Altaroma presenta A.I. Quel che resta della moda: la bellezza e l’effimero

Sartorialità e dimensione contemporanea, storia e innovazione. Il progetto espositivo più vivace di Altaroma raddoppia le sedi e lo sguardo, tra retrospettiva e scouting. A.I. si divide tra una villa storica e uno spazio contemporaneo

Altaroma - A.I. - gennaio 2015

Ideato e curato da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques, A.I. (l’acronimo sta per Artisanal Intelligence) quest’anno affronta i temi complessi dell’inesistente, dell’immateriale e dell’effimero, ognuno espressione dell’evo ultracontemporaneo e – giocoforza – della moda, che è cartina al tornasole dei nostri giorni così incerti.
Diviso in due sedi – che curiosamente apparterrebbero allo stesso insediamento se la travagliata storia urbanistica della Città Eterna non le avesse separate – l’allestimento, concepito per l’edizione invernale di Altaroma Altamoda, affianca ai giovani stilisti e designer una selezione di rara bellezza tratta dagli archivi delle sartorie Farani, Annamode e Albertina.
Titolo: “In – Existent”. Il transitorio, implicito nella creazione di moda, pare avere la meglio sul peso della storia: la perfezione elegante dei costumi di scena – una teoria di vesti bianche di Capucci per la Norma – e degli abiti d’epoca domina gli spazi antichi di Villa Poniatowski, specchiandosi nelle teche che contengono reperti archeologici; la maglieria di Albertina (che fa parte della collezione del MET di New York), dalle forme essenziali, si staglia nelle cubature spoglie delle ex scuderie della villa, oggi sede dell’Associazione AlbumArte. L’innovazione dei giovani contemporanei passa attraverso un’attenta rilettura dei materiali: sughero per le borse geometriche di Bistrusso, carbonio per i gioielli di Dome, nuove stampe serigrafiche per le calze di Sesumlab; c’è ancora spazio per il gusto scultoreo nel concepire l’abito, come fa Gianluca Saitto o per riproporre i pattern tratti dal mondo naturale: accade nella capsule collection di Ginevra Odescalchi e Elica Sartogo, ispirata al guscio delle conchiglie Conus e presentata con le maschere di Giovanna Buzzi per Slow Costume.

Maria Cristina Bastante