BoCS Art Cosenza. Artisti e autorialità

Con 19 artisti si è inaugurata la mostra finale della residenza artistica BoCS Art Cosenza, giunta alla seconda sessione del 2016. Tre artisti si raccontano: Dario Agrimi, Guerrilla Spam e Tiziano Bellomi.

BoCS Art Cosenza
BoCS Art Cosenza

Cosa è accaduto nella sessione di ottobre dei BoCS Art di Cosenza, appena conclusasi? Forse qualcosa di più importante che la dovuta produzione artistica da consegnare al nascente Museo di Arte Contemporanea cittadino. Nei venti giorni di residenza si è sviluppato un dibattito artistico e critico, di metodo e di rappresentazione, intorno alla contemporaneità del valore e dell’autorialità. Diciannove artisti – Raffaella Romano, Piero Chiariello, Caterina Arcuri, Antonella Raio, Luca Guatelli, Federico Losito, Dunia Mauro, Tiziano Bellomi, Isotta Bellomunno, Meri Tancredi, Elena Diaco Mayer, Dario Agrimi, Alessandra Abbruzzese, Paolo Migliazza, Simone Bubbico, Michela Tobiolo, Noemi Vola, Guerrilla Spam e Jasmine Pignatelli –hanno interrogato il senso dell’opera, in un sistema critico che oggi manca di indirizzi. Tre di loro hanno messo in discussione ma anche in contraddizione il valore del prodotto artistico nella percezione critica contemporanea attraverso il loro “fare”.
Da una parte Dario Agrimi, il quale, nella sua iperproduzione, sposta il valore dell’opera sull’artista, da ritenersi tale solo se capace di lasciare tracce tangibili. Dall’altra il collettivo clandestino Guerrilla Spam, che in questa sede arriva a distruggere l’opera al fine di assecondarne solo l’idea, mentre Tiziano Bellomi nega completamente la sua firma e l’autorialità dell’opera. Tre atteggiamenti che fanno riflettere, in questa residenza, e che lanciano una sfida critica sul valore e sull’autorialità.

Dario Agrimi, Equità del caos
Dario Agrimi, Equità del caos

DARIO AGRIMI
L’arrivo ai BoCS di Dario Agrimi non è passato inosservato. Ti sei ambientato subito.
Sono arrivato in macchina, ho visto il posto e ho deciso all’istante cosa fare. Ho occupato il tempo studiando il luogo, lavorando sul budget, prendendo le misure con il tempo a disposizione e alla fine ho realizzato 10, ma anche 11 opere alcune delle quali interagiscono con lo spazio e sono disponibili alla libera fruizione. Ma è sorto subito un problema: per me, venti giorni per realizzare un’opera sono tanti. Quindi, lavorando in parallelo, ho prodotto lavori anche non finalizzati alla residenza, come se fossi in studio da me. Ne è nata una serie sull’equilibrio, un lavoro sulla costrizione e altro ancora.

Insomma, per questa edizione lasci più che una sostanziosa eredità, una contaminazione che porta la tua firma.
L’esistenza dell’uomo è motivata dalle tracce che lascia. Più tracce lasci più esisti in una dimensione in cui artista ed essere sono la stessa cosa. L’artista è quello che fa, non sceglie di essere ciò che è. Nessuno sfugge a questo fatto, quindi perché non assecondarlo?

Ma tu l’hai assecondato davvero tanto!
Sì, l’ho assecondato saturando il luogo di opere. Come gli animali che si accoppiano, io faccio cucciolate. Sono in corsa con il tempo. E, non sapendo quanto ne ho a disposizione, lo sfrutto al massimo delle mie possibilità.

