per sua precedente ammissione – vive in un opulento attivo con due giardini pensili. Forse è li che incontra molte quadrilingue, monolingue, sine lingue. Certo è molto tempo che con i suoi atteggiamenti tamarri non incontra più il favore del sistema dell’arte. Trattasi pertanto di millantatore patentato, i trenta dipendenti, ammesso che esistano, sono trenta nomi che in maniera saltuaria gravitano attorno una redazione di poche unita malpagate. Altri, prima di me, hanno già sottolineato che gli stagisti si potrebbero senza impegno trovare nelle migliori scuole d’europa, ma questo pretende un minimo di serietà contrattuale che Politi non vuole ed ora – opinione unanime – non può più avere. A casa e basta, Flash Art è l’ombra di quel che era anni fa. Che figuraccia caro politi, che figuraccia. Si vergogni, e basta. Bugiardo che non è altro.

  • La precarietà nel “migliore” sistema dell’arte italiano è un dato preoccupante; per precarietà intendo anche quando la Nonni Genitori Foundation sponsorizza i propri giovani a tempo indeterminato: il più delle volte questa Fondazione, vero ammortizzatore sociale, spinge a sedersi sugli allori e verso una sindrome arrendevole. Le giovani generazioni vengono pagate per il loro silenzio e per subire gli abusi di un paese per vecchi che non ha voluto creare le condizioni per il loro futuro.

    Avrei mille esempi. Di fronte a questo il giovane, o il meno giovane, italiano scappa all’estero, e anche questo non serve a niente, le cose vanno affrontate se no te le porti sempre dietro. Ogni luogo è internazionale per definizione.

    luca rossi
    http://whitehouse.splinder.com/

  • antonio

    é veramente allucinante che ogni volta che uno contesta qualcos’altro lo si minaccia di querela…come celant col vecchietto che faceva le bolle di sapone…non si può sopportare questo sistema borghesuccio dove appena spingi qualcuno questo ti querela…aiuto mamma mi ha fatto la bua…volete stare in rete? i commenti aperti? allora smentite tutto ma non minacciate per favore

  • Ginevra Are

    va detto che i ragazzi che scrivono per Artribune le recensioni di mostre e affini e che non vengono pagati lo fanno volontariamente, non sono certo costretti.
    a me è capitato un paio di volte, e quando sei ancora uno studente, quando ancora non hai credenziali nè tesserino da giornalista, avere la possibilità di di dire la tua, di vedere il tuo articolo con tanto di nome e cognome pubblicato in prima pagina su una rivista online come Artribune non dispiace affatto..
    ci sono testate online che non offrono nemmeno questa possibilità. a noi ggggiovani che scriviamo ne viene solo un sano esercizio, qualche critica costruttiva e quei 3 minuti di notorietà tanto per cominciare a farci conoscere. fa comodo anche a noi.

    detto questo, quando uno comincia ad essere laureato, ad accumulare esperienza, a volersi guadagnare il pane quotidiano senza rimanere sotto l’ala protettiva della famiglia, nel caso questa collaborazione continui è GIUSTO e DOVEROSO cominciare a retribuire le versatili penne che rimpolpano le prime pagine dei giornali online.
    continuare a scrivere gratis solo per veder pubblicato il proprio nome, alla lunga, è frustrante e lesivo della dignità. ed è giusto non approfittarsene.

    • Sabrina Leoni

      Mi perdoni, Ginevra, ma se il datore di lavoro è consapevole che ci sarà sempre “manodopera” disposta a lavorare gratis per – come dice Lei – “avere la possibilità di di dire la tua, di vedere il tuo articolo con tanto di nome e cognome pubblicato in prima pagina su una rivista online come Artribune […] quei 3 minuti di notorietà tanto per cominciare a farci conoscere”; e se il datore di lavoro si rende conto che questo tipo di “manodopera” gratuita ha le competenze sufficienti per soddisfare le proprie (del datore) esigenze, perché mai dovrebbe, un giorno, arrivare a “retribuire le versatili penne che rimpolpano le prime pagine dei giornali online”?

      Io credo che anche la più pura delle ingenuità possa configurarsi come complice di un sistema surreale, di cui fanno parte tanto i datori di lavoro quanto coloro che continuano a credere che un giorno verranno retribuiti.

    • Ermione

      Lo fanno volontariamente, certo, l’ho fatto anche io…Ma, ad esempio, come diceva qualcuno nei commenti precedenti, magari si scrivono 70 articoli per riviste che non pagano e non si può prendere il tesserino da giornalista proprio perché non si è retribuiti…E uno che fa, dopo che è anni che scrive d’arte aggratis? S’attacca. Però ha il suo nome pubblicato.

  • maya pacifico

    Per Ciro.. ma credi davvero che in Italia siano tutti come te? Le riviste che pagano ci sono eccome… certo non è che paghino chissà quanto, non è questione di arricchirsi ma di salvaguardare un minimo di dignità, di avere quel tanto che basta, con una piccola ritenuta d’acconto che ci permetta di diventare dei professionisti. Se i critici d’arte fossero un pò più uniti e compatti, invece di essere così supini.. la cosa non continuerebbe. Ma in Italia il concetto di legalità non vuol proprio mettere radici

    • Brava! Non aggiungo altro. Stessa esperienza, stessa urgenza di non suppoortare più certi sistemi

  • Sergio

    Tutto bello e giusto, però il rischio di impresa, come si dovrebbe facilmente evincere, dovrebbe spettare all’impresa.
    Prendetevi le vostre responsabilità,se non altro morali, vi è concesso compartarvi così e voi ne approfittate. Si massimizza il profitto, è questo lo scopo di un’impresa, anche se nel nome c’è “art”

  • federica

    E’ un tema molto scottante che, come dimostra il numero e il tono di molti dei commenti, va ben al di là del singolo scambio Caterina – Politi. Tocca un nervo scoperto!
    Grazie Artribune!

  • Luciano lombardi

    Cari amici, posto che Politi sia indifendibile e che Caterina sia un”po’” prevenuta; questo dibattito sta centrando una questione basilare; al di la dell’aspetto economico e del sacrosanto diritto di essere retribuiti per le proprie prestazioni professionali, è proprio il concetto di professionista che è stato alterato. In primo luogo una persona che ritenga di aver superato il suo Dovuto periodo di tirocinio non deve più accettare la partecipazione a stage, ma pretendere la giusta considerazione…anche correndo il rischio di non scrivere per flash art o per temaceleste, ne per altre riviste di nome quindi non essere più il braccio armato del sistema politi ma un giornalista vero.(necessita una spiegazione) Io sono un artista, mi raccontavano gli anziani che un tempo i giornalisti andavano persino alle mostre d’arte (non solo a quelle dei soliti noti) e persino negli studi degli artisti. Sapeste quanti inviti a giornalisti che non sono mai neanche passati

  • Luciano lombardi

    Scusate ho inavvertitamente inviato il messaggio incompleto…ma credo si sia capito bene cosa volevo dire!
    SE TUTTO IL SISTEMA DELL’ARTE
    E’ BASATO SULLA SELEZIONE ARBITRARIA COME PRETENDETE CHE SIA EQUO!!!

