Cyprien Gaillard: rovina e rivelazione

Milano, Caserma XXIV Maggio. Durante la preview di “Rubble and revelation” – mostra griffata Fondazione Trussardi – i giornalisti sono moltissimi. Gaillard si muove inquieto, distaccato, al di sotto di un cappello nero, a falda larga. L’artista non rilascia interviste. Artribune riesce invece ad avvicinarlo. Ecco cosa ne è uscito.

Cyprien Gaillard - Rubble and revelation - veduta della mostra presso la Caserma XXIV Maggio, Milano 2012 - courtesy Fondazione Trussardi

Bisogna scriverlo e ricordarlo: questa non è, e non sarà mai solo una mostra personale”, sottolinea accalorandosi Cyprien Gaillard (Parigi, 1980; vive a Berlino) durante la preview di Rubble and Revelation. “Questa è la mia prima vera opera totale, quasi architettonica”, rimarca Gaillard. “Basta ascoltare come si distribuisce il suono, che funge da cassa di risonanza. Basta sentire fin dove arriva e come riempie lo spazio, per accorgersi della differenza di questo percorso. Non ho mai provato una sensazione così totale, di così estrema completezza dei miei lavori inseriti all’interno di uno spazio. È la prima volta che una mia mostra così grande esce dalle sale di un museo per diventare qualcosa d’altro.
Nessun luogo pubblico, infatti, nessuna istituzione italiana, fino a oggi, ha mai ospitato una retrospettiva di Gaillard. Il panificio militare della Caserma XXIV Maggio è gremito di giornalisti e telecamere. L’artista francese si sposta inquieto, nomade di se stesso, da una sala all’altra, per non farsi fermare né riconoscere. Alcuni amici e assistenti lo seguono a distanza, alle spalle, per proteggerlo da eventuali resse, proprio come il cappello che indossa, nero, a falda larga. “Ho avuto poco tempo per decidere come inserire, come allestire i miei lavori”, prosegue Gaillard, isolandosi in un angolo della seconda sala, “ma il dialogo continuo, fittissimo e di profonda intesa che ho instaurato con Massimiliano [Gioni, N.d.R.] mi ha restituito le giuste idee per dare forma a ‘Rubble and revelation’. Sono arrivato in questi spazi per la prima volta solamente a giugno, qualche mese fa. E il panificio è davvero enorme”.

Cyprien Gaillard – Rubble and revelation – veduta della mostra presso la Caserma XXIV Maggio, Milano 2012 – courtesy Fondazione Trussardi

Infatti, su una superficie di 800 mq, Rubble and revelation include e riunisce, fra gli altri lavori, 66 teche (Geographical analogies) trasposte direttamente da R.U. del Centre Pompidou e contenenti 594 polaroid. Le adiacenti sale buie accolgono tre video: il ben noto Pruitt-Igoe Falls del 2009, l’astratto Real Remnants of Fictive Wars V del 2004 e il sensazionale, poetico nonché recentissimo Prelude (Dragged) del 2012, proiettato in pellicola 35mm, tale e quale a com’è stato girato.
Da ricordare per ultime, ma non per ordine di importanza, le tre nuovissime serie di lavori, presentati per la prima volta in assoluto, rispettivamente, e in ordine di percorso: i frottage a grafite dei tombini di diverse città del mondo (Gates, 2012); la serie di cartoline strappate, nella seconda sala,(New Picturesque, 2012); infine le piattaforme luminose rappresentate da teche romboidali contenenti frammenti di meteoriti e fotografie in bianco e nero, allestite nella quinta e nella sesta sala (Millions into Darkness, 2012).

Cyprien Gaillard – Rubble and revelation – veduta della mostra presso la Caserma XXIV Maggio, Milano 2012 – courtesy Fondazione Trussardi

Dal 20 gennaio, l’artista francese, verrà definitivamente celebrato con un personale al PS1, curata da Klaus Biesenbach, direttore del MoMA PS1 e Chief Curator at Large del MoMA. Archeologo del contemporaneo, esegeta minimale di civiltà, rovine e paesaggi abbattuti, Gaillard sta per inaugurare un percorso che, al posto del titolo, porta il suo stesso nome e che, come un ricognitore, si inoltrerà, fra gli altri, nei ben noti Cities of Gold and Mirrors, del 2009, Artefact del 2011 e anche nella serie fotografica appena esposta Geographical Analogies del 2006. Non è difficile immaginare, nelle sale newyorchesi, una fantasmagoria fissa di passaggi e demolizioni, segni di una nuova monumentalità umana della distruzione.

Ginevra Bria

Milano // fino al 16 dicembre 2012
Cyprien Gaillard – Rubble and revelation, rivelazioni e rovine
a cura di Massimiliano Gioni
CASERMA XXIV MAGGIO
Via Vincenzo Monti 59
02 8068821
www.fondazionenicolatrussardi.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • E’ veramente incredibile come le pubbliche relazioni e i luoghi possano apparentemente dare valore a quelli che sono semplicemente degli standard anche molto banali e prevedibili.

    Fotografare rovine significa fotografare il declino? O forse il declino non sta altrove? Forse nelle cause di quelle rovine o forse nemmeno…come si può essere tanto superficiali? Come il carboncino su i tombini di L.A. per trovare la scritta “made in india”…con quello stupore un po’ ritardatario con cui leggiamo made in china sulla linguetta delle hogan….

    Anche in questo caso si vuole presentare un immaginario feticcio che nella sua componente retorica vuole strappare l’applauso a tutti i costi (come anche nella formalizzazione di quelle teche, dove le polaroid sembrano astronavi con reattori illuminati…). Siamo di fronte all’ennesimo Giovane Indiana Jones.

    Non abbiamo bisogno di immaginari feticcio (come fosse un Harry Potter per adulti) ma di modalità e atteggiamenti per leggere e risolvere presente, passato e futuro. E l’archviazione para-scientifica mi sembra un metodo datato e molto molto banale, che nulla aggiunge alla contemporaneità. E anche l’idea dell’artista che viaggia alla Richard Long, è profondamente anacronistica oggi, quando siamo tutti costretti (e subiamo senza consapevolezza) a viaggi da fermi (vedi internet…). Più interessante sarebbe lavorare sulla distanza e sull’idea di viaggio puntuale, piuttosto che perdersi in una sorta di turismo creativo dentro il quale possiamo mettere di tutto…e perderci nel relativismo più soffocante e prevedibile (vedi fotografare rovine per parlare del decadimento..quando forse la fonte del decadimento è altrove e non nelle rovine decadute…).

    Siamo semplicemente alla moda del vintage. E il luogo vecchio “recuperato” fornisce all’opera una stampella FONDAMENTALE nel coinvolgere il pubblico, come avviene appunto in una casa delle streghe al luna park per adulti.

    Queste opere standard (quanti sono impegnati su questi immaginari..centinaia di giovani artisti) si differenziano solo per LUOGHI (dove avvengono le cose) e PUBBLICHE RELAZIONI (chi sostiene opere a artista). Queste opere sono fatte di una materia fatta di luoghi e relazioni: place+rays= …plays..

    E quindi c’è un vuoto in cui dei raggi , le relazioni, incontrano semplicemente un luogo.

    …plays…
    Europa centrale, 2011.

    http://1.bp.blogspot.com/-RRHzEHEBlYk/TzBID9XbhDI/AAAAAAAAAGQ/UjpDdtAIhro/s1600/IMG_2529.JPG

  • Queste cose possono avvenire perchè non esiste un confronto critico che possa definire le differenze….questo è un dramma per l’italia e non solo, e al di fuori del contesto artistico…perchè qualsiasi cosa che passa dalla relazioni e dai luoghi giusti assume valore anche se non lo merita….

