Necessità monumentale

Ancora una playlist con un solo autore, altro proprio non saprei. Comunque. Ci sono progettisti che lavorano ai margini ma che non riescono a essere degli isolati. Neppure desiderandolo intensamente. Il caso di Beniamino Servino.

Beniamino Servino - The not-city and the oblivion people/the not-city and the pay-tv people, basata su una foto di Giovanni Izzo

Ci sono progettisti il cui lavoro definisce in modo inatteso uno spazio di sperimentazione sociale. La concentrazione che riescono a produrre nei disegni e nei progetti si apre in un modo generoso, in cui molte persone riescono a trovare un loro approccio e una loro ispirazione.
Beniamino Servino, architetto in Caserta, continua a coltivare proprio in questo modo e con una certa rabbia l’ambizione a essere storicizzato. Il prossimo episodio della sua produzione cui accenno qui era stato preceduto da alcuni passaggi. Un antefatto pubblico attraverso un post su Domus online, dove tra l’altro mi capitava di commentare: “La definizione dell’estremo che mancava nel panorama della ricerca di architettura in Italia: da una parte chi si depila gli avambracci, dall’altra Beniamino”. E poi una serie di passaggi quotidiani appena più intimi attraverso il flusso ininterrotto di immagini pubblicate sul suo account Facebook.
Erano tensioni anche dichiarate verso una pubblicazione che ora pare davvero vicina. Necessità Monumentale/Monumental Need, per LetteraVentidue Edizioni. Come dice lui, un saggio per immagini e qualche testo sulla città e sulla non-ancora-città, sul paesaggio lasciato al suo destino e su come il monumento popolare potrà ricostruire un nuovo equilibrio. 464 pagine di materiali dal 2008 al 2012, per dire.

Luca Diffuse

www.domusweb.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Luca Diffuse
Sono un architetto e scrittore. Nel 2010 ho aperto Writing extended explanations, la mia agenzia di architettura con base a Roma. Mi piace lavorare a piccoli progetti. Architetture capaci di diffondere nella città un approccio poetico alla vita negli spazi publici. Un approccio che definisco a partire dai comportamenti che mi colpiscono di più, come quando le persone sognano ad occhi aperti. Scrivo delle brevi storie su questi momenti che mi capita di osservare e queste storie poi diventano progetti, attraverso cui introdurre in modo delicato nella vita quotidiana delle persone alcune delle sensibilità che mi sembrano più preziose della ricerca architettonica contemporanea. L’uso delle illustrazioni e del disegno mi aiuta molto a trovare il carattere evocativo e sospeso che mi interessa. Questo è il modo in cui ho scritto e disegnato alcuni miei progetti di ricerca come Greenhouse Outtakes o Headphones Park, concorsi come A Lo-fi Nature e workshop come Wild Grass ed anche alcune delle gallerie d’arte che ho realizzato a Roma. Ho ricevuto diversi riconoscimenti per il mio lavoro (vedi link al cv) e sono stato premiato in numerosi concorsi. Partecipo ad alcune piattaforme di ricerca come ad es. Lo-fi architecture, producendo libri, mostre, workshop. Ci sono degli estremi che mi interessano come: intimo/esposto, ambiguo/normale, nitido/confuso, alta/bassa definizione, stanze/parchi. Questi estremi mi interessano non tanto in se quanto per le dinamiche che sono capaci di innescare. Allo stesso modo ricerco per la mia vita ed il mio lavoro una alternanza tra periodi di concentrazione e produzione e periodi di apertura e comunicazione.