  • antonio

    Curioso! c’è un’Antonio che dice piu o meno le stesse cose che direi io!
    allora tento di differenziarmi rincarando la dose:
    1) Tronchetti Provera è un pessimo esempio : tanto per dire ricordiamo il caso Telecom, quando i suoi dipendenti spiavano la gente e lui non sapeva nulla:;
    inoltre spero di non essere costretto a raccontare la non semplice storia di un capitalismo italiano che è sopravissuto di scatole cinesi societarie a spese degli azionisti e delle aziende scassando il sistema produttivo del paese. Quindi un’esempio simile poteva venire solo da chi si crede il Randolph Hearst della pubblicistica dell’arte e che in realtà ha solo una piccola azienda e non capisce letteralmente un cazzo di quello che accade nel mondo reale dell’economia:Politi infatti è una persona che vive in funzione di un mondo tutto suo: come molti piccoli imprenditori italiani , appena gli date due sovvenzioni e libertà di licenziare voterebbero anche per Berlusconi: Politi ha lodato per anni Craxi che era riuscito a quasi raddoppiare il debito pubblico in pochi anni aiutando a preparare il disastro attuale deindustrializzando e creando tante illusioni su immaginarie società dei servizi e della piccola impresa: per chi non lo sa in quegli anni sono stati spesi tantissimi denari e chi li ha ricevuti li rimpiange come l’era dell’oro.
    2) La ragazza non so chi sia e non so cosa sappia fare: ma mi domando come mai Politi gli dia della mignotta? Cosa sa lui della ragazza che noi non sappiamo? a sentire Politi lui ha conosciuto proprio tutti: manca solo che ci dica che ha scopato anche con Peggy GuggenHeim! E in ogni caso che c’entra la eventuale attività sessuale della ragazza con il saper usare un programma di grafica o meno? molti troveranno indecente e meschina questa risposta di Politi e io in effetti anche, però direi due cose:A) per chi non se lo ricorda, almeno due volte in passato Politi ha scritto che per fare successo nell’arte qualsiasi mezzo è lecito , anche andare a letto a destra e manca , così va il mondo ecc ecc Perchè ora Politi ha cambiato idea?Perchè è diventato moralista e dà della mignotta alla ragazza? Forse perchè Berlusconi ultimamente ha esagerato e le mignotte non sono più in auge?
    B) Siccome io sono Antonio Inoki non mi fermerò qui e andrò oltre : poniamo che io abbia un duro ma corretto e franco scambio di opinioni con Politi (Come in fondo mi sembrava quello riportato sopra almeno prima del fatidico insulto); poniamo che
    ad un certo punto io gli chieda esasperatp perchè cazzo dovrei lavorare otto mesi gratis se ho la mamma ammalata e ipotizziamo che lui mi risponda “Senti bello, o così o pomì!”:
    perchè io allora non dovrei sentirmi in diritto di dirgli che non ho le prove ma che secondo me lui usa leccare il buco del culo di Dakis Jannou e Gagosian durante alcuni festini esclusivi sadomaso? Quante volte Politi dice agli altri “Fai cosi se no fottiti” e allo stesso tempo racconta che lui è stato in quel ristorante di New York, che è stato ospite del suo carissimo amico Dakis nella sua bellissima villa eccc:
    notare che le mie illazioni sono ironiche ma che queste cose Politi le ha scritte davvero, non sto scherzando !
    3) CARO Tonelli /Artribune non ho idea precisa dei rapporti economici che intrattieni con i tuoi collaboratori: la realtà del mondo dell’arte la conosco abbastanza bene e spesso quando va bene si sta sulla stessa barca ma capita altrettanto spesso che qualcuno si sobbarchi il grosso dei sacrifici. Ad esempio è fatto notorio che le fiere d’arte sono finanziate dagli artisti piu che dai galleristi: devo andare oltre?E il lavoro dei critici è precario non lo si puo negare: in alcuni casi ,vedi recente Manacorda alla fiera di Torino, questa precarietà porta alla mancanza di indipendenza e nei casi più frequenti alla vigliaccheria e al conformismo. Avete mai fatto gli indipendenti senza grano in tasca?Ci avete Provato? Dieci anni? Venti?Un mese?
    Ora Tonelli non metterti a difendere Politi però: una cosa è parlar chiaro un’altra è far pesare la propria posizione in modo sleale: sono tempi difficili
    caro Tonelli e ad ogni costo devi mantenere rispetto per chi deve e vuole lavorare: non lo puoi trattare come zavorra perchè tanto ce ne sono cento altri: questo è quello che fa Politi parlando e agendo come agisce, vedi di non fare mai lo stesso e di non cominciare a farti attrarre da quell’esempio; con questo non intendo certo dire che non devi fare una selezione, sia chiaro! Però attenzione, disgraziatamente
    chi ha i soldi per fare le inserzioni su riviste e siti web qualche volta non è nato ricco e magari si è fatto parecchia durissima gavetta probabilmente piu dura di quella che ti sei fatto tu e soci, quindi devi un po capire che personalmente mi girano le palle a sentire certi discorsi e magari potresti finire per trovarti con un inserzionista in meno. Io non ti chiedo di procurarmi collezionisti che non puoi procurare ma ti chiedo di essere diverso : per ora però il diverso lo vedo di più nei commenti dei lettori.

    • antonio

      Replico a me stesso: tutti stiamo vedendo quello che succede oggi sabato a Roma ( e nel resto del mondo): tutti questi nostri discorsi sono assai piccoli e settoriali di fronte alla gravità di problemi assai più vasti .
      Temo che sarà sempre più difficile avere gente paziente che accetta di lavorare gratis dicendo sissignore quando il futuro è buio e senza uscita.
      Per quanto riguarda l’arte prevedo tempi durissimi: sopravvivi se hai soldi o mercato, le idee e il talento non contano una minchia: chi compra? nel mercato alto: mafiosi , evasori fiscali, speculatori, ricchi farabutti, riciclatori , narcotrafficanti, ricchi megalomani, prostituti e prostitute d’alto bordo ecc
      speriamo sopravviva un mercato intermedio….

  • Ginevra Are

    concordo con Antonio: Roma brucia, e noi parliamo di arte.

    ma stiamo davvero parlando solo parlando di arte? non stiamo forse, con i nostri commenti, minando le certezze di un sistema che, proiettato sulla società in generale, rispecchia esattamente la situazione dell’Italia oggi? il precariato, lo sfruttamento, il dare per scontato che i giovani siano (mi rifaccio alle parole di Sabrina) manodopera da sfruttare liberamente e sulla quale è uno spreco investire, questi sono alcuni dei motivi per cui oggi l’Italia è scesa in piazza.
    l’arte dovrebbe occuparsi anche di questo, altro che di Tronchetti Provera….

    e per rispondere alla domanda di Sabrina, credo che non si tratti solo di ingenua complicità. credo che sia giusto per noi giovani impegnarci fino in fondo, investire su noi stessi anche cominciando con stage o pubblicando qualche articolo gratis, perchè è solo esperienza guadagnata.
    ma questa non è una scusante per approfittarsi di noi!
    credo che sia doveroso arrivati ad un certo punto, cominciare a voler essere retribuiti e continuare a credere, lei mi dirà in modo complice, che sia giusto così.
    perchè mai i datori di lavoro dovrebbero farlo, quando possono avere manodopera gratis?
    continuiamo a ragionare in questo modo, anche analizzando la situazione in modo cinico, e il risultato di questo lo abbiamo visto oggi nelle piazze di Roma.

    • Sabrina Leoni

      cito: “credo che sia doveroso arrivati ad un certo punto, cominciare a voler essere retribuiti e continuare a credere, lei mi dirà in modo complice, che sia giusto così.
      perchè mai i datori di lavoro dovrebbero farlo, quando possono avere manodopera gratis?
      continuiamo a ragionare in questo modo, anche analizzando la situazione in modo cinico”.

      L’analisi è cinica in quanto riporta la cinica strategia di chi sa – il datore di lavoro – che se ci sarà sempre gente, sufficientemente preparata in relazione alle aspettative che egli ha, disposta a lavorare gratis per lui, egli perché mai dovrebbe retribuire chicchessia in modo adeguato?
      Se pertanto Lei rileva cinismo, e ciò la infastidisce, se la prenda con chi quel cinismo applica – il datore di lavoro – e con chi lo alimente – chi accetta di lavorare gratis – non con chi quel cinismo si limita a rilevare.

      Un saluto

  • federica

    madre de dios!

    uuuuuuiiiiiiiiiiii!!!

    Lo dicevo io che si tocca un nervo scoperto!

  • eva

    Sono perfettamente in accordo con quanto scrive sabrina leoni.
    Personalmente credo che dovremmo essere noi stessi i primi a dare valore al nostro valore iniziando a rifiutare di lavorare gratis in nome di un briciolo di notorieta’ (che comunque non arriverebbe) ma, piuttosto pretendere SEMPRE una retribuzione per quello che facciamo, fosse anche poche centinaia di euro mensili..
    finche’ ci sara’ gente disposta a lavorare chinando il capo pensando che gli stiano facendo un favore pubblicando cio’ che scrive purtroppo ci sara’ sempre chi sfruttera’ la manodopera gratuita

  • carla

    Perchè non schierarsi dalla parte dei giovani? Sono passionali, preparati e spesso con una reale voglia di essere presenti su un posto di lavoro.
    Purtrppo è la incongrua legge del profitto che fa diventare il nostro imprenditore dell’arte un profittatore e la aitante Caterina una candidata allo sfruttamento.
    Forse si dimentica che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e ad ogni lavoro corrisponde una equilibrata retribuzione. L’ amico imprenditore cosa intende per “stage” ? Perchè non prendere in considerazione i titoli esibiti dalla candidata? Perchè il grande magnate usa la parola “mignotte” ? Se la candidata fosse stato un candidato, avrebbe usato lo stesso termine?

