La scena italiana secondo Pratesi

L’ultimo libro di Ludovico Pratesi si propone nientemeno di redigere un atlante dell’arte italiana “delle ultime generazioni”. Come diceva Carmelo Bene, tuttavia, “nostro l’intento, ma l’esito…”. E per discuterne con l’autore, appuntamento oggi al Maxxi di Roma.

Ludovico Pratesi - New Italian Art. L’arte contemporanea delle ultime generazioni

L’ultima generazione di artisti italiani”, scrive Ludovico Pratesi nell’introduzione di New Italian Art. L’arte contemporanea delle ultime generazioni, “agisce in un contesto del quale riflette la complessità con le stesse modalità dei colleghi stranieri, per dare vita ad una scena articolata ma estremamente interessante nelle sue sofisticate articolazioni. Tralasciando maldestre ripetizioni, questa frase presume l’intero contenuto e la postura strutturale della nuova pubblicazione. Autolegittimato ante litteram da un carattere impossibilitato all’esaustività e da un approssimativo intento enciclopedico, New Italian Art si muove con soavità. Veleggiando neutro su una superficie apparentemente non increspata del bacino contemporaneo italiano.
Sessanta artisti, nati dopo il 1970, si inseriscono all’interno di otto “aree di interesse” e di schede descrittive del loro percorso. Diego Perrone, Paola Pivi e Francesco Vezzoli, accomunati dalla loro data di nascita e dalla disposizione in ordine alfabetico, vengono posti accanto a Marinella Senatore, Matteo Rubbi e Rä di Martino. Artisti che, nella sola prefazione del volume, sembrano appartenere a una presunta “area di interesse”: la Storytelling. Sezione formal-tematica così definita: “Il piacere di una narrazione che unisce argomenti personali e collettivi, per raccontare storie interpretate da un punto di vista soggettivo attraverso procedimenti complessi e spesso disturbanti appartiene a una delle modalità più frequenti tra gli artisti degli anni Duemila”.

Michael Fliri - 0O°°°oo°0Oo°O0 - 2010 - Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci

Sebbene l’intento di Pratesi resti quello di illustrare “l’evoluzione delle tendenze e dei linguaggi creativi dell’ultimo decennio”, portando il lettore a porsi domande del tipo “chi sono gli artisti italiani più interessanti? Come si esprimono?”, viene spontaneo chiedersi la reale finalità di una raccolta così compartimentata. Un atlante che scheda senza operare una precisa selezione né, infine, approfondire processi formali, finalità estetiche e autonomie visuali della lunga lista di artisti inclusi.
Dunque che obiettivo si pone un libro che definisce “strutture inutili” i campi di forza di Michele Bazzana? Quale fine può sostenere un libro che, intitolandosi New Italian Art, omette di preporre l’articolo determinativo ‘the’ e dunque, nel proprio elenco, può non includere artisti del calibro di Michael Fliri, Giovanni Oberti e del promettente Matteo Fato? A che pro, quindi, sistematizzare “giovani emergenti che hanno già partecipato a mostre importanti in Italia e all’estero o vinto premi prestigiosi, per comprendere l’evoluzione dell’arte di oggi e di domani”, quando alla scena dell’arte contemporanea italiana mancano visioni d’insieme e il senso di appartenenza a una comunità? Parliamone.

Ginevra Bria

Ludovico Pratesi – New Italian Art. L’arte contemporanea delle ultime generazioni
Castelvecchi, Roma 2012
Pagg. 288, € 22
ISBN 9788876155994
www.castelvecchieditore.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • rita

    si parliamone.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      le solide pappardelle alla carne di pecora tatuata, una vera delizia della nostrana arte culinaria: non gustarle sarebbe un delitto!

  • Magaze’

    Cioe’ non ha messo Matteo Fato? Come mai? Solo perché non ha una galleria fighetta dietro? Ma ora fa la mostra da Jerome Zodo… Pratesi non lo sapeva?

