Non la racconta giusta, la signora Bayrle!

Dice che si tratta di un semplice archivio, memoria di vent’anni di mostre al Portikus di Francoforte. Dice documenti come i big del contemporaneo allestiscono uno show. Ma c’è dell’altro. Molto di più. Da Peep-Hole, a Milano, fino al 20 dicembre.

Helke Bayrle - Sarah Lucas

Possiamo anche credere alla buona fede di Helke Bayrle (Torun, 1941), che nel 1992 accende per la prima volta la telecamera con l’intenzione di raccontare come il marito Thomas e la squadra del Portikus concepiscono e creano mostre in quella eccentrica ed eccezionale cucina creativa che anima Francoforte. Stile lo-fi, pochi fronzoli e nessuna interpolazione: pura documentazione.
Jimmie Durham, Paola Pivi, Paul Chan e compagnia devono essere trattati come le bestie ammollate nella savana e piazzate a SuperQuark. Missione generosa e coraggiosa, ma impossibile. Il filtro dell’autrice, mai così soggettivo, prende un sopravvento inatteso e fulminante: in ogni frame delle dieci ore che compongono, ad oggi, un percorso naturalmente in fieri si trovano consigli per la lettura che sono, essi stessi, ammalianti esperimenti d’arte. In certi casi molto più efficaci di buona parte della videoarte spacciata in giro al momento.
Il montaggio sincopato che sottolinea la tensione di Luc Tuymans, così come la rilassatezza di un Tony Oursler in déshabillé tracciano coni ottici che restringono e focalizzano l’attenzione su dettagli ipnotici. La Bayrle non vuole mostrarci come un tale artista elabora una mostra. Vuole mostrarci l’artista così come lo vede lei. E questa non è documentazione, non è archiviazione. È arte. Punto.

Helke Bayrle

È arte Francis Alys in quanto tale, passato senza soluzione di continuità da snervanti millimetriche correzioni dell’allestimento a un onesto bicchiere di rosso; lo sono Gilbert & George, azzimati nei loro gessati, che senza nemmeno togliere la giacca montano i telai delle opere. È arte Guillermo Faivovich, immortalato mentre scorrazza su un monopattino; e lo sono il ciuffo scarmigliato e lo sguardo inquieto di Luciano Fabro.
Helke Bayrle ha osservato discreta, e non è un caso – in fondo – se presenta il suo materiale attraverso lo spioncino milanese di Peep-Hole, all’ultimo appuntamento nella sede storica di via Castaldi. Ha visto Yoko Ono, tanto distante da essere filtrata attraverso la conferenza stampa guidata da Daniel Birnbaum; ha visto Gursky e naturalmente Cattelan. Meno di un minuto, una zoomata all’indietro disegna nel cielo di Francoforte le braccia aperte della sua Frau C. Pochi secondi chiudono il video sulla statuetta di un Cristo strappato alla croce, nudo nella vetrina di un negozio. Questo non c’era, in mostra. Non è documentazione. È un pochino di più: e va benissimo così.

Francesco Sala

Milano // fino al 20 dicembre 2012
Helke Bayrle – Portikus Under Construction
PEEP-HOLE
Via Castaldi 33
339 7656292
[email protected]
www.peep-hole.org

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.