  • Massimiliano Tonelli

    Rispondo ad antonio perché si tratta di gavetta e su questo punto, mi dispiace, ma ci tengo un po’. Figlio di impiegati, non ho certo avuto qualcuno che mi istradasse al magico mondo dell’arte. A 19 anni invece di prendere per il culo i giganti del mio settore (come ha fatto la tizia qui, sbeffeggiando Politi che può stare simpatico o no, ma…) mi sono inventato delle cose e ho cercato di portarle avanti.

    Non so neppure quanti anni ho lavorato 15 ore al giorno gratis.

    Non so neppure quanti anni, poi, ho lavorato per 700mila lire al mese. E non stiamo parlando degli anni settanta o ottanta, quando settecentomila erano una cifra, stiamo parlando degli anni zero del duemila.

    In tutto questo periodo e ancora oggi per campare devo fare un secondo lavoro.

    Questa è la mia situazione, visto che in qualche commento i soliti indignati di professione mi accomunano al mondo dei “padroni”. Nonostante questa situazione non mi sono MAI sognato di lamentarmi, non mi sono mai sognato di prestare la mia opera intellettuale sapendo di farlo gratis per poi successivamente lagnarmi di non essere stato pagato. Ad oggi collaboro con tantissime testate senza percepire un euro perché so perfettamente che questo settore ha queste caratteristiche. Viceversa avrei fatto il fornai, avrei aperto una agenzia immobiliare, una pizza a taglio o un bar. Non vado in costume da pagno al Circolo Polare per poi lamentarmi di avere freddo. O non ci vado, o mi copro. Oppure ci vado in costume pure, ma senza pensare che il freddo che sto sentendo sia colpa del mondo brutto e cattivo o di qualche complotto contro di me.

    Ci sono persone, nel nostro settore, che a cinquant’anni ancora hanno come loro obbiettivo non quello di fare critica di qualità o giornalismo di qualità, ma quello di di prendere “tesserini”. Io faccio il giornalista da 12 anni ma mai e poi mai mi sono sognato di pigliare tessere di nessun ordine o di nessuna casta. L’ordine dei giornalisti è un istituto corporativo e fascista che esiste solo in Italia e in Portogallo e fa una enorme tristezza che gente che non sa scrivere in italiano punti non FARE il giornalista, bensì ad ESSERE giornalisti.

    Dare della mignotta sarà sbagliato, ma è ovvio che Politi abbia utilizzato una parolaccia come un’altra. Un epito per dare a quella signorina della piantagrane, della stronza, della nullafacente, della perdigiorno che inutilmente provocava. Un epiteto che, spiacente, ci stava tutto (ovviamente non nel senso letterare del termine).

    Tutti noi abbiamo fatto sacrifici enormi (io personalmente ancora li faccio), tutti noi abbiamo aggiunto a questi sacrifici uno sforzo sovrumano nell’inventarci qualcosa, nell’essere rivoluzionari, nell’avere FAME come disse Steve Jobs. Politi negli anni Sessanta facendo una rivoluzione per quanto riguarda l’informazione su carta; il mio gruppo in anni successivi pe quanto riguarda web e freepress. Ecco perché non abbiamo tanta apertura nell’accettare e ascoltare critiche serie e circostanziate di gente di qualità, ma ne abbiamo davvero poca nell’accettare appunti da personaggi mediocri (qualcuno anche in questo forum) che ne sacrifici ne invenzioni hanno apportato al nostro settore e al nostro paese.

    Dare delle “mignotte” a queste persone sarà magari un po’ eccessivo, forse io non lo farei, ma magari può essere utile a dargli una svegliata e a fargli capire ad esempio che la mentalità veterosindacale e cattocomunista che stadietro alla ricerca spasmodica di far parte di un ordine è l’atteggiamento che ha distrutto e raso al suolo l’Italia.

    Io voglio vivere in un paese dove ci sia gente che ragiona in maniera completamente diversa. Non so voi…

    • Massimiliano Tonelli

      P. S. e smettiamola di parlare di rispetto per i giovani. Sempre più spesso mi accorgo che questi “giovani” o hanno molti più anni di me, oppure si prendono il lusso di indignarsi ad una età durante la quale io pensavo, invece, esclusivamente a lavorare, inventare, capire. Il rispetto non si deve in base all’età, si deve in base alla qualità ed alla preparazione delle persone. Ecco perché tessere, ordini e caste sono cosa medievale, patetica, ridicola e dannosa.

      • Davide W. Pairone

        sono d’accordo quasi su tutto, sull’inutilità dell’ordine dei giornalisti, sulla tendenza a lamentarsi di chi vuole la pappa pronta ecc. Però ci vuole rispetto e meno ipocrisia: diciamo chiaro e tondo che qui si tratta di business e quindi manovalanza gratuita fa comodo. Io non mi scandalizzo della situazione in sé (è un problema legislativo) ma della strafottenza con cui si liquidano certe istanze. Il caso in questione è paradigmatico perché Politi si è rimangiato semplicemente la parola: se sei qualificata ti assumo “a 2/3000 euro al mese”. La ragazza è qualificata, Politi ovviamente non può mantenere la parola e allora passa ai pistolotti sul rimboccarsi le maniche e agli insulti. Invece onestà vorrebbe che si dicesse chiaro e tondo una volta per tutte che finché la legge lo permetterà queste saranno le condizioni di ingresso nel mondo del lavoro. Siamo tutti “creativi, intellettuali, laureati ecc” quindi bisogna farsene una ragione. Ma essere presi in giro no

        • Massimiliano Tonelli

          Ma quale manovalanza? Ma anche tu con sta manovalanza a replicare le cretinate dette sopra? La manovalanza la si paga eccome, grafica, impaginazione, cucina, logistica. Per queste cose le posizioni sono retribuite e non con cifre scandalosamente basse.

          Gli ambiti per i quali nel nostro paese e pure in altri per la verità non esiste purtroppo la possibilità di tirare fuori il becco di un quattrino (se i soldi ci fossero sarebbe molto bello poterli corrispondere, credimi) è il lavoro intellettuale. Triste ma vero. Non ci sono soldi per pagare gli articoi, non ci sono soldi per l’ultimo arrivto, non ci sono soldi per me che lavoro da oltre 10 anni in questo mondo e sono subissato (e al 99% rispondo ok) da richieste di lavoro gratuito -giurie di premi, articoli per giornali, quotidiani, periodici; lezioni universitarie e via dicendo- e non esiste alle volte anche, salvo eccezioni, per chi questo lavoro lo fa da 30 anni.

          Lo si sa, il settore è questo. Se non sta bene, si andasse a lavorare in un altro settore o si facesse il sacrificio (atroce) di fare due lavori. Stiamo parlando del nulla.

          • antonio

            io sono marxista, quindi la vedo tutta in un altro modo, e in questo momento non è importante…
            ma se io fossi capitalista o liberale o ste cose qua, la vedrei cmq in un altro modo…e cioè così: se un’impresa che vive di lavoro intellettuale non ha i soldi per pagare il lavoro intellettuale sai cosa deve fare? CHIUDERE! perché vuol dire che è matematicamente fallita. tutto il resto è sfruttamento

          • Davide W. Pairone

            appunto, l’ho detto: il lavoro intellettuale è inflazionato quindi si riduce a manovalanza anzi meno (l’impaginazione è pagata, il contenuto no. Se non è una distorsione questa…) Non ne faccio una colpa di chi “approfitta” dell’eccesso di offerta e della legislazione ma è fastidiosa la retorica. I soldi non ci sono quindi ‘ste cavolate di Politi sulla formazione e sulle opportunità infastidiscono né più né meno dei bamboccioni di Padoa Schioppa. Poi le mignotte, l’Italia peggiore di Brunetta, i call center fanno parte di uno stesso campo di macrofenomeni che non sono imputabili a Treu e Biagi figuriamoci a Politi.

          • Paolo

            E bravo Tonelli, ci stà semplicemente dicendo che nel mondo dell’arte e dell’editoria o si lavora gratis senza lamentarsi (perchè lui lo ha fatto nel passato) o è meglio cambiare aria. Ma è proprio perchè gente già supina come lui, per arrivare da qualche parte si è comportata in questo modo che oggi persone arroganti possono liquidarne altre con strafottenza. Del vostro passato non ce ne fotte nulla. Del vostro pensiero sil presente, invece, ci preoccupiamo molto. Siete il “sistema dell’arte” italiano, che come si sa non produce nulla di buono, se non profiotti per pochissimi.

