Gilardi profeta in patria

Celant non l’ha inserito fra i rappresentanti storici dell’Arte Povera (ma lo recensisce su “L’Espresso”). E allora al Castello di Rivoli hanno pensato di dedicargli una mostra tutta sua. Finalmente consacrato l’estro di Piero Gilardi, fino al 6 maggio.

Piero Gilardi - Effetti collaborativi 1963-1985 - veduta della mostra presso il Castello di Rivoli, 2012

Negli ultimi cinque anni, Piero Gilardi (Torino, 1942) ha avuto occhi solo per la sua brillante creatura museale, il PAV – Parco d’Arte Vivente di Torino. Un vero gioiellino in cui installazioni di Land Art, multimedialità e relazionalità si intrecciano a una delle offerte espositive più interessanti del panorama artistico del capoluogo piemontese (basti a esempio l’ultima eccellente mostra di Etienne De France).
Ora, però, è giunto il momento della meritata consacrazione a opera del Museo d’arte contemporanea del Castello di Rivoli, che ospita la mostra Effetti collaborativi a cura di Andrea Bellini. La retrospettiva raccoglie nella Manica Lunga della residenza sabauda una selezione di opere appartenenti ai primi vent’anni di carriera dell’artista, dal Vestito stato d’animo di inizio Anni Sessanta fino alle testimonianze degli episodi più teorici e socialmente impegnati del decennio successivo e dei primi Anni Ottanta, come il documentario Carnevale di quartiere (1980).

Piero Gilardi - Igloo - 1964 - courtesy l’artista

Nonostante nella mostra non ci sia traccia della sua produzione più recente, e in particolar modo delle interessanti opere “virtuali”, scaturisce comunque degnamente la poliedricità e la sconfinata gamma di interessi dell’artista torinese che, forse proprio questa sua peculiare irrequietezza intellettuale, ha tardato più di altri suoi coetanei ad assurgere al gotha della scena contemporanea, sia a livello nazionale che internazionale. Come altri, anche Gilardi è stato ingiustamente tagliato fuori dal grande progetto di istituzionalizzazione dell’Arte Povera voluto da Germano Celant – che fino a qualche settimana fa trovava spazio proprio in quel di Rivoli -, nonostante egli ne abbia fatto parte a tutti gli effetti, come testimonia l’opera Sandali e pettine del 1967.
Forse, il fatto che abbia prontamente abbandonato quella forma espressiva, e con essa l’intero sistema dell’arte contemporanea, per immergersi anima e corpo in un ambizioso ed encomiabile progetto artistico di cambiamento sociale, non ha giovato alla sua fama. È stato etichettato come un solitario, un irregolare e un ribelle, ma è sempre stato molto più attento di altri al fondamentale aspetto relazionale dell’opera d’arte, e questo sin dai suoi esordi, come esplicita perfettamente il ludico Totem domestico del 1964.

Piero Gilardi - Manicomio = Lager - 1969 - courtesy l’artista

Nel mese di settembre, lo stesso allestimento andrà in tour, passando prima dal Van Abbemuseum di Eindhoven e giungendo, nel gennaio del 2013, al Nottingham Museum, a ulteriore suggello del momento d’oro di Gilardi. E del Castello di Rivoli come factory di mostre da export.

Andrea Rodi

Rivoli // fino al 6 maggio 2012
Le scatole viventi – The Living Boxes
Piero Gilardi – Effetti collaborativi 1963-1985
a cura di Andrea Bellini
CASTELLO DI RIVOLI
Piazza Mafalda di Savoia
011 9565222
[email protected]
www.castellodirivoli.org

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.
  • m.a.

    Una delle mostre piú brutte e inutiliste a rivoli. Orma i i critici si accordano per consacrare la mediocritá.

