Ma chi cazzo è Celant? Le ire di Vittorio Sgarbi sul caso Expo: che indaghi la procura sul maxi cachet

Fuoco e fiamme, per Vittorio Sgarbi. Che stavolta si scaglia contro Germano Celant, riprendendo la faccenda di Expo e della mostra costosissima, con cachet dorati: roba da denuncia alla procura, secondo il critico ferrarese

Sgarbi, Celant, Paparoni e il caso Expo - foto di Raja El Fani

Denuncerò alla corte dei conti e alla magistratura tale Celant Germano. Perché non si può immaginare chi, facendo una mostra sicuramente brutta, spende 6 milioni di euro per la mostra e ha per la sua consulenza 750mila euro. Questo è uno spreco reale”. Lo definisce “un furto”, Vittorio Sgarbi, il maxi compenso messo a budget per Germano Celant ed il suo team, da Expo 2015, così come il costo complessivo dell’esposizione “Art&Food”, dedicata rapporto tra arti e cibo. Soldi pubblici, elargiti con una generosità senza precedenti: cachet come quello assegnato a Celant, in effetti, non se ne erano visti mai, almeno in Italia. In tempi di carestia, poi, pare quasi una mezza provocazione. E dopo altri illustri colleghi – Demetrio Paparoni in primis – scagliatisi con sdegno contro le velleità da nababbo del super curatore, ecco anche l’iracondo ferrarese lanciare le sue frecce avvelenate. Che la mostra sarà brutta, non ha dubbi; che i soldi siano troppi, idem; che si tratti di danno erariale anche.

Così, mentre la frangia degli iper liberisti difende l’operazione, appellandosi al valore di mercato di uomini e cose, opere d’arte e curatori,  si infoltisce il fronte degli indignados. Quelli che ci mettono dentro la questione morale, il problema delle risorse economiche in calo, nonché la decadenza generale di un sistema ormai dopato da quantità di denaro eccessive e mal distribuite. E Sgarbi, come da copione, si scatena: “Ma chi cazzo è Celant? Che competenze ha? Con quella somma, io, avrei ftantoatto diventare Milano d’oro”.
Ecco un frammento dell’intervento, pubblicato da Repubblica, che proprio ieri in edicola riprendeva la faccenda, non dimenticando di citare Artribune: proprio su queste colonne partì, qualche settimana fa, l’inchiesta. Che non accenna a smorzare i toni. E intanto Celant fa spallucce: “Mica sono solo soldi miei, si tratta di quattro anni di lavoro per il mio staff”. Sarà. Resta il fatto che le cifre sono toste – per usare un eufemismo – e che ci si aspetta, in cambio, qualcosa di davvero straordinario. Altro che “arte povera”: e la battuta finale, nel siparietto sgarbiano, non poteva mancare…

Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • angelov

    Tra le cose che verranno ricordate dell’Italia di questo attuale periodo storico: la Nave Rovesciata di Schettino, gli sproloqui in inglese maccheronico del premier Renzi, i Bunga Bunga di Berlusconi, ed anche, per la gioia degli intellettuali tout court, le continue sparate e volgarità del dottor Sgarbi.

    • Ruote Telluriche

      Caro Angelov si
      Ma il borioso Celant , manovratore non saprei quanto
      intelligente del piccolo e manipolabile circo dell’arte
      contemporanea , che dell’intelligenza non necessita
      ma semmai di furbizia e cortigianeria, un bel calcio
      nel sedere se lo merita eccome , fortissimo con i deboli
      ma circospetto e ossequioso con i potenti per ovvviare
      una caratura intelettuale meno brillante di quello che
      troppi credono. Provate a leggere davvero i suoi testi,
      non dico gli ultimi assai contraddditori e opportunisti
      acccusando gli altri quando gli amici e lui stesso fanno
      peggio. Provate invece a leggere i testi storici, spietatamente
      e vedete un pó quel che rimane, l’inpianto ideologico d’annata
      con una cultura di breve respiro tendente a ingigantire una
      breve stagione, che invece molto probabilmente sará
      ridimensionata da processi di lunga durata e magari dalla stessa
      Storia dell’arte piena di cose piú belle e piú intellligenti

      • angelov

        Grazie del suggerimento; me li andrò a leggere i suoi testi storici; può essere una buona idea.

  • Arnaldo Romani Brizzi

    Per anni Vettor Pisani ha ripetuto: Germano Celante, l’ebreo errante, e sua sorella tre puntini.

  • lino banfi

    Ma davvero qualcuno è interessato al commento di uno storico dell’Arte fallito che da trent’anni vive a nostre spese e il cui merito principale è aver dato vita a delle scazzottate, in diretta tv, da Maurizio Costanzo e da Mike Buongiorno? o forse gli va riconosciuto il merito di essere andato a letto con innumerevoli veline? Entrando nel merito della discussione la cosa che lascia più perplessi è il sentenziare che di certo la mostra curata da Celant sarà brutta. Ora, se c’è un merito che va riconosciuto a Celant è il riuscir a dar vita a mostre particolarmente belle e con allestimenti al limite della maniacalità. Nello specifico il riferimento più prossimo sono le ultime due mostre curate da Celant presso Ca Corner della Regina a Venezia. Quelle mostre hanno diversi limiti, hanno riferimenti storici spesso inattendibili ed erronei ma sono davvero belle, di una bellezza quasi paracula, al contrario di quella bruttezza che fu il Padiglione della Biennale curato da Sir Sgarbi.