        • francesco sala

          vabbè, ma politi deve fare un concorso pubblico per poter selezionare uno stagista?
          ma che è… flash art o le poste?
          lui ha messo un’inserzione, ha specificato le caratteristiche e le retribuzioni: se uno non le ritiene adeguate non si candidi!
          parliamo di un’azienda, di un privato: sarà libero di fare quello che vuole o no?

    • Antonio

      Caro tonelli ti sorprenderà sapere che la tua gavetta mi commuove ben poco .che tipo di lavori facevi? Se lavoro bene e qualcuno mi sfrutta e evade le tasse non mi paga E magari si fa le vacanze qua e la si merita una botta in testa. Se parliamo di professioni intelettuali e creative il caso può essere diverso perché agli inizi si e sempre fuori mercato ed e chiaroche si deve affrontare sacrifici.pero, tonelli non far finta di non capire: non si abusa della propria posizione per favorire amici e accoliti oscurando chi da fastidio e utilizzando come penna dei precari sotto ricatto. Anch’io hoil doppio lavoro e non me ne lamento anzi penso sia un privilegio perché posso dare del cretino a chi lo e. Scusare errori scrivo con cell

    • antonio

      Peccato che dietro il mio elegantissimo macbook bianco ci sia scritto “Made in China”…

    • hm

      – Non so neppure quanti anni, poi, ho lavorato per 700mila lire al mese. E non stiamo parlando degli anni settanta o ottanta, quando settecentomila erano una cifra, stiamo parlando degli anni zero del duemila. –

      un anno . l’euro c’è dal 2001 .

    • Jek

      Ritengo che il riferimento alle mignotte sia stato frainteso e che Politi volesse fare una battuta, riferendosi a panorami politici fin troppo noti, che è riuscita male.
      Per il resto è una situazione che trovo vergognosa, faccio una breve panoramica del quadro costituzionale per illustrare come ne siamo lontani:
      Art. 35.:La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
      Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
      Art. 36.Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
      La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
      Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
      Mi sembra vergognoso ed ipocrita servirsi del lavoro GRATUITO di una schiava ehmmmm stagista, per poi disprezzarlo. Questa gente si arricchisce sulla pelle dei poveretti, e nemmeno visto che escono da fior di Università e Masters, non corrispondendo loro ciò che è dovuto per legge. Non fatevi imbrogliare alzate la testa per difendere i vostri diritti.

    • Alf

      Caro Massimiliano, così a occhio direi che hai una bella coda di paglia.
      Intanto gli “anni 2000” in cui hai guadagnato “solo” 700 euro non sono tanti anni, visto che l’euro è entrato in vigore già l’anno dopo.

      Piangi miseria per giustificare il tuo cinismo Padronale col fatto che il mondo (ahimè cattivissimo) ti ha maltrattato.

      Poverino. I tuoi genitori “ENTRAMBI” impiegati ti hanno garantito la possibilità di fare il “lavoro” che volevi fare. Questo non lo specifichi abbastanza. Ma ora caro il mio criticissimo d’arte, ora che il mondo si è rotto, ora che avere i genitori con due impieghi fissi com’ era nei favolosi anni ’80 non è più possibile, ora caro il mio padroncino del vaporetto, non è più possibile inseguire i propri sogni col portafoglio di mamà (…prendi Massimiliuccio, i 50 euro per il tuo sabato al cinema coi tuoi amici paninari).
      Ora caro Massimiliano, i sogni bisogna conquistarseli con le proprie forze (ci siamo capiti vero..?), senza i soldini dei genitori, ora il lavoro va PAGATO.
      Rifletti Massimiliano, su questi moderni concetti del lavoro retribuito.
      Perchè all’apparenza dovresti essere abbastanza giovane ma nella sostanza sei di idee antichissime.

      • silvio saura

        Alf, hai ragione. Come dicevo prima, io ho smesso di scrivere per Exibart perché credo che un minimo debba essere riconosciuto a tutti. Se scrivi un articolo, ci metti almeno un pomeriggio, beh, che tu possa andarti a mangiare una pizza dopo il lavoro mi sembra il minimo. Senza contare il mio nome, l’esperienza etc etc…
        Come editore in Spagna pagavo tutti, dai 30 euro allo studente fino agli 80 a un critico con mestiere. Come editore, oggi, in Italia, abbiamo abbassato le cifre che pagavamo prima, ma ti assicuro che 50 E per una notizietta, ad ARTE iN, li prendono.

        • Massimiliano Tonelli

          Caro Silvio conosci benissimo la mia storia, la mia famiglia e tutto il resto. Il fatto che alle cretinate sul mio conto proferite da questo Alf tu rispondi “hai ragione” significa o che non hai letto bene quello che ha scritto o che ti sei completamente rincojonito. Che scegli?

          • silvio saura

            Massi, su molte cose la pensiamo uguale, ma su questo tema non siamo d’accordo da sempre. Non è questione di cinema e paninari; io penso che il lavoro vada pagato, anche poco, ma pagato. E oltre a sostenere questa tesi, l’ho pure sempre messa in pratica.
            Non parlo di stra-pagare uno studente che si fà le ossa, parlo di rendere merito a chi ha esperienza, conoscenze, capacità e a chi grazie al proprio lavoro rende le pubblicazioni appetibili.
            A parte il tono, che non condivido, il succo del discorso di questo Alf è che il lavoro va pagato, e a mio avviso ha ragione.

      • Massimiliano Tonelli

        Così vecchio mi fai da avere amici paninari con cui andare al cinema? Qui di vecchio e assai stantio vedo solo un certo afflato veterocomunista che vede padroni dappertutto. Allora ti do due notizie. La prima è che non sono padrone di niente, mai stato. Solo lavorante e sempre con contratti (molto) precari. La seconda è che oggi, visto che il mondo si è rotto, i padroni sono nei guai tanto quanto i salariati. Solo che i primi oltre a non avere una lira hanno pure i debiti.
        Come dici il mondo è cambiato, tu quand’è che ti adegui?

        • Alf

          Non ti preoccupare Massimiliano che mi adeguo più di quanto tu credi a Questo mondo e alle sue regole. Il fatto è che non divento COMPLICE come te di questo sistema. Chiara la differenza, caro il mio editore a costi zero?
          Non si tratta di essere veterocomunista si tratta semplicemente di riconoscere il lavoro altrui senza giustificazioni (ipocrite) che la collaborazione del prossimo sia dovuto in cambio di una non ben quantificabile e qualificabile visibilità.
          Se tu caro Massimiliano vuoi costruire il tuo personale monumento all’ego tramite questa pagina online, accomodati, ma non pretendere che il lavoro venga svolto gratis. Il tempo dei Faraoni è finito: costruscila tu la tua piramide a zero euro/mese.

          PS: vuoi forse farmi dire che tu sei un imprenditore con molteplici costi da sostenere? Ma quali di grazia? Una paginetta web? Fammi il piacere…

  • federica

    …Infatti se vai in altri paesi non ti regalano niente, ma se vali ti retribuiscono in maniera dignitosa … Resta una cifra simbolica, perché il lavoro che c’è dietro, se vuoi fare una cosa fatta bene e crescere, è molto…e il rischio è sempre alto, perché non c’è mai una certezza. Ma ben venga!
    Da questo punto di vista l’Italia non è un modello al quale riferirsi.

    • federica

      … e in altri paesi, dove il rispetto del lavoro è una cosa sacra, c’è un rapporto abbastanza civile anche fra colleghi. Robe da altro mondo: gente che si passa i contatti e si presta il materiale, si dà consigli.
      Misà che in Italia siamo tutti esauriti.

  • In Italia ci sono tantissimi Giancarlo Politi abituati a succhiare il sangue precario della gente. Lui in particolare sa come fare a “spremere” i giovani prima di dargli della mignotta. Politi anche in questo sei unico.

  • Gianfranco Mascelli

    Non personalmente, ma conosco Politi dai suoi primi ART DIARY e, allo stesso modo, dai suoi primi Flash Art e quindi del suo modo di interloquire con i suoi lettori. Duri con tutti lui e sua figlia che per Flash Art era l'”inviata speciale” a New York e che dopo Gagosian il resto del mondo dell’arte era solo “monnezza” sia per chi la faceva e sia per chi la proponeva. Quindi vedendo che questo modo di interpretare l’arte altro non era che un tentativo di attirare l’attenzione degli addetti ai lavori (artisti e galleristi) ho smesso di frequentarne la lettura, perchè al di là dell’opinione personale, nei suoi giudizi scritti, trovavo prevalente l’aggressività gratuita e quasi mai corrispondente al vero. Oggi vedo che dopo circa 20 anni le cose per lui non sono cambiate, malgrado la sua attività si sia ben consolidata. A Caterina posso solo consigliare che c’è di meglio e senza stage a pagamento.
    Se mi si consente un’altra riflessione posso dire dalla prima comunicazione avuta da Artribune che, per certi versi, lo stile di scrittura un po’ scamiciata, somiglia molto allo stile Politi, tanto che immaginavo fosse una sua branchia.