    • Argomenta m.a., sennò scrivi un commento inutile. Qui si discute, non si pontifica

      • savino marseglia

        la critica d’arte, non va considerata come qualcosa che si può umilmente adoperare, se se ne ha necessità, se ne sta per conto suo, zitta, indifferente e inoffensiva. Quindi pontificare non significa non criticare. Qui si parla di un linguaggio che si vuole far passare come linguaggio estetico?

  • cristiano

    E’ una brutta mostra. Ha ragione m.a.
    I contenuti del percorso dell’artista sono inaccettabili.
    Sembra che si sia voluto a tutti i costi trovare dei legami dove legami non ci sono.
    Ha un bel dire Gilardi che l’arte è per tutti. Un assunto da cui nascono gli equivoci che portano ben pochi a ricevere dei vantaggi.
    Ma si può portare in un museo il video di un carnevale di provincia? e anche a volerlo caricare di valori e posizioni politiche, resta una banalità. Come molte delle sue opere.

  • Il Gatto e la Volpe

    Ancora una volta c’è chi ospita questo ennesimo monumento alla retorica, che cerca capire facili impressioni e facili entusiasmi di plastilina. Un gruppo che scorazza di obitorio in obitorio con un arte in palese contraddizione rispetto alla poetica che professa. Si vantano di interagire con lo spettatore, ma in realtà vogliono solo stupirlo a tutti i costi. Si tratta in realtà di una interazione fasulla come nel caso dell’installazione “Pulsazioni”, perché in realtà lo spettatore è solo uno strumento passivo e niente lo rende effettivamente un soggetto attivo. In realtà si cerca a tutti costi una reazione da parte dello spettatore che nella realtà non esiste. Per non parlare poi dell’abisso che sussiste tra l’ideologia professata di marca collettivista e l’elite di cui amano circondarsi simili artisti. Lo spettatore è stordito, shockato, più o meno come accade in discoteca. Un’arte che stordisce, ma che non lascia traccia o conseguenza E infine basta strumentalizzare la realtà come nel caso dei manicomi. Tutto ciò è reale, ma anacronistico ad un tempo.
    Un’arte, infine, nella sostanza incapace di agire sulla società, incapace di realizzare un processo di socializzazione delle attività creatrici o quantomeno di collettivizzazione del lavoro artistico. Siamo dinanzi ad un compiacimento realizzato attraverso feticci leziosi e vagamente baroccheggianti, la cui forma porta in ogni caso a svilire la loro funzione sociale e lo scopo cui la forma dovrebbe servire. Tutta retorica inutile di cui l’arte contemporanea deve trovare il coraggio di fare a meno per non ridursi ad inattuale arte cimiteriale

  • Il Gatto e la Volpe

    E poi basta scimmiottare con titolo tipo “effetti collaborativi” esperienze di ben altra levatura del movimento dadà o anche attraverso macchine che vorrebbero imitare concetti ben più profondi. Il movimento dadaista aveva una poetica che si poneva ai margini del circuito ufficiale e della borghesia feticistica. Queste macchine, come ad esempio quella dei rumori, venivano installati in locali popolari, brasseries, strade, piazze e luoghi di comizi. Forse che Gilardi può fare a meno della borghesia feticista che a parole critica, ma che nei fatti è parte essenziale e integranti della sua “poetica” radical chic.

  • Forse ad alcuni commentatori e’ sfuggito qualche particolare dell’articolo:
    ” Piero Gilardi (Torino, 1942)…”
    ” La retrospettiva raccoglie … una selezione di opere appartenenti ai primi vent’anni di carriera dell’artista, dal Vestito stato d’animo di inizio Anni Sessanta fino alle testimonianze degli episodi più teorici e socialmente impegnati del decennio successivo e dei primi Anni Ottanta…”
    Piero Gilardi e’ un grande artista, troppo poco conosciuto e certamente non “sponsorizzato”, protagonista di primissimo piano degli anni migliori (60-80) dell’arte contemporanea Italiana con una ricerca ed un linguaggio assolutamente “originario” ed esclusivamente suo che, negli anni a venire (ma anche già allora) ha ispirato tanti (e qualcheduno anche più “famoso” di lui)
    Se questa mostra ha un difetto e’ quello di non presentare una panoramica più aggiornata del suo lavoro