    Per tanto credo che assumere certe scelte, sia una cosa gravissima.

  • patatina forense

    E’ così, non sono un critico, se ci pensi è solo una conferma che, anche in tempi di crisi, l’immagine prevale sempre

  • le PR e i luoghi prevalgono perchè non esiste una critica capace che possa argomentare le luci e le ombre di un ‘opera, e quindi rendere vivi i contenuti. Curioso che unendo “place” e “rays” (plays) si ottienga il verbo giocare senza un soggetto e senza un oggetto…senza contenuto

    http://whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html

    • …non per essere noioso (e forse lo sono) ma “plays” è la terza persona singolare del presente indicativo “gioca” che, per altro in Inglese non può andar disgiunta dal soggetto (un nome, he, she, ..meno probabile it)…

      • appunto

        …gioca…

        senza soggetto e senza oggetto

        place + rays

        in quel panificio potevao mettere qualsiasi artista e raggiungere lo stesso risultato in termini di pubblico e in termini di critica (che è al livello zero in italia e forse al livello 5,5 sulla scena internazionale)

        • … appunto un corno! il lemma “plays” in Ingelese , da solo, non esiste e non ha senso… nel “lucarossiano” può significare tutto quel che ti pare… ma ovviamente non puoi dire “curioso che unendo ecc. ecc. :-)

          • Invece significa qualcosa in inglese “olays”…e manca soggetto e oggetto, il titolo infatti è: (…) plays (…)

            Come se in italiano dicessimo “gioca” (anche se in inglese non sembra imperativo)

          • …se vuoi ti dico che hai ragione… però….

    • D’altro canto il tuo “luoghi + relazioni” non dice nulla di nuovo rispetto all’antichissimo “trovarsi al posto giusto, nel momento giusto, con le persone giuste”…. che ha sempre rappresentato la condizione non sufficiente ma necessaria per il successo … più o meno. da ché mondo è mondo :)

      • infatti il punto è la capacità di argomentazione critica rispetto a quello che si vede e rispetto quello che sfugge necessariamente agli occhi. Ma questo in ogni settore, solo che nell’arte, certe distorsioni, rendono le cose più estreme e quindi più utili.

        Tu per esempio quì cosa vedi?:

        http://3.bp.blogspot.com/-K2H821clkAQ/TzBIVFgQ2BI/AAAAAAAAAGY/BtdbmTrTtTo/s1600/IMG_2531.JPG

        • Se mi chiedi cosa vedo ti rispondo : rettangoli luminosi asimmetrici perzialmente intercettati da corpi opachi, proiettati su parete bianca vuota. Se invece mi chiedi che cosa “vedo” ti rispondo: pomeriggio, afa, dentro è noia, fuori fa troppo caldo per uscire, Paolo Conte Azzurro, la prima volta l’ho sentita d’agosto ero a Grosseto in treno, cono e scatola, D’Amico ci insegna a disegnare cose così con un tratto unico senza mai staccar la matita dal foglio, ho undici anni, vorrei esser bravo a giocar a pallone come gli altri, cono, m’hanno messo davanti una couscousiera di ceramica ha bei disegni ma non so servirmene, mangiar con le mani e far gesti con la bocca, il tempo di guasterà… … … beh! potrei andare avanti per un bel pezzo : a scriverle, le cose che passano per la mente in pochissimi istanti, diventano pagine interminabili … per questo c’è l’arte : per comunicare cose che non sarebbero altrettanto efficacemente e sinteticamente comunicate con altro linguaggio.

          • Interessante, se avessimo chiesto al gallerista quando è stata scattata la foto, avrebbe detto “niente”.

          • “quando è stata scattata la foto” è altra cosa dal “quando la foto viene esposta o pubblicata” … a parte questo significativo particolare il suo “niente” è altrettanto valido e corretto di quanto ho e avrei potuto ancora dire e l’uno non esclude l’altro o i mille altri di coloro ai quali tu puoi porre la medesima domanda. Come sai ho condotto per un anno (e sta, per la verità, andando ancora avanti in edizione 2.0.1) una performance su Facebook in parte basata proprio su questo.

  • Lorenzo Marras

    Luca , tu che molto spesso menzioni il termine nichilismo come accusativo, non ritieni che dobbiamo prendere atto tutti che Nichilismo invece inteso come Movimento, sia definitivamente passato nel campo del Potere di sistema e dunque declinato come strumento ?
    qui è in atto un processo di prigionia totale che per certi aspetti è simile a quello delle nazioni rispetto a quello di globalizzazione.
    Quando scrivo di Nichilismo di sistema intendo riferirmi ad un sequestro generalizzato di tutti i sensi che ogni evento (come questo controllato) espone.

    • non ti seguo…credo che questi progetti vadano trattati con lo stimolo ad un confronto critico. Ma questo per tutte le cose,l’arte è solo una palestra e un laboratorio

      • …se fosse “solo” una palaestra, un laboratorio , si chiamerebbe “palestra” o “laboratorio” e non ci sarebbe mai stato bisogno di creare il termine “arte” e spenderci sopra milioni di pagine, miliardi di parole e ore di pensiero ad essa dedicate da alcuni tra gli “umani” più intelligenti e sapienti apparsi su questo pianeta, purtroppo malamente imitati da un numero impressionantemente maggiore di perfetti imbecilli… .. esclusi i presenti, ovviamente :)

        • si chiamano metafore ;) cercale su google

          • No caro Luca, non c’è necessità di cercare su google, che cosa è una metafora lo sai persino tu, tanto per ricambiar la tua cortesia. Ma il “solo” della tua frase non è una metafora ma una castroneria!

  • Lorenzo Marras

    ma se i progetti non hanno ragione in se ma sono parte di un processo piu’ ampio che tende ad orientarLi , dobbiamo indirizzare il nostro sguardo ad essi oppure a cio’ che li rende visibili ?
    metti da parte per un momento la faccenda Arte , come sperimentazione ed altre scemenze che è dineuto noioso ripetere.

    • franco

      Concordo.Vogliamo dare un nome a quel processo che tende ad orientarli? Chi/ cosa rende visibili questi progetti ?

      Riesce l’arte a produrre processi di senso all’interno di un sistema che di senso ne ha uno solo? Il nichilismo di cui parlavi prima,più che movimento è stasi,dove ogni senso “altro” è svanito.All’interno di una logica di mercato,gli operatori ( trussardi compreso) desiderano muovere solo merci e denaro,creare valore aggiunto.

      Gli altri “sensi” che l’arte puo cercare di palesare vengono utilizzati strumentalmente da chi li promuove finanziariamente,snaturandoli e trasformandoli in puri orpelli decorativi di un processo che ha altre finalità.

      All’arte , a chi lo fa di professione,questo puo far comodo.
      E’ sempre stato cosi.Quando anche l’arte ha cercato di sottrarsi al mercato ( dada,duchamp..) con il tempo, il valore economico delle loro opere ha cancellato la loro vera natura e intenzionalità.

      Come proteggere quella intenzionalità quei sensi “altri” che l’arte puo portare alla luce,evitando che svaniscano dopo che l’ennesimo scintillante vernisage,premio,ha avuto luogo ?
      Forse facendosi carico della esorbitante richiesta di senso che sale dalla umanità tutta.Rivolgendosi a quella umanità che ha smarrito il senso del proprio agire,all’ombra del mercato.Ascoltando,prima di dire.Per poi manifestarsi muovendo quell’emozione che porta al dialogo.
      Pare che l’emozione per qualcuno sia da guardare con sospetto.Eppure l’emozione è l’eros che porta alla conoscenza,che ci fà uscire da noi stessi per andare incontro all’altro da noi.
      Quanto eros c’è in molta arte contemporanea ?
      Dato non pervenuto.
      Quanta capacità di abbandono c’è nell’opera di chi non vuole perdersi,affidandosi al controllo di concetti e progetti dove il pensiero informa di se l’opera ?
      Il desiderio di controllo alberga in chi ha paura dell’eros e delle possibilità che esso puo dispiegare.

