Biennale Architettura in 10 padiglioni nazionali. Le immagini

Dalla terrazza temporanea del Regno Unito all’evocazione delle stazioni ferroviarie russe; dal restauro del padiglione canadese alla “prateria” australiana: una panoramica dai Giardini.

Biennale di Architettura di Venezia 2018. Giardini. Padiglione Canada 1. Photo Irene Fanizza
Biennale di Architettura di Venezia 2018. Giardini. Padiglione Canada. Photo Irene Fanizza

Salire verso l’alto; oltrepassare, gradino dopo gradino, la dimensione fisica degli storici padiglioni nazionali; concedere ai visitatori la vista di un nuovo orizzonte e la possibilità di sperimentare, in prima persona, uno “spazio libero” fin qui sconosciuto: ai Giardini della Biennale, in occasione di Freespace, è questa la strada proposta da Regno Unito e Ungheria. Nel caso del chiacchieratissimo Island, una terrazza – piazza progettata da Adam Caruso e Peter St John sovrasta il vuoto dello spazio espositivo canonico e apre viste panoramiche sulla Laguna. Premiato con la Menzione Speciale, il padiglione britannico definisce un luogo “di esilio e di rifugio”, ma incline all’incontro e allo scambio. Nel secondo caso – Liberty Bridge. New Urban Horizons – la forza e chiarezza narrativa con cui viene raccontata la temporanea occupazione da parte dei cittadini di Budapest di uno dei ponti cittadini sul Danubio, chiuso al traffico per lavori, è accompagnata da un’installazione che permette di esplorare l’edificio come mai prima d’ora.

TRA NATURA EVOCATA E PRESENTE

Modalità espositive più consuete caratterizzano gli allestimenti dei padiglioni Spagna, vincitore nel 2016 del Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale, Stati Uniti, Francia e Germania. Con Unbuilding Walls, quest’ultimo Paese ricorre alla densa successione di pannelli dall’aspetto ambivalente, conseguendo un risultato di minore efficacia visiva rispetto al 2016. Oltre a rispondere al tema Freespace con una mostra, l’appena restaurato padiglione Canada libera la propria storia, ripercorrendo una vicenda progettuale che porta la firma dello studio italiano BBPR. In Svizzera 240: House Tour, cui va il Leone d’Oro 2018, l’esperienza di visita di una successione di interni domestici, privi di arredi, ma costantemente mutati nella scala dimensionale, genera un labirinto irriverente; nel padiglione Paesi Nordici, la ricerca dell’Another Generosity, tra natura e ambiente edificato, finisce per amplificare (ulteriormente) l’eterna poesia dell’opera di Sverre Fehn. In Station Russia, tra cataste di valigie vintage e “binari ferroviari” che si inerpicano sulle pareti, divenendo cornici per pannelli espositivi, non manca neppure lo schermo – finestrino nel quale contemplare distese di ghiaccio siberiane. Rimanda invece a verdeggianti – e fragili – paesaggi australiani, Repair, il terzetto di installazioni – attenzione a restare sufficientemente a lungo, fino a vedere con il ciclo di proiezioni e le variazioni illuminotecniche proposte nel soffitto – con cui l’Australia, dopo la piscina, proposta nel 2016, concede al pubblico soprattutto un luogo di sosta e contemplazione.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Architetto con specializzazione in allestimento e museografia, si è formata presso l’Università La Sapienza e la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia". Ha intrapreso il proprio percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi.​ ​È stata assistente alla progettazione di mostre presso lo studio “Il Laboratorio srl” (Roma, 2004/2007); ha svolto un internship all’ufficio Eventi Speciali di Pitti Immagine srl (Firenze, 2008). All’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero (Roma, 2008/2010) ha ricoperto il ruolo di assistente alla progettazione di layout espositivi e alla direzione lavori, recandosi in centri espositivi ​in Giappone, Russia e Germania. ​Ha curato il coordinamento eventi e ​la​​​ comunicazione​ della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura (Perugia, 2011)​.​ ​​​​​Ha scritto e scrive per ​Abitare, ​abitare.it, ​domusweb.it, ​Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa e Cosebelle Magazine, di cui è caporedattrice design.​ ​Dal 2012 collabora con Artribune​.​