  • antonio (INOKI)

    PROVO A CONCLUDERE:
    gli imprenditori dell’informazione artistica operano nella penuria e il prodotto intelettuale è spesso privo di mercato. Artribune ad esempio nasce da un’esperienza economica mal riuscita e forse adesso deve aggiustare il tiro, beh è comprensibile.
    Possiamo senz’altro ammettere che talvolta e forse spesso alcuni giovani pensano o vivono nell’illusione che sia facile ottenere che loro opere (se sono artisti) o i loro contributi letterari (se sono critici e giornalisti) rendano denaro e compensi, così, tutto e subito.
    Qualcuno dei giovani e anche dei meno giovani appartenenti a queste categorie sono gente di talento ma non sono premiati dai meccanismi di mercato (aggiungerei anche i meccanismi selettivi in generale, in italia molto inquinati), che sono se non casuali fallaci opportunistici e confusi.
    Inoltre è ovvio che se siete nati ricchi avrete più occasioni! Su questo non ci piove.
    Ma questo non è un discorso un pò riduttivo?Riduttivo e ovvio.
    Io proporrei questo semplice cambio di prospettiva: ok, per lavorare nell’arte si possono accettare sacrifici però , dico io, perchè dovrei fare sacrifici per riviste , gallerie che si fanno gli affari loro e spesso gli affari di un’arte mediocre stupida e omologata? Chi se ne frega se Tonelli ha fatto qualche sacrificio a sua volta ,lavorando in banca, se poi io devo finanziare un web site che guarda come esempio a Flash Art?
    In altre parole l’avventura imprenditoriale in se stessa interessa a Politi e a Tonelli ma a noi ci frega invece dei contenuti che quest’avventura veicola e per il resto dei sacrifici di Tonelli e Politi saranno cazzi loro! Perchè dovremmo fregarcene dei loro sacrifici se a loro giustamente non interessa dei nostri?
    Quindi se la ragazza che non conosco e non so cosa sa fare chiede troppo tutto e subito al Grande Direttore :))) stiamo attenti che dall’altra parte non ci siano imprenditori senza idee preoccupati solo di mantenere un comodo Status Quo.
    INFINE PUNTO FONDAMENTALE : PERCHè MAI LE RIVISTE E I WEB SITE D’ARTE HANNO UN PUBBLICO E UN GIRO D’AFFARI COSì RISTRETTO?
    NON è FORSE PERCHè QUESTI LUOGHI D’INFORMAZIONE VEICOLANO PER GRAN PARTE ROBACCIA CHE ALLA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON PIACE E NON INTERESSA? DA UNA PARTE SI APPOGGIA O SI SEGUE IL MERCATO ELITARIO DOVE CHI COSTA E PAGA NON è CRITICABILE E DALL’ALTRA SI ILLUDE DEMAGOGICAMENTE (RASSEGNA ARTE GIOVANE, FONDAZIONE ARTE GIOVANE, PREMIO ARTE GIOVANE ECC) UNA PLETORA DI MEDIOCRI A SPERARE DI OTTENERE QUALCHE BRICIOLA?

    Distinti Saluti…

  • Stefano

    Il vero problema non è il fatto che Politi abbia offerto uno stage nella sua redazione gratuito o con rimborso spese (a parte tutto: come è possibile che sia tutto così fluttuante? 8/10 mesi, 350/500 euro? Si prendono accordi lavorativi su basi così incerte?). il problema è che
    – dal tono della newsletter (perché la ricerca di stagisti è stata inoltrata a tutti gli iscritti della loro newsletter) sembra che si debba ringraziare flash art per questa opportunità che concede – dimenticando che il rapporto datore di lavoro – lavorante non si dovrebbe basare su questo: non si è amici o compagni di scuola, nessuno sta facendo favori all’altro, e men che meno io azienda non sto facendo un favore a prendere stagisti, e vice versa.
    – l’atteggiamento di Politi: nel 2011 non puoi permetterti di trattare così le persone, non puoi rispondere in quel modo dicendo “rivolgiti ai servizi sociali” o “vai a lavorare in un fast food”. So che è il suo carattere, che povero è fatto così, che oramai è anziano e anzi, si è costruito un personaggio trattando le persone malissimo. Ma ti occupi di cultura, sei il direttore di una rivista di cultura, piuttosto non mi rispondere, ma abbi la decenza di avere rispetto per chi ti scrive. Di questo tipo di persone ce ne sono tante, ma non si può sempre incassare pensando “eh, ma lui se lo può permettere”. Nelle sue lettere al direttore può fare quello che vuole senza ricevere risposta, ma nella vita reale qualcuno ha il diritto e il dovere di non accettare a capo chino di essere appellati in quella maniera così antipatica, e se vuole può parlarne apertamente. Non siamo più nell’800, o durante il ventennio, il padrone – o l’uomo di potere – non può fare e dire quello che vuole, o per lo meno, può farlo, ma dall’altra parte si prende anche il rischio di trovarsi davanti persone più consapevoli di una volta, che magari dimostrano apertamente il loro dissenso, con una dialettica il più delle volte più articolata di un semplice mignotta, o meglio, escort (che va tanto di moda negli ambienti che contano).

  • l’uomo tigre

    Saluto Antonio che voglio credere che sia Antonio Inoki, mi è simpatico perchè è uno dei pochi che ha le idee pulite da tutte le fesserie che si raccontano da anni.

    Politi è stato il primo che con la sua politica e il suo atteggiamento ha abbassato il livello culturale dell’arte contemporanea, recuperando consensi sia di che ne aveva interessi, sia di chi culturalmente e poco preparato aveva bisogno di seguire con superficialità ciò che banale non dovrebbe essere, (basti pensare a tutti i nuovi collezionisti, gente semi analfabeta, privi di sensibilità, che solo perchè hanno i soldi pensano di avere e fare cultura).
    Politi con la sua rivista, ha realizzato con altri banditi (Dipietrantonio, Garutti, Sanderetto, Bonami, Gioni, e tanti altri) operazioni commerciali con chi più si prestava Beecroft, Cattelan, tutti i ragazzini di Via Fiuggi (allievi di Garutti, che con un progetto ben programmato più di 15 anni fa, applicarono con l’aiuto di Politi, Dipietrantonio e altri, l’imporsi dei suo giovani seguaci, famoso l’allievo famoso il maestro) e con le nuove leve, tutta gente priva di etica e scrupoli.
    Ormai però i tempi sono cambiati/degenerati e persino le meschinità di Politi (e dei suoi compari), oggi appaiono come teneri gesti di un vecchietto che scalpita offendendosi per chi, solo oggi ha il coraggio di servirlo per ciò che si merita.

    Oggi c’è Artibune, figlia di Flash Art, che con astuzia riesce a rendere ancor più fonti di guadagno le provocazioni, ogni nostro cliccare, leggere i commenti e aggiungerne, aumenta la possibilità di vendere i propri spazi pubblicitari a cifre sempre più alte.
    Guardando i loro sito possiamo immaginare che non se la passano mica male e potrebbero anche pagare chi per loro lavora, giovani curatori affamati di protagonismo.
    Tutto questo, compreso questo mio commento, diventa spazzatura che continua e continuerà a degenerare l’arte, l’arte contemporanea.
    L’Arte “visiva”è il primo linguaggio assoluto, soprattutto oggi, che riesce a contenere più che mai tutte le altre pratiche o discipline artistiche, ma nelle condizioni di demenza, ignoranza e stupidità a cui si continua scendere sempre di più.                      
    La vera Arte quella fatta di ricerca, sperimentazione e serietà esistenziale difficilmente potrà essere vissuta dalla nostra società.
    Nella storia sempre ci sono stati periodi decadenti, oscurantisti, ma mai ai livelli di oggi.