      • Lorenzo Marras

        quel nome potrebbe benissimo essere rintracciato come “forza” o “energia” e gli attori che ne rendono effettuali nonche’ vistosi gli effetti non sono altr0 che i collaboratori che tra l’altro non possono neppure sottrarsi,amenoche’ non ne paghino le conseguenze in termini di anonimato e di cio’ che è legato a tutto quello che è l’universo esistenziale degli impieghi (vito-alloggio – tempo – tasse ecc ecc ecc );
        Collaboratori beninteso molto autodisciplinati e che conoscono attentamente tutte le tecniche che il circuito abbisogna per tenersi efficente e SOVRANO.

        Cio’ che è prioritario è che il circuito funzioni indipendentemente dal fuori (FUORI) che non conta assolutamente NULLA e che serve solo come materia a cui attingere a buon mercato.
        Ecco il nichilismo , passato…. Movimentato…verso i “””dominanti””””.

  • Ma non potete parlare fra di voi in altra sede?

    Almeno per rispetto di chi vorrebbe entrare nella discussione, ma si sente tagliato fuori dalla vostra onnipotente ubiquità equidistante dal tema proposto.

    Bella questa, eh?

    • Si, in effetti sarebbe bella, peccato che tu non ti sia accorto che stiamo parlando del tema proposto e se vuoi intervenire sarai certo il benvenuto!

  • giacomo

    @whitehouse

    lasciando da parte perché e per come gaillard è sponsorizzato,

    non capisco bene la tua critica: in primo luogo, perché mettere l’accento sul viaggio è anacronistico? nel momento storico in cui siamo sopraffatti dai viaggi virtuali subiti sulla poltrona qualcuno che utilizza il viaggio reale come primo ingrediente del suo lavoro come fa ad essere un conformista (uso questo termine perché mi pare che riassuma la tua opinione su Gaillard)?

    In secondo luogo, trovo riduzionistica la tua equazione fotografare rovine = fotografare il decadimento perché non si parla delle rovine in sé ma del perché sono lì assieme alle persone che vi entrano in relazione oggi, nel presente (e se leggessi qualche intervista all’artista ti sarebbe subito chiaro). Ti faccio notare che non parliamo del colosseo o del partenone ma di tower blocks anni ’50 e ’60. Pensa a Mamma Roma di Pasolini (http://www.xavierribas.com/Contents/ProjectRoom/pasolini-mamma_roma.jpg) assieme a City of Golden Mirrors: https://www.youtube.com/watch?v=sZ4rA4QX_gY A me non pare che in un mondo che si inurba ad una velocità sempre maggiore questi siano problemi risolti, anzi.

    Ancora, gli spazi di vita che sono presi in considerazione sono figli di Le Corbusier e dell’utopismo communalista ottocentesco a partire da Charles Fourier; per questo trovi le immagini degli torrioni grigi in mezzo ai paesaggi romantici, un taglia e cuci che come una macchina del tempo reinserisce il risultato novecentesco dell’utopia nell’immaginario visuale della cultura che ha pensato le basi per il loro concepimento.

    Vorrei che ripensassi anche a un’altra cosa. Non credo che Gaillard sia interessato al feticismo: i tombini made in india non sono hogan, non sono panini, non sono scatole campbell, non sono borsette di marca, sono “oggetti pubblici” e in quanto tali hanno uno statuto differente dalla proprietà privata, ed è per questo che sono lì assieme agli edifici per il social housing.

    • Lorenzo Marras

      ma guarda un po’, ora sappiamo che l’abbiamo scampata perche’ per fortuna il nostro Gaillard non è Nerone che magnifica di fronte ad una Roma in miniatura.
      Pensavo che poi le rovine non fossero fuori gli uomini ma dentro di essi, affinche’ anziche’di SPAZI di vita l’artista Gaillard avrebbe potuto parlarci di possibilita’ di rinnovare LE FORME di vita.
      Ma era troppo indaffarato a cerimoniarsi proprio come un Nerone qualunque.

      • giacomo

        é ovvio che se si parla di case costruite dal “governo” per governare i corpi che li abitano (poveri e indesiderati) si parla anche di forme di vita

        • Lorenzo Marras

          e perche’ ovvio ?!?! e solo in case costruite da governo? e cosa credi , in qualsiasi residence per miliardari o club meditteranee’ per classe media le forme di vita non siano altrettanto insopportabili per chi vi abita?
          ho il preoccupante sospetto che gli unici luoghi di autentica vivibilita’ (in quanto forme di vita) rimangano le galere.
          Ma mi sto zitto perche’ non si deve dire.

  • Lorenzo Marras

    Luca è vero che sono stato incomprensibile (forse anche ambiguo) ma posso ,a discolpa, fare cosi’…ti scrivo le parole del Gaillard, eccole:

    “”””””bisogna scriverlo e ricordarselo:questa non è e non sara’ mai solo una mostra personale…. sottolinea accalorandosi (dice Bria) e poi prosegue…LA MIA VERA OPERA TOTALE ,quasi archittetonica…basta ascoltare come si distribuisce il SUONO che funge a cassa di risonanza …basta sentire fin dove arriva e come riempie lo spazio per accorgersi della differenza di questo percorso. NON HO MAI PROVATO una senzazione cosi’ TOTALE di cosi’ estrema completezza dei miei lavori inseriti in uno spazio”””””””””.

    Luca, saro’ pure un sardo fatto all’antica , ma quando ho letto queste parole ..mi sono cascate letteralmente le braccia , se poste ,dette parole, sopratutto in relazione al ritenuto circuito (Mo.ma e quant’altro) che lo ha , possiamo dire sdoganato? ecco perche’ ti ho scritto di Nichilismo passato ,transitato verso i sistemi che in teoria(IN TEORIA) dovrebbero avere stabile un orizzonte di senso; giusto per stabilire le dovute barriere di ingresso.

    • le parole di Gaillard sono, quelle sì, il monumento del vuoto e della vacuità…opera totale? Quasi architettonica?…solo perchè ha messo foto, video e disegni in uno spazio così caratterizzato? …..la distribuzione del suono? Qualsiasi video in un luogo particolare distribuisce il suono in un dato modo particolare…….temo che neanche lui si renda conto delle banalità che propone e del fatto che queste banalità diventano speciali in ragione di una materia fatta di luogo e pubbliche relazioni….

      …la verità è che con buone pubbliche relazioni e luoghi blasonati -potremo dire cool-, si può fare e dire quello che si vuole…ad un analisi minimamente attenta, si capisce che nell’arte contemporanea questa cosa è ancora più evidente che in altri settori…

      Gaillard propone un buono standard che diventa speciale solo in base a chi lo sostiene e dove viene sostenuto.

  • Lorenzo Marras

    eee Luca ma quelli che rendono speciali la sanno lunga, sono esperti, sono bravi piu’ di noi a pensare ed a pensarle tutte , hanno persone istruite, luoghi, anche denaro a volte . Insomma hanno la ragione dalla loro parte ed è un pochino difficile toglierli la sedia, non trovi ? del resto questo è un settore come tanti altri (lo dici anche tu) e quando si discorre di settori , per forza di cose, si dice che li’ ci stanno gli esperti che dicono : tu vai bene , tu cosi’ cosi’, tu invece FUORI.
    allora Luca, cosa ne dici?

