Ehnnò, il Padiglione Usa alla Biennale non c’ha pienamente convinto

America oggi. Dalla nazione muscolare dei Bush a quella fitness degli Obama, il Padiglione “surrealista” di Allora & Calzadilla sconfina nei Giardini della Biennale ma non riesce a sfondare.

Allora & Calzadilla - Body in Flight (Delta) - Padiglione USA - Biennale di Venezia 2011 - photo Andrew Bordwin

Corre corre la “più grande democrazia occidentale”, ma ha il fiato grosso. Sulla scena politica ed economica internazionale, come a Venezia. E l’inno di Gloria composto da Allora & Calzadilla si disperde, sfuggente: sotto l’impatto spettacolare e ludico, affiora la latente superficialità di un progetto le cui tracce consistono in monumento, competizione, potere, détournement.
Rappresentazione plastica di questo ribaltamento è il tank rovesciato fuori al Padiglione e usato, sopra il cingolato, come tapis roulant, il cui cigolio a intervalli regolari richiama i visitatori dei Giardini. Il carro armato colonializza lo spazio esterno (estraneo e collettivo) con la sua mole e il suo rumore, ma vederci una solida denuncia pacifista o antimperialista sarebbe una forzatura.
Invadente, prepotente, megalomane. That’s America? Una nazione esasperata dalla prestazione perfino tra le poltrone di un aereo, dove ginnasti provetti volteggiano in coreografie studiate dagli artisti per esplorare le possibilità del corpo, chiamato a gareggiare in flessibilità con le sedute, emblema del progresso e degli affari globali. In ogni genere di acrobazia, l’importante è primeggiare.

Allora & Calzadilla - Armed Freedom Lying on a Sunbed - Padiglione USA - Biennale di Venezia 2011 - photo Andrew Bordwin

“Sculture performative” abili a trasformare il proprio limite in messaggio: cosa sarebbero, senza gli slittamenti di senso impressi da una gagliarda e tonica fisicità? Degli uomini-bandiera che simboleggiano la storia di una base militare Usa presso Portorico resta almeno il video Half Mast\Full Mast: senza strafare in originalità, i vessilli di carne ed ossa innalzati o a mezz’asta indicano rispettivamente l’occupazione e lo sgombero.
Il nucleo di lavori analoghi per modalità si slega nell’installazione al centro (e all’ingresso) del Padiglione: la riproduzione bronzea della storica Armed Freedom distesa su un lettino solare come una perla nera in un’ostrica pacchiana. Una trovata di tale sublime kitsch da annichilirne la decodificazione: il dialogo fra la statuaria tradizionale e la luce non-più-naturale, il metallo col quale si fondono le medaglie, un “totem” politico in un salone di bellezza…
Infine l’organo-bancomat. Invenzione interattiva divertente quanto sempliciotta: infili la tessera e la macchina sputa soldi (veri), mentre si diffondono random notazioni sonore elaborate appositamente dal compositore Jonathan Bailey. Il sacro e il profano, ovviamente, dipendono dai punti di vista.
Più spavaldi che coraggiosi, Allora & Calzadilla, ambasciatori che non portano pena di un colosso dai piedi d’argilla, in luogo di un Padiglione eroico ne hanno allestito uno olimpionico. Lo spettro di de Coubertin fa capolino.

Anita Pepe

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Allora & Calzadilla – Gloria
(Padiglione Usa)

imamuseum.org/venice

CONDIVIDI
Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.
  • Obi

    La cosa migliore del Padiglione Italia… I CLANDESTINI delle Accademie
    per il resto…tutto gia’ visto.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Gli spot pubblicitari televisivi sono molto più intriganti, divertenti e seducenti, rispetto a queste installazioni pleonastiche, intercambiabili a seconda dei gusti.

