Due grandi donne della moda italiana. Al Met di New York

Sulla scia del successo di “Savage Beauty”, la mostra su Alexander McQueen dello scorso anno che ha portato l’ottavo incasso dall’inizio dell’attività del Metropolitan Museum di New York, i curatori del dipartimento di costume, Andrew Bolton e Harold Koda, presentano una mostra confronto fra Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada. Tutta da vedere.

Miuccia Prada

L’idea della mostra newyorchese nasce dal momento in cui il Met si aggiudica dal Museo di Brooklyn un gran numero di creazioni della stilista romana famosa per aver cambiato l’immagine del couturier negli Anni Trenta. Elsa Schiaparelli è in assoluto la figura più creativa e capace di aver trasportato sull’ideazione dell’abito il lavoro di artista.
Come dichiarano i curatori del dipartimento di costume, Andrew Bolton e Harold Koda, l’ispirazione proviene dalla celebre rubrica Impossible Interview pubblicata da Vanity Fair, dove venivano messi a confronto personaggi palesemente incompatibili come Jean Harlow e Sigmund Freud. Da qui nasce la decisione di contrapporre un’altra stilista italiana alla Schiaparelli: Miuccia Prada.
La provocazione è evidente: sono incompatibili due creative che hanno lavorato attingendo all’arte per creare abiti? La risposta viene data da loro stesse nella simulazione filmica del loro dialogo quando la Schiaparelli dichiara: “Disegnare abiti per me non è una professione ma un’arte” e Miuccia Prada risponde: “Disegnare abiti è creatività, ma non è arte. Un fashion designer fa abiti che devono essere venduti. Abbiamo meno libertà creativa di un artista”.

Prada - autunno/inverno 2006-2007 - photo Toby McFarlan Pond

Tenendo bene a mente questo stato di incompatibilità teorica, in pratica tutta la mostra racconta il contrario.
La prima sala, che segue quella dove si vedono su megaschermo Elsa Schiaparelli (interpretata dall’attrice Judie Davis) e Miuccia Prada – in un minifilm realizzato da Baz Luhrmann e Nathan Crowley – dialogare ai due capi di un tavolo, dichiara subito quante affinità ci siano fra le loro creazioni. Una serie di tailleur dove alle gonne di una vengono sovrapposte le giacche dell’altra in una fusione perfetta, palesemente frutto dello stesso spirito inventivo. I cappelli di Schiaparelli come le scarpe di Prada, elementi della stessa famiglia, oggetti scolpiti più che progettati.
Le sale che seguono continuano a sostenere la stessa attitudine unendo in temi comuni le due donne portate a creare qualcosa di mai confortante, che rappresenti soprattutto un’anarchia mentale anche nei confronti di certi riconosciuti canoni estetici: Hard Chic, Ugly Chic, Naig Chic, The Classical Body, The Exotic Body sono ambienti a cui fa da sfondo il film con gli abiti di entrambe selezionati per rappresentare quel mood. La celebrazione finale avviene con i pezzi più significativi all’interno di grandi teche di perspex dove sono allestite le foto in bianco e nero degli Schiaparelli, che testimoniano (anche grazie a effetti visivi di impercettibili movimenti) il profondo rapporto con il Surrealismo, con Salvador Dalí soprattutto che ha disegnato gran parte delle collezioni più caratteristiche, autore di pezzi classici come il Lobster o il Tears.

Elsa Schiaparelli - Golf armeno

La mostra è emotivamente perfetta, non si propone un fine didattico o storico, vuole dimostrare il profondo rapporto che la moda ha con l’arte accostando due approcci apparentemente diversi ma stilisticamente identici. Ovviamente è anche una dichiarazione esplicita di quanto Prada abbia attinto dalla Schiaparelli e, in questo senso, rappresenta anche l’intelligenza di chi sa guardare alle esperienze precedenti studiandole e riproponendole in chiave contemporanea.
Nasce da qui la riflessione su quanto si deve a questo genio dell’invenzione che, quasi cento anni fa, ha stravolto le regole tradizionali per dettarne di nuove. Ha usato la stampa di giornale per realizzare tessuti, ha messo le giacche da uomo sugli abiti da sera, ha messo le cerniere lampo a vista sull’abito, ha tirato fuori l’interno del corpo con l’immagine dello scheletro tricottato sui suoi famosi golf armeni, ma ha anche inventato quel concetto di stagione a cui ancora ci riferiamo: primavera/estate e autunno/inverno sono state una necessità per chi dava un titolo alle sue collezioni come opere teatrali da rappresentare.
L’affermazione di quel concetto di lusso attuale non più legato alla firma, ma soprattutto al valore storico e culturale del prodotto.

Clara Tosi Pamphili

New York // fino al 19 agosto 2012
Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations
Andrew Bolton e Harold Koda
THE METROPOLITAN MUSEUM OF ART
1000 Fifth Avenue
+1 212 535 7710
www.metmuseum.org

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.
  • La mostra è anche qesto senza dubbio. Però. Les arts decoratifs a Parigi dedica una fastoso allestimento a Louis Vuitton messo in parallelo a Marc Jacobs. (il marchio Louis Vuitton appatiene al super gruppo del lusso di proprietà di Arnauld e Jacobs è il suo stilista attuale). Il Metropolitan a New York mette in parallelo la filosofia che anima il super marchio di proprietà di Miuccia Prada con quella di Schiapparelli marchio attualmente di proprietà di Diego Della Valle, pronto al suo rilancio. Gentile Clara, non le da da pensare?