  • Ancora Giovani Indiana Jones.Vi invito a guardare questo video sulla recente mostra di Ciprien Gaillard a Milano:

    http://vimeo.com/54370030#

    A mio parere i temi trattati e le scelte formali sono di una banalità e superficialità imbarazzanti. Non capisco come M. Gioni abbia potuto fare questa scelta, la fondazione Trussardi c’aveva abituato a ben altra qualità.

    La scelta di Gaillard è una scelta avventata, si vuole riempire un grande vuoto con citazioni a caso e con viaggi disperati; con un turismo indiscriminato che registra tutto con la stessa faciloneria con cui si posta su facebook; l’artista sembra sfogare le proprie ossessioni adolescienziali attraverso una sorta di feticismo per l’archiviazione. Come se l’accostamento di immagini del passato possa risolvere qualcosa se non una vaga curiosità da turista distratto; come se il decadimento stia nelle rovine ed in palazzi che cadono….senza pensare che forse il decadimento e declino stanno altrove e che facilmente ci si potrebbe lavorare con maggiore talento ed efficacia.

    Gaillard è il sintomo più esplicito e genuino di una generazione in profonda crisi.

  • Premetto viste alcune reazioni che la Fondazione Trussardi fa da sempre un ottimo lavoro in italia. E forse anche per questo la mostra di Gaillard rimane comunque come sintomo interessante dello stato di crisi.

    Ancora Giovani Indiana Jones.Vi invito a guardare questo video sulla recente mostra di Ciprien Gaillard a Milano:

    http://vimeo.com/54370030#

    A mio parere i temi trattati e le scelte formali sono di una banalità e superficialità imbarazzanti. Non capisco come M. Gioni abbia potuto fare questa scelta, la fondazione Trussardi c’aveva abituato a ben altra qualità.

    La scelta di Gaillard è una scelta avventata, si vuole riempire un grande vuoto con citazioni a caso e con viaggi disperati; con un turismo indiscriminato che registra tutto con la stessa faciloneria con cui si posta su facebook; l’artista sembra sfogare le proprie ossessioni adolescienziali attraverso una sorta di feticismo per l’archiviazione. Come se l’accostamento di immagini del passato possa risolvere qualcosa se non una vaga curiosità da turista distratto; come se il decadimento stia nelle rovine ed in palazzi che cadono….senza pensare che forse il decadimento e declino stanno altrove e che facilmente ci si potrebbe lavorare con maggiore talento ed efficacia.

    Gaillard è il sintomo più esplicito e genuino di una generazione in profonda crisi.

  • pietrosergiomauri

    il dibattito che leggo è entusiasmante ,mi augurerei che in una sede pubblica tipo Sala conferenze nuova a Palazzo Reale o al PAC-GAM, Milano ,per esempio, siano possibili incontri x dare voce a critici e pubblico in piena libertà, sarebbe una fantastica crescita culturale ed a valere x piccole e grandi mostre cittadine.

  • Se i Giovani Indiana Jones sviluppano un’abile archeologia del passato, mi interessa maggiormente una forma di archeologia del presente. Per questa “archeologia” non serve viaggiare in modo indiscriminato, non serve scavare, puntellare lo scavo e poi spazzolare i reperti. Non serve archiviare in modo onnivoro, semmai seguendo proprie ossessioni personali e adolescienziali (e le polaroid intorno al mondo, e i frammenti di meterorite,e i carboncini dei tombini di Los Angelese prodotti in India….questa constatazione nel 2012 da parte di un ragazzo giovane è tremenda…).

    Whitehouse potrebbe anche solo occuparsi di questa mostra di Gaillard per quanto è significativa rispetto lo stato di crisi generale. Giovani che sanno solo constatare il declino, fotografarlo, riprenderlo…passivi, senza pensare che la radice del problema è altrove. Poi c’è la centrale nucleare da analizzare, e le lettere degli anarchici piuttosto che la storia di italia anni 70; o se no ecco le colonie italiane in libia piuttosto che altri immaginari accattivanti (donne barbute, occultismo, psicologia spicciola di inizio secolo, aldo moro e le circonferenza delle mutande degli attentatori di quel 18 maggio 1970..ecc ecc).

    Ma cosa significa archeologia del presente?

    Il progetto Yes Medio XXX credo sia significativo. Una semplice informazione permette un percorso aperto a tutti, sempre, ogni sabato e domenica all’interno di Palazzo Vecchio a Firenze. Un percorso in solitaria, nel silenzio del palazzo fino ad un finale a sorpresa. Non c’è bisogno di distruggere il Palazzo, il monumento, per assorbire declino; si capisce che il punto non è entrare a palazzo. Allo stesso tempo l’espediente di questa mostra non convenzionale risulta pericolosissimo per la sicurezza del palazzo e del centro storico di firenze: chiunque potrebbe entrare e piazzare una bomba, ed ecco che forse una distruzione in potenza diventa molto più forte e significativa di un palazzo distrutto per costruirne semmai un altro.

    Il progetto ghost track a Milano rappresenta un’altra forma di archeologia del presente: una semplice selezione di immagini, (altre informazioni) definisce e giustifica un intervento plausibile. Del solito Cattelan? O forse lo stessa esuberanza di Cattelan, all’interno del recinto dell’arte, viene superata e spiazzata da una realtà sempre più complessa e forte rispetto la fiction artistica? Il sensazionalismo del ‘900 e degli anni 90, messo profondamente in crisi dopo la data simbolo dell’11 settembre 2001.

    Ma anche Believe it, dove viene fotografata una mostra all’interno di un ex scuola coranica. E’ possibile credere a quel vuoto lasciato dopo gli studi di migliaia di studenti? O bisogna crederci a quel vuoto? O forse quel vuoto presentato nelle foto della mostra non è realmente un vuoto?

    I’m not Roberta dove c’è la necessità di scandagliare documenti in presa diretta, alla ricerca di una traccia che possa dare valore e significato ad una preghiera quotidiana. E quindi l’imposizione “cretina” della distanza dallo spazio deputato, come accade anche nel progetto a Versailles: distanza imposta anche quì ma rispetto un luogo ben definito e caratterizzato.

  • Alex

    Premetto che non sono esperto in materia
    Ma dopo aver letto le varie risposte propongo a whitehouse di presentarsi alla Fondazione per prendere il posto di Gioni
    Sicuramente avrà dei nomi più interessanti

  • ahahahahaha io penso che la fondazione e Gioni abbiamo fatto in italia un ottimo lavoro (forse il lavoro migliore anche rispetto alle programmazioni di quelle cattedrali nel deserto che sono i musei AMACI in italia)…questa scelta è anch’essa significativa rispetto al periodo che stiamo vivendo ma in termini “negativi”…forse Gioni ha fatto questa scelta non a caso….chissà…se così fosse si profilerebbe ancora la figura del curatore-artista (che so che Gioni rifugge come la peste)

  • Lorenzo Marras

    Penso che non sia affatto possibile perche’ lo devo ammettere con rammarico , Gioni è un funzionario inpeccabile ed insostituibile. Ho preso visione del video offerto da Luca, e secondo me, è un asso della presentazione , ha una voce e un modo di porsi eccezionali allorquando è nell’atto di imbastire tutto il racconto. Ha letteralmente trasformato la cosa, in vero molto debole nei contenuti pressoche’ scontati, in uno spettacolo accattivante. Il protagonista , mi duole dirlo, è lui e sono d’accordo con Luca luogo e contesto annullano la presenza della funzione artistica che , tra le arte cose . assomiglia alla parodia di Beuys.
    insomma qui mi pare avere a che fare con una faccenda di comparse.