  • Queste sono le ultime (forse) propaggini dell’arte pop: accostamenti apparentemente idioti:

    Riporto dal blo Whitehouse:

    “E ancora oggi le cose che funzionano maggiormente rielaborano sapientemente e furbescamente alcuni codici pop. Le masse permangono distratte e analfabete, bisogna dare loro cose semplici, incisive ed efficaci. Poco importa se siano i piccioni di Cattelan, le cure per le guerre di Strada, l’ideologia di Hitler o le provocazioni di Pincopallino; ultimamente Allora e Calzadilla sono pervenuti ad un efficace pop “idiota” ma elegante: la statua nel lettino solare, l’organo-bancomat, il carroarmato ribaltato con il tipo sopra che fa tapì roulant.”

    A mio parere sono il meglio che si possa fare nello sviluppare le propaggini new pop anni 90 (sensation, cattelan, sierra, eliasson, gordon, hirst, ecc ecc). Il pop idiota serve perchè il pubblico ormai è assuefatto anche al pop e al new pop.

    Personalmente credo che sia meglio ribaltare le cose, vedremo.

    • anna

      le cose si ribaltano da sole caro luca rossi
      come sempre nell’arte

  • Pingback: Momenti di gloria | Anita Pepe()

  • hm

    – Il carro armato colonializza lo spazio esterno (estraneo e collettivo) con la sua mole e il suo rumore, ma vederci una solida denuncia pacifista o antimperialista sarebbe una forzatura. –

    boh io ci ho visto solo quello invece . e il messaggio mi sembrava molto più efficace di un graffito random di blu .

  • Vera

    A me il padiglione USA è piaciuto proporio per tutte le ragioni che ha ben descritto Anita Pepe, quantunque in detrazione…il carro armato che colonializza lo spazio come icona dell’imperialismo fine a sé stesso, che serve ormai solo a mantenere “fit” i cittadini di una nazione invadente, prepotente, megalomane, esasperata dalla prestazione… In ogni genere di acrobazia, l’importante è primeggiare…mi sembra una definizione perfetta, rappresentata per una volta in maniera non sgradevole o urtante. Con mano leggera, e perché no? elegante, se non proprio denunciare, almeno fa riflettere.

    Vera

  • gisella

    Ma quali new pop? Stupida fiera della vanità insieme all’installazione di Cattelan alla stessa biennale.
    I grandi artisti si riconoscono quando sanno affrontare le grandi prove…non vedo quale sia la differenza fra questi lavori e le logiche del marketing pubblicitario..dove sono i concetti e dove le coerenti soluzioni formali?..Semplice ed inutile boutade!

  • Gisella, Cattelan vuole proprio rappresentare il fallimento (riporta un lavoro già fatto) e ama la contraddizione del fallire sul piedistallo, e quindi alla fine “vincere”, riuscire…

    Questo è nel suo modo di lavorare dal 1991, sviluppa coerentemente il suo percorso…

    Esattamente come sono i piccioni che guardano dall’alto con la loro indole tra il severo, inquietante, decadente, ironico e beffardo….questo è cattelan….

    Molto più fallimentari (questa volta veramente) sono quegli artisti che pretendono ancora di portare il nuovo alla biennale rimanendo dentro rituali logori e disinnescati…

    Cattelan spesso diachara a mezza bocca il fallimento, è sempre molto consapevole..e prendendo consapevolezza, affrontando i problemi ,alla fine la spunta…

    LR

    ps_unica cosa non capisco la sua fissazione per toilet paper…potrebbe fare molto di più

  • LorenzoMarras

    Rossi, mi meravigli , starebbe tutta dentro questa gabbietta la poiesis del Cattelan ? no guarda te lo dico, sinceramente senza nessun spirito di polemica ma se il fallimento, degli altri, indirettamente rappresenterebbe il suo successo’ artistico, be’ allora caro mio infili proprio il tuo benianimo in un vicolo cieco perche’ a questo punto perche’ scomodare l’arte, basterebbe fare della spicciola sociologia e neppure eccelsa che guarderebbe tutto dall’alto ed all’ingrosso.

    p.s. : fai attenzione perche’ i piccioni imbrattano anche.