    • luca

      Ma stiamo scherzando ? Matteo Fato scuderia Cesare Manzo ( serie z ), ma di chi stiamo parlando ; di mostre fra Urbino ( dove insegna perché non ha altro meglio da fare ) e Pescara ; Fiere ? mostre ? collezionisti ? ecc neanche a Bologna dove ormai espongono i rifuiti di tutte le fiere che contano lui non c’è .
      Bravo Pratesi lecchino di serie b si , ma stupido no .

  • Ossa come Ossa

    Ho sfogliato velocemente. Mi pare un lavoro un poco superficiale francamente… ancora rimane insuperato Espresso che Risaliti fece negli anni Novanta mi pare.

  • Mi sembra l’ennesima selezione dei soliti noti. Tanto per sostenere un sistemino di pochi che vive un distacco imbarazzante con il pubblico e i massmedia. Su questa torre d’avorio si può dire tutto e il contrario di tutto. Non resta che sperare in qualche residenza all’estero, nella solita nonni genitori foundation e nel cercare di raggirare qualche collezionista. Sarebbe interessante parlare di valore e prezzo rispetto i campioncini anni ’90-oggi dimenticati o messi a forza dentro queste ennesime selezioni-. E sarebbe interessante capire se anche nell’arte si sia realizzato (e si stia cercando di realizzare nuovamente) un Caso P-ART-MALAT con opere gonfiate arbitrariamente da pochi “Ludovico Pratesi” (come successe ai titoli Pamalat).

    Il collezionismo e il pubblico, per motivi spesso argomentati, non fanno VOICE, non protestano, come invece fanno i risparmiatori truffati.

    LR
    skype day “casa per casa” 27 marzo ore 20
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  • New Work

    Se i nostri campioncini sono trascurati dalle aste non è del tutto colpa loro, alcuni sono molto meglio dei loro colleghi stranieri solo che non hanno un sistema che li sostiene. Ma questo Luca Rossi non lo vuole dire, secondo lui è colpa degli artisti, e il sistema non ha colpe.

  • Primo- da tre anni vado dicendo che le responsabilità per l’inefficenza generale sono da dividersi tra selezionati e selezionatori (e in questo la carenza di fondi strutture conta relativamente). Pratesi, Vettese, Di Pietrantonio, Pinto, Scardi, Cavallucci, Bonami, Gioni, Smarreli, Maraniello, Cerizza, Chiodi, Pietromarchi, Bruciati, Zani, De Carlo, Bonacossa, Garutti, ecc ecc. Hanno tutti responsabilità: da una parte hanno vissuto una formazione traumatica quindi: o si tende a schizzare all’estero e fregarsene, o si tende a resistere proteggendo il proprio orticello; sulla stessa strada ci sono i giovani selezionatori: menegoi, tagliafierro, fassi, bruni, gianni, farronato. Non c’è capacità e curiosita di approfondimento; non c’è capacità di promuovere. Spesso il giovane curatore è un artista mascherato più o meno consapevolmente, ed è in competizione con gli artisti (anche economica) e quindi abbiamo un vuoto di contenuti posto tra un curatore-artista-che-però-non-è-artista e un artista standard-che-propone-standard.

    Secondo- è tutta da argomentare la qualità degli artisti italiani rispetto al resto del mondo. Non si capisce cosa voglia dire “sono meglio”. Su whitehosue prima indirettamente con Minini e poi nel primo post che c’è ora si sta cercando di argomentare la qualità, questa sconosciuta di cui nessuno vuole parlare (per paura, incapacità e opportunismo).

    LR
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    • guido

      sante parole!!! SANTISSIME!!! Io a scuola non mi formavo leggendo i Bignami…

  • Lorenzo Marras

    Luca anche se fai nomi e cognomi non succede niente. Chiediti il perche’ .
    e nel perche’ c è anche la risposta per cui non puoi parlare di “qualita’” perche’ questo rappresenta nell’ambito solo un attributo gia’ dato in partenza
    altrimenti non si parlerebbe di Perrone – Pivi – Vezzoli – Rubbi ecc ecc ecc ecc .