  • pietro c.

    premetto che a me gaillard non piace,
    aggiungo però che è un artista attuale;
    nel senso agambiano del termine.
    cioè colui che descrive, senza troppi giri di parole, il nostro tempo.
    direi in maniera studentesca..un pò da telegiornale…
    crollano le torri gemelle? io faccio dei video in cui crollano dei palazzi…
    geniale!!
    si potrebbe dire che questo attualismo giornalistico è il modo in cui il nostro tempo deve essere descritto.
    voi vi chiederete in che senso?
    ho citato agamben, che nel suo celebre “cos’è contemporaneo?” stabilisce una differenza.
    il contemporaneo è ciò che agisce nell’ombra, cioè quel qualcosa che non è direttamente comprensibile.
    l’attuale (gaillard) è quel qualcosa che appartiene necessariamente all’attualità degli aneddoti.
    con questo voglio dire che la contemporaneità soffre, clinicamente, di una sindrome d’abbandono, in cui il soggetto abbandonato è il pubblico ed il soggetto abbandonante… l’opera.

  • Per seguire Agamben: Gaillard è la moda, e non è contemporaneo proprio perchè coincide con la moda, mentre è contemporaneo ció che presenta uno sfasamento con il presente. La moda: basta pensare al vintage, ad una certa retorica del passato, alla post produzione con materiali di archivio, il crollo di monumenti/palazzi…

    La verità è che dopo il 2001 non abbiamo artisti incidenti…ma la Trussardi deve pur continuare…bravo Gioni-regista a barcamenarsi con artisti-attori mediocri.

    • pietro c.

      luca rossi, ma non ti accorgi che il catastrofismo è un tipico prodotto del tardo-capitalismo? secondo me la sfida è uscire da questa logica epistemica che tu e ago ci continuate a rifilare. non sono assolutamente d’accordo con voi. non voglio pensare alla storia come una via crucis della cultura occidentale.. con voi che vi atteggiate come foste i savonarola dell’arte italiana. lasciateci sognare ed eiaculare, please.

  • luigi

    cercherò di essere quanto più chiaro e semplice possibile. Agamben nel suo celebre saggio commette un grossolano errore: dice che contemporaneo è colui che vive uno sfasamento con il presente. Nulla di più sbagliato. Contemporaneo è colui che vive i nostri giorni. Magari Agamben vuole dire che per realizzare delle opere valide non bisogna copiare il passato ma farne di nuove. Siccome noi non siamo rodati ad interpretare e apprezzare il nuovo, colui che lo propone dovrà aspettare il futuro per essere compreso ed accettato. Ma Avrebbe dovuto usare un altro termine. Contemporaneo è anche colui che utilizza tecniche e soluzioni obsolete, ma le realizza nei nostri giorni.

    • Lorenzo Marras

      cerchero’ di essere ancora piu’ semplice, se invece Agamben intedesse significare : Non dare vita a un nuovo… “NUOVO” ma al superamento di una idea di identita’ del “nuovo” attraverso una Verwindung ?
      mi pare che quella locuzione contemporaneo assumerebbe un altra valenza perche’ significherebbe fare veramente uscire dall’oscurita’ attraverso un “nuovo” modo di vedere alle cose.

  • @luigi: non andrei a scomodare Agamben, mi sembra già abbastanza relazionarsi con il progetto di Gaillard.

    @pietro c.: mai voluto fare il savonarola o indicare vie crucis. Sto solo dicendo che Gaillard propone uno standard che è sintomo inconsapevole di una crisi. Standard che si differenzia solo in relazione alla relazione e ai luoghi che lo sostengono. Mentre invece servirebbe una critica (prima e dopo il progetto) che sia in grado di argomentare le differenze. Questo servirebbe anche fuori dal museo. Non mi interessa indicare verità quanto innescare un confronto.

    • pietro c.

      io mi riferisco all’uso eccessivo che, tu e roberto ago, fate dell’11/9/2001.
      dire via crucis è come dire che la storia si svolge attraverso delle “stazioni” che determinano, ognuna, un cambiamento, una progressione.
      una visione secolare dell’arte.
      io contesto sostanzialmente il dire che l’11 settembre impedisce il senzazionalismo in quanto è stata l’opera più vista e più senzazionale di tutte (non si sbaglia chi vi accusa di soffrire di “volontà di potenza”)…
      e che dire delle generazioni di artisti nate negli anni 00?
      avranno anch’essi lo sguardo reverenziale che avete tu e ago rispetto a quella data?
      e poi, perdonami, ma molto spesso sembra che tu voglia trovare una soluzione finale, una soluzione che cambi il modo di concepire l’arte e che elimini le altre modalità.
      e ho letto che anche altri te lo abbiano fatto presente.

      • pietro c.

        “sensazionalismo”

        • Ma perché mi tirate in ballo sull’11/9 sempre?! Lasciatelo stare, è roba troppo seria rispetto all’arte contemporagna. Invece, su Gaillard: non entro nei limiti del suo vagabondare finto rock punk inglese, ma dei suoi meriti. Magari i nostri sapessero formalizzare e confezionare le mostre come sa fare lui, saremmo i primi! Banale nei contenuti, è un maestro nel formalizzare l’ovvio. Volete focalizzare su sto problema dei limiti italiani o no? Il resto non conta o conta poco… Ciao vado a vedere hotel transilvania con giovine ciurma scatenata, mejo de ‘na biennale de ggiovani…
          RA

          • pietro c.

            perchè parli romano?

  • gianni

    “I’m not Roberta dove c’è la necessità di scandagliare documenti in presa diretta, alla ricerca di una traccia che possa dare valore e significato ad una preghiera quotidiana. E quindi l’imposizione “cretina” della distanza dallo spazio deputato, come accade anche nel progetto a Versailles: distanza imposta anche quì ma rispetto un luogo ben definito e caratterizzato.”

    Cosa significa?

    • si tratta di esempi concreti rispetto a quello che considero archeologia del presente, vedi blog whitehouse. ma questi progetti non esistono fino a quando relazioni-informazioni non incontrano un luogo…come questo per esempio, allora mi chiedo di cosa sono fatti questi progetti…

  • gianni

    “Standard che si differenzia solo in relazione alla relazione e ai luoghi che lo sostengono.”

    Ho l’impressione che Gaillard sia in buona compagnia.Nel senso che se le opere di molti altri artisti non godessero di quelle relazioni e luoghi,non riusciremmo neppure a riconoscerle in quanto tali.

    E di conseguenza non proveremmo nemmeno a cercare di “tradurle” per individuarne l’eventuale senso.
    In mancanza di quelle relazioni e luoghi e di un apparato critico quelle opere svanirebbero negli stessi ambiti che l’arte frequenta in un continuo ribaltamento dei codici.

    Nella evanescenza della propria identità ,necessariamente cangiante,l’arte saccheggia modalità e strumenti di altre pratiche:cronaca,psicologia,filosofia…
    In questo saccheggio e confusione di ruoli,la sua identità emerge Solo in presenza di relazioni e luoghi,che stimolano la produzione di un immaginario,quando supportato da un discorso critico.
    Ha bisogno di una stampella.
    In piedi ,da sola,l’arte ( certa arte contemporanea ) non sta.

    Produce Immaginario non di per se ma grazie ad un discorso.
    Parlare di archeolgia del passato è già produrre Immaginario.
    E’ una tautologia.
    L’archeologia è di per se discorso sul passato,
    Archeologia del presente ,invece,è una contraddizione in termini,volta a a produrre altro Immaginario.Forse si vuole suggerire una capacita di fare cronaca con una prospettiva che viene dal futuro?E in quanto tale capace di “risolvere il presente” come se fosse già passato?Come se il futuro fosse già evidente e ci indicasse come interpretare il presente ?