  • hm

    – Esattamente come sono i piccioni che guardano dall’alto con la loro indole tra il severo, inquietante, decadente, ironico e beffardo….questo è cattelan….-

    rossi queste caratteristiche nei piccioni le vedete solo tu e cattelan, per il 99,9% della gente i piccioni sono solo stupidi lenti testardi ottusi e portatori di sporcizia e malattie . altra cosa priva di senso che giustifichi inopinatamente è la contraddizione del fallire sul piedistallo e quindi vincere . se fallisci fallisci e basta, che tu sia sul piedistallo o meno . altrimenti prova a cagarti addosso mentre stai facendo un discorso in pubblico e dicci com’è andata . se sei pigro e sfrutti le relazioni sociali/amicali/parentali per riproporre un’opera insulsa che hai già fatto in passato è un altro discorso rossi, sei solo furbo e pigro (molto simile a un piccione, solo un po’ più furbo) appunto . non c’è niente da approfondire in un piccione ottuso capisci? così come non c’è nulla da approfondire in cattelan, inutile che ti prodighi a difenderlo immaginandoti un suo percorso coerente che non è mai esistito . l’unica coerenza del suo lavoro si chiamano relazioni esistenti a prescindere (da ricordare sempre l’invito immediato alla gam di bologna dopo la sua prima NON mostra ‘torno subito’) ed ebraismo congenito approvato dal sistema .

  • hm

    – Esattamente come sono i piccioni che guardano dall’alto con la loro indole tra il severo, inquietante, decadente, ironico e beffardo….questo è cattelan….-

    rossi queste caratteristiche nei piccioni le vedete solo tu e cattelan, per il 99,9% della gente i piccioni sono solo stupidi lenti testardi ottusi e portatori di sporcizia e malattie . altra cosa priva di senso che giustifichi inopinatamente è la contraddizione del fallire sul piedistallo e quindi vincere . se fallisci fallisci e basta, che tu sia sul piedistallo o meno . altrimenti prova a cagarti addosso mentre stai facendo un discorso in pubblico e dicci com’è andata . se sei pigro e sfrutti le relazioni sociali/amicali/parentali per riproporre un’opera insulsa che hai già fatto in passato è un altro discorso rossi, sei solo furbo e pigro (molto simile a un piccione, solo un po’ più furbo) appunto . non c’è niente da approfondire in un piccione ottuso capisci? così come non c’è nulla da approfondire in cattelan, inutile che ti prodighi a difenderlo immaginandoti un suo percorso coerente che non è mai esistito . l’unica coerenza del suo lavoro si chiamano relazioni esistenti a prescindere (da ricordare sempre l’invito immediato alla gam di bologna dopo la sua prima NON mostra ‘torno subito’) ed ebraismo congenito approvato dal sistema .

    • angelica

      I LOVE HM

  • antonio arevalo

    Anita Pepe, sei fra le mie intelligenze preferite. Brava, Brava, Brava. No sto qui a commentare quello che ha fatto il resto. Ma tu, mi piaci proprio!!

  • margherita riccardi

    Cattelan disse in un’intervista che la sua arte è provocazione. Direi che ci è riuscito e in taluni casi anche molto bene, avete presente il papa e il macigno? o Hitler in ginocchio? Non so dire se è un genio o se è un furbastro…del resto dopo Duchamp tutto è arte, che ci piaccia o meno. Personalmente mi fido di quello che mi piace, ovvero opere che hanno conservato l’aura, che trasmettono energia, poesia, ricerca estetica e teorica. Non ho ancora visto dal vero il padiglione USA, ma dalle foto non emerge nulla di quanto cerco…in ogni caso è stimolante leggere i vostri commenti.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      margherita, se un artista ha problemi agli organi sensoriali, il suo cervello farà ovviamente fatica a percepire le più piccole modulazioni nelle onde visive, sonore, uditive, olfattive, tattili che costituiscono il linguaggio. Tutti nascono potenzialmente artisti, ma non lo si diventa solo attraverso una banale e inutile provocazione..

  • Riccardi il problema vero non sono gli “Dei” ma i fedeli che compromettono essi, neppure devo dire in modo interessante.