    Chiedo a chi lavora per Artribune di fare un esame di coscienza e ragionare sul senso di quello che stanno facendo…. a cosa diavolo serve Artribune?
    a cosa serve tutto questo caos che state creando?
    non si parla di arte! non si parla di ricerca di artisti autentici?
    solo pettegolezzi!
    solo banalità!
    solo energia persa che potremmo tutti quanti occupare al fine di realizzare cose importanti per noi e il nostro povero povero paese.
    mi spiace.
    Per favore non rispondete tanto per fare,
    FATE!
    Fate qualcosa di utile, siete giovani cercate di cambiare le cose in meglio e non di approfittarvi della melma in cui tutti viviamo.
    è ormai evidente che il nostro pese sta collassando anche a causa di queste stupide operazioni di speculazione, come tutti i programmi televisivi che le nostre reti mandano in onda, come ogni testata editoriale di quotidiani, e riviste di informazione e cultura.
    E
    A voi gente del settore che volete cambiare le cose, artisti, curatori, collezionisti, galleristi e pubblicoo in genere….. avete il dovere di impegnatevi sul vostro lavoro …. in quanto così facendo diamo la possibilità alla stupida vetrina di crescere e fotterci.

    • LorenzoMarras

      Il tuo commento è interessante Tigre, la diagnosi è schietta senza infigimenti di circostanza. Qualcuno fino ad ora ha Pontificato ( i nomi che hai fatto) e molti altri qualcuno (posso chiamarla la massa?) che ha obbedito per le piu’ svariate ragioni e che ora lentamente (finalmente) si sfalda e diviene eretica.
      Pero’ Tigre, siccome sono molto curioso e di questi tempi non è proprio una bella virtu’, ti chiederei (naturalmente ipotizzando uno scenario suggerito piu’ per fantasia) se domani i nomi che tu hai fatto si ritirassero in buon ordine dal palcoscenico , insomma per godersi in pace la loro pensione e TU fossi messo nella condizione di prendere il loro “posto” quali sostanziali cambiamenti e sopratutto come , apporteresti a tutto il circuito delle arti visive ? in termini di selezione – organizzazione – divulgazione di quelle che , potrebbero essere le proposte piu’ rappresentative del presente che tutti noi viviamo , in modo tale che tutti si direbbe : pero’ che bell’ambientino qui !!
      Ti sarei grato di un tuo discorso intorno a cio’ che ho teste’ domandato.

      Grazie e ciao.

      • l’uomo tigre

        Caro Lorenzo proverò a soddisfare la tua curiosità, non mi hai chiesto poco e sarò breve perchè sono in viaggio, anche se sono ben consapevole che una mia ingerenza in fatto di nomine possa essere letta come una maniera per rafforzare o circoscrivere il mio campo d’azione e d’indagine.

        Premesso che non credo che i malfattori possano autonomamente ritirarsi dalle scene, e se lo faranno ci sarà da aspettarsi una loro uscita supportata da l’ennesima trovata pubblicitaria (vedi come parallelo il ritiro di Fossati, se puoi leggi l’interessante articolo di Grasso sul Corriere), è compito delle persone che hanno a cuore la cultura adoperarsi per smacherare queste logiche contrastandole sul piano teorico e pratico.

        Mi è chiaro che non è solo chi detiene il potere che è da sconfiggere ma anche chi lo esercita senza il minimo rispetto delle specifiche competenze e delle implicazioni che determinano sulla società.

        Se detenessi un potere simile tale da poter rinnovare la cultura italiana,
        per prima cosa darei delega per un contributo programmatico a quelle persone la cui esistenza e li a testimoniare il loro impegno per una cultura che sia rispettosa dei reciproci talenti.

        Quello che penso da tempo è che i primi, i più interessati, sono proprio gli artisti, nella storia il regime ha sempre imposto i suo utili e stucchevoli presunti artisti, oggi non solo non è diverso ma è ancor peggio, perchè la decadenza programmata si è espansa su tutti i fronti, comunicazione, cultura, alimentazione, lavoro e politica…. , e come nel passato sono stati gli artisti (arte non solo quella visiva, oggi il controllo e la decadenza è estesa a tutti i linguaggi delle arti) che aggregandosi hanno fatto opposizione cambiando i progetti del sistema, anche oggi questo spetta agli artisti.

        E artisti non si diventa a differenza delle barcollanti ma speculative teorie vettesiane

        Caravaggio si imboscava nei vicoli romani e al passare degli artisti di potere dei suo tempi con la sua spada gli trafiggeva il culo.
        Forse questa pratica agli attuali “artisti all’apice” non si addice perché quella parte del corpo ha talmente tanti calli che non avvertirebbero alcun dolore.

        come prima cosa è da cambiare bolg, qui si fanno soldi sulle nostre parole, questa è la prima cosa da fare.

  • Ginevra Are

    ringrazio l’uomo tigre per questo suo commento. molti spunti interessanti su cui riflettere e che personalmente mi insegnano qualcosa :)

  • antonio (INOKI)

    Saluti contraccambiati uomo tigre
    bella anche la tua lista di nomi
    vedo che in giro c’è ancora gente che sa come sono andate un po le cose in questi anni…

  • l’uomo tigre

    ne ho di nomi con date ed eventi, saltano molti, è ora di cambiare le cose mi sono stancato di non avere un confronto con persone elette di onesta e talento.

  • l’uomo tigre
  • honda

    Antonio, hai detto un carro di cazzate. Politi è certamente un elemento degradante dell’arte italiana. Non c’è dubbio. Ma rigurdo art tribune e tutte le congetture, complotti e mille altre diavolerie di cui parli, sei solo approssimativo. Di Pietrantonio è un signore che con l’unica scusa di avere degli sponsor e non gravare sulla città utilizza un museo pubblico come fosse il giardino di casa sua. Piazza la sua assistente, bruna roccasalva, il fratello Pietro, artista appena commestibile ma che ha ricevuto tutte le spinte possibili ed immaginabili dalla corte dei miracoli costruita da di pietrantonio e paolo zani. Oggi costa decine di migliaia di euro e aspettiamo da sempre una mostra pubblica che non sia alla gamec. Eppure niente, neppure una copertina su Frieze puo serviere a convincere sei operatori di musei stranieri. Con tanta pace dei collezionisti, ma la sua stitica produzione mi dicono avere una lunga fila di collezionisti in attesa. Attendano pure. ci mancherebbe. Se riesce a fare una mostra in un museo oltr’alpe fateci sapere.
    Politi, beh, indifendibile: che dire… è un millantatore di professione.Basti pensare che reca in copertina di flash art la dicitura “la prima rivista d arte in europa”! Se non è una fandonia quella! Frieze fa fiere miliardarie e lui arranca, STENTERELLO, chiedendo aiuto per una parata di seri B a Bologna. Ovviamente senza successo, non riuscirà neppure ad aver il seguito di quache corniciaio di provincia. Ecco perchè non verrà realizzata alcuna fiera romagnol-politiana.
    Lo so, parlare cosi è molto brutto. Ma quanto male ha fatto in giro il Sign. Politi? Di quante persone deliberatamente ha parlato male, impunemente e senza diritto di replica sulla sua testata? Quanti buoni aristi ha stralciato solo perchè stava antipatico a lui, Arianna ROsika qualcun altro? Insomma Politi è il classico esempio di trombone abbandonato, Poteva essere un attore dell’arte internazionale ed è solo un saccente attempato, tristo e chiuso nei ricordi di un passato che non ritorna. Sfogandosi con le Caterine di turno.
    Ho letto una valanga d’insulti sulla sua pagina di Fb. Sono brutti, ma la prepotenza panciuta e crassa del personaggio li pretente, per non dire che li attira tali epiteti.
    No, cari miei, non esiste paragone. Qualsiasi altra rivista avrà i suoi problemi, ma Politi è una delle grandi cause del ghetto italiano. Vergognati Giancarlo. Passa la mano, fai un piacere a tutti. Soprattutto a te stesso! Smettila d’infierire. E’ tutto il male che ti torna indietro. Purga i tuoi atteggiamenti -IMPERDONABILI -. dimendoti ed facendo il buen ritiro nella tua casa nei pressi di Forte dei Marmi. (ed ovviamente non è un efemismo – ce l’ha davvero).

    Tonelli tu ce l’hai la casa a forte dei marmi? Ma come? Paghi la gente, ma sei proprio un antiquato. Inchioda tutti e vai a Capalbio, no!?!

  • Ho smesso da molti anni di leggere Flash Art proprio per l’arroganza di Politi nei confronti di chiunque non fosse d’accordo con lui.
    Immagino quindi la sua reazione quando qualcuno abbia osato ritenere non proprio corretto il non pagare (o quasi) uno stagista. Ma come, proprio lui che fa un favore mettendo a disposizione il suo giornale a dei poveri disoccupati?.
    Sospetto che tale pratica venga attuata (o vorrebbe essere attuata) anche qui e da questo questa difesa d’uffico

  • antonio

    Caro honda (o devo dire collaboratore di Artribune?credi che sia scemo?),

    elenca per favore il dettaglio di ” tutte le congetture, complotti e mille altre diavolerie” di cui avrei parlato approssimativamente.