    Ipotesi interessante.Allora cerco come questa ipotesi prenda forma nei lavori e nelle parole di chi la propone come via da percorrere.

    1) “Ma anche Believe it, dove viene fotografata una mostra all’interno di un ex scuola coranica. E’ possibile credere a quel vuoto lasciato dopo gli studi di migliaia di studenti? O bisogna crederci a quel vuoto? O forse quel vuoto presentato nelle foto della mostra non è realmente un vuoto?” ( whitehouse )

    Io ci leggo domande che producono altre domande.Non risposte
    che un’archeologia del presente puo fornire.

    “Se le opere d’arte sono Risposte ad una lor propria domanda allora sì che esse stesse diventano vere e proprie domande”(Adorno)

    2) “I’m not Roberta dove c’è la necessità di scandagliare documenti in presa diretta, alla ricerca di una traccia che possa dare valore e significato ad una preghiera quotidiana. E quindi l’imposizione “cretina” della distanza dallo spazio deputato, come accade anche nel progetto a Versailles: distanza imposta anche quì ma rispetto un luogo ben definito e caratterizzato.”(Whitehouse )

    Sinceramente non riesco a capire il senso di queste parole.
    Ancor meno quando guardo l’opera a cui si riferiscono.
    Ma di immaginario mi sembra ne sia prodotto a sufficenza per confondere il presente,non a risolverlo.

    Concludendo,in mancanza di luoghi e relazioni queste affermazioni e relative opere come le “leggeremmo”?
    Non hanno bisogno anche queste opere bisogno di essere legittimate da luoghi e relazioni per creare immaginario?
    Cosa le differenzia da altre opere se non un apparato critico che ne ribadisca il senso?

  • poni interrogativi interessanti. In Believe it viene attuata una pratica ormai diffusa, fotografare e poi postare. Sì fa questo per condividere un’esperienza o mostrare un’ evidenza. Farlo in una ex scuola coranica ha diverse implicazioni.

    Cosa vediamo in quelle foto? L’opera c’è o non c’è? C’è l’esperienza o non c’è? L’opera è una cosa da verificare nella realtà come un motore che funziona…o è un crocifisso a cui credere e testimone di altro? Il centro dell’opera è CREDERE o è possedere e vedere un crocifisso? Ma ti assicuro che in quelle foto ci sono opere installate.

    I’m not Roberta vorrebbe cercare qualcosa partendo dalla fine e tornando a ritroso…l’archeologo del presente fa questo….ma su questo c’è la recensione di cramerotti….

    http://www.artribune.com/2011/04/non-mi-interessa-luca-rossi-in-se-ma-luca-rossi-in-me/

    L’archeologo che cerca una traccia nelle documentazioni postate su internet in presa diretta. Mantenere la distanza dal nostro “sito archeologico” fa aumentare le possibilità e spiazza lo stesso archeologo. Ma si tratta di una mia versione soggettiva dei fatti oppure no? Insomma mi sembra che c’entri molto con una ricerca archeologica nel presente. Anche perchè si parla di petrolio, immagini di documentazione, lunghe attese all’aereoporto, fenomeni naturali, distanze che possono essere risolte dal petrolio, consapevolezza delle distanze e quindi forse consapevolezza sulla nostra posizione rispetto al resto…

    ma questi progetti non esistono perchè non hanno luoghi e pubbliche relazioni. O meglio le hanno ma in una dinamica autoreferenziale….e quindi sono sempre vicino ad annullarsi e io a suicidarmi.

  • gianni

    “ma questi progetti non esistono perchè non hanno luoghi e pubbliche relazioni. O meglio le hanno ma in una dinamica autoreferenziale….e quindi sono sempre vicino ad annullarsi e io a suicidarmi.”

    L’analisi l’hai fatta tu stesso.
    Le tue opere hanno un luogo,come quelle di Gaillard,non è fisico ma è pur sempre un luogo.
    Le tue opere “sono” in quanto hanno stabilito delle relazioni,selezionate,come quelle di Gaillard.
    Ma “sono” in una dinamica autoreferenziale,come quelle di Gaillard.Per l’autoreferenzialità dell’arte ,non provo interesse.
    Come per tutto cio che Vuole essere interessante.
    Volere essere interessanti,finisce per nascondere la vera natura,di chi coltiva questo desiderio.
    E’ maniera,non essere.Troppa autocoscienza.

    Believe it:

    Una serie di foto di un luogo specifico:Collegio Islamico.
    Cosa vedo? Una serie di foto di un collegio Islamico.
    Credimi.Vedo che ,essendo le immagini poco significative,chi le ha postate Vuole suggerirmi una domanda.sulla loro natura.
    Come i bambini che telefonando chiedono…Chi sono?
    Se dovesse capitarmi penserei…”sei un bambino che desidera che io lo pensi”.
    Penso la stessa cosa di quelle foto.Vogliono che io le pensi/consideri.E’ una richiesta d’amore.Una preghierà….?
    Dietro alle domande che tu stesso poni a quelle immagini ( tutte domande funzionali a creare Immaginario,creare valore aggiunto…) c’è quella vera.
    Mi pensi?Mi consideri?Mi dedichi il tuo tempo?
    Questo è quello che mi chiedono.
    E in cambio,cosa mi danno?
    Mi danno una serie di foto di un collegio Islamico,poco significative , …..che mi pongono una domanda.
    Non è uno scambio alla pari.

    Forse una maniera corretta per “risolvere il presente” è fare la domanda corretta ( mi pensi?, mi consideri?…) da uomo alla vita.
    Senza nascondersi dietro false domande,da artista.
    Lo fanno con un coraggio ammirevole i cantautori,quando non cercano di essere interessanti,e sono sinceri.
    E gli artisti quando non sono autoreferenziali.
    Ma certe domande non sono “interessanti” per i sacerdoti delle arti e tantomeno per festaioli di Trussardi.

    Preferiscono i luoghi e le relazioni.
    Scusami la schiettezza.

    • Utile la tua riflessione.

      La differenza però sta che tu alla Fondazione Trussardi CREDI, vai anche a vedere la mostra. Mentre al blog di Luca Rossi NON CREDI e non vai a vedere la mostra, oltretutto è -non a caso- a Marrakech. A mio parere Yes medio xxx è ancora più centrato e complementare con la mostra di Gaillard:

      http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/yes-medio-xxx-palazzo-vecchio-firenze.html

      La mostra si può visitare tutti i sabati e le domeniche, basta che si celebri un matrimonio a Palazzo Vecchio. Il problema qual’è? Che se l’evento forsse organizzato dalla Trussardi tu ci crederesti e forse ci andresti, così non so. Per tanto il progetto decide di vivere su più livelli, anche sulla sola documentazione…esattamente come un quotidiano vive sulla sola documentazione….infatti non possiamo andare a verificare di persona tutte le notizie che ogni giorno compaiono sul giornale…

  • Aggiungo un altro aspetto: solitamente l’artista abbandona l’opera. L’opera esiste nella testa dello spettatore rispetto un “dialogo” tra: opera stessa abbandonata, didascalia e contesto. Il blog da la possibilità di non abbandonare mai l’opera, e di porla in un riflessione critica quotidiana.