  • geafrost

    I piccioni sono il riflesso del pubblico.
    D’altronde la Curiger si chiedeva “Che cos’è una Biennale? Su quale pubblico si può contare?”

  • LorenzoMarras

    va bene scegliere i piccioni come ready su commissione , ma con le dovute maniere . I ready portano con se sempre una ambigua molteplicita’ di significati buoni per dare delizia ad ogni finto caillera . Se la Signora Curriger voleva prendere due piccioni con una fava sola, be’ , non è proprio quello che si dice una intelligente donna di casa , saggia nel fare la spesa voglio dire.

  • Paola

    Premesso che considero Luca Rossi il miglior artista italiano in questo momento, forse il vero post Cattelan, i piccioni Si’, sono anche il pubblico e Cattelan e’ considerato giustamente artista post duchampiano. Ma come dice Rossi usciamo dalle definizioni.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Paola, ma come è possibile affermare “il miglior artista italiano in questo momento” e rispolverare il defunto Duchamp o mettere in movimento la polvere paralizzata rinchiusa nel GRANDE VETRO? Questo stato d’animo di Rossi può gettare un’ombra fosca sui piccioni morti di Cattelan e lo può condurre a uno stato dell’arte di depressione persistente.

    • hm

      e invece paoluca rossi è meglio che te le tieni ben strette le definizioni, perchè senza di esse il tuo copialan crolla come una pera marcia .

    • hm

      e invece paoluca rossi è meglio che te le tieni ben strette le definizioni, perchè senza di esse il tuo copialan crolla come una pera marcia .

  • In tempo si sarebbe esclamato : arrivano i nostri! Ora invece bastano ed avanzano i pelli_rossi.
    Luca toccati i cosidetti che questi portano sfiga.
    Ti stanno preparando il funerale d’artista per un incompreso van Voghera di rete.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Un mondo in continuo cambiamento ha bisogno di una donna di casa, non solo saggia o apparentemente rigida (nel fare la spesa) la cui capacità progetta sempre utili e nutrienti pietanze: come è l’educazione all’arte e alla cultura. Un buon cibo può cambiare materialmente e spiritualmente il nostro cervello.

  • gea

    I piccioni sono anche tanti…
    Se un piccione biennalese viene battuto ad un’asta initernazionale a diverse migliaia d’euro, avrà un prezzo “certificato”, proviamo a moltiplicare per duemila… d’accordo che vendute le prime dozzine il valore marginale si abbassa, ma il mondo dell’arte per fortuna è globalizzato e gli ammiratori dell’arte postduchampiana (me compresa) si trovano oggigiorno dAPPERtutto.

    • hm

      ah perchè li vende anche uno alla volta come i polli al mercato? ahahahah pensavo che l’opera almeno consistesse in una sua unicità per cui sarebbe stata venduta l’installazione intera . ho ripensato alla frase di rossi sui piccioni ‘Esattamente come sono i piccioni che guardano dall’alto con la loro indole tra il severo, inquietante, decadente, ironico e beffardo….questo è cattelan…’ ed è veramente ridicola sotto ogni punto di vista, è chiaro come il sole che anche a cattelan facciano orrore altrimenti non ne avrebbe uccisi e impagliati a decine . oppure è un semplice istinto suicida visto che il cervello di cattelan è paragonabile a quello di un piccione .

  • gent. Paola, a me interessa maggiormente il ruolo di spettatore attento, esattamente come in nord Africa (per problemi piu’ vitali ma non piu’ centrali) i blog sono nati da cittadini attenti, e non certo da politici. Poi non voglio fare l’animella pura, capisco come il mio lavoro possa essere letto come artistico. Esattamente come quei normali cittadini stanno sviluppando un’azione politica. Sicuramente non aspiro al circolino dei soliti noti, quindi piano con le definizioni definitive.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      ROSSI, ALTRO “CHE CIRCOLINO DEI SOLITI NOTI”