    Se entri in un supermercato non ti puoi mettere a discutere con gli addetti alla vendita della qualita’ della Barilla della coca cola del parmacotto o chesso’ del mulino bianco. Ci sono e basta.
    ed alla cassa sai quanto costano.

    • @Lorenzo: cosa dovrebbe succedere? Mica voglio che gli arrestino :-) Mi sembra utile fornire consapevolezza rispetto alcune dinamiche. Si è solo capaci a selezionare e dire “mi piace” senza nessuna voglia e capacità di argomentazione critica. Come quando tutti erano contro il padiglione Sgarbi e nessuno sapeva dire “perchè”; in questo caso 4 gatti sono d’accordo su i soliti noti senza saper dire perchè. Anche gli artisti di Sgarbi raccontano storie, anche chi fa foto del suo viaggio in Sri Lanka racconta una storia, dove sta la differenza?

      LR

      • Lorenzo Marras

        ci sta Luca , ci sta perche’ quello e’ stato un fenomeno esclusivamente estemporaneo , legato ad una fase chiamiamola di anomalia politica che aveva scompaginato certi consolidati meccanismi mentre quella in cui tu ti muovi , lascia che ti dica “”””da Elefante che non riesce a fare ne’ danno e ne’ rumore in un negozio strapieno di porcellane”””, NON è per niente un fenomeno ma una realta’ perfettamente consolidata e che funziona esattamente con la stessa regolarita’ ed efficenza di un supermercato.
        Ma apparte questo , detto giusto per rispondere educatamente ad una tua semplice battuta di spirito (anch’essa neutrale) quello di cui , sembra non ti renda conto è che tu inseguendo tizio e caio per fargli le pulci, faccia un errore di metodo; NON mi risulta infatti, salvo rare eccezioni, che questi Signori accettino di confrontarsi con te , qui nel commentario, nonostante sia facilissimo smontare pezzo per pezzo la tua , possiamo dirlo Artiglieria verbosa ?
        Ci sara’ pure una ragione, non sono degli sprovveduti , tutt’altro. Dico bene Luca ?

  • Lalla

    Ma questi libri sull’arte quanto vendono? com’è possibile che ce ne siano in giro così tanti e tutti dello stesso genere, tra la ‘ricognizione’ e ‘io speriamo che me la cavo’?
    Conoscete qualcuno non recluso o agli arresti domiciliari o pendolare che li legga, comprandoli pure?

  • Angelov

    Un libro come questo serve solo ad influire sulla quotazione degli artisti che ospita nelle proprie pagine. “Per una riga ed una citazione in più nel curriculum”. Quello che non funziona è l’Effetto Parrochia che esala da queste pubblicazioni che, se tenti di rivenderle come usato dopo averle lette, te le valutano come carta straccia, vale a dire a peso. Vorrei piuttosto segnalare i libri del professor Alessandro Dal lago e Serena Giordano: “Fuori Cornice”e “Mercanti d’Aura” ,che val la pena, naturalmente secondo me, di conoscere. Certamente un po’ datati. Che forse conoscerete già.

  • mah

    Giusto, quelli del professore e di sua moglie, artista che così si auto-ri-valuta
    Ottimo consiglio, complimenti

  • @angelov: ma certo il fine è sostenere, anche commercialmente, un sistemino di pochi, una sorta di setta. Pratesi da buon adepto partecipa e sostiene la setta. E la setta se può lo aiuterà in futuro..molto semplice. Semmai si libera il posto alla GAM di Torino e viene fuori il nome di Pratesi che da Pesaro passa alla grande Torino…

    Dove sono commercialmente i campioncini di ieri di Espresso Arte Oggi In Italia di fine anni 90? E ancora Cristian Frosi, nel penultimo gruppo di sostenuti ad oltranza da questa setta, è finito invenduto ad una recente asta a NY, anche con quotazione bassa…quindi? Che risultati hanno questi giochini????