  • gianni

    Alla mostra di Gaillard non sono andato,ne ci credo.
    Il tuo blog invece l’ho visto,credimi.
    E l’ho trovato di difficile “traduzione”…
    Richiedeva l’attenzione di cui ti parlavo,si nascondeva anziche svelarsi.
    Certe manifestazioni d’arte richiedono fedeli,proseliti,non persone.
    Il loro verbo fatica a farsi carne,la rifugge.
    Come rifugge i corpi,le immagini,e le emozioni.
    Contingenze umane,troppo umane.

  • Lorenzo Marras

    Giustamente Gianni. Hai trovato il blog di Luca di difficile traduzione, e difatti è questo il punto . Mentre Gaillard legato a luoghi e relazioni perche’ ha un suo statuto di , chiamiamola GIA PREDICATA “comprensibilita’” quello di Luca, NO.
    E’ come nel rituale cattolico della Eucarestia. I fedeli vanno a messa perche’ cosi’ esige la loro estraneita’ abituale alle cose, la tradizione, le relazioni con altri credenti ecc ecc ecc , insomma per farla breve TUTTE le cose che si sono ereditate.
    Ma chi, CHI veramente riesce a fare propri quei misteri che agiscono con forza in quell’OSTIA e farli divenire veramente effettuali?
    scusate il paragone , ma è assai calzante, perche’ di solito i “credenti” vedono solo un OSTIA attraverso la propria, ripetuta, estraneita’ ai misteri in esso contenuti.
    VEDIAMO , ma non assumiano alcunche’, e cosi’ anche per quelle cose, cosi a noi percepite materiali a cui diamo il nome (vant-aggioso) di “opera.

    Ecco che allora quella Madrasa, quella fu Madrasa che acquista un altro significato se la associamo al vuoto della sua fu presenza (è un energia che non è piu’ come prima, seppellita definitamente).

  • Ragazzi, cosa non capite? Ci sono comunicati stampa, immagini, interviste e testi….

    • …non mi pare che nessuno abbia detto di “non capire”, gianni ha scritto “difficile traduzione” e “verbo” che “fatica a farsi carne, la rifugge. Come rifugge i corpi, le immagini,e le emozioni. Contingenze umane, troppo umane” mi pare che più che di “comprensione” parli di “freddezza” o se preferisci di “cerebralismo” … almeno per quanto mi par di capire…

    • Lorenzo Marras

      Luca caro “difficile traduzione” non significa che non si possa capire ma significa che i suoi contenuti sono difficilmente “tradibili” ovverossia difficilmente comunicabili .
      Mentre in Gaillard tutto è cosi tradibile, perche’ c è Gioni che è molto bravo a spiegare , nel tuo caso non hai la fortuna di avere un Gioni che fa altrettanto.
      per la miseria mi stupisci che non lo abbia compreso ma indirettamente è un “omaggio” alla poetica del tuo blog.
      Santa pazienza.

  • pietro c.

    è evidente che luca rossi predica bene e razzola male, la sua palestra mi pare un campo di addestramento dove imparare un’unica modalità di pensiero. ci sono solo lavori suoi e interviste fatte da lui. infatti più che difficoltà a capire qui si tratta di rendersi conto che luca rossi dovrebbe, se vuole continuare con il blog, rinunciare alla sua cariera d’artista e dedicarsi esclusivamente al giornalismo e, più in là, alla critica.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Comunque oltre alla Pitotenessa Whitehouse è possibiledi consultare anche la Pitonessa Blackhouse. Appena mi recherò nel suo antro come faceva l’imperatore Claudio la interrogherò sui destini dell’arte contemporanea…. Nascerà così un nuovo blog…

  • gianni

    Cosa non capiamo ?
    Quello che capisco io perlomeno, è che nel continuo ribaltamento dei codici espressivi,linguistici,valoriali…tutto quanto si vorrebbe caricare di senso finisce per non averne alcuno.
    Fatta eccezione per il tentativo,quello si palese,di volere creare senso,creare valore aggiunto.

    Yes medio xxx ,ti sembra un titolo comprensibile?
    Dopo un po leggendo,ci si arriva…
    Non vuole essere comprensibile,vuole creare senso.
    La comprensibilita e semplicità non paga nell’ecosistema dell’arte.

    Le foto che corredano l’opera sono “guardabili”, apprezzabili?
    Non di di piu di quelle di Gaillard.Non devono essere “guardabili” altrimenti si perderebbe il senso dell’opera.
    Vogliono creare un’altro senso.Però chiedono al mio corpo di guardarle.In virtu del senso che possono avere.

    Lo sguardo,l’occhio diventa una periferica al servizio del sistema operativo,il pensiero.

    Conosco altre pratiche che stimolano il mio pensiero in maniera ben piu efficace.Ma sono all’esterno del recinto dell’arte.
    Arte non sono.
    Sin quando l’arte non cercherà ( lo fa gia da tempo) di inglobarle per sviluppare altri processi di senso.
    Il cui unico senso è… chiamarle arte.Nominarle.
    L’unico senso di certa arte è fagocitare bulicamente da altri ambiti per rendere cio che tocca arte.
    Rinnega continuamente,ciclicamente, la sua identità ( tradizionale) per ampliare i propri orizzonti.
    Mi sembra buona cosa.Pero..

    Gli orizzonti li amplia,ma chiude i confini fra se e il mondo che arte non è.Perche non sà rinunciare alla idea di autorialità,a quell’unicum, che ne garantisce il valore,a cui gli artisti aspirano.
    Tutto puo essere arte,ma solo se i sacerdoti ne notificano lo status.
    Tutti i processi di senso che l’arte ( certa arte) mette in moto
    sono finalizzati a ribadire la propria identità,non altro.
    Dietro le domande che le tue opere pongono,c’è il desiderio di
    essere riconosciuto come Artista.
    Perche tutto puo essere arte,solo se viene riconosciuta come tale.Allora non è un Tutto.E’ SOLO quello che i sacerdoti consacrano.
    Alla faccia delle liberta acquisite,della inversione dei codici,del ribaltamento dei valori,delle possibilità inespresse.
    Arte libera da tutto ,tranne che dall’idea di se stessa.

    Dovesse un giorno liberarsi anche da questa idea,non ci troveremmo piu su Artribune ad argomentare sul cosa,come,perche….
    L’arte sarebbe ovunque senza che nessuno la nomini.
    Penso che sia Già cosi,per chi ha superato l’idea di autorialità.

    E anche per chi non ha bisogno di dare valore a quello che fa ( artista) o vede ( pubblico ) perche valore ne ha di per sè.
    Perche realmente non vede differenza tra artista e pubblico.

    Di questa differenza artista/pubblico l’arte ( quella dei sacerdoti)
    ne ha bisogno.( è mercato )
    Se anche tu ci credessi non cercheresti di fare riconoscere il tuo lavoro come Arte.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Luca ha la bonacciona capacità di esaltare la sua “arte” attraverso un continuo colloquio con se stesso e il suo solitario e inascoltato blog; ed è sempre insoddisfatto per ogni forma di opinione che contrasta con la sua. Perciò noi tutti dobbiamo a Luca (nuovo sacerdote dell’arte) la conoscenza del “mistero interpretativo” che è celato nella parola arte. Perciò, mi sia consentito di fare un appello ad ogni artista o presunto tale, ogni persona interessata che si faccia un dovere di recarsi in pelligrinaggio, almeno una volta nella sua vita, là nel santuario di Whitehouse, là dove c’è la statua dell’arte, la più luminosa, la più competente, la più comleta di tutte, che risponderà gratis ai vostri dubbi sul significato che cela la parola arte.