      Luca il ruolo dello spettatore non esiste, finché non è coinvolto con la testa e tutti i suoi organi vitali. Intendo le percezioni sensoriali. Luca, immaginati di aprire il cassetto dei tuoi appunti e trovare un’enorme tarantola pelosa che ti morde le mani. Cosa accade?
      L’animale ti fa partire un urlo nella gola, ti fa strabuzzare gli occhi, ti fa scattare il cuore a mille al minuto, ti fa tendere i muscoli, pronti allo scatto; poi la tua corteccia cerebrale avverte la vita che ti sfugge, Oh niente paura!
      E’ UN RAGNONE DI PLASTICA CHE HO LASCIATO NEL TUO CASSETTO.

      LE FATTEZZE PELOSE DEL RAGNO hanno attivato tutti i tuoi organi sensibili e hanno causato una reazione. Semplicemente, la tua arte non produce nessuna reazione nello spettatore..

  • Beh possiamo anche dire che Cattelan ha riportato indietro la Biennale al 1997 quando, così lui dice, trovò l’allora Padiglione Italia proprio lordato da centinaia di piccioni” Forse, col suo fare allegorico, vuol dire che la “Biennale” o il solo Padiglione Italiacontinuano a essere lordati? A parte ciò e considerando la sua dichiarazione di volersi ritirare per dedicarsi solo alla sua “toilet paper”, che come ben sappiamo nella sua accezione filologica serve a pulire lordura, mentre giravo per la Biennale mi chiedevo quanto sarebbe stato più interessante (ai fini proprio del suo ritiro) vedere centinaia di piccoli Cattelan tassidermizzati spuntare dovunque. Si questo lo avrei amato.

  • Non penso proprio Monaco, se fosse vera la sua interpretazione , quella allegoria gli si ritorcerebbe contro perche’ significherebbe , seppure indirettamente, incensare la biennale come Luogo santuario ., insomma significherebbe sacralizzarlo; e Cattelan non è certamente un dilettante nella manipolazione dei significati che i suoi atti portano.
    Sa gestire bene l’economia della presenza e sa altrettanto bene sottrarsi ad ogni tentazione polemica che lo vede coinvolto. E’ un meccanismo perfetto ! E’ una merce e di quelle piu’ superflue e percio’ richieste : quella del lusso.
    potrebbe essere tranquillamente assimilato al barboncino coccolato e riverito
    con tutti gli onori in un qualsiasi attico di lusso a Manhattam.

    • parlavo di possibili letture come spettatore indipendente. Aggiungo anche che mercoledì scorso, giorno della mia visita cerano anche dei turisti che nulla sapevano del nostro caro C. e si chiedevano perplessi perché non avessero meso delle reti per impedire l’ingresso dei volatili. C. gioca e gioca bene perché conosce il l’ambiente, il mercato e le sue applicazioni… purché se ne parli è il suo motto. Iinfatti da questi post se ne deduce la realtà. Allora, quanti sapranno i volatili sono un intervento di C. e non madre natura? quanti che lo aveva già fatto? ecc. Quindi, indipendentemente da C. l’intervento si commenta per quello che è e per quello che suggerisce in rapporto a quello che si sa. Lui gioca, io gioco, tu…

  • Non partecipo a questo “gioco” perche’ detesto la finzione fine a se stessa che si alimenta di strumentale discorsivita’. Il nostro finto Giocatore obbedisce ad un senso che non gli appartiene, che sta altrove . Un altrove, ben codificato e riconoscibile che ha la pretesa solo di fare esibizione ad una formale spiegazione che soddisfi attraverso semplici equivoci su cui si imbastiscono ulteriori ed insignificanti sensi… e cosi via .. come una valanga a delizia degli “organizzatori” e degli “aspiranti iniziati”. Il nostro finto giocatore non è interessato a fare nessun mondo , prende a prestito; d’altronde una merce ben collaudata non trova nessun apprezzabile limite che non sia gli inoffensivi gusti personali, beninteso.
    Sfido chiunque , ad esempio, riuscire a demolire con tangibili effetti qualsiasi merce collaudata , la Coca cola ad esempio.