    • Il Gatto e la Volpe

      “grande artista”? La dichiarazione di grande artista aspira, al limite, allo stesso di cui parlano i rappresentanti ufficiali dell’elite dell’arte feticistica…

      • Adolfo Rever

        pensa che esistono anche feticisti del sapone di marseglia, non ti turba questo pensiero? saponificare marseglia . anche gatto marseglia prima di esibirsi davanti alla telecamera ama lavarsi le mutande bianche rigorosamente con sapone di marseglia (cioè con sé stesso saponificato), preferisce due fustini di marseglia piuttosto che uno di dash .

        • Il Gatto e la Volpe

          A me turba il servilismo di certe parole, l’incapacità di guardare nella profondità dell’oggetto artistico, il suicidio del pensiero

          • Caro Savino-Gatto-Volpe-ecc. ho scritto “grande artista” e lo ripeto, ed in me’ non c’e’ alcun “servilismo” te lo assicuro! Vorrei poi capire “servilismo” di che’? Io faccio il mio lavoro e non seguo “correnti” o “scuole”, le rispetto tutte ma la mia ricerca e’ mia e non e’ ne’ figlia ne’ discendente di quella di altri ed ho un’eta’ che mi mette largamente al riparo da “servilismi” o da “sudditanze”. Se “grande artista” per Piero Gilardi ti pare troppo, non so che farci, per altro non sono l’unico a considerarlo tale e sono certamente il meno importante di questa nutrita schiera.
            “A me turba… l’incapacità di guardare nella profondità dell’oggetto artistico, il suicidio del pensiero” condivido pienamente ed aggiungo: a me turba chi non avendo mai fatto nulla che valga la pena ricordare, non avendo mai “dato” (in termini artistici) nulla al mondo, non avendo o dimostrando alcuna seria capacita’ di approfondimento analitico e critico, si erge a giudice di qualsiasi opera/artista/curatore/critico/mostra/fiera/biennale declinando tale sua assunta funzione nel senso più becero del “gl’e’ tutto sbagliato” di “ginettiana” memoria col ripetere all’infinito un ormai consunto e cupo ritornello composto, molto evidentemente, guardandosi l’ombelico e rimuginando le proprie frustrazioni.

          • Il Gatto e la Volpe

            Per Gerini

            E allora diciamolo chiaramente che non vi è nulla di originale in tutto questo. E’ un percorso già ampiamente portato avanti dalle avanguardie dadaista Grande artista è un termine sprecato dinanzi ad una ricapitolazione pura e semplice. Del resto non capisco per quale ragione un giudizio che non rispecchia altro che il proprio pensiero personale debba essere elevato a verità o addirittura a dogma anche se condiviso da altri. La storia insegna che bisogna andare cauti su simili valutazioni. Non c’era forse una certa critica che era rimasta spaventata dinanzi alla modernità e all’originalità dell’impressionismo portandolo a rifiutarlo. Ebbene lì c’era originalità, novità che sfuggiva ai più. Qui siamo dinanzi ad un’incapacità totale di rinnovamento del linguaggio e gli artisti dadaisti ne sono testimoni. Ricapitolazione pura e semplice ricapitolazione priva di ogni originalità !

          • …bene, visto che insisti, fammi esempi concreti (intendo: lavoro-tecnica-nomeautore) di lavori “dell’avanguardia dadaista” di cui il lavoro di Piero Gilardi possa essere considerato “ricapitolazione”.
            ” La storia insegna che bisogna andare cauti su simili valutazioni”, perfettamente d’accordo: i lavori di Piero Gilardi in mostra risalgono, per la maggior parte, a cinquant’anni or sono (pochi quelli più giovani, e quindi di “solo” trent’anni fa), prenditi un qualsiasi manuale di storia dell’arte contemporanea e stai tranquillo che ce li trovi!