    Se sei capace di elencarle una a una in modo chiaro ti risponderò punto per punto e vediamo dove starebbe questo carro di cazzate .

    Vediamo un pò, sono qui che aspetto e ci ritorno i finche non rispondi.

    Per il resto stranamente concordo pienamente con tutto quello che scrivi riguardo
    Flash art Politi ecc e anzi ti ringrazio di aver aggiunto ulteriori elementi.
    Mi pare quindi che in definitiva ti sia scocciato per qualche schiaffetto dato da me e da altri ad Artribune , ben diverso però dai calci in faccia che darei però alla banda Politi. Comunque il buffetto era a fin di bene: lo si da a chi rischia di perdere conoscenza.

    • antonio (Inoki)

      caro Honda mi accorgo che c’è altra gente che si firma Antonio e quindi x facilitarti
      ti dirò che io sono antonio (Inoki) e così proverò a ricordarmi di firmare d’ora in poi.
      i miei interventi sono:
      18 ottobre 2011 alle 13:08
      17 ottobre 2011 alle 16:19
      17 ottobre 2011 alle 13:37
      16 ottobre 2011 alle 15:14
      15 ottobre 2011 alle 19:03
      15 ottobre 2011 alle 18:03

      • antonio (nonsonounfakedigerini)

        ehm sisi troppi antonio io allora da oggi in poi sarò antonio (nonsonounfakedigerini)

        • Caro antonio, ti ringrazio anche per la buona volonta’ , ma ti pregherei di non utilizzare il mio cognome nel tuo nikname… penso che “nonsonounfake” sia comunque piu’ che sufficente e “gerini” e’ il cognome mio e della mia famiglia la cui banalizzazione, onestamente, mi disturba un po’… sei una persona intelligente e credo che capirai. Grazie

          • antonio (nonsonounfake)

            Certo, anzi scusami…l’ironia non era certo rivolta a te, bensì a quanti pensavano che io fossi un fake…quindi da ora sono antonio (nonsonounfake)…

          • …grazie, sei molto cortese!

          • hm

            sei un fake e basta .
            ps
            gerini cambia stile quando parli con te stesso se vuoi essere lontanamente credibile .

          • antonio (nonsonounfake)

            ok guarda non passerò il mio tempo a dovermi giustificare che non sono gerini…se ti piace pensarlo fai pure, ti ho chiesto anche di lasciarmi la tua mail, o una mail creata per l’occasione per dimostrarti il contrario…più di questo non so che dirti, vorrà dire che per te non sarò me.

          • hm

            e quando ti lascio la mail cosa fai? mi scansioni la carta d’identità di tuo cuggino?

  • Antonio Inoki

    Ok Antonio piacere io sono Antonio

    • antonio (nonsonounfakedigerini)

      ciao, piacere :D

  • attilio

    Signori chiedo scusa, ma voi avete presente davvero di chi stiamo parlando: questa persona è lo stesso Giancarlo Politi che ha denunciato – con futili motivazioni – un ragazzino perchè editava un fac simile di flash art? Non ha ottenuto un risarcimento di 200mila euro, come sperava, tuttavia è riuscito a fargli pignorare i mobili in casa. Domanda: è sempre lui? O è un sosia omonimo?
    Grazie della risposta.

  • andrea pacchioni
  • [email protected]

    cacchio ma su fecebook nessuno ha ancora creato un gruppo “Boicottiamo Flash Art di Giancarlo Politi”!!!!!

    • l’uomo tigre

      solo su di lui??????

      e vogliamo escludere tutti quelli che con lui hanno e stanno saccheggiando ancora, arte e cultura Italiana???????

  • aleana

    si ma lui è il vero precursore. Dunque via lui, l’arte italiana sarà migliore.

  • maya pacifico

    Non iscriviamoci nemmeno all’Ordine dei Giornalisti, con la scusa che è stato istituito da Mussolini.. e non è certo l’unica cosa istituita da Mussolini ad essere ancora in vigore! E scordiamoci ancora di più la benchè minima possibilità di essere retribuiti e di far carriera, e a questo punto anche di essere tutelati, che, visto i tempi che corrono, non mi sembra un problema secondario. L’alternativa quale sarebbe? Fare una trasmissione televisiva?

  • x maya

    Se hai le doti fisiche si, ma prima, a quel punto passa da blasonate redazioni, a milano ce n’è una che si autoproclama la prima rivista europea. A quel punto pagherà bene.

  • Elsa G.

    “(…) non possiamo che concordare con Politi” cosa?
    Quando ho letto il titolo dell’articolo ho pensato fosse una provocazione, e invece…
    la Redazione -che firma il contributo- suggerisce che il misunderstanding, tra Politi e stageur, si possa chiarire alla luce del “come milioni di aziende”.

    Lungi dal condividere la pedanteria di Caterina non posso che condividere il suo punto di vista: io lavoro quindi difendo la mia posizione di lavoratrice. Non posso fare gli interessi del datore di lavoro che vorrebbe risorse umane gratis. Altrimenti il sistema degenera (e nonsolo quello dell’Arte).

    Mi viene da pensare che nel conflitto d’interessi -così come si è palesato nell’episodio citato- Art tribune condivida gli interessi e i valori di Politi & Co.
    In Italia esistono tante “brutte abitudini” alcune delle quali oggettivamente servono a sopravvivere ma non significa che si devono giustificare. E se lo si fa, che abbia il valore di una presa di posizione.

    Trovo che molto peggio di Politi ci sia solo questo articolo.

  • x maya

    in attesa che art tribune pubblichi la lettera di Caterina al Presidente della Repubblica (che ovvio non le risponderà) ecco l’articolo su “Il Fatto Quotidiano”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/indignata-per-stage-gratis-le-danno-della-mignotta-allestero-ho-un-contratto-vero/164701/

  • antonio (INOKI)

    Ehi Tonelli! Hai preso un bidone!
    la ragazza ha fatto un bel dispetto a Politi!
    Hai letto il fatto quotidiano?
    E questa secondo te era una sprovveduta che sopravalutava le proprie qualità?
    Dopo il bidone del finto Toscani alla Biennale di Tirana questa è una bella legnata!
    Complimenti a Caterina! Dieci e lode!
    Ragazzi andate tutti all’estero e tornate in Italia a mazzolare sta manica di pezzi di merda!

  • Holly

    Purtroppo questa faccenda ha evidenziato ancora una volta come in Italia troppe aziende cerchino di approfittare dei giovani in cerca di prima occupazione…la soluzione? E solo una, purtroppo. Andare all’estero, e tornare con un bel CV. Io ho lavorato in Baviera appena laureata…qui mi offrivano uno stage per 2 lire, là, 2000 marchi al mese, solo perchè ero laureata…adesso la Germania è uscita dalla crisi, noi ci siamo ancora dentro fino al collo. Questo significherà qualcosa?

  • stella

    Per farvi un’opinione davvero, consiglio di leggere l’annuncio di Flash Art ancora online, specialmente i requisiti richiesti:

    Giovane, dinamico, autonomo, curioso.
    – Ottima conoscenza dell’arte contemporanea, italiana e internazionale.
    – Ottima conoscenza dei sistemi operativi e programmi Mac: inDesign, Photoshop, Excel e tutto il pacchetto Office.
    – Ottima conoscenza della lingua inglese. Ma vera conoscenza parlata e scritta.
    – Buona frequentazione con la scrittura.

    http://www.flashartonline.it/inclusioni/newsletter_det.php?pagina=newsletter_det&id=430&det=ok

  • Valentina

    Il problema non sono tanto quei requisiti, qui sopra elencati; a mio parere il vero problema è la premessa (cito testualmente):

    “Preghiamo dunque di rispondere al presente annuncio SOLO a chi possiede i requisiti richiesti e a chi può mantenersi per parecchi mesi a Milano”.