      • caro savino, io sto commettendo un suicidio in quanto decido di vivere in modo equidistante tutti i ruoli del fantomatico sistema: critico, curatore, artista, spettatore, gallerista, direttore responsabile, allestitore, ecc ecc ….questa cosa viene fatta in modo ambiguo e subdolo da molti clan di operatori formati da 3-4 soggetti….docente lancia artista, gallerista raccoglie, curatore invita, stesso curatore scrive….

        in questo modo io mi suicido rispetto un certo sistema ma allo stesso tempo lo oltrepasso e lo bypasso

  • L’Antitaliano

    Comunque oltre alla Pitotenessa Whitehouse ho deciso di consultare anche la Pitonessa Blackhouse. Appena mi recherò nel suo antro come faceva l’imperatore Claudio la interrogherò sui destini dell’arte contemporanea…. Nascerà così un nuovo blog…

  • Whitehouse è un blog privato, ma se capita ospito molto volentieri progetti e opinioni altrui. Pretendo peró che i testi siano argomentati. Vedo il blog anche come un blocco di appunti, non ho pretese da servizio pubblico. Ogni progetto è corredato da comunicato stampa, immagini e riferimenti critici nei testi. Peró mi sembra che i progetti siano organici e quindi si adattano al modo in cui si sceglie di fruirli. Per molti basta un’immagine.

  • gianni

    Le immagini sono importanti.Tanto importanti che da sempre l’uomo ha cercato di presidiare il loro territorio,per disciplinarlo,sorvegliarlo con le sentinelle del logos,del linguaggio,delle argomentazioni.Che l’arte si assuma questo compito mi sembra un atteggiamento talebano.

  • non capisco a cosa ti riferisci. Penso che viviamo un alfabetismo delle immagini….cioè vediamo cose che non sappiamo tradurre e che non riusciamo a prendere sul serio. Questo ha ricadute fatali nella quotidianità e fuori dal campo prettamente artistico.

  • gianni

    Pensi che le immagini di Gaillard ,come quelle di altri ,verrebbero guardate con interesse in mancanza di un progetto,processo…,dal quale vengono giustificate,se non fossero protette da un recinto ?
    Varcata la soglia di quel recinto,evaporano,come vampiri all’alba.
    Suggono linfa dal quotidiano,i confini fra arte e mondo si fanno fievoli,
    per poi ristabilirli piu solidi,nelle catacombe di una galleria.
    I vampiri non a caso ,scappano alla Vista dell’aglio.
    Potenza delle immagini.
    La prossima volta che vado per mostre mi porterò una collana d’aglio.

  • Caro Gianni, il museo, la galleria lo spazio espositivo devono essere luoghi per proteggere le opere non per fornirgli una stampella e una droga per resistere il confronto con il mondo esterno.

    Buone pubbliche relazioni, come il luogo giusto, sono stampelle e droghe che danno valore alle opere in modo arbitrario. La spiegazione e la curatela di Gioni, come tutte le relazioni di cui gode Gaillard, insieme ai luoghi (trussardi, moma) conferiscono valore alle sue opere che in realtà sono standard anche molto molto molto banalotti….ma veramente molto banalotti.

    La reiterazione di questa pratica fa sì che certe opere siano fatte solo di luogo e pubbliche relazioni (place+rays). Se ci pensi non conta chi progetta queste opere (Gaillard) o cosa sono queste opere (poteva esserci di tutto e sarebbe stato giustificato e accettabile), non contano più SOGGETTO e OGGETTO. Curioso che place+rays porti a “…plays…”.

    E quindi al verbo “giocare” senza soggetto e oggetto. Alla fine le opere si formano quando le pubbliche relazioni (rays) incontrano un luogo. L’opera c’è ma in realtà c’è solo uno standard, un vuoto…perchè non c’è consapevolezza.

    L’antidoto a questa dinamica è l’argomentazione e il confronto critico, cose che molti non vogliono fare o non sanno fare. Molto più comodo compiacere tutti visto lo stato di crisi e precarietà generale.

    La critica d’arte come capacità di spiegare le ombre e le luci di un lavor farebbe ESISTERE quel lavoro, e non ci sarebbe più un vuoto.

  • gianni

    Tu credi che un discorso critico faccia esistere l’opera.Io credo che un eccesso di discorso critico abbia da tempo cancellato il potere delle immagini che l’arte crea annullandone la seduzione.
    Per questo vediamo opere che non seducono.
    E per sedurre si ricorre ad un discorso.

    “L’interpretazione è cio che, per eccellenza, si oppone alla seduzione,per questo ogni discorso interpretativo è il meno seducente che esista”( J.Baudrillard).
    Chi le guarda più le immagine dell’arte contemporanea?,più che altro se ne parla.Per archiviarle ( Gaillard ) contestualizzarle ( il critico) domarle ( il senso) nominarle ( il verbo ) monetizzarle ( il mercato).
    Parole al posto delle immagini.Anche la seduzione è stata espulsa dalle immagini.Troppo pericolosa.
    Nell’arte contemporanea ( non tutta) non se ne trova traccia,sepolta dal Logos.

  • Infatti un artista furbo come Cattelan scappa ed evita sempre di parlare, le intervsite le fa fare ad altri in nome suo.

    Io invece preferisco buttarmi nel pericolo, a costo anche di morire. Non mi interessa la seduzione e la contemplazione, ci vuole distanza, distacco, ingegno.

    (Antichi Maestri di T. Bernhard): “Solo l’idiota ammira, l’uomo intelligente rispetta, stima, capisce. Ma per rispettare, stimare e capire ci vuole ingegno, e la gente non ha ingegno; dei perfetti imbecilli si spingono fino alle piramidi o si aggirano tra le colonne dei templi inondando d’ammirazione se stessi e la propria ottusità”.

    • Leggi meglio Bernhard caro Luca. Riporti una frase di un suo personaggio, Reger, il quale è solo uno dei tre “schermi” che l’autore utilizza nel romanzo satirico da te citato per rappresentare altrettante sue ossessioni e aspetti diversi del suo carattere e dell’animo umano in generale. Reger, Atzbacher e Irrsigler sono in fondo caricature: non sono che piccoli uomini alle prese con i loro piccoli affanni quotidiani. Le sparate saccenti e smitizzanti di Reger non andrebbero prese come oro colato e citate come se rappresentassero il punto di vista di Bernhard o una qualche grande verità. Reger si compiace dell’idiozia altrui solo per nascondere la propria. Più che i “grandi maestri” l’autore intende criticare la mediocrità umana, che si palesa nell’ammirazione come nel disprezzo.

    • Gianni

      Perfetto.Il medioevo è il tuo futuro.Molto romantico.

      • Gianni

        @whitehouse

  • se cito mi interessa la frase non tutta la storia del romanzo. A mio parere l’arte va approcciata con ingegno, come ogni cosa. Un certo romanticismo, il relativismo del tutto può andare, mi fanno venire i conati di vomito. Lascio queste cose e anche le “emozioni” all’imprevedibilità della vita…non certo ad un catafalco appeso al muro o ad un fantoccio in ginocchio…

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Caro Luca, Stai attento! Vedo che di catafalchi viventi ne consumi sette al giorno, ciascuno di questi li spezzi tre volte e mezzo. Poi rimane solo il mozzicone. Finisci che lo fumi e ti trasformi in un catafalchino plastinato doc, e ti ritrovi, a tua insaputa, appeso su una parete di un museo mausoleo. Il medico- curatore ti sconsiglia di fumarlo!

  • Antonio De Petris

    Mi sembra questo artista inizi a posare delle basi abbastanza solide. Esce da una delle migliori strutture al mondo, l’ECAL in Svizzera in cui ci sono parecchi artisti italiani. Gaillard ha una forza irrefrenabile ed esplosiva che forse manca ultimamente nel nostro paese.