        • SAVINO MARSEGLIA

          Lo sporco e il pulito sono perpetui nella vita di una persona. Anche Rever voleva lavarsi per apparire pulito e profumato…,ma scivolò rovinosamente sul sapone di marseglia. Cadde a gambe larghe, tra i suoi quadri insignificanti.

  • Angelov

    Bisognerebbe riconoscere in lui una componente coreografica ed aleatoria molto marcata.
    E’ forse più scenografo che artista.
    E tende a dirottare lo spettatore in una dimensione più teatrale che artistico-figurativa; un po’ quello che capita con il design, che oggi si tende a equiparare alla scultura, e la cosa più anche far irritare.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Secondo l’immagine tradizionale, lo scenografo passa gran parte del suo tempo a lavorare sul palcoscenico, dove ogni tanto,( tra un feticcio e un fondale) fa un piccolo passo avanti e uno indietro.

      Il passo successivo è nella domanda. Ma io che cosa ci faccio in questo spazio angusto, asfittico, pieno di finzioni, feticci e privo di luce naturale? In altre parole, perché io scenografo preferisco il teatro e non la la vita? La risposta è nella “Chiave Inglese.wmv-YouTube”.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Cosa significa cinquant’anni fa? Il problema è che bisogna essere avveduti nel valutare un linguaggio nato, (diciamo così) già vecchio, rispetto ad idde, esperienze e linguaggi dettati dalle avanguardie storiche.

      I manuali di storia dell’arte contemporanea sono come l’elasticità della trippa: (chi la tira su, chi giù…) Se andiamo a vedere cosa c’è scritto in questi manuali di storia dell’arte, non è infrequente scoprire che gli esperti d’arte, inciampono spesso su errori di valutazioni e che proprio per questo, cambiano spesso opinione sul lavoro di un artista, a volte anche in maniera imbarazzante. Più l’esperto d’arte è importante, più il cambiamento di opinione avrà peso contro di lui.

      • Le chiacchiere stanno a zero, caro Savino. Tu hai fatto un’affermazione precisa ed io ti ho fatto una richiesta precisa : da’ esempi concreti (intendo: lavoro-tecnica-nomeautore) di lavori “dell’avanguardia dadaista” di cui, lavori di Piero Gilardi, possano essere considerati “ricapitolazione” ed aggiungo, visto che prima lo avevo dimenticato, indicando precisamente quali lavori di Gilardi e spiega il perché tu li ritinga tali.
        Se non sei in grado di farlo, smentici la tua affermazione e smettila di scrivere frasi generiche, ripetitive ed inutili

        • …mi scuso… “smentisci la tua affermazione”

          • SAVINO MARSEGLIA

            Caro Luciano, in Italia la “chiaccherologia” è un modo, una tecnica “dadaista” assai efficace per mitizzare, lodare la mediocrità di “artisti” e “critici” che non hanno a loro disposizione un linguaggio autenticamente innovativo: diciamo un un pensiero “rivoluzionario” o strumenti comunicativi efficaci o contromisure linguistiche, tali da imporsi all’attenzione di un largo pubblico.

            Infatti, se ammettiamo che cinquan’anni fa, i lavori di Gilardi erano effettivamente “rivoluzionari” – in quanto linguaggio innovativo, valido e perfino registrato e storicizzato nei Manuali di storia dell’Arte Contemporanea.., allora cominciamo a parlare di un linguaggio visivo che oggi non ha alcuna particolare novità sul piano della sua efficacia comunicativa.

            Pertanto, non ho nulla da smentire rispetto alla ricapitolazione di questi lavori dadati e storicizzati. Tieni presente che il mio punto di vista su Gilardi non ha nulla a che vedere, (a stretto rigor di logica), con le mie scelte estetiche e con la competenza in certi ambiti estetici del passato.

