Louvre: i conti premiano il museo parigino grazie al boom di visitatori e ai soldi di Abu Dhabi

Periodo super positivo per il Louvre, che dopo essere stato incoronato come il museo più visitato del mondo nel 2017, presenta conti in forte crescita. Merito del boom di visitatori e dei soldi che arrivano dagli Emirati…

Musée du Louvre, Parigi
Musée du Louvre, Parigi

Momento d’oro per il Louvre. Il museo parigino è più solido e ricco che mai grazie ai ricavi ottenuti dall’aumento costante del numero di visitatori, alla crescita delle entrate derivanti dalla filantropia e da mecenati e ai soldi (tanti) che arrivano nelle casse del museo dagli Emirati. In controtendenza rispetto alle altre istituzioni parigine avviate verso la ripresa dopo il calo di presenze seguito agli attacchi terroristici, il Louvre registra una crescita costante. Merito di un’azzeccata strategia di marketing e dell’ottima gestione manageriale di Jean-Luc Martinez (Parigi, 1964), archeologo e storico dell’arte, dal 2013 presidente e direttore del museo. E il Louvre torna ad essere il museo più visitato del pianeta.

I CONTI CHE TORNANO

In anni particolarmente difficili per la città che ha subito, anche sul piano turistico, un forte contraccolpo a causa degli attentati terroristici che hanno colpito Parigi il 13 novembre 2015, il Louvre ha saputo limitare i danni. Il bilancio 2017 è stato chiuso a 320 milioni di euro con una crescita di 103 milioni rispetto al 2016, l’annus horribilis per i monumenti francesi. Parte di questo trend positivo è dovuto ai biglietti d’ingresso che hanno permesso al museo di guadagnare 83 milioni, rispetto ai 63 del 2016. Oltre alla perenne attrazione turistica rappresentata dalla collezione permanente, il Louvre ha offerto nel 2017 una programmazione espositiva particolarmente accattivante con una serie di mostre di grande successo tra cui spicca, senza ombra di dubbio, Vermeer e i maestri della pittura di genere” che ha fatto registrare oltre 325.000 visitatori. L’istituzione ha anche beneficiato della crescita delle entrate derivanti dalla filantropia e da mecenati, circa 19 milioni contro i 12 milioni del 2016, e, aspetto tutt’altro che irrilevante, un aumento dei ricavi relativi all’affitto degli spazi per eventi, passati a 15 da 11 milioni del 2016. A fronte della crescita dei ricavi, i costi per la gestione del museo francese, nel 2017, sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente: 218 milioni, di cui 113 milioni per il personale, 67 milioni per le spese operative e 38 milioni destinati agli investimenti. A fine 2017 il fondo di dotazione ammontava a circa 195 milioni, in crescita di 8 milioni rispetto all’anno precedente. Tutto ciò ha permesso allo stato di abbassare le sovvenzioni che hanno, dunque, registrato un calo rispetto al 2016.

I SOLDI DI ABU DHABI

In questo clima già super positivo, si inseriscono i tanti soldi che arrivano dagli Emirati nelle casse del museo francese. A oltre dieci anni dall’accordo siglato nel 2007 tra Francia e Abu Dhabi, che ha portato alla costituzione del Louvre Abu Dhabi, i benefici sono ancora tantissimi. Nel bilancio 2017 rientra anche la seconda rata di 73,4 milioni per la licenza di utilizzo del marchio Louvre da parte del museo di Abu Dhabi, inaugurato l’11 novembre scorso. In base a questo accordo, il museo di Abu Dhabi potrà utilizzare il nome Louvre per 30 anni e 6 mesi. La Francia si impegna a fornire curatori, conservatori ed esperti in ambito museale e a formare il personale. Infine, garantisce l’organizzazione di quattro mostre all’anno per 15 anni organizzate a rotazione dai musei francesi e la creazione di una collezione permanente che metta in condizione il museo negli Emirati di autogestirsi in meno di due decenni. E mentre gli Emirati sfruttano per l’appeal internazionale generato dal marchio Louvre, a Parigi il museo gode per questa nuova “âge d’or” che gli consente di avere tanto denaro in più da investire per accrescere la collezione e migliorare i servizi.

–    Mariacristina Ferraioli

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AutoreJean-Luc Martinez
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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.