    Il fatto che, anche per uno stage senza retribuzione, vengano chiesti i requisiti di una persona davvero qualificata, che magari ha già avuto qualche esperienza nel settore, non mi scandalizza. Credo anzi che sia giusto. Oggi una laurea (almeno in Italia) non fa la differenza. Le università sono sovraffollate, soprattutto nelle facoltà umanistiche il livello è molto basso perché ancora non esiste il numero chiuso, quindi quei pochi che davvero si impegnano e approfondiscono rimangono sotterrati sotto il peso dei più che frequentano per mancanza di fantasia e di alternative e impiegano il doppio del tempo stabilito per ottenere il titolo. Che un corso di Lettere Moderne sia frequentano da persone che non sanno che “se” è una congiunzione o che “qual è” si scrive senza apostrofo dovrebbe dare a tutti la misura di un livello scandalosamente basso, al quale progressivamente, affinché l’università non scenda in classifica, i docenti si adattano, abbassando le pretese e alzando i voti.
    Finché non ci sarà una selezione all’ingresso, solo una minima parte dei laureati sarà costituita da persone davvero qualificate o meritevoli, che durante il percorso universitario avrà anche approfondito l’inglese e magari studiato una o due lingue in più; che legge molti libri, giornali o riviste al di là dello studio; che tenta qualche esperienza lavorativa – non retribuita – per farsi un po’ di esperienza con la gavetta, invece che con l’esibizione della scollatura.
    Ma detto tutto questo, mi chiedo: è giusto che tra questi fondamentali requisiti per accedere a un colloquio ci sia anche quello di essere benestanti e di potersi quindi permettere di vivere “per un po’ di tempo” nella carissima Milano?
    Torniamo ai tempi in cui solo i figli dei ricchi potevano sperare di costruirsi una carriera e gli altri dovevano seguire le orme dei genitori per poter mangiare?
    A me non spaventa che ci siano persone maleducate come Giancarlo Politi (perché al di là delle sue ragione o di quelle di Caterina, è stato profondamente maleducato nelle sue risposte). E’ un arrogante e la sua arroganza deriva fondamentalmente dalla sua posizione, direi praticamente inattaccabile. Da persone così saremo sempre circondati, purtroppo. Mi spaventa che si stia a riflettere su quanto convenga ad Artribune prendere le difese di Flash Art, che persone deluse da passate esperienze sfoghino fuori luogo il proprio rancore, che si stia a disquisire sull’uso più o meno improprio di un paragone con una mignotta d’alto borgo…e non sulla follia di una società che favorisce sempre il più abbiente e non riconosce mai il vero merito. Il merito non verrà mai premiato o aiutato, in questo paese. Prendiamo, per esempio, un figlio di operai, che hanno fatto tanti sacrifici per potergli permettere di studiare, che magari è laureato con 110 e lode e senza aiuti, perché i suoi genitori non hanno contatti, né tanto meno soldi da buttare, che magari da un paio d’anni scrive su riviste gratuitamente, ha un paio di diplomi di lingua e sa usare il Mac. Ecco, non potrà accedere al colloquio perché…la sua intelligenza e i soldi spesi per farlo studiare non sono sufficienti per garantirgli un futuro di successo? Probabilmente sarà un figlio di papà, meno preparato e meno intelligente, a prendersi quel posto. Perché a fare la differenza è il conto in banca, quella è la premessa a tutti i requisiti. E allora sì, se si ha bisogno di lavorare, pur con una laurea in mano, si deve optare per il Mc Donald. Questo è preoccupante. Ed è un problema che non riguarda solo Flash Art.

  • Francesca

    Il mio vero fastidio non nasce dalla frase in sè. Che il sig. Politi le abbia detto “mignotta” o che abbia affermato che oggi persino “le escort sono laureate e parlano 4 lingue” è quasi irrilevante. Tanto è una caduta di stile in ambedue i casi. Ciò che è preoccupante è il modo di rivolgersi, il disprezzo con cui ci si pone. Nonchè la giusta domanda: “ma perchè possono fare stage solo coloro che possono permetterselo?”
    E in ultima analisi, il fatto di chiamare in causa come esempio le escort in tale contesto vuol dire che oramai l’unico metro di giudizio e l’unico modo di rapportarsi alla realtà è questo. Che, tra l’altro, casualmente, non differisce molto da quello del nostro governo.
    Mi sembra imbrazzante. E lo è ancora di più appellarsi al fatto che “milioni di altre aziende lo fanno” (di offrire stage o tirocini formativi interminabili non retribuiti e senza ALCUNA garanzia di assunzione). Il fatto che lo “facciano tutti”, non è una legittimazione. E invece passa per tale.

    Insomma, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

  • opalka

    Newsletter ricevuta da flashartonline alle 21.02 del 19/10

    Breve risposta a una manipolazione e speculazione su una seria offerta di lavoro

    Su Face Book e su alcuni organi di stampa gira insistentemente una notizia assolutamente manipolata, falsa e diffamatoria. A una ragazza che si proclamava quadrilingue e che rispondeva insolentemente a una nostra offerta di stage di alcuni mesi modestamente retribuito (350-500 euro mensili) ma con la quasi certezza di una regolare assunzione al termine del percorso, io replicavo che oggi anche le escort possono essere quadrilingue ma che per accedere seriamente a una professione, occorre una specializzazione che si può ottenere solo con una pratica lavorativa. Ad esempio il praticantato dei giornalisti dura 18 mesi e non è retribuito. Mentre lo stage per assistente alla redazione in Flash Art, retribuito appunto con 350-500 euro, dura qualche mese (per una persona recettiva non più di 3-4 mesi prima di essere assunta) e dopo due anni di collaborazione (anche esterna) permette di diventare giornalista pubblicista, con ottime prospettive di crescita professionale. E’ sfruttamento del lavoro questo o non invece una ottima e rarissima opportunità per qualche giovane volenteroso? E vi possiamo garantire che un nostro stage è superiore a qualsiasi corso universitario sull’arte contemporanea.
    Lascio ai lettori seri giudicare l’immoralità della nostra offerta e l’assurda criminalizzazione a chi offre posti di lavoro e contribuisce a formare dei seri e ricercati professionisti.
    Giancarlo Politi

    • stefano

      Io dalla newletter di flashart mi sono disiscritto… del resto la leggevo una volta su venti, ma ho approffitatto dell’occasione per decidermi a farlo..

  • antonio (nonsonounfake)

    -E vi possiamo garantire che un nostro stage è superiore a qualsiasi corso universitario sull’arte contemporanea-

    ma se siete il nulla assoluto! non lo avete capito che al di fuori del vostro finto mondo non contate un cazzo?

  • topo

    non ho mai sentito dire “frequentare uno stage”, di solito si frequenta un corso. lo stage regge il verso fare, come il lavoro…

  • maya pacifico

    Caro Giancarlo Politi,
    a questo punto siamo proprio curiosi.. ma la stagista o lo stagista lo hai trovato?
    O lo stai ancora cercando?

  • Carmela

    Certo, politi aveva proprio ragione. Auguro con tutto il cuore all’autore di quest’articolo di incontrare sul suo cammino lavorativo sempre SOLO persone intellettualmente oneste come lui.
    andiamo… possibile che siamo una società così ipocrita e falsa? Possibile che mentre si parla di disoccupazione alle stelle, di ondata di emigrazione giovanile a livelli allarmanti, di fuga di cervelli, di povertà, non si trova di meglio da fare che difendere il ‘povero’ datore di ….lavoro….???
    Mamma mia che squallida visione giornalistica.
    Scarsa capacità di analisi, difficoltà ad individuare il tema oggetto dell’articolo (ma di cosa di parla? di educazione? di moralismo? di lavoro?), capacità comunicative scadenti (linguaggio non semplice, ma elementare…) Consiglio uno stage (non retribuito, così ti resta più impresso!)

  • Paolo

    E bravo Tonelli, ci stà semplicemente dicendo che nel mondo dell’arte e dell’editoria o si lavora gratis senza lamentarsi (perchè lui lo ha fatto nel passato) o è meglio cambiare aria. Ma è proprio perchè gente già supina come lui, per arrivare da qualche parte si è comportata in questo modo che oggi persone arroganti possono liquidarne altre con strafottenza. Del vostro passato non ce ne fotte nulla. Del vostro pensiero sul presente, invece, ci preoccupiamo molto. Siete il “sistema dell’arte” italiano, che come si sa non produce nulla di buono, se non profiotti per pochissimi.

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  • rafinesque

    Bella gente, ma voi leggete le fantomatiche “lettere al Direttore” di Flash Art? vi sembra che il tono delle risposte sia sempre, come dire, “consono”.. a me no, anzi mi chiedo perché tanti poveri diavoli indulgano in questo rito di auto-flagellazione, forse per masochismo (de gustibus..) o per la patetica soddisfazione di vedere il proprio nome pubblicato, vai a sapere..Ad ogni modo il signor Politi ha trovato una persona sana di mente capace di rispondere a tono alla sua arroganza, e per questo nel volgere di due battute ecco il “mignotta”…del resto direttori (di riviste di “arte contemporanea” e non) si diventa, signori si nasce