L’India vista da St. Moritz

St. Moritz, fino al 31 agosto 2014. Nel sole e nel vento freddo ha preso avvio la settima edizione di Art Masters, dedicata ad artisti indiani. Dieci giorni di mostre sul tema, tra musei della cultura engadinese e gallerie private. Sono attese 20mila presenze, sul finire spento di una stagione mancata.

St. Moritz Art Masters VII, Installation views, sedi varie, fino al 31 agosto 2014

La cultura engadinese si radica nell’accoglienza della perfezione, non solo nell’eccellenza dell’ospitalità. La settima edizione di Art Masters, dedicata all’India, ne è una ulteriore prova. Sebbene, come da tradizione, la rassegna sia demandata a mostre e ad artisti diffusi, disseminati su un territorio di alcuni chilometri quadrati, a partire dal centro di St. Moritz, quest’anno si è intravista una logica curatoriale differente, più salda forse, e all’apparenza meno dispersiva. Meno puntualmente commerciale, seppure ogni Paese omaggiato da percorsi artistici a St. Moritz sembra esser diventato un elegante cliché, un esercizio di stile ottimamente eseguito. Art Masters, infatti, sostenuta da numerosi marchi del lusso dal rilievo internazionale, rischierebbe di diventare un appuntamento ristretto, per pochi collezionisti o per connoisseur saltuari dell’arte, se, ogni anno, sostenuta anche dalle strutture alberghiere di più alto livello del comprensorio, non si prodigasse alla ricerca di nuove logiche espositive e visioni sempre, assertivamente, in espansione.
Fino al 31 agosto, per dieci giorni, il festival, ripartito su tutto il territorio engadinese, divide con il paesaggio trenta sedi differenti, tra spazi privati e pubblici, con un focus espositivo dedicato all’India, Paese ospite dell’edizione 2014. Il percorso-guida della rassegna, infatti, insediatosi nella Chesa Planta di Zuoz, India: Maximum City, a cura di Birgid Uccia, ha allestito alcune opere di dieci artisti emergenti (Pablo Bartholomew, Amshu Chukki, Pratul Dash, Ranbir Kaleka, Reena Saini Kallat, Manish Nai, Gigi Scaria, Mithu Sen, Sooni Tarraporevala, Hema Upadhyay)con l’intenzione di analizzare la visione urbana di una città collettivamente immaginabile, e sempre meno somigliante agli slum, per trasformarsi in presepi esemplari di una porzione di mondo; miniature realizzate attraverso video-collage, sculture, bassorilievi e bandiere impresse nel legno di timbri per uffici.

St. Moritz Art Masters VII, Installation views, sedi varie, fino al 31 agosto 2014
St. Moritz Art Masters VII, Installation views, sedi varie, fino al 31 agosto 2014

Al di fuori di ogni stereotipo inevitabile quando si fa riferimento all’universo-India, la settima edizione di Art Masters ha regalato alcuni cammei inattesi, alcuni itinerari estetici compatti (ad esclusione dell’oscuro, attraente percorso alla Bildeberg Collection, al Museum Chesa Planta di Samedan). Primo fra le rarità, un allestimento breve dedicato a Nalini Malani, all’Engadin Museum di St. Moritz; antica malga all’interno della quale sono stati incastonati video e disegni dell’artista indiana. Donna che con la grazia della sofferenza ha fatto emergere un’espressione femminile viscerale, senza retorica di superficie, riconfigurando la condizione emotiva delle donne del proprio Paese.

Da non dimenticare anche gli omaggi evocativi all’India, fra i muri scrostati del Paracelsus, luogo in cui un’installazione video del curatore e produttore svizzero Matthias Brunner celebra The Music Room (1958), il lavoro più importante del regista bengalese Satyajit Ray.

Ginevra Bria

St. Moritz // fino al 31 agosto 2014
St. Moritz Art Masters 2014
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