    Il giochino si basa sul fatto che c’è sempre il collezionista che ci prova a comprare, per voglia di caricare la propria raffinatezza e per guadagnare in status. E quindi il libro di Pratesi va a sostenere questo; semmai non considerando un Matteo Fato non considerato cool dal sistemino-setta-italiano…se Zero facesse una mostra di Fato, tutto cambierebbe; ma se Fato fa la mostra in una galleria estera cool le cose faticano a cambiare in italia per Fato, perchè poi il selezionatore che fa il libro in italia non esce mai dal suo orticello italiano…e non sa nulla dell’estero…anche perchè non è stimolato ad uscire dall’italia…buona se fa studio visit a milano quando si trova in città per altre ragioni….

    Ma il vero punto sono i contenuti. Perchè bisogna includere “Matteo Fato”??? Perchè NO??? Queste, per ogni artista, sono le domande eluse; e per cui i collezionisti non hanno tempo. E quindi rimane tutto legato all’andamento del mercato e dell’economia….se tira, anche le dinamiche P-ART-MALAT tirano…se c’è crisi il mercatino secondario si blocca totalmente. Se si argomentasse su i contenuti questo non succederebbe. Poi è ovvio che ci sono anche collezionisti buggerati, che si sono resi conto di aver preso delle fregature tra anni 90 e 2000. Penso a chi ha acquistato i Chiasera o i Tuttofuoco o i Frosi….

    Ma il punto non è criticare i Chiasera o i Tuttofuoco o i Frosi, ma un sistema LORO INTORNO che non gli ha pemesso di maturare e di essere adeguatamente promossi. Queste cose le avevo scritte nel 2009 su Flash art, ma tutti se possono fanno finta di niente. :-)

    LR
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  • Lalla

    Comunque, “Nuova Scena. Artisti italiani degli anni ‘90” del team Beatrice/Perrella/Costa è stato il libro d’arte più venduto in Italia per parecchi anni.
    Quindi di guide e guidine per il minicollezionista avido di piccoli affari la nostra miniItalia è ghiottissima. Luca Rossi prendi il problema troppo in alto, troppa sponsorship alla pizza probabilmente, il livello della discussione è abbondantemente sotto il tavolo.

  • @Lalla: e andiamoci sotto il tavolo. La discussione sopra mi sembra totalmente assente, priva di contenuti e capace solo di proporre standard (citazione da wikipedia+formalizzazione alla maniera di moussosocpe). C’è chi va a filmare una nuvola in australia, chi si trastulla con il vintage storico anni 70, e chi gira tutto il giorno per i mercatini dell’usato tra un aplication per la residenza estera e la nonn genitori foundation. Ti invito a leggere con più attenzione il comunicato stampa di ” Ma l’amor mio non muore, ma attende,…”: http://www.whlr.blogspot.it/2012/03/estratti_15.html

    LR

    • Lalla

      Ah scusa, non ero informato sull’autorialità dell'”ordina una pizza”. Che ne fate di quelle che non riuscite a mangiare? si freddano nel cartone o sono devolute ad altri artisti meno in vista?
      Pensa che, a proposito di pizza, parlano di cartoni anche per la galleria di Cattelan e Gioni, proprio qui su Artribune. Sei assolutamente sintonizzato direi.

      • ..il problema non e’ che farne delle pizze “in eccesso”… il problema e’ che fare con tutti quelli che s’aspettano delle pizze che non arrivano ;-)

  • lucarossi

    Chiasera i Tuttofuoco i Frosi etc…. tutte meteore… le solite bufale tanto amate dai galleristi che vivono di questi espedienti… meglio allora un bel Boresta che calca la scena da un ventennio con coerenza e costanza chi va piano va sano e va lontano, chi lo diceva? Platone?