  • peccato. ritengo il “gioco” e la sua lateralità visiva strumento essenziale del pensiero.
    in fondo, per dirla con Proust, a che serve voler vedere terre nuove se poi non si guardano con occhi nuovi.

    • hm

      a che serve guardare due piccioni su un cornicione per più di una volta, se è per quello . devi solo evitarli e stare attento con gli stessi occhi che non ti caghino in testa .

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      In questo monotono gioco, non scomodiamo il pensiero di Proust, non ne vale la posta in gioco…

      Qui, non si vedono terre nuove, ma lo stagno e il solito ranocchio addomesticato dal mercato delle merci, che continua a gracidare inutilmente al nuovo che non c’è.
      Ebbene, sig. monaco, questo è ciò che io penso di Cattelan.

  • sembra che sgarbi faccia scuola di pensiero promuovendo nello scambio culturale e relazionale il disfattismo prioritario, l’inutilismo generale, la scatologia ecc. ecc.
    ah, già, dimenticavo… è un gioco.

  • geafrost

    Vorrei spendere una parola in memoria dei duemila piccioni abbattuti in nome di un gioco (Artopoli?), e non sto scherzando-
    Amen

  • hm

    io vorrei spendere una parola per chi compra un piccione di cattelan, devi essere un menomato mentale col quoziente intellettivo di un piccione .

  • se questi sono i livelli della discussione provo profonda noia.

    • geafrost

      Forse il livello è ozioso, ma qualcuno altrove il problema l’ha affrontato seriemente. Ti ricordi “Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali”?

      • hm

        @quello sopra
        la noia è reciproca non ti preoccupare .

        non è impagliando e uccidendo piccioni che puoi risolvere l’ansia suicida di gente come primo levi . mi dovrei sentire in colpa perchè mangio un pollo arrosto? di auschwitz non mi interessa particolarmente, trovo sia stata un’azione di guerra come un’altra (niente di paragonabile all’efferatezza degli abominevoli gulag comunisti), in compenso ho letto 2 libri sulla strage di hiroshima .

        • geafrost

          Non volevo provocare un certo tipo di revisionismo storico (e sto usando un eufemismo per definire le tue parole) ma soltanto ricordare che esiste una tradizione di pensiero che s’interroga sulla relazione della nostra specie con gli altri esseri viventi.

          • hm

            strano allora non capisco perchè hai tirato in ballo auschwitz, se non pensavi auna forma di revi-sionismo allora avrai pensato a un ennesimo giorno della memoria, mi sembra chiaro (tipico ragionamento in codice binario 010101 diosatana fronteretro) . un altro particolare che non capisco è perchè ti prodighi a dire amen per un gruppo di piccioni che dentro di te approvi essere stati immolati per gli spocchiollezionisti ottusi di cacchelan (pensa che tragedia se avessi lo stesso atteggiamento per un gruppo di ebrei internati) . seguendo il tuo ragionamento precedente dovrei dedurre infatti che sei anche favorevole ai sacrifici umani . senza considerare che esistono differenti tipi di animali, il razzismo viene praticato da ogni essere vivente quotidianamente . e gli alberi credi forse siano esseri inferiori? io ho più rispetto per un albero che per un piccione . il vero problema emerso in questi ultimi commenti alla fine si può sintetizzare al massimo nell’unica frase ‘perchè gaza sì e auschwitz no?’

  • Monaco di solito scelgo con chi giocare e scelgo Su quale campo farlo, come presumo faccia tu. Subire il gioco altrui equivale chiedermi di tagliarmi i coglioni.
    E
    Proust non ne abbia a male.

  • Le terre nuove non sono sicuramente le trovate del nostro finto giocatore ed è poi scorretto che tu sfrutti la carta sgarbi. Lui ed i suoi formali avversari sguazzano nello stesso stagno.