Guerrilla Spam, Il ridimensionamento dell'ego
Guerrilla Spam, Il ridimensionamento dell’ego

GUERRILLA SPAM
Guerrilla Spam, un collettivo clandestino per questa residenza.
Utilizziamo la struttura di vetro del BoCS per parlare dell’ego dell’artista, invitando tutti (ma specialmente gli artisti) a compiere una sorta di training per ridimensionarlo e guardare di più agli “altri”. La vera opera non è nella sua realizzazione, ma nella sua distruzione. Dopo dieci giorni di lavoro, abbiamo invitato tutti gli artisti della residenza a cancellare il nostro lavoro materiale sul vetro Ridimensionamento dell’Ego, ma abbiamo regalato a tutti delle copie stampate del disegno. Non vendibili, ma donabili. Il feticcio dell’opera viene distrutto, l’idea è condivisa con tutti.

La distruzione dell’opera come si pone rispetto al mercato e al collezionismo?
Per noi le opere, soprattutto quelle concettuali, si possiedono solo quando se ne comprende l’idea. Chi acquista l’opera materiale acquista aria fritta. Tuttavia i collezionisti di aria fritta sono simpatici perché ci danno da mangiare, acquistando scatole vuote che credono piene.

E se il collezionista fosse in grado di capire appieno l’opera?
Se la capisce non la compra!

Guerrilla Spam, quanti siete?
Siamo un gruppo indefinito di persone. Non deve importare chi o quanti siamo, ma quello che facciamo e perché.

Quanto può durare la clandestinità? Quale futuro?
Ogni periodo, contesto o circostanza ha i suoi linguaggi e le sue tecniche. Adesso attacchiamo poster non autorizzati nelle strade, magari in futuro scriveremo libri o faremo film… Bisogna essere mutevoli come i virus e non compiacersi dei corteggiamenti altrui.

Tiziano Bellomi, In me cresce il ramo
Tiziano Bellomi, In me cresce il ramo

TIZIANO BELLOMI
Dove la Latitudine 39,282867° incrocia la Longitudine 16,272250°, Tiziano Bellomi nasconde dentro un tronco di un albero una poesia manoscritta di Andrea Guastella.
In me cresce il ramo è un progetto che cerca di conquistare il senso assoluto dell’eterno. L’operazione consiste nel celare nel tronco di un albero un piccolo contenitore metallico, sigillato ermeticamente, contenente una poesia manoscritta dell’autore Andrea Guastella. L’albero con il tempo cancella completamente le tracce dell’intervento e racchiude dentro di sé questo “bozzolo temporale”, divenendo memoria.

Le capsule della memoria sono un motivo ricorrente nel tuo lavoro?
Sì, non è la prima volta che mi confronto con gli inglobamenti. Creo dei manufatti in cemento o altri materiali che contengono opere d’arte di altri artisti. Un’operazione antica che lega la memoria, il tempo e la materia. Ho creato anche dei Cimiteri dell’arte sempre coinvolgendo altri artisti. In questa esperienza di venti giorni ai BoCS ho avuto modo di realizzare un lavoro con un’opera di Paolo Migliazza, anche lui artista in residenza. Ho inglobato una sua scultura in 60 kg di cemento e mattoni, l’ho esposta al finissage a Cosenza e l’ho consegnata alla sua firma.

Tu parli quindi di autorialità condivisa…
Io non credo nell’autorialità dell’opera, tutte le mie opere non portano la mia firma, mai. Mettendo in discussione l’autorialità, intendo mettere in discussione il sistema dell’arte.

Jasmine Pignatelli

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Jasmine Pignatelli
Nata in Canada nel 1968, vive a Bari e Roma. È impegnata in un personale e convinto percorso artistico nella scultura con particolare vocazione alla ceramica, con all’attivo diverse mostre collettive e personali. Al lavoro di artista affianca quello di art player come promotrice di eventi e mostre. Dopo il liceo artistico e la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, si avvicina all’arte contemporanea con un approccio storico-critico. Collabora per diversi anni con numerose gallerie d’arte e riviste del settore e si impone come autrice di saggi critici ottenendo nel 2007 l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti.