Jackson Pollock: la forza della linea e del colore

Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – fino al 16 novembre 2015. Il murale di sei metri torna per la prima volta nella casa della sua committente da protagonista indiscusso. Con una mostra itinerante che si sposterà alla Deutsche Bank Kunsthalle di Berlino e Museo Picasso di Malaga.

Jackson Pollock, Murale, 1943, olio e caseina su tela, 242,9 x 603,9. Donazione Peggy Guggenheim, 1959. University of Iowa Museum of Art. Riproduzione concessa dalla University of Iowa
Jackson Pollock, Murale, 1943, olio e caseina su tela, 242,9 x 603,9. Donazione Peggy Guggenheim, 1959. University of Iowa Museum of Art. Riproduzione concessa dalla University of Iowa

La mostra che ruota attorno al monumentale Mural (1943) dipinto da Jackson Pollock (Cody, 1912 – New York, 1956) nell’estate del 1943 per la casa newyorchese di Peggy Guggenheim è curata da David Anfam, uno dei massimi esperti mondiali di Espressionismo astratto, e si vede.
Le opere selezionate per accompagnare la grande tela sono infatti state scelte con estrema accuratezza e con l’intento didattico tipicamente anglosassone di fornire un’immediata comprensione per lo spettatore. E proprio come in un grande libro illustrato si inizia a leggere la mostra da destra verso sinistra, con la Donna Luna (1942) i cui grafismi si ritrovano immediatamente anche nella teoria di figure che si susseguono ritmicamente nel murale.
Un murale atipico perché dipinto su tela e lungo sei metri che, grazie ai diciotto mesi di intervento di conservazione e pulitura al Getty Conservation Institute, rivive di colori dimenticati per anni sotto ad una patina di vernice bruna, passata pedestremente nella metà degli anni Settanta per arginare il disfacimento della delicata materia pittorica.

Peggy Guggenheim e Jackson Pollock davanti al Murale, 1943. © Foto George Kargar
Peggy Guggenheim e Jackson Pollock davanti al Murale, 1943. © Foto George Kargar

Il procedimento di ripulitura dell’opera è analogo a quello operato dall’Opificio delle Pietre Dure su Alchemy (1947) che si sposta dalla stanza lascia per alcuni mesi la sede della mostra che ha celebrato il suo ritorno e brilla accanto al Tanktotem (1953) dello scultore statunitense David Smith.
A completare i rimandi storico critici legati al murale, oltre al nutrito corpus di opere dell’artista già presenti in collezione Guggenheim, un’opera di Lee Krasner, che si collega alle figure antropomorfe presenti nelle tele del marito, e una seconda monumentale tela di Robert Motherwell: Elegia alla Repubblica spagnola N.126 (1965-75) considerata dall’artista un elogio all’opera di Pollock.
L’unica pecca della mostra risulta essere l’allestimento di alcune immagini di fotografi d’azione amati dall’artista e sulle quali il curatore ha orientato una parte del suo discorso critico, purtroppo sacrificate nel corridoio di passaggio assieme ad un consistente apparato d’archivio.
La vera scoperta di questa mostra, oltre alla passione di Pollock per la fotografia, è una piccola serie di pannelli dell’artista probabilmente preliminari alla creazione del Murale. Una serie di quattro delicate immagini tra le quali spicca Panel A (1934-38) pieno di tutto il movimento e la passione di un artista come Pollock, da sempre ridotto dalla critica a genio del dripping e qui finalmente ricollocato nella completezza del suo lavoro artistico.

Chiara Di Stefano

Venezia // fino al 16 novembre 2015
Jackson Pollock – Murale. Energia resa visibile
a cura di David Anfam
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42264/jackson-pollock-mural-lenergia-resa-visibile/

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.
  • giovanni

    a quanto pare la psy-op della Cia mirante a far passare la spazzatura di Pollock and co per arte è ancora viva, vegeta e ricca.
    http://www.independent.co.uk/news/world/modern-art-was-cia-weapon-1578808.html

    • angelov

      ce ne fossero ancora nei paraggi artisti-spazzatura come Pollock, il mondo dell’arte potrebbe solo guadagnarci; e per quanto riguarda la Cia: capperi, è forse questa l’unica volta che ha compiuto un gesto virtuoso sponsorizzando e proteggendo un genio come Pollock…perché in fondo ogni grande artista è un definitiva anche un patriota suo malgrado; è così da sempre