          • Caro Savino prendo atto che non sei in grado di dare una spiegazione corretta, chiara e circostanziata della tua affermazione “i lavori di Gilardi sono solo una “ricapitolazione” dei lavori dell’avanguardia dadaista” e che continui, invece, nel tuo chiacchierare inconcludente. A questo punto, non riuscendo ad ottenere da te una risposta sensata e seria, ti saluto. Stammi bene!

        • SAVINO MARSEGLIA

          L’ARTISTA ORTOLANO DI SE STESSO!!!!

          Quando l’arte incontra la ripetizione e il mercato ortofrutticolo.
          E’ il caso di artisti d’ispirazione anarchico-nichilista-dadista russi e armeni che realizzavano opere viventi dall’assemblaggio di materiali vari, anche deperibili, ( frutta, verdura, ossa, tappi e ogni tipo di materiale disponibile) nell’intento di andare oltre le regole canoniche del fare Arte. Lavori installativi di ortaggi e frutta vera – che poi venivano mangiati e distrutti.., ma che di “artistico” non avevano nulla. Gli stessi titoli di questi lavori, non corrispondevano quasi mai a quello che si voleva rappresentare e comunicare.

          In questa attività di “artista-ortolano”.., come si fa a non ricordare il mitico artista poeta e boxer A. Cravan con il suo mitico carretto colmo di frutta, verdura e riviste poetiche nelle strade di Parigi?

          • Scusa Savino ma se questi sarebbero, secondo te, gli “ispiratori” di GIlardi allora delle due l’una :
            – o non conosci affatto i lavori di Gilardi
            – o non conosci assolutamente i “concetti” che informano tali lavori
            In ogni caso, sono convinto che se avessi la pazienza di farti una “ricerchina” su Gilardi e leggerti un po’ di sua biografia e magari anche qualche cosa delle molte che ha scritto, avresti qualche buona sorpresa e probabilmente cambieresti anche idea.
            Stammi bene e salutami la Toscana!

          • SAVINO MARSEGLIA

            IL GUSTO DI FETICCI CONTEMPORANEI: QUESTO MI PIACE, QUESTO NO !!!

            Caro Luciano, hai tutto il diritto di apprezzare e amare il lavoro di Gilardi – di pensarla diversamente da me… Ci mancherebbe altro! Come ben sai, quando si parla di linguaggi visivi, si fa sempre riferimento a diversi punti di vista estetici.

            Qualsiasi punto di vista estetico può essere contestabile, a condizione che sia sempre guidato da una seria conoscenza sulla vita e personalità dell”artista e di una attenta riflessione dialettica sulla sua opera.

            Ma non c’è niente che possa creare astio e dissenso su un punto di vista diverso dal tuo. Per non parlare poi di definizioni di linguaggi visivi che ( come ben sai) porta infatti, a giustificare linguaggi e un sapere personale spesso arbitrario o condizionato da canoni statici vigenti o interessi vari.

            Un modo di pensare e di agire a cui, generalmente, si tende oggi nello stagno dell’arte di feticci addomesticati al mercato dell’arte, in cui ogni qualvolta, qualcuno vuole mettere in discussione il lavoro di tizio e caio, si innesca subito il perverso meccanismo della difesa ad oltranza, dell’abitudine, della normalità che risponde sempre : a questa è arte, questa no.., questo mi piace questo no!
            saluti

          • Scusa Savino avevo interpretato, forse sbagliando, il tuo post “L’ARTISTA ORTOLANO DI SE STESSO!!!!” come una tua risposta alla domanda che avevi lasciato inevasa, se non e’ cosi’, come non detto, se e’ cosi’, rileggiti il mio post.
            Qui il “mi piace/non mi piace” non c’entra nulla. Conosco il lavoro di Gilardi e lo considero molto importante nell’ottica e nel periodo storico in cui venne prodotto.
            Non ho mai detto che mi piace o che non mi piace ho detto che e’ un grande artista e ci sono anche molti grandi artisti il cui lavoro “non mi piace”. Non “difendo” proprio nessuno Gilardi non ha certo bisogno della mia “difesa” … e poi difesa da che? da chi?