    • Lalla

      E’ proprio sue questo desiderio minimal, di meglio-peggio, che si fonda la vendita di questi libri pattumiera. Logiche calcistiche, vero art bar spor.t

  • …Il denaro apre molte porte….

  • In realtà di Pino Boresta prenderei solo il momento dell’urlo fatto all’ennesimo talk.

    LR

  • Clientes

    La mancanza di gente come Matteo Fato non è importante in se, è importante perché fa capire che la selezione non è stata fatta sulla qualità, ma soprattutto sul “giro” di gallerie…

  • Insta Grham

    Io ero alla presentazione del libro al Maxxi. Qualcuno di voi c’era???

    • Martorel

      Io c’ero. Il libro mi è sembrato comunque utile come compendio, come agenda ovvio che non ci possano essere tutti. Fato meritava di esserci, come tanti meritavano di non esserci ma sta nel gioco

  • sabbu

    scusate ma da questa discussione si critica e basta, ma mi dite allora chi sono per voi i giovani artisti emergenti, sarebbe interessante che voi stilaste una vostra lista sono molto interessato forse da qua potrebbe nascere un libro.

    • Lalla

      Sabbu, qui si parla della qualità e dell’utilità di un libro di Luca Beatrice. Se vuoi le liste comprati Flash Art e vedrai che sarai accontentato.
      Charles Bukowski diceva, a proposito di scelte importanti come queste: merda calda e merda bollente

  • Lalla

    Mi scuso con il pessimo Beatrice. Si tratta del pessimo Pratesi, ovviamente.

  • Haber

    Pratesi ha fatto un lavoro divulgativo che va bene dai. L’unico problema di questo libri è che 22 euro sono tanti e anzi sono troppi, peccato perché è una roba che merita di essere divulgata per far girare presso la gente NORMALE i nomi degli artisti che operano in Italia negli ultimi anni.

    PS. a proposito di meteore, vi ricordate Gabellone??? Per alcuni anni era il miglior artista d’Italia secondo alcuni

  • Lalla

    Ma smettiamola di usare una mentalità televisiva per l’arte, per favore. Che cosa vuol dire ‘meteora’???? se per un paio di mesi non lo vedi su Flash Art o su Arte Mondadori pensi che sia morto? Guarda che anche Pupo era dato per spacciato, Drupi, Riccardo Fogli, Heather Parisi… i tuoi eroi da calendario vedrai che prima o poi saranno all’Isola dei Famosi, stai tranquillo, aspetta ancora un attimo a vendere il tuo Gabellone a TeleMarket, chiedi a Guenzani prima. Magari ti dà in cambio un Araki, che è un sempreverde.

  • il Luca Rossi delle meteore era il boresta-rossi. Scrivere e criticare nei commenti non serve a niente, bisogna attivarsi, muoversi, indicare alternative. Il problema non è l’ennesima selezione di Pratesi (ce ne sono state a decine) ma un sistema italiano totalmente marginale rispetto la scena internazionale e un sistema italiano totalmente privo di confronto critico e apertura. Le prime vittime di questo sono gli artisti, tronchetti sacrificali per il FUOCO del sistema. Se ci pensate i “CURATORS” restano -bene o male- negli anni, mentre gli artisti vengono fagocitati e spariscono. Da un lato non frega niente a nessuno ( se non agli artisti e curatori EMARGINATI e FRUSTRATI da questo sistema chiuso) dall’altro lato si scimmiotta semplicemente la scena internazionale proponendo contenuti assenti o ridicoli.

