La presentazione ufficiale nel 2009, presso la daadgalerie di Berlino; poi una serie di step successivi, ampliando e sviluppando il progetto, fino all’ultimo appuntamento in ordine di tempo: Artur Zmijewski, impegnato da quattro anni con una ricerca coerente e lucida, tra settembre e ottobre 2013 ha allestito il suo Democracies nelle gallerie del Centro Culturale di Belgrado. Un altro spazio di indagine, un altro momento di riflessione, stavolta promosso proprio da quell’istituzione che, nel 2011, premiò l’artista con un riconoscimento prestigioso (l’ “Award of Cultural Center of Belgrade”), durante il 52esimo October Salon.

Democracies è un sistema multicanale, di volta in volta riadattato in relazione all’ambiente: file di monitor che mostrano scene di vita pubblica, espressioni del sentimento nazionalista di diversi popoli d’Europa e del Medio Oriente. Il senso dell’appartenenza, lo spirito comunitario mediato dal nazionalpopolare, lo sport che aggrega e veicola energie sotterranee, la politica come collante e serbatoio di valori. Così, dai funerali di Jörg Haider a Klagenfurt al Campionato Europeo di calcio a Berlino, passando per manifestazioni politiche, funerali di Stato, processioni religiose, azioni di guerriglia, parate militari, si avvicendano immagini di folle chiassose o rigorose, disciplinate o inondate di pathos, violente oppure composte, generando un vortice cacofonico e magmatico.
Storie di piazze, spiate dall’occhio dell’arte e riscritte attraverso un polifonico display: il corpo sociale si  amplifica e si dissolve in una corrente rumorosa, crogiolo di differenze, di tradizioni, di legami, di rituali, di umori e di costumi, di esaltazioni e di fratture, di smarrimenti e di passioni, di devozioni, resistenze, esultanze. E sono video non narrativi, non interessati alla cronaca o all’informazione, ma che funzionano come dispositivi estetici, intrisi di energia sensibile, visceralmente umana.

Le democrazie del terzo millennio, sotto la lente del polacco Zmijewski – tra i maggiori artisti mid career dell’Est Europa, allievo di Grzegorz Kowalski, come Pawel Althamer e Katarzyna Kozyra – diventano così dei luoghi della contraddizione e insieme del clichè, tra dinamiche complesse che regolano l’evoluzione di singolarità culturali e di costanti antropologiche. Democrazie fallite, incompiute, naufragate, in via di sviluppo o già esposte al fallimento, celebrate, perseguite, mortificate; sempre metafora e misura di quel vivere comune da cui filtrano i meccanismi del potere, della morale, dello spettacolo e della psicologia di massa.
Accanto al video della tappa di Democracies ospitata nel marzo del 2012 al HMKV di Dortmund, in Germania, ecco anche un videobitz della mostra di Belgrado, conclusasi lo scorso 12 ottobre.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.