Oslo avrà il suo Museo Munch. Un (bellissimo) grattacielo di vetro che ai norvegesi non piace

Troppo costoso, troppo impattante e persino inutile. Un museo Munch c’è già, dicono i cittadini di Oslo. Contrari alla costruzione di un nuovo edificio sul fiume: un grattacielo, che ospiterà l’immenso patrimonio dell’artista norvegese.

Munch Museum, Olso, by Estudio Herreros
Munch Museum, Olso, by Estudio Herreros

Il contestato museo Edvard Munch, voluto e finanziato dal Comune di Oslo, si farà. Nonostante le polemiche. E sarà pronto con un anno di ritardo rispetto ai piani: nel 2020 è fissata la chiusura del cantiere. Il progetto è a firma dell’architetto spagnolo Juan Herreros, vincitore del concorso lanciato nel 2009. La struttura sorgerà nel quartiere Bjørvika, in pieno centro, lungo il waterfront che dà sul fiume Akerselva: un’area oggetto di riqualificazione urbana a partire dai primi anni Duemila, ripensata come hub culturale e dinamico, e già valorizzata dalla presenza dell’Opera Nazionale e della Oslo Public Library.

Il vecchio Munch Museum di Oslo
Il vecchio Munch Museum di Oslo

QUEL GRATTACIELO CHE AI CITTADINI NON PIACE

Il Lambda è un imponente grattacielo di 12 piani, poggiato su una base di 3 piani destinata ai servizi per il pubblico; la struttura verticale, caratterizzata da una forte inclinazione che dinamizza i volumi, ospiterà invece ambienti espositivi, laboratori, magazzini e uffici. Superficie interamente in vetro, a riflettere la tavolozza luminosa del paesaggio. Ed è proprio la forma allungata, mastodontica, che soverchia questo scorcio metropolitano adagiato sui fiordi, a non convincere parte dell’opinione pubblica: l’idea di interrompere lo sviluppo prevalentemente orizzontale del contesto con strutture maestose e svettanti non piace ai più. Una forma di resistenza comune, rispetto al tema dell’architettura contemporanea: i modelli già introiettati rassicurano, mentre l’edificazione di corpi nuovi e innovativi disorienta il fruitore medio, ancor prima di quello ideologicamente arroccato su posizioni antimoderne, anticapitalistiche, a favore di decrescita e conservazione.

Munch Museum, Olso, by Estudio Herreros
Munch Museum, Olso, by Estudio Herreros

INUTILE DOPPIONE O IMPORTANTE LANDMARK?

Eppure, il bel progetto di Herreros, non solo ha una sua potenza estetica che lo candida a diventare efficace landmark simbolico; non solo esprime una chiara relazione (per armonia o per contrasti) con le vicine strutture lineari dell’area portuale e con la stessa, meravigliosa Opera House; ma risolve soprattutto un problema pratico: il già esistente Museo Munch, ubicato nel quartiere periferico di Tøyen, non è abbastanza grande per contenere l’immenso patrimonio dell’artista. Si tratta di ben 28.000 pezzi, tra dipinti, disegni, fotografie, sculture, lasciati in eredità alla sua città natale. Decisamente troppo piccolo, il vecchio museo è anche difficile da raggiungere per i turisti: il 2015 si è chiuso con 250 mila visitatori, che è una bella cifra, ma non adeguata alla popolarità del genio pre-espressionista. Basti pensare che il Museo Picasso di Parigi fa 850mila ingressi in media, mentre il van Gogh di Amsterdam si attesta sui 2 milioni.
Eppure, per i norvegesi, questo doppione così impattante non era necessario. Anche per un fatto di spending review. Sulle casse pubbliche il Lambda graverà per 2.7 miliardi di corone (pari a 314 milioni di dollari). Ma dai piani alti rassicurano: “Stiamo gestendo i soldi dei contribuenti, e siamo stati chiari sulla necessità di ricontrollare tutti i costi dei progetti per grandi investimenti”, ha spiegato il consigliere comunale Raymond Johansen. “La nostra conclusione è che il budget è quello definitivo”.

– Helga Marsala

https://estudioherreros.com/

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.