    Per certi apsetti si tratta di una dittatura oligarchica senza popopo-pubblico. Non c’è riconoscimento politico e mediatico di alcun sistema, Cattelan per averlo è praticamente emigrato e ha dovuto sovraesporre pesantemente la sua presenza…e penso che, rispetto l’italia, sia contata maggiormente la relazione con Vittoria Cabello che la sua personale al Guggenheim…..ma la responsabilità per questa aridità e assenza di pubblico in Italia è proprio dei vari Pratesi, Maraniello, Vettese ecc ecc…se uno era leggermente sopra la mediocrità è scappato all’estero e ora se ne frega di grosso (vedi Gioni, Bonami..) ….e quindi il sistema italiano (le relazioni, le dinamiche, gli approfondimenti, le collaborazioni, ecc ecc) è oggi semplicemente RIDICOLO…e commercialmente una TRUFFA…..e ci vuole tutta l’autorevolezza di Minini o la spregiudicatezza di Abbondio per proporre bellamente Chiasera piuttosto che Basilè senza fare una piega…poi su questo ho ampiamente argomentato e invito tutti allo skype day di mercoledì.

    LR

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    • Lorenzo Marras

      Luca scusa ma al tuo skipe non partecipo e mica faccio le cose gratis, abbi pazienza.

      • Lalla

        Comunque la vostra meteora Gabellone è espatriata da tempo in Francia. Direi che il teorema LR fa acqua da tutte le parti.

    • And

      Cattelan è dovuto emigrare all’estero? E ha persino dovuto sovraesporre mediaticamente la suia presenza? Poveraccio, che vita dura!

  • Non esagerate

    Ma perché Gabellone meteora, poi? Mah, per alcuni c’è solo Cattelan e gli altri non esistono…

  • @Lalla: non capisco perchè la mia teoria faccia acqua, Gabellone era una delle promesse di Espresso arte oggi in italia (ennesima selezione 2000) poi è stato sostenuto più degli altri da Bonami, ha ottenuto una personale a chicago (da bonami) e un apparizione nella biennale di venezia di bonami stesso…..poi qualche mostra personale in galleria parigine….quindi è un artista assolutamente italiano e partito dall’italia. Ma oggi? Nel 2011 ha riproposto in francia l’ennesima declinazione di un’ intuizione di gioventù: fotografie di sculture poi distrutte e dismesse…..intuizione che aveva già avuto De Dominicis con la sua opera fotografica “la madonna che ride”….per il resto nulla….ricordo un terribile bassorilievo alla biennale di venezia….dopodichè totalmente dimenticato e ogni tanto fa una personale (con quella stessa intuizione) o partecipa a qualche mostra ghetto in giro per l’europa: tipo “sindrome italiana” recentemente a Grenoble….

    Quelle buone intuizioni anni 90 sono rimaste ad uno stadio UNO poi più niente…più niente. Penso anche a Tuttofuoco e molti altri di Espresso.

    LR

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    • Lalla

      Mi accontenterei tranquillamente anche di UNO come lavoro decente, anche se nel caso di Giuseppe Gabellone io ricordo anche un paio di video molto interessanti, la costruzione di un vulcano e varie sculture interessanti. Come ricordi, ha partecipato a molte esposizioni non drogate né dalla Nonni-Genitori Foundation né da altre entità risibili e a sfondo familiare. Quindi? E’ una nostra ‘sana’ celebrità che fortunatamente ha il giusto cattivo carattere per non prostrarsi a tutte le fesserie che danno spazio su blog e giornali. Il fatto che per te sia sparito è un buon segno quindi.
      Sei assurdo, conosci il suo lavoro e pur di dire qualcosa contro mondo Espresso, altra occasiione buttata dell’editoria italiana, te la prendi con chi proprio non ha nessuna colpa.
      Sei il primo a condannare il pensiero superficiale e ti butti in pensieri usa-e-getta.
      Sarà la grande ombra nefasta di Pratesi che ti annebbia la mente.

  • @Lalla: “Sei assurdo, conosci il suo lavoro e pur di dire qualcosa contro mondo Espresso, altra occasiione buttata dell’editoria italiana, te la prendi con chi proprio non ha nessuna colpa.”

