Disgusto e desiderio nella mostra di Shahryar Nashat a Lugano

Insieme a materiali tradizionali come la resina, il marmo e la pittura a olio, le opere dell’artista svizzero Shahryar Nashat (in mostra al LAC) includono fluidi e residui corporei. Creando sculture dal forte senso carnale

Uno stato d’animo caratterizzato da profonda malinconia, noia e insoddisfazione. Per la letteratura romantica, in particolare per la poesia di Baudelaire, era questo il significato del termine spleen. La traduzione letterale di questo termine però è un’altra, decisamente più carnale: spleen significa “milza”, l’organo che produce la bile. Già i greci, associavano a questa secrezione uno stato di inquietudine, e lo stesso credevano i cinesi. Al MASI di Lugano ora è ora in corso la mostra Stream of Spleen dove Shahryar Nashat (Ginevra, 1975) espone sculture, fotografie video e installazioni che riproducono corpi, per lo più di origine animale. Per ambientare questi lavori l’artista ha innanzitutto progettato un percorso che stravolge la neutralità dello spazio assegnatogli. Ad accogliere lo spettatore c’è l’invito di una sala rettangolare inserita all’interno dell’ipogeo altrettanto rettangolare del museo. Nashat ha rivestito con  centinaia di piastrelle rosa chiaro appositamente disegnate tanto l’intero pavimento che le pareti esterne di questo volume. Quelle verticali dell’ipogeo le ha lasciate invece non rifinite per trasmette una prima impressione di area non destinata alla visione. 

Le opere di Shahryar Nashat a Lugano

Quanto alle opere espostesi tratta di produzioni dove fluidi e residui organici sono trattati insieme a resina, pittura a olio e marmo. I corpi che popolano la mostra appaiono tanto concreti che disincarnati, questi ultimi visibili attraverso immagini digitali. Anche per questa ragione il lavoro di Nashat si presenta come un’evoluzione delle possibilità offerte dalla figurazione. Nella sala rettangolare sono appese sei carcasse animali identiche e dipinte di rosso sangue: fanno parte della serie Bone out a cui l’artista lavora dal 2019. Sono costruite utilizzando materiali sintetici e  pittura a olio: richiamano i processi dell’industria alimentare, quanto le rappresentazioni di carne cruda apparsa in secoli di nella storia dell’arte. Dalle nature morte del XVII secolo sino ai più recenti immancabili richiami a Francis Bacon, Hermann Nitsch, Jannis Kounellis, Marc Quinn, Anish Kapoor… Davanti a queste carcasse nello spettatore sorge incerto un sentimento misto di desiderio e disgusto. Lì accanto sono distese sculture in fibra in vetro, dove il riferimento al corpo è più sottile. Si tratta di  forme geometriche spezzate che fanno pensare a un tessuto muscolare mutilato. 

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Shahryar Nashat, tra corpo, AI e video

Usciti dal volume della stanza, il cambio di luce  e la musica diffusa spinge lo spettatore a dirigersi verso uno schermo. Per raggiungerlo occorre però superare inciampi realizzati in marmo rosa Portogallo: sculture dove il riferimento al corpo è rafforzato dalle venature oltre che dai toni arancio-rosati di questa pietra. La grande parete composta da schermi luminosi  ospita un video in loop intitolato Warnings (2024): si tratta del cuore pulsante della mostra. Poggiato sull’architettura esterna della sala il video ne rappresentare la controparte in movimento: ai corpi sospesi e in decomposizione dell’interno si oppongono qui quelli vigorosi di  lupi filmati nel loro habitat naturale, disegnati in digitale o ricreati con l’AI. Questi animali scelti appositamente tra quelli di una specie (i canidi) consueta per l’uomo trasmettono una sensazione di inquietudine  rafforzata dalla traccia sonora: un ansimare che si trasforma in ululato e lamento per poi diventare musica elettronica dai battiti accelerati. Compare ultima e isolata l’opera Brother_03.IPEG (2023) stampa fotografica ricoperta in gel arilico che gli conferisce ina parvenza organica del 2023 . Ma non è chiaro se questo quarto di carne appartenga a una specie animale o a un umano.


Aldo Premoli

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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