Inside. Quando il Palais de Tokyo torna a essere un museo

Palais de Tokyo, Parigi – fino all’11 gennaio 2015. Spesso criticato per le mostre palesemente “vendute” ai galleristi, il museo parigino sa però ancora tirare fuori assi dalla manica. Durante la Fiac, ad esempio ha inaugurato una mostra notevole. Ve lo abbiamo raccontato in diretta, e anche con la giusta distanza…

Un’umanità dolente, sporca e ambigua è quella che si incontra nelle sale della mostra Inside. I curatori – Jean de Loisy, Daria de Beauvais e Katell Jaffrès – hanno strutturato una rassegna quasi priva di opere d’evasione o decorative; al contrario, guidano il visitatore in un viaggio nel profondo, costringendolo a guardare dentro di sé, accompagnato da guide – gli artisti – che lo conducono al centro dei loro intimi “gironi”.
Le installazioni sono grandi e immersive; l’illuminazione è scarsa e incerta; le generazioni degli artisti, le date delle opere e i linguaggi espressivi si mescolano, rendendo tutto attuale. Lo spazio favorisce il processo di immedesimazione: ruvido qual è sempre stato, trasmette il senso della precarietà dell’esistere. Da anni, ormai, la sua struttura e la programmazione si distinguono per la capacità di interpretare il tasso emotivo dell’Europa con progetti colti e allo stesso tempo empatici. Per chi nel weekend della Fiac era reduce della visita delle fiere e della Fondation Luis Vuitton, è stato come entrare in un altro mondo, certo non rassicurante, ma di sicuro vivo e vero.

Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin
Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin

Il percorso della mostra prevede una discesa negli inferi della psiche che si confronta con le domande di sempre: chi sono? qual è la mia identità? dove mi trovo?… La risposta di Marc Couturier prevede l’elaborazione dei lavori di Sol LeWitt e di Cy Twombly: sulle pareti di una stanza bianca si dipana il tratto continuo e morbido del carboncino che non lascia nessuna parte vuota e trasforma lo spazio in un luogo asfittico. In un video in bianco e nero, dai toni vagamente ottocenteschi, Ion Grigorescu fa a pugni contro se stesso, nudo e saltellante come se lottasse contro i suoi demoni. Ataru Sato riempie una stanza rossa di disegni tracciati con uno stile da fumetto violento, pieno di situazioni di sesso che sembrano essere il risultato dell’effetto dell’assunzione di una qualche sostanza stupefacente. Nathalie Djurberg presenta un gruppo di celebri video in cui i suoi protagonisti di plastilina si trasformano senza sosta in altri individui, entrando e uscendo dai loro corpi, nutrendosi ed espellendo se stessi. Un video di Christian Boltanski mostra un uomo, fasciato e sfigurato, scosso dalle convulsioni della tosse che non lo lasciano respirare, una metafora della condizione umana intossicata.

Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin
Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin

Per alcuni artisti, l’interesse è per la relazione intima, per le tensioni del rapporto a due. In una grande sala viene trasmessa una video installazione di Jasper Just con un uomo giovane che spia dalla finestra di un palazzo una donna più vecchia di lui che, a sua volta, lo imprigiona in una seduzione di sguardi, tutt’altro che teneri; nella stanza accanto, Reynold Reynolds & Patrick Jolley mandano a fuoco l’interno di un appartamento mentre la coppia che vi abita sembra rimanere ignara dell’esito dell’incendio.
Ma è la società tutta a essere violenta, come raccontano i graffiti di Dran con cui ha coperto la scala interna o l’installazione di Andra Ursuta, una macchina lancia pietre che fa pensare alla lapidazione o alla prigionia di donne murate vive.

Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin
Palais de Tokyo, Vues exposition Inside, crédit photo André Morin

Una sezione della mostra presenta artisti che declinano il tema ricostruendo i loro atelier. È il caso di Marc Manders che delimita diverse stanze con grandi teli di plastica trasparente dove sistema le sue sculture, misteriose come enigmi di de Chirico. Accanto, Mike Nelson realizza una struttura in cemento e acciaio, una maquette che è anche monumento funebre, labirintico, chiuso da grate che imprigionano. Una dopo l’altra, le opere si susseguono, fino ad arrivare a quella di Stephane Thidet, che ricostruisce un rifugio in legno, con tavoli e sedie, che potrebbe essere usato per ripararsi ma al cui interno invece diluvia, forte. Non c’è alcuna scelta, se non quella di rimanere fuori e bagnarsi, o di entrare e bagnarsi lo stesso.

Antonella Crippa

Parigi // fino all’11 gennaio 2015
Inside
a cura di Jean de Loisy, Daria de Beauvais e Katell Jaffrès
PALAIS DE TOKYO
13 avenue du Président Wilson
+33 (0)1 81973588
[email protected]
www.palaisdetokyo.com

 

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Ha una formazione come storica dell’arte: ha frequentato la facoltà di Conservazione dei beni culturali a Viterbo e la Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta). Successivamente, ha intrapreso l’attività di esperta di arte moderna e contemporanea, lavorando anche come valutatrice di progetti europei. Da otto anni è responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale è anche membro del consiglio di amministrazione. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.