Adriano Ronchini. Terni omaggia chi ha portato l’Umbria nella contemporaneità

A Terni, presso il Caos, si ricorda la figura di Adriano Ronchini. Con una mostra che ne ripercorre le vicende di collezionista prima ancora che di gallerista. Omaggio a un personaggio che ha reso contemporanea l’Umbria. Inaugurazione questa sera ed esposizione che dura fino a metà marzo.

Adriano Ronchini al Moma

Se, arrivando a piedi sulla piazza del Duomo di Terni, si scorgeva un animato assembramento di persone, si capiva che l’inaugurazione era iniziata. Già, perché la Galleria Ronchini, che sulla piazza si affaccia, era – e ancora è – di pochi metri quadrati, forse non più di una trentina. Per cui, quasi per paradosso, più si entrava in clima opening e più la gente usciva: proprio per limiti fisici. Ed è in quei pochi metri di sanpietrini che si compiva la parte “social” del vernissage: si incontravano gli artisti, si salutavano i collezionisti, si abbozzavano annotazioni critiche alla mostra. Fra una visita alle tante opere e arredi di artisti contemporanei che ci sono proprio nel Duomo e un aperitivo al bar del circolo Acli.
L’interno era il regno di Adriano Ronchini. Lui, elegantissimo, sempre sorridente, attendeva gli amici, i visitatori e i collezionisti e li portava a fare il giro della mostra, che anche se era di pochi passi, durava chilometri. Perché Adriano non voleva vendere l’opera, ma voleva per certi versi che l’opera “comprasse” il collezionista; voleva trasmettere al suo interlocutore anche una piccola quota della passione che era il suo primo motore. Già, perché lui nasceva collezionista, e solo dopo aveva mutato la sua vocazione facendosi gallerista. Un percorso che accomuna tanti suoi colleghi. Ma la differenza sta nel fatto che lui lo ha compiuto in una terra alquanto avulsa alla contemporaneità, ancor più nel 1992, quando lui inaugurava con una mostra di Marco Lodola.

Adriano Ronchini. Gli artisti che ho amato – veduta della mostra presso il CAOS, Terni 2012 – Giuseppe Capogrossi

E quindi gli toccò, agli esordi, giocare le carte giuste per abbattere muraglie spesso molto resistenti, proponendo molta pittura, ma iniziando la sua paziente opera di “educazione” all’attuale, che finì per trovare “allievi” attentissimi e sempre più esigenti. Ma una carta giusta era anche quella della convivialità, sempre associata agli eventi con rilievo primario: restano infatti memorabili le serate che si concludevano a Stroncone, il buen retiro di villeggiatura dei ternani, dove il più fedele amico-collezionista – ormai uno di famiglia – metteva a disposizione di tutti la sua grande casa, le sue cuoche, la sua cantina.
Storie di altri tempi, forse un po’ provinciali? Nemmeno per idea: tutto questo si teneva su livelli altissimi, alle serate partecipavano – visibilmente soddisfatti – grandi artisti di tutte le generazioni, critici vari e colleghi galleristi. Ed era normale discutere dell’ultimissima biennale, o della fiera in corso in quel momento a New York, o delle ultime opere di Jasper Johns. Un’enclave di aggiornamento, nel silenzio dell’Umbria. Ma perché ne parliamo, adesso? Perché quella stessa Umbria, quella stessa città di Terni, a poco più di due anni dalla scomparsa dedica alla figura di Adriano Ronchini una bella e ricca mostra, con sottotitolo significativo: Gli artisti che ho amato. Mostra che ripercorre – affidata al curatore Marco Meneguzzo – le vicende della galleria che oggi prosegue con la passione dei familiari – il figlio Lorenzo su tutti, che ha aperto una nuova sede a Londra, ma anche gli altri figli Raffaele ed Enrica, e la nipote Chiara.
Ma soprattutto ripercorre le passioni del collezionista prima ancora che del gallerista. Le prime scommesse su artisti come Pistoletto, Castellani, De Dominicis, le grandi passioni per Hermann Nitsch, Daniel Spoerri, Giuseppe Maraniello, per la generazione romana di San Lorenzo, Domenico Bianchi, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Nunzio, gli “investimenti” sui giovani, da Alex Pinna a Matteo Basilè, a Peppe e Lucio Perone.
La location è il CAOS – Centro Arti Opificio Siri, che per l’occasione dedicherà in maniera permanente a Ronchini la propria Project Room. Aperta solo a giovani sognatori…

Massimo Mattioli

Terni // fino al 15 marzo 2013
Adriano Ronchini. Gli artisti che ho amato
a cura di Marco Meneguzzo
CAOS
Via Campofregoso 98
0744 285946
www.caos.museum

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Renato

    Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e tutto quello che su di lui viene detto non è altro che la pura verità. Un grande signore d’altri tempi, um collezionista “art addict”, un gallerista esperto e profondo conoscitore del mercato. Doti che sono state trasmesse a Lorenzo che conosco e che stimo e che suppongo essere state trasmesse anche agli altri figli. Complimenti a che ha pensato questa mostra che raramente trova spazio nelle istituzioni pubbliche il celebrare un collezionista prima ancora che un gallerista.

  • Gianni

    Quanto costa l’ingresso?