  • Cristiana Curti

    I piccioni moltiplicatisi (autogeneratisi) dopo 15 anni sono un errore tattico della Curiger, una notevole furbata di Cattelan che li venderà a tranches perché sedicente “ultima opera” per potersi dedicare a un progetto che va limato molto affinché raggiunga le vette di Permanent Food. Ma tutto si inserisce in una rassegna curatoriale poco ben confezionata. Non mi sembra un argomento così interessante. Di Cattelan si è visto di meglio. Ha ragione Savino quando dice (e non si riferisce alla Curiger in senso stretto, evocando un “genere femminile”) quando afferma che ci vuole una brava massaia che sappia cucinare pietanze buone e nutrienti (utili).
    Il pubblico di tutte le nazioni è quello che è da sempre (informato, poco informato, appassionato, semplicemente curioso, ma soprattutto – colto o ignorante – di occhio libero o schiavo e la libertà non dipende necessariamente dall’essere più o meno informati…) con l’aggravante che quello italiano è uno dei meno colti da diversi anni ormai. Ma questo è altro discorso…

  • sandy

    non solo il padiglione USA non mi ha convinta! dopo una fila interminabile mi son sentita letteralmente presa in giro!

  • geafrost

    Per hm
    -gli altri mi scusino se il msg e fuori dal tema del thread-
    sono vegetariana e conosco un po’ il dibattto legato a certe questioni, da “Un’eterna Treblinka” a “Se niente importa”. Il parallelo Auschwitz-mattatoio è contenuto in quella frase (tormentone veg) di Adorno molto nota.
    Un’opera d’arte si può guardare sotto vari aspetti, ho pensato a The Others anche da questa prospettiva, che mi sembra insita nel titolo stesso.

    • hm

      ok pensavo fosse una frase di un libro di primo levi, ma il concetto non cambia molto . se sei vegetariana di nutri di piante che per me hanno più valore di un piccione .

  • Generazione nulla 2: Maraniello e Andreotta Calò
    http://whitehouse.splinder.com/

  • Generazione nulla 2: Maraniello e Andreotta Calò

    whitehouse.splinder.com/

  • ralph

    a me invece il padiglione americano è piaciuto
    camp, divertente, a suo modo sublime
    le posizioni yoga/fitness su fondo arredamento aereo vintage sono una gioia per gli occhi – e anche per la mente!

  • ralph

    e il bancomat a canne è la cosa migliore vista in Laguna, anche se nessuno ha avuto il coraggio di ammetterlo
    opera perfetta e più sottile di un… dito

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Si ! è proprio un bancomat a canne stonate, che ricorda vagamente, un (merlo) di una torre ghibellina, (merlo) fuori dalla storia. Perchè ricorrere a questo strumento musicale, quando la sua musica non è più in sintonia con i nostri tempi? Forse, neanche nell’ambito religioso, nell’ambito artistico e politico.

      • …Savino caro, forse perchè collegare un piffero (strumento piú consono alla nostra era) ad un bancomat era un po’ difficile e troppo minimalista? ;-) ;-) ;-)

        • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

          BANCOMAT A CANNE STONATE

          Caro SerenoVariabile,

          ti ringrazio della tua ironia e sollecita domanda. In effetti, c’è un collegamento semantico e anche fonico con una mia vecchia opera, realizzata negli anni Ottanta, dal titolo: (BANCOMAT A CANNE STONATE) – sulla tastiera simile ad un bancomat ho sostituito i numeri con note musicali di diversi colori.

          L’ho fatto per puro divertimento, ma soprattutto per giocare con il pubblico – ho anche eseguito un’azione con questo strano strumento: si tratta di una musica volutamente ed espressamente stonata, accordata o semplicemente casuale. – come del resto è la mia vita medesima.

          L’ultima volta che ho esposto in una mostra questo oggetto ho eseguito un brano in omaggio a Tristan Tzara. Il pubblico impaziente, inveiva contro di me per farmi a tutti i costi smettere. In fondo è quello che desideravo. Non so se nel pubblico la conoscenza mi assolva più dell’ignoranza…
          Per oggi basta.

          all the best,
          O n I v A s

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Altro che bancomat, oggi si vive col pane secco bagnato nella laguna dell’arte…