  • Francesco

    Una mostra di qualità, che testimonia di un tempo in cui l’arte sapeva narrare la realtà senza trascurare l’ironia e il gioco. Oggi, di tutto questo, non resta, nel migliore dei casi, che un ludico disimpegno; nel peggiore, una simil-arte vuota di contenuti che si prende terribilmente sul serio.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Francesco, se oggi si vuole mettere in discussione la non validità del lavoro di Gilardi rispetto al passato, è certamente un problema per i critici che l’hanno sostenuto, ma al momento attuale, tale problema non è ancora troppo impellente. Intanto che nuovi critici non vengono presi altrettanto sul serio come quelli del passato.

      • SAVINO MARSEGLIA

        Caro Luciano la tua risposta mi sembra una soluzione frettolosa per liquidare frettolosamente la mia riflessione e quella del GATTO E LA VOLPE. L’arte è una convenzione, e come del resto avviene nell’avanguardia dadaista, ogni rappresentazione è tale, ogni linguaggio sta in piede solo che se ne accettino le premesse. Buona notte.

        • Caro Savino-IlGatto-LaVolpe e tutta la tua legione di alias: tu hai fatto un’affermazione, io ti ho chiesto di dimostrarla ed argomentarla, tu non l’hai fatto, probabilmente, per il semplice buon motivo che non sei in grado di farlo. Punto.
          Io sono felice di discutere con chiunque sappia argomentare e dimostrare ciò che afferma ma non ho nessuna intenzione di farlo con chi ama semplicemente perder tempo ripetendo all’infinito slogan e ritornelli vuoti che non sa poi riempire di dati ed argomenti.
          Sia chiaro io rispetto ogni opinione ma ho scarsa considerazione per chi ha opinioni che non sa, non vuole, non e’ in grado di argomentare e spiegare, perché, a mio giudizio, tali “opinioni” sono solo miti e pregiudizi.
          A te fa piacere continuare a fare il novello Savonarola giochicchiando con i tuoi feticci, catafalchi, cimiteri, paludi, circoli mefitici ecc. ecc. cullandoti nel mito di un Duchamp ed un dada poco conosciuti ed ancor meno compresi… benissimo accomodati pure c’e’ spazio per tutti ma per quel che mi riguarda il discorso si chiude qui perché una “riflessione” basata su vuote ciance e su affermazioni indimostrate non e’ una “riflessione” ma un vaneggiamento.

  • SAVINO MARSEGLIA

    caro luciano, quando difendi il lavoro di gilardi, tu difendi l’indifendibile: si tratta essenzialmente di uscire dalla produzione di feticci plastinati alla qualità estetica della vita reale. In altre parole dell’abbandono dei valori formali della fabbricazione degli oggetti, della rappresentazione visiva, della finzione fine a stessa…, come l’hanno definito i dadaisti, e quindi della valorizzazione del vissuto individuale e collettivo.

    • Adolfo Rever

      quindi potresti anche metterti a giocare a dadi senza far girare qui sopra il feticcio del tuo nome saponificato da tempo .

      • SAVINO MARSEGLIA

        meglio giocare a dadi che scivolare sui tuoi pensieri privi di vita…

  • denis

    mi piacerebbe sapere chi possiede o commercia le opere di Gilardi: come affronta il problema della polvere, la pulizia e la fragilità (immagino) delle suddette.
    l’unica soluzione è la scatola di plexiglass?

    • fausto

      l’unica soluzione è l’mbalsamazione….