    Ho dovuto rileggere due volte questo doppio inciso…Non me la prendo con gabellone, ma forse con un gruppo di operatori intorno che non hanno saputo approfondire, criticare (per far maturare) e promuovere adeguatamente. Ma non è stata solo incapacità, ma anche conseguenza di un trauma: operatori come chiodi, risaliti, pietromarchi, cerizza, maraniello ecc ecc hanno subito una formazione traumatica in un paese che osteggiava sistematcamente il contemporaneo. Ed è come se dopo aver raggiunto un posticino di mediocre stabilità con tanta fatica,non avessero proprio altre energie per approfondire, avere il giusto piglio critico e promuovere adeguatamente. Oggi si sta riproducendo quella stessa dinamica-aggravata dalla crisi economica e linguistica- e c’è una generazione di giovani arrendevoli pagati -per la loro arrendevolezza- dalla nonni genitori foundation (e quindi da quel paese per vecchi che ha segnato la loro assenza di futuro-vedi politiche che guardavano solo al breve periodo negli anni 70-80-90).

    Vorrei sapere la percentuale di giovani che dopo aver vinto l’atelier alla Bevilaqua La Masa riescono a vivere del loro lavoro di artista. Forse il 10%. In un altro paese, visti questi dati, si dovrebbe quanto meno cambiare la direzione (Vettese da almeno 10 anni)…se no non capisco quale sia lo scopo di Fondazioni come la Bevilaqua La Masa…farsi pubblicità sulla pelle dei giovani artisti???? Per dirne una…ma i giovani ovviamente fodono ad avere il loro spazio a venezia..senza capire che quella è una trappola…vengono messi a tacere con un po’ di Grande Fratello (bello stare tutti assieme negli atelier…)

    LR

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  • matteo

    sono libri autocelebrativi. si aprla di sè e non di ciò che realmente accade.

  • Lalla

    @LR –> Ho letto solo una volta il tuo:
    “operatori come chiodi, risaliti, pietromarchi, cerizza, maraniello ecc ecc hanno subito una formazione traumatica in un paese che osteggiava sistematcamente il contemporaneo. Ed è come se dopo aver raggiunto un posticino di mediocre stabilità con tanta fatica,non avessero proprio altre energie per approfondire, avere il giusto piglio critico e promuovere adeguatamente.”
    e mi sembra che tu abbia centrato il problema.
    Non è tanto la pessimità, storica e critica, di Pratesi, ma è proprio quella di uno stile comune alle generazioni presenti e presentissime, a cui gli editori speculatori attingono.
    Il desiderio di conquista del loro posticino al museo o alla fondazione li hanno completamente prosciugati di ogni energia. Esatto, ti offro una pizza.

  • Nella primavera 2009 ho scritto questo concetto sul blog che era partito appena ad aprile 2009. Quindi vedi che ci intendiamo. Il problema è che le file di artisti, giovani e sedicenti tali, sono gonfie, c’è sempre qualcuno pronto a farsi sfruttare per creare alibi all’istituzione X o all’operatore Y. Per non parlare dei giovani iscritti alla nonni genitori foundation pronti a tutto per occuparsi giornate vuote tra un mercatino dell’usato e un viaggio a Berlino. Basta un po’ di grande fratello nell’ennesima residenza per accettare di tutto e di più.

    E allo stesso tempo al pubblico non importa niente, si pensa all’arte come a poco più di un aperitivo (mentre l’arte è una galleria del vento per termometri e strumenti utili a leggere e affrontare ogni ambito). Questo disinteresse è il vero sintomo preoccupante, da questi sintomi nascono poi i macro problemi sociali, economici e politici che interessano tanto a tutti.

    LR

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    • mah

      Luca Rossi, l’entità collettiva che scrive concetti. Come acqua sui sassi, ma meno mistico, più mastico (e rimastico)

  • Mario

    Ma allora perchè il BOREST non è andato a fare un bel urletto alle varie presentazioni del libro di Pratesi?

  • Francesco

    Più che chiedersi come si esprimono i giovani (e non solo) artisti, sarebbe più proficuo chiedersi cosa esprimono.