A Mosca fra cantine e garage

Gli highlight sono due: la nuova sede di Garage al Gorky Park e il complesso ex industriale di Winzavod, vero e proprio distretto culturale. Questa è la Mosca dell’arte contemporanea. Alla quale vanno aggiunte alcune “cosette” come la Stella Art Foundation, giusto per fare un esempio. A voi il reportage dalla fu capitale dell’Unione Sovietica.

EX Edifici industriali all'interno del complesso ARTPLAY - foto Maria Cristina Giusti

La pianta di Mosca ricorda una ragnatela, con tre grandi anelli a racchiuderla (i koltsa) e una fitta rete di strade che convergono verso il centro. Procedendo lungo queste arterie, spesso a passo d’uomo nonostante le otto corsie, si arriva alla Mosca da cartolina: Piazza Rossa e Cremlino. Intorno a quest’area si articola il centro allargato della città, quello in cui si concentrano le principali attività, anche quelle legate all’arte contemporanea.
È con l’inizio degli Anni Zero che il settore inizia a strutturarsi, un sistema che ha visto configurarsi istituzioni e musei, ma che soprattutto deve il suo sviluppo a iniziative private – con i pro e contro che ciò comporta – tutte con un’ambizione di presenza sul proscenio internazionale. Gallerie e fondazioni, o gallerie diventate poi fondazioni, vista la non necessità di fare mercato.
Diciamolo chiaro: dietro queste strutture c’è un’indubbia disponibilità di fondi legata alla crescita economica del Paese. Insomma una parte dei celeberrimi “nuovi ricchi” ex sovietici hanno investito, per status o per altro motivo, anche nell’arte e nelle istituzioni artistiche. Tra queste, la Stella Art Foundation: oltre a proporre mostre, eventi, a mettere insieme una collezione che sarà il nucleo di un museo di prossima apertura, vede il suo presidente Stella Kesaeva commissario del Padiglione russo alla Biennale di Venezia. La VICTORIA – the Art of being Contemporary (VAC), invece, con borse di studio in collaborazione con la biellese Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto, la Fondazione Sandretto di Torino e il Courtauld Institute of Art di Londra, promuove la mobilità e la visibilità di artisti e curatori russi all’estero. La grande attesa è però per la riapertura della Garage, con nuova sede a Gorky Park (nell’ex ristorante Vremena Goda, su progetto di Rem Koolhaas), prevista per il 2013.

Uno degli interni del Winzavod – foto Maria Cristina Giusti

Di fronte all’ingresso monumentale del parco, la Central House of Artists, gigantesco edificio che ospita la fiera Art Moscow appena conclusa.
Se per le gallerie il punto di riferimento è il Winzavod, ex fabbrica di vino oggi riconvertita a spazio espositivo (ne parliamo poco più sotto), anche altrove si trovano interessanti indirizzi. È il caso della GMG Gallery, poco distante dal Cremlino. Inaugurata nel 2007 con un programma focalizzato su artisti nazionali, si è poi aperta anche a nomi come Gary Hill e Bjørn Melhus, ed è stata presente anche alla fiera madrilena ARCO e alla torinese Artissima. Sia galleria che fondazione è la RuArts che parallelamente alle mostre – qui ha esposto pochi mesi fa anche l’italiano Riccardo Murelli – sta lavorando alla costituzione di un archivio video e di una biblioteca.
Con il suo monumentale edificio in vetro e cemento, il MAMM – Multimedia Art Museum Moscow ha ospitato di recente il Premio Terna nella sua trasferta moscovita. Su sette piani, propone diverse mostre in contemporanea: tra quelle dell’estate, il progetto fotografico Anna & Eve dell’ucraina Viktoria Sorochinski e gli scatti di Bryan Adams, musicista con un curriculum più che dignitoso come fotografo. Si può parlare invece di museo diffuso per ciò che riguarda il MMoMA – Moscow Museum of Modern Art, che conta cinque sedi e che ha recentemente riallestito la propria collezione sotto il titolo ARTisARTisART, per le cure di Dimitry Ozeerkov.

Serata di musica al Gorky Park. Courtesy Gorky Park, Mosca

WINZAVOD
Se non fosse per qualche segno “sospetto”, come un grande graffito, Winzavod sembrerebbe ancora una fabbrica di vino dell’Ottocento. All’esterno gli edifici hanno mantenuto l’aspetto originale. All’interno le cantine, i lunghi corridoi a volta e le sale di lavorazione del vino hanno avuto, se così si può dire, un cambio di destinazione d’uso. Qui oggi convivono molte delle gallerie di Mosca. C’è Regina, con sede anche a Londra che è stata presente all’ultima edizione di Art Basel ed ha tra i suoi artisti Sergey Bratkov, Claire Fontaine, Jonathan Meese e Ryan Mosley: per l’estate ha allestito la mostra di EliKuka, duo moscovita formato da Oleg Eliseev ed Evgeniy Kukoverov. C’è poi la galleria Photographer.ru che fa riferimento all’omonima agenzia fotografica, impegnata dal 2007 a documentare la Russia contemporanea. Anche la AIDAN gallery, che vanta di esser stata la prima a occuparsi d’arte contemporanea in Russia, ha sede qui, ma rimarrà chiusa fino all’autunno 2012 quando riaprirà come “studio”. Un nuovo format che si ispira, dichiaratamente, alla Factory di Warhol.
Winzavod dobbiamo pensarla non solo come un luogo fisico, ma anche e soprattutto come un’istituzione: come tale promuove una serie di progetti, tra i quali Start, che supporta artisti alla loro prima esperienza espositiva. “Parlando di un Paese grande come la Russia”, spiegano gli organizzatori, “accade che un giovane si possa trovare spiazzato riguardo alla promozione del proprio lavoro”, ed è qui che Start trova la sua collocazione. Ogni anno vengono allestite circa dieci personali presso l’omonimo spazio all’interno del Winzavod; gli artisti sono selezionati da un curatore, attualmente la moscovita Elena Yaichnikova; il curatore resta in carica al massimo due anni, in modo da rendere più varia la selezione. E come se non bastasse il programma s’impegna a creare delle collaborazioni, anche internazionali, per garantire visibilità al di fuori della città.
Poco lontano dal Winzawod, un altro spazio industriale è stato riconvertito alla cultura: si tratta dell’Aerplay Design Centre, grande complesso una volta sede della cartiera e tipografia di Stato. La vocazione è soprattutto l’architettura e il design. Qui hanno sede diversi studi di progettazione, showroom, accademie, come la British Higher School of Art and Design.

Dasha Zhukova, fondatrice della Garage e Presidente della IRIS Foundation, con il modello del padiglione firmato Shigeru Ban. Courtesy_Garage Center for Contemporary Culture

GARAGE GORKY PARK
Il Gorky Park è il parco cittadino per eccellenza. Aperto nel 1928, sta cambiando volto: non c’è più, ad esempio, il vecchio luna park che costeggiava il fiume (è rimasto solo lo shuttle Buran, memoria di un allunaggio mai avvenuto), ma teatri e piste da ballo all’aperto. Un progetto di rilancio iniziato con la creazione di un team di lavoro diretto da Olga Zakharova. Ce ne ha parlato il direttore creativo Ekaterina Kibovskaya, con la quale abbiamo fatto una camminata tra i viali alberati. “Dal 2011 abbiamo dato inizio a un programma culturale che prevede la realizzazione di una serie di strutture temporanee commissionate ad artisti o architetti, spazi per riposare o fare delle attività. Quest’anno l’incarico è stato dato ad Alexander Brodsky. Molti sono una sorta di ‘esperimento’ nei riguardi del pubblico, che si trova per la prima volta ad avere un’offerta di questo genere”. Tra queste, il Pioner, un cinema all’aperto altamente tecnologico, progettato dallo studio WowHaus di Mosca. Ancora, ristoranti, food corner, locali. Per far funzionare la struttura si lavora in modo intelligente sul foundraising: così il percorso running è sponsorizzato da Nike, mentre il gelato è brandizzato Gorky Park.

L’opera di Sergey Bratkov all’interno del Gorky Park. Courtesy_Gorky Park, Mosca. Foto Maria Cristina Giusti

Iniziano a fare la comparsa le prime opere permanenti, come il lavoro di Sergey Bratkov che fa il verso a Robert Indiana. Il rapporto con l’arte si fa sempre più stretto, vista l’imminente apertura della nuova sede di Garage: sebbene la struttura principale sarà pronta non prima del 2013, il centro per l’arte inizia a prendere piede con un summer program fatto di concerti, cinema – in collaborazione con il Film Festival di Rotterdam- e l’installazione Sound of Music (proveniente dal MMM di Dusseldorf), un’orchestra mobile composta da 30 installazioni tutte suonabili. Un’area, condivisa con l’amministrazione del parco, sarà dedicata ai ragazzi.
Tutto questo in spazi provvisori, perché la prima vera struttura sarà pronta a settembre: il padiglione dell’architetto giapponese Shigeru Ban inaugurerà con una mostra che ripercorre in parte la storia del Gorky stesso. “Si tratterà di una esposizione con materiali d’archivio, molti dei quali inediti”, ci ha raccontato Yulia Aksenova, curatrice presso Garage, “e racconterà la fortuna delle strutture temporanee in Russia, soprattutto nella prima parte del XX secolo. Qui nel parco, ad esempio, nel 1923 fu allestita una grande mostra dedicata all’agricoltura, con la costruzione di circa settanta edifici molto interessanti da punto di vista architettonico”. Dopo questa prima mostra, il padiglione sarà usato come galleria anche in attesa del futura Garage Gorky Park ad opera di Rem Koolhaas. A completare, ma solo nel 2015, l’intero intervento sarà il recupero di un altro complesso poco distante, denominato Hexagon.
Si aprirà così una nuova fase per la Garage, supportata come sempre dalla IRIS Foundation di Dasha Zhukova, alla quale sta lavorando con grande impegno anche Kirstine Wallace, direttrice dell’ufficio relazioni internazionali basato a Londra: “sarà una nuova eccitante sfida che vedrà” dice Kirstine “moltiplicarsi il numero di visitatori”.

Maria Cristina Giusti

 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #8

  • Antonio

    Bell’articolo, preciso, puntuale, denso di informazioni: grazie.

    • MCGiusti